Mattatoio globalista [versione riveduta ed estesa] di Eugenio Orso

«Siamo di fonte a un brutto colpo di coda della crisi finanziaria ed economica mondiale. Tutti dobbiamo sentire il dovere comune di concorrere a superare questa crisi.»

Solo dall’ospite del Quirinale, che troppo debolmente ha protestato, davanti alle iniziative destabilizzanti dell’ultimo esecutivo Berlusconi, Tremonti, Lega, potevamo attenderci parole vuote e insignificanti come quelle riportate in apertura di questo post, pronunciate davanti ad un uditorio di VIP in occasione della recente cerimonia per la consegna del premio David di Donatello.

La dichiarazione di Napolitano è perfettamente in linea con le menzogne che i media stanno cercando di propinarci in questi ultimi tempi, e cioè che la crisi è finita o, al più, si sta esaurendo non senza qualche possibile e spiacevole colpo di coda.

Poi, i Mercati ripartiranno e con loro il prodigioso “sviluppo” alimenteranno una nuova stagione di consumi e commerci … e infatti si è visto come sono ripartiti, a razzo, cercando di razziare e distruggere un altro pezzo di mondo, in questo caso il nostro.

La realtà è che il presunto “colpo di coda” della crisi sistemica globale rappresenta un’ulteriore e cruenta fase del conflitto in corso fra i gruppi strategici di potere globalista nel cuore dell’occidente, e non certo l’ultimo riverbero di una crisi in via di superamento.

La stessa crisi è nata per effetto del conflitto elitistico, orizzontale, e quindi interno alla Global class, in una prima fase rivolto principalmente contro il crescente potere e degli “emergenti” globalisti asiatici – fra i quali spiccano russi e cinesi – e nella presente fase di attacco all’euro in buona parte interno al “campo occidentale”.

La Grecia rappresenta soltanto l’inizio della grande battaglia dei globalisti anglo-americani per affossare l’euro – come da più parti fortemente si sospetta, anche se la cosa non viene detta esplicitamente – ed attutire la caduta del dollaro.

I globalisti anglo-americani, che si valgono come armi nel conflitto delle famigerate banche d’affari e delle altrettanto famigerate “agenzie di rating” – di supporto ai Grandi Investitori ed alla Finanza Strutturata per il dominio del Libero Mercato – vorrebbero “cannibalizzare” l’Europa dell’unione monetaria al fine di salvare il dollaro e la potenza strategica USA, che potrebbe risultare ancora utile per i loro scopi.

Se fino a vent’anni fa si diceva che la potenza planetaria americana non sarebbe potuta sopravvivere senza la sponda europea, dopo la fine dell’URSS e dell’alternativa sistemica da questa rappresentata, il quadro strategico internazionale è completamente mutato, i fronti si sono spostati in Asia e la marginalità dell’Europa sta apparendo in piena luce.

Il bel “magnete” europeo nelle mani della potenza americana, prima e dopo l’era Neocon, ha sempre meno potere attrattivo e chi lo maneggia potrebbe essere tentato di estinguerlo.

Il mondo globalizzato e “feudalizzato” in cui nostro malgrado ci troviamo, con le nuove strutture di potere e i nuovi gruppi dominanti in lotta reciproca, è il peggior nemico del vecchio continente e di tutti i popoli europei, dai greci agli irlandesi, dai portoghesi agli ungheresi, dagli stessi tedeschi ai polacchi, che pagheranno tutti, in qualche misura, il prezzo della crescente marginalità europea e le distruzioni che provocherà il conflitto in corso.

Il Mercato-Moloch esigerà un ennesimo, sanguinoso sacrifico, quello dell’Europa, affinché i suoi sacerdoti possano ancora officiare e il suo culto continui.

Nei loro “interventi” su giornali e media mainstream degli stessi paesi sotto attacco, o comunque a rischio, coloro che hanno messo la penna al servizio dei liberalglobalisti – come ad esempio l’infimo contractor Francesco Giavazzi spacciato per grande economista, sulla prima pagina del Corriere – scaricano le responsabilità dei default se non direttamente sul popolo e sui subalterni, sul governo o sullo stato come nel caso della Grecia, se la prendono con l’elevata spesa pubblica, e cercano di sollevare da ogni responsabilità i loro sponsor, che gli gettano un polposo osso da spolpare sotto il tavolo, proclamando l’innocenza dei Mercati e dei fantomatici Investitori.

Ecco cosa ha scritto Francesco Giavazzi sul Corriere, il 29 aprile, in merito ai paesi dell’Europa che si trovano o rischieranno di trovarsi nel breve sotto i bombardamenti a tappeto speculativi dei suoi padroni:

«La preoccupazione più grande, ciò che accomuna questi Paesi, è la mancanza di crescita, perché senza crescita è impossibile ripagare i debiti. Da qui bisogna cominciare. Chiedendosi che cosa si deve fare per far ripartire la crescita. La risposta è semplice: non andare in pensione a 60 anni, non proteggere le rendite di qualche corporazione potente che opprime i cittadini, aprire i mercati alla concorrenza per creare più occasioni di crescita alle imprese. Non mi sembrano le priorità del nostro governo. Chissà che lo spavento greco e il rischio che prima o poi gli investitori perdano fiducia anche nei nostri titoli, non ci aiuti a uscire dal torpore.»

L’attacco all’euro è una ghiotta occasione per tagliare drasticamente salari, stipendi, pensioni e spesa sociale, continuando con la ri-plebeizzazione di massa, e un ipocrita come Giavazzi lo sa bene.

Un po’ come dire che i costi del conflitto devono ricadere interamente sulle spalle delle vittime innocenti, su coloro che incolpevoli subiscono il bombardamento.

Dal canto suo, l’ultraliberale Piero Ostellino, per sviare l’attenzione dalle manovre dei suoi remoti sponsor, scarica interamente la colpa della situazione esplosiva – che potrà rivelarsi un Armageddon per il vecchio continente, annichilendolo – sugli stati europei, non avendo neppure il coraggio, probabilmente, di incolpare in modo diretto le popolazioni e i lavoratori.

Scrive il paladino del liberalismo, Piero Ostellino, nell’editoriale sulla prima pagina del Corriere del 7 maggio, dal titolo Cade in borsa anche lo Stato:

«Nessuno sembra essersi accorto che la situazione della Grecia è la sindrome della crisi dello Stato moderno. L’Unione Europea ha salvato la Grecia; che, ora, deve curare se stessa. Ma è qui che — al di là della contingenza greca— emerge, appunto, sotto il profilo storico e teorico, la crisi dello Stato moderno. Il quale, da un lato, è responsabile della disastrosa situazione finanziaria in cui si trovano anche altri Paesi dell’Unione Europea; e, dall’altro, è incapace di uscirne se non (ri)confermando la propria natura e i propri limiti.»

Altrove si leggono cose grottesche, al limite dell’inverosimile, come ad esempio l’attribuzione di colpa per l’attuale situazione greca ai lavoratori dipendenti dell’Ellade, in particolare occupati nel settore pubblico, sollevando problemi d’importanza capitale fino ad ora sottostimati, che hanno inciso sul disastro greco, quale dovrebbe essere quello delle figlie zitelle degli impiegati pubblici defunti che hanno diritto alla pensione del superstite!

Ha ragione da vendere il giornalista alternativo Paolo Barnard, quando individua chiaramente le responsabilità per il disastro europeo che si va profilando nel «Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori guidato appunto dagli Stati Uniti, che con la scusa del risanamento degli Stati indebitati ma non più sovrani (noi appunto) ci costringe a vendere a prezzi stracciati i nostri beni pubblici ai barracuda finanziari, a deprezzare il lavoro con la disoccupazione (tanta offerta di lavoratori = crollano i loro prezzi, come con le merci), rovinando così le vite di generazioni di esseri umani, le nostre vite.»

La verità è che la ricomparsa della “schiavitù per debiti”, in forme nuove, subdole e indirette, riguarda anche interi stati, oltre che i singoli, ma in tale caso si tratta più propriamente di un arma per colpire l’euro e un importante spazio economico e commerciale del mondo.

Per troppo tempo, in Spagna come in Italia, i governucoli si sono occupati di questioni fuorvianti, o per generare consenso elettorale o per “fare gli affari” di VIP e di alcuni gruppi di potere e di pressione.

In Spagna il truffaldino Zapatero si è affermato praticando la permissività e concedendo le nozze alla minoranza gay, mentre in Italia i governi Berlusconi si sono occupati soprattutto di proteggere dalla magistratura, intesa come fazione politica avversa, il loro ologramma elettorale incarnato da Silvio, lasciando ai Mercati, agli Investitori e ai club privati globalisti campo libero per ciò che veramente conta: posti di lavoro, welfare, economia, moneta, eccetera.

Ormai è tardi per ricostruire l’autorevolezza dello stato e un vero consenso su basi concrete, ed una volontà politica in tal senso manca completamente ai subdominanti politici.

Vedremo come proseguirà l’attacco alla Grecia e quali forze si solleveranno contro le misure draconiane adottate dal locale Quisling George Papandreu, per cercare di salvare il futuro del popolo greco e la sua stessa dignità.

Certo che se la rivolta sarà guidata dalle minoranze anarchiche, che nella Grecia sotto choc sembrano quasi le sole attive nella guerriglia urbana, non si andrà da nessuna parte – perché queste non sono vere forze rivoluzionarie, non hanno né possono avere un progetto politico di ampio respiro – e si resterà in una fase insurrezionale o addirittura preinsurrezionale, dando l’occasione ai vari Quisling/ Papandreu di turno di mettere in campo i tradizionali apparati repressivi, per spegnere i fuochi o almeno circoscriverli rapidamente.

Una domanda, giunti a questo punto, mi sento di porre, precisando che a questa domanda non so rispondere:

Quando toccherà al Portogallo, poi alla Spagna e più in là forse anche all’Italia [per Francia e Germania ci vorrà molto più tempo e gli attacchi globalisti dovranno essere ancor più massicci] si troverà qualcuno disposto a rischiare, a riscoprire il vero, drammatico significato della parola Rivoluzione, a mettere in gioco anche la propria pelle pur di resistere contro l’invasore, oppure ci rassegneremo docilmente a farci scannare nel Mattatoio globalista?   

 

 

 

 

Mattatoio globalista [versione riveduta ed estesa] di Eugenio Orsoultima modifica: 2010-05-07T17:34:00+02:00da derosse
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