Ancora Haiti

Pat Robertson, noto imbroglione e predicatore religioso-televisivo nordamericano con boom di ascolti, confonde un fenomeno naturale come il terremoto con una maledizione demoniaca.

Il diavolo riscuote il suo prezzo radendo il suolo quella Haiti [il paese dei monti per gli antichi abitanti indios, poi la “perla dei Carabi] che avrebbe liberato, in un patto con gli schiavi haitiani, un paio di secoli fa …

Forse una parte della Middle America [per noi l’America profonda] ci crede veramente.

Ma Robertson fa audience [e soldi] facendo pubblicamente affermazioni di questo tenore:

Something happened a long time ago in Haiti and people might not want to talk about it. They were under the heel of the French. Napoleon the Third and whatever. And they got together and swore a pact to the devil. They said, “We will serve you if you get us free from the prince.” True story. And so the devil said, “OK, it’s a deal.” They kicked the French out, the Haitians revolted and got themselves free.[link http://www.skyseastone.net/jvstin/unjvst/008154.html]

Ciò dovrebbe spiegare l’attuale disperazione di Haiti, colpita anche da catastrofi naturali come i terremoti, e la [presunta] prosperità della Repubblica Dominicana, simboleggiante per Robertson la parte buona dell’isola che si diverte con i turisti nei resort e non pratica il Voodo.

La situazione è grave al punto da sembrare proprio che il Bon Dieu [detto anche Grand Maître, in francese] non abbia protetto Haiti, lasciando che il “diavolo” si scateni, mentre nella parte dominicana dell’isola i danni cagionati dal sisma sono stati modesti.  

Intanto continuano a Port au Prince i blocchi stradali con i cadaveri per l’esplodere della protesta popolare.

Da una Reuters apprendo che i sopravvissuti hanno inscenato questa protesta mentre stanno cominciando ad arrivare i primi aiuti internazionali per la capitale di un paese sconvolto da un terremoto catastrofico che non ha risparmiato abitazioni e palazzi governativi. A più di 48 ore dal sisma, decine di migliaia di persone hanno protestato per chiedere acqua, cibo e aiuto per cercare di estrarre le persone ancora vive da sotto le macerie. Shaul Schwarz, fotografo del magazine Time, ha detto di aver visto almeno due posti di blocco formati con i cadaveri delle vittime del terremoto.

In quel paese lo stato non esiste più, se mai è veramente esistito in questi ultimi decenni, e allora l’ordine pubblico sarà necessariamente delegato ad ONU e “paesi amici” [in pratica, gli USA].

Un paese poverissimo è destinato ad accettare, per forza di cose, limitazioni della sua sovranità onde evitare di disgregarsi completamente.

Anche il presidente Preval vaga per le strade senza più fissa dimora e i quartieri popolari, che spesso si identificano con fragili baraccopoli prive di acqua ed elettricità, in certi immagini che arrivano fino a noi sembrano un ibrido fra i gironi infernali danteschi, una banlieue particolarmente disgraziata sulla quale è caduto un meteorite e certe vie di Dresda subito dopo il 13 febbraio 1945.

Alcune fonti stimano i morti entro un range decisamente ampio: da 50 a 500 mila.

Per peggiorare le cose, il governo dominicano ha bloccato la frontiera con Haiti, nonostante che in questi ultimi anni i rapporti fra i due paesi sono molto migliorati.

La República Dominicana y Haití han mejorado sustancialmente sus relaciones, interestatales, así como a nivel de la sociedad civil de cada país, ha dichiarato poco più di anno fa, pubblicamente, l’ambasciatore dominicano a Haiti, José Serrulle Ramia [http://www2.elnuevodiario.com.do/app/article.aspx?id=128716], ma oggi, nel momento del bisogno, la frontiera è aperta “soltanto per i feriti” e non per i disperati che scappano da fame, sete e malattie.

Quando mia moglie, dominicana, ha sentito questa notizia, non ha potuto trattenere lo sdegno ed ha definito gli attuali governanti del suo paese d’origine maricones!

Quella che un tempo è stata la “perla dei Carabi”, dominando anche la parte dominicana dell’isola per qualche decennio durante la prima metà dell’ottocento, è oggi “l’inferno dei Carabi” e un simbolo della povertà per l’intero occidente del mondo, ma non certo a causa del patto con il demonio evocato dall’imbroglione Robertson, bensì per una serie di ragioni, storiche, geopolitiche e sociali, che hanno impedito lo sviluppo di attività economiche decenti e fomentato caos e ostilità che esplodono periodicamente nel paese.

Del resto, gli Stati Uniti d’America che oggi mobilitano la flotta per portare aiuti a Haiti [e per impedire, con i Marines, che il paese scivoli nell’anarchia più completa], per un trentennio hanno di fatto tollerato la dinastia Duvalier e poi ben poco hanno fatto per dare un minimo di dignità al popolo haitiano e un po’ di “solidità” allo stato.

Speriamo che almeno, nei prossimi giorni, non arrivi una nuova scossa di elevata magnitudo, e che qualcosa, alla fine, rimanga in piedi …

La fine nasconde sempre, in sé, la possibilità di un nuovo inizio.

 

Ancora Haitiultima modifica: 2010-01-15T12:32:00+01:00da derosse
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