L’alienazione umana da Rousseau a Marx: parte prima

L’alienazione umana da Rousseau a Marx

Da J. J. Rousseau a K. Marx, passando attraverso G. W. F. Hegel, il passo non è breve, per quanto attiene il concetto di alienazione dell’essere umano.

Dopo Hegel, il gigante del pensiero che ha influenzato le generazioni successive di filosofi, e dopo il Feuerbach dell’alienazione religiosa, arriviamo al Marx dell’alienazione umana nella sua condizione storica e nella realtà del lavoro e dei rapporti di produzione.

In altri termini, tale controverso concetto ci riporta all’estraneamento e al divenire altro da sé, sia da un punto di vista dell’evoluzione storica e nei rapporti sociali sia da quello dell’approccio adottato e della stessa definizione dell’alienazione, perché si passa da un certo contrattualismo, incarnato dalla tormentata e controversa figura settecentesca di Rousseau, alla critica più alta del capitalismo, rappresentata dal pensiero di Marx, attraversando gli immensi territori della filosofia hegeliana.

Da un lato, la diversità e l’alienità riguardano fin dalla notte dei tempi il rapporto con l’altro, l’allos, estraneo alla comunità di appartenenza, percepito non di rado come un intruso perché distante dal mondo culturale di riferimento, colui che appare come lo straniero, il barbaro con il quale i rapporti possono non essere facili, data la diversità di costume, di religione, di stile di vita, di concezione stessa dell’esistenza.

Dall’altro lato, sono nate e si sono per così dire “stratificate” forme di profondo disagio e di alienazione legate alla società industriale, nella sua evoluzione ormai plurisecolare, alla così detta “società di massa” che ha fatto prepotentemente capolino alla fine dell’ottocento e nei primi decenni del novecento, fino a giungere all’attuale mondo globalizzato, al capitalismo sulla via di una rapida trasformazione, che pone nuovi problemi scardinando gli equilibri pregressi, non soltanto di natura economico-sociale, destrutturando il nostro immaginario per ricomporlo in un’altra forma, ma non necessariamente migliore della precedente.

Si può convenientemente partire dal J. J. Rousseau che viveva in un mondo ancora protocapitalistico, in cui vigeva la produzione mercantile semplice e resistevano i residui della società delle caste, il quale affrontava in modo nuovo e originale per la sua epoca, grazie al suo indiscusso genio, i grandi temi dell’eguaglianza e della libertà umana.

Ha scritto Rousseau, in apertura dell’opera Du contract social ou principes du droit politique, che se l’uomo nasce libero, ovunque è in catene, e chi si crede padrone degli altri è più schiavo di loro[1].

Forme di alienazione e di estraneamento, nonché di ingiustizia, di subordinazione di molte esistenze ad interessi particolari, sono da sempre implicite nell’evoluzione della storia umana, nel cambiamento dei rapporti sociali e nell’affermarsi di nuove strutture di potere e di dominio.

La volontà generale che supera le ineguaglianze, il perseguimento del bene comune e l’obbligo politico conseguente, per diffondere libertà ed eguaglianza e superare le disparità “pre-contrattuali”, hanno però come contropartita irrinunciabile, nel pensiero del nostro, l’alienazione totale che ne è alla base.

L’alienazione totale è dunque l’elevato prezzo da pagare per preservare la libertà di ciascuno, evitando la sua subordinazione a interessi particolari espressi da minoranze dominanti e prevaricatrici, con l’escamotage inevitabile della subordinazione al solo interesse generale, a quella unica volontà che per formarsi richiede la partecipazione di ognuno.

Non certo la volontà di tutti, che finisce per schiacciare la libertà dell’individuo russoviano, ma una volontà collettiva che tale libertà non lede.

In un linguaggio di questi tempi e in parole povere, memori dell’utopia che pervadeva Rousseau, potremo affermare semplicemente che se l’uomo nasce libero, l’alienazione rappresenta il prezzo che deve pagare per l’integrazione sociale”.

Ma questo prezzo è oggi molto alto, ancor più che nelle epoche precedenti ed anche prescindendo dalla condizione e dal triste destino degli schiavi nel mondo antico, dei servi della gleba nell’evo medio, o della forza-lavoro nella prima industrializzazione capitalistica, e libertà ed eguaglianza, per diventare operative e abbracciare tutti, stanno ancora attendendo il loro contratto sociale ideale.

Semmai un’alienazione profonda, e il condizionamento peggiore, vanno cercati al presente nei meccanismi della liberaldemocrazia occidentale “matura”, negli spazi politici fittizi che hanno saputo creare, inagibili per le vere libertà dell’uomo, nei riti esteriori più abusati e ripetitivi che tali meccanismi riproducono periodicamente, come quello del voto a suffragio universale, volto a mascherare situazioni di profonda e crescente ineguaglianza nella distribuzione della ricchezza e del potere, nonché nella partecipazione effettiva alla decisione politico-strategica, non suscettibili in alcun modo di essere corrette o superate all’interno di questo sistema.

Il sistema, per come si è evoluto e per i concreti interessi che serve, lungi dal consentire la formazione di una autentica volontà collettiva, è finalizzato a dare l’illusione al corpo elettorale della possibilità del cambiamento, e prima ancora l’illusione di una libera formazione della volontà generale alla quale tutti dovrebbero partecipare, e sottomettersi.

E’ questa illusione, corroborata dagli effetti istupidenti dalla spettacolarizzazione della politica e penetrata in profondità nelle coscienze, che contribuisce significativamente a mantenere in piedi il sistema, ad evitare reazioni contrarie o “diserzioni” di massa dovute al sopraggiungere dell’autocoscienza, con il conseguente disvelamento dell’inganno liberaldemocratico e l’abbattimento, simbolico, dei suoi totem.

Si tratta, tornando al pensiero e alla terminologia del Rousseau del Contratto sociale, di un’alienazione totale che nel concreto non ha, e non può avere, come contropartita la formazione di una volontà generale che persegue il bene comune.

E’ niente altro che il riflesso di un sofisticato strumento di dominio delle masse, per l’occasione introdotte in spazi politico-mediatici che funzionano come trappole per catturarne il consenso.

Masse rese inermi e periodicamente trasformate in corpo elettorale plagiabile, plasmabile a volontà, da un potere invasivo e simbolicamente molto dotato.

Di concreto, di tangibile, ancorché formale e rituale, c’è soltanto la delega del potere al “sovrano”, il cui vero volto resta comunque nascosto nell’ombra delle quinte, e la delega rappresenta niente altro che il meccanismo principale attraverso il quale “il popolo” [se questa espressione possiamo ancora usarla] è indotto ad alienare i propri diritti, rinunciando, per quanto non consapevolmente, alla libertà e all’eguaglianza.

In tale contesto va inserita la dicotomia politica Destra/Sinistra, defunta nel passaggio dal novecento al nuovo millennio, ma tenuta in vita dalle esigenze di mascheramento di un potere effettivo – nelle mani di chi decide senza dover rendere conto – sugli schermi della rappresentazione politica, “ufficiale” e di facciata, che la ripropongono all’infinito ad uso e consumo di un pubblico indistinto, senza consentirgli accesso alcuno ai “camerini” e al backstage.

Moltissimi credono ancora nell’esistenza di questa opposizione, ignorando l’unicità del Partito della Riproduzione Capitalistica che li governa, e vanno così ad ingrossare le file delle anonime comparse, indispensabili in una rappresentazione inscenata per celare i veri centri della decisione strategica, mantenendo in ombra il ristretto gruppo dei decisori.

Se la dicotomia Destra/Sinistra è nata dalla Rivoluzione Francese, e da quella epoca ha cominciato a prendere forma, acquisendo una drammatica consistenza che ha esplicato i suoi effetti soprattutto nei decenni del novecento, oggi, all’inizio del terzo millennio in cui fa capolino un nuovo modo di produzione sociale, questa grande narrazione non dovrebbe avere più luogo, al di fuori della somministrazione da parte del potere dell’epoca di un potente “sedativo di massa” alle popolazioni.

Si può attribuire a J. J. Rousseau, fra le tante altre cose, anche questa scomoda “paternità”?

Secondo Alain de Benoist e con buona pace di chi ha individuato nel pensatore ginevrino l’ispiratore della Rivoluzione, ma soprattutto delle sue “deviazioni”, Leggendo la Costituzione montagnarda del 1793, ci si accorge che essa in realtà è piuttosto lontana dalle idee di Rousseau.

Certo, i deputati vi sono descritti più come « commissari » che come « rappresentanti », e la sovranità popolare è dichiarata « una e indivisibile »; ma la pratica smentisce i testi. La vittoria della Montagna sulla Gironda non è mai stata altro che la vittoria di un partito su un altro.

Essa non corrisponde assolutamente alle condizioni di formazione della volontà generale definite da Rousseau, e costui non avrebbe certamente avuto difficoltà nell’identificare come volontà particolare quel emergere dispotico di una fazione politica che pretendeva abusivamente di parlare in nome del popolo e di identificarsi con esso.[2]

Di Rousseau si è scritto di tutto e di più, nel corso di due secoli, e non soltanto in Francia, ma di certo le polemiche su di lui, sul suo individualismo-robinsonismo non liberale e non capitalistico veicolato dall’Émile, sulla sua concezione dell’uomo – ben più articolata di quel semplicistico “naturalmente buono” che è universalmente noto – e sulla sua concezione dell’alienazione umana, non intesa come castigo per un “peccato originale” ma come un effetto della vita sociale, ci riportano inevitabilmente ad un’epoca storica anteriore alla nostra ed hanno minor rilevanza nel tempo presente.

Questo perché il concetto di alienazione, essendo biologico-storico, non può essere universalizzato ed esteso ad ogni tempo e ogni luogo, ma deve essere posto in relazione ai rapporti sociali e di produzione, ai modelli culturali, all’ideologia dominante e ai suoi riflessi sugli uomini che caratterizzano l’epoca in cui si vive.

Del resto, volendo essere un po’ ironici senza alcuna intenzione di mancare di rispetto alla memoria di J. J. Rousseau, un Émile contemporaneo non si preoccuperebbe di costruirsi il letto da solo, ma forse, non avendo più le competenze per poterlo fare, cercherebbe di procurarsi una rete ortopedica e un buon materasso in una televendita, e non leggerebbe un solo libro, Robinson Crusoe, ma si guarderebbe un reality oppure un talk show in seconda serata, o in alternativa navigherebbe in internet.

E soprattutto, in simili contesti un Émile contemporaneo potrebbe non raggiungere mai l’autocoscienza, fino a percepire il peso delle catene invisibili che gli sono imposte, nel nuovo ordine in via di rapida formazione all’interno delle società di un mondo globalizzato.

Per congedarci dal pensatore ginevrino in un modo più acconcio, rileviamo che un contratto sociale egualitario, che garantisce a tutti gli uomini la libertà pur con il prezzo da pagare dell’alienazione totale e nei termini in cui lo pensava Rousseaunon è mai stato “stipulato” dai suoi tempi ai nostri.

Neppure i paesi scandinavi dello stato sociale diffuso, della democrazia “matura”, dell’ampio ventaglio di libertà individuali garantite ai cittadini, hanno conosciuto gli effetti – utopisticamente benefici – di un simile contratto, stabilito fra gli uomini che vivono in società.

Ma è soltanto nel diciannovesimo secolo, grazie a Marx, che il discorso sull’ineguaglianza fra gli uomini e il concetto di alienazione, affrontati nel settecento anche da J. J. Rousseau, assumono una concretezza e una chiarezza mai raggiunte in passato, legandosi indissolubilmente ai rapporti di produzione in essere e al lavoro.




[1] L’homme est né libre, et par-tout il est dans le fers. Tel se croit le maître des autres, qui ne laisse pas d’être plus esclave qu’eux.

[J. J. Rousseau, I classici del pensiero, Rousseau, volume secondo, Arnoldo Mondatori Editore S.p.A., anno 2009]

[2] Alain de Benoist, Rileggere Rousseau, http://www.alaindebenoist.com/pdf/rileggere_rousseau.pdf

L’alienazione umana da Rousseau a Marx: parte primaultima modifica: 2010-01-04T12:06:10+01:00da derosse
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