Blocchi sociali ed elettorali in Italia di Eugenio Orso

 

 

Qualcuno può essere portato a pensare che la crisi economica in pieno corso, investendo brutalmente le condizioni di vita dei lavoratori dipendenti e i redditi di interi settori del lavoro autonomo, potrà favorire a breve scadenza una sorta di alleanza fra queste componenti, dettata dalla necessità di resistere al processo di ri-plebeizzazione in corso, con riflessi di rilievo nella sfera politica. 

Ebbene, non esiste, ed anzi, come possiamo convenientemente aggiungere, non potrebbe neppure esistere una forza espressa da tale aggregazione, nell’attuale situazione sociale italiana, nel rissoso e degradato quadro politico sistemico e nella loro prevedibile evoluzione a breve termine.

Se esiste un “blocco sociale berlusconiano” maggioritario nella società, per quanto raffazzonato e “tenuto insieme con lo sputo”, esso comprende di tutto, di più … e talora di peggio.

Consideriamo la gretta ma discretamente numerosa ala “populista” del PdL – quella più vituperata dalla sinistra-bene salottiera e rifluita nel privato – escludendo i così detti finiani, gli americanisti “politicamente corretti” assieme ad altre componenti “liberal” minoritarie, ed escludiamo anche elettori e clientes con vocazione “centrista” e sedicente moderata.

Se mettiamo insieme alle tribù leghiste del nord questa ala in un possibile, futuro rimescolamento delle carte quanto a cartelli elettorali sistemici, possiamo ipotizzare che qualche centinaio di migliaia di operai “padani” [i quali hanno votato Lega “contro-natura”, per disperazione e abbandono, come orfani in cerca di protezione e tutela] coesisteranno con bottegai, artigiani, piccoli e medi imprenditori, partite IVA varie ed evasori fiscali di ogni fatta [questi ultimi in maggioranza nordisti], attempate massaie succubi dei programmi Fininvest, sotto-occupati e precari, non ultimi per consistenza numerica disoccupati e neoplebi meridionali del catanese o del napoletano e … perché no? Consistenti pacchetti di voti gestiti dalla camorra o dalla mafia.

Dall’altra parte avremo i centristi rutelliano-casiniani [o casinisti? …] e, con buona probabilità, anche i finiani “liberal” politicamente correttissimi, che però rappresentano minoranze di una certa destra-bene, equivalente della citata sinistra-bene, in parte ancora affascinata dalla new age e dai Fiori di Bach, strenua paladina dei diritti umani, incantata dalle piacevolezze della società aperta, eccetera.

Ma soprattutto ci sarà l’elettorato del Pd, in cui vi è significativa presenza del pubblico impiego, scuola, ministeri, enti locali, eccetera, elementi della sinistra-bene passati dalla “critica artistica” al capitalismo al riflusso nel privato, o all’adesione alla “democrazia minacciata dal populismo”, assieme a qualche altra componente e … perché no? Anche su questo fronte, consistenti pacchetti di voti gestiti dalla camorra o dalla mafia.

Quindi non ci dovrebbe essere spazio, nella futura aggregazione di nuovi cartelli elettorali sistemici [in un complessivo “rimescolamento delle carte” rispetto alla attuale geografia politica], per un’autentica unificazione del lavoro dipendente, operaio e impiegatizio, con il lavoro autonomo, ma soltanto per una loro “unificazione elettorale” di natura chiaramente strumentale e dipendente dalle alchimie politico-elettoralistiche che i veri manovratori metteranno sicuramente in campo nel dopo-Berlusconi.

 

Chi auspica la nascita di un nuovo blocco sociale, in grado di favorire significativi cambiamenti politici – e delle politiche economiche, fiscali, sociali ed industriali – nonché in grado di dare importanti contributi alla ripresa economica, dovrebbe perciò prendere atto della [disastrosa] situazione sociale italiana, di atomizzazione, odi incrociati, egoismi particolaristici geografici e categoriali, e necessariamente puntare sul lungo periodo …

Blocchi sociali ed elettorali in Italia di Eugenio Orsoultima modifica: 2009-12-15T12:17:00+01:00da derosse
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Un pensiero su “Blocchi sociali ed elettorali in Italia di Eugenio Orso

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