Verso la fine (di Berlusconi) di Eugenio Orso

Siamo in un momento “storico” di svolta, per quanto attiene alla scassata politica di sistema e di facciata italiana?

Stiamo vivendo un passaggio delicato, fra “imboscate” tese alla politica da un potere autoreferenziale e antagonista, rappresentato dalla Magistratura, e vistosi scollamenti all’interno del cartello elettorale maggioritario?

Le recenti confessioni in aula del pentito Gaspare Spatuzza – killer di mafia che scioglieva nell’acido le vittime, trasformatosi poi miracolosamente in teologo, in un autentico “cristiano rinato” – innescheranno un irreversibile processo che porterà alla definitiva eclisse politica di Berlusconi?

In effetti, cosa ha determinato la “conversione” di un simile soggetto, e soprattutto perché ha manifestato tanta volontà di “collaborare con la giustizia, dopo essere stato un importante collaboratore dei capi mafia Filippo e Giuseppe Graviano?

Passi per le accuse al berlusconiano Dell’Utri, ma il “concorso esterno” in associazione mafiosa riversato su Berlusconi avrà effetti sicuramente destabilizzanti e rimescolerà le carte della politica italiana.

Per quanto riguarda direttamente il premier e le sue fortune personali, dobbiamo ammettere che da Edilnord, a Milano 2, alla Fininvest, fino alla leadership politica e alla presidenza del consiglio dei ministri, il passo non è stato breve e molti passaggi non sono del tutto chiari …

Restano ancora da chiarire, per quanto riguarda il pregresso, i rapporti con Inzaranto alla fine degli anni settanta e un eventuale legame con Buscetta prima che si penta, nonché con Calò e Bontade, il che ci autorizza a sospettare che scheletri nell’armadio di Berlusconi forse ce ne sono, e parecchi.

La collezione di nomi mafiosi, anche senza badare a quel che dice Spatuzza, ben informato sulle stragi di mafia degli anni 1992-1993, potrebbe essere notevole …

Del resto, sappiamo bene che in Italia le stragi si verificano nei momenti difficili e di “cambiamento” del quadro politico-sociale, in un complesso avviluppo di interessi e di alleanze fra corpi speciali dello stato [deviati e non], criminalità organizzata, Grande Finanza & Industria Decotta e naturalmente politica “sistemica”.

Nella prima metà del presente anno, quando ancora i sondaggi volgevano al bello per il cavaliere nero, azzurro o semplicemente danaroso che sia, ho scritto un articoletto intitolato “La fine di Berlusconi si avvicina?”, recepito da qualche blog, in qualche caso con il titolo manipolato per edulcorarlo un poco …

Questo articoletto non ha avuto né commenti né risonanza alcuna, perché in molti allora erano pronti a scommettere sulla longevità dell’autocrate in questione.

Voglio riportare, di seguito, alcuni passaggi tratti dal predetto articolo, precisando che gli antefatti sono l’attacco mediatico della Lario, le candidate “lolite” al parlamento europeo e l’imbarazzante vicenda di Noemi appena esplosa:

Particolarmente patetiche, da illusionista che ha sbagliato il numero e davanti al suo pubblico cerca di recuperare, le recenti dichiarazioni rilasciate dal premier all’emittente France 2: Ho gestito la situazione con una certa classe e per questo motivo gli ultimi sondaggi dicono che c’è stato un aumento della mia popolarità. Martedì mi davano al 75%, mentre gli ultimi, di mercoledì, sono al 77%, due punti in più. A Porta a Porta ho cominciato con il 15% di share e in dieci minuti ho portato la trasmissione al 43%: con me ha fatto il record.

Ma ciò che lo spettacolo dà come perpetuo si fonda sul cambiamento – direbbe Debord – e certo può cambiare, anzi, sprofondare, anche la popolarità di un Berlusconi.

Nel sonno in cui ci costringe la società dello spettacolo, quella mercificazione di ogni cosa che tende a negare la vita reale, sogni ed incubi si alternano, non sono mai gli stessi …

Altri segnali di difficoltà del premier ci giungono, in via indiretta, dalla rinuncia a presenziare alla festa della polizia e dalla cancellazione improvvisa della visita in Abruzzo, cosa un po’ strana per chi ha sempre fatto del presenzialismo un’arma per attrarre consenso, per imporre la sua immagine olografica, per legittimarsi come leader.

Le stesse recentissime dichiarazioni sull’avversione del nostro alla multietnicità in Italia – che per altro è ormai cosa fatta, con quattro milioni di immigrati regolari ai quali si aggiunge, probabilmente, un milione di irregolari – paiono un tentativo di “pressing” per recuperare voti xenofobi leghisti, onde tamponare un possibile calo di voti cattolici, e un modo per distogliere l’attenzione dalle sue vicende “private” e dalle promesse sperticate fatte ai terremotati d’Abruzzo. 

Sono cominciate le vere difficoltà per il re delle leggi ad personam, per il Benefattore che ci ha salvati dal comunismo ed ha creato il Partito Unico in pochi istanti, in piedi sul predellino di un’automobile, presentendo che sarebbe rimasto solo dopo l’inglorioso fallimento delle sinistre, per colui che pensa sempre al paese e a Noi, mentre sta pensando ai suoi interessi, e riesce ad essere, nello stesso tempo, imprenditore e operaio, cattolico difensore della famiglia e libertino impenitente, supremo manager e attore del Bagaglino, eclettico più di chiunque altro?

E infatti le vere difficoltà, per Berlusconi, sono iniziate proprio in quel periodo, aumentano d’intensità nei mesi successivi, in particolare con la cruciale bocciatura del Lodo Alfano, fino a passare dagli scandali sessuali alle collusioni con la mafia, mesi in cui si è precisato l’attacco della Magistratura e nei quali è maturata la fronda interna al PdL, guidata da un Fini sempre più distante e ostile, che cerca di accreditarsi presso la nuova amministrazione americana onde garantirsi un radioso futuro politico.

Oggi sembra che stiamo per arrivare al dunque … al climax della rappresentazione teatral-politico-mediatica iniziata con la discesa in campo del cavaliere, nella prima metà degli ormai lontani anni novanta.

Se anche Berlusconi farà in fretta e furia le valigie, stracolme di contante – oltre che di collier da regalare alle donnine, biancheria ed effetti personali vari – per rifugiarsi a Panama o in qualche altro angolo del mondo, i problemi dell’Italia, che si sono amplificati e drammatizzati durante la sua “era”, resteranno inevitabilmente sul tappeto.

Anzi tutto, non dobbiamo sottostimare troppo una piccola questioncella, che riguarda la sorte di quel elettorato e di quel blocco sociale [composito e probabilmente non troppo granitico, se non raffazzonato] che ha alimentato fino ad ora i quozienti elettorali berlusconiani.

Come è accaduto nei primi anni novanta, quando alla morte di due “partiti di massa” – quali erano in primo luogo la DC e poi il PSI – parte degli elettori si sono trovati nella condizione di orfani ed hanno riversato i loro voti sul cavaliere, allora rampante e nuovo di zecca [almeno per la politica …], con l’uscita di scena dello stesso ci si dovrà chiedere a chi finiranno i suoi voti, a quale santo “di sistema” si voteranno i suoi sostenitori.

Escluse le minoranze “liberal”, americaniste e finiane, e posto che i leghisti si arroccheranno nell’immaginaria padania difendendo “fino alla morte” [politica] il carroccio e un Bossi invalido, il resto degli elettori del PdL cosa farà, a quale “forno” potrà rivolgersi?

I leghisti sanno bene, a partire da Bossi, Maroni, Cota, che nessuno gli potrà garantire condizioni così favorevoli come ha fatto finora Berlusconi – al punto da far passare un federalismo d’accatto, con presumibile aggravio di costi per la collettività, e la legge per la “sicurezza”, che in realtà è una legge contro gli immigrati e i più deboli – quel Berlusconi che loro si vantano apertamente di tenere in pugno, e che vorrebbero mantenere in carica il più a lungo possibile. 

Ma quanti pidiellini, in particolare se provenienti dall’elettorato di AN o da minoranze “liberal” e socialiste, avranno lo stomaco di votare per una forza xenofoba, localista, gretta come la Lega, che oltre a calpestare i più deboli, sotto le ceneri rimane pur sempre separatista e “anti-italiana”?

Dubito che molti fra loro voteranno comunque per l’apostata del MSI Gianfranco Fini che cambia pelle, alla stagione, come una lucertola, o si aggrapperanno a Pierferdinando Casini coniugato Caltagirone, al filosofo[!] Rocco Bottiglione, oppure tenteranno l’azzardo Antonio Di Pietro, sempre più insidiato dalla popolarità di De Magistris, o ancora salteranno il fossato per votare Pierluigi Bersani, dalemiano in pectore, e la “pasionaria” cattolico-pidiina Rosy Bindi.

Non troveranno di certo il loro nuovo “faro” in personaggi come l’azzimato e aristocratico Luca Cordero di Montezuma [più brocco di scuderia che “cavallino rampante”], pronti a scendere in campo per colmare il vuoto lasciato dal cavaliere.

Si fideranno dell’agente di Goldman Sachs in Italia, Mario Draghi?

Più probabilmente, se non interverranno novità di rilievo, si asterranno dal voto in grandi numeri, in una triste condizione di orfani senza rappresentanza nella politica di sistema, come quella parte del mondo operaio che nelle elezioni del 2008 non ha votato.

Coloro i quali, manovrando dal remoto fin dai tempi della breve crociera sul panfilo Britannia, favoriranno la scomposizione dei cartelli elettorali esistenti – in primo luogo del PdL che sarà nel marasma, fra scissioni e fughe di esponenti noti e meno noti [nave che affonda, topi che scappano] – e la loro ricomposizione in forme diverse per nuovi equilibri, si saranno pur posti questo problema non secondario …

Se anche Berlusconi se andrà, e la porta della politica italiana si chiuderà definitivamente alle sue spalle, i suoi elettori, il suo blocco sociale “tenuto insieme con lo sputo”, che va dalle neoplebi meridionali a una certa imprenditoria media e piccola del settentrione, non scomparirà di certo nel nulla!

E allora si creerà un problema imbarazzante, di consenso politico e di legittimazione elettorale, anche per la finanza anglo-americana che dovrà “sponsorizzare” una nuova forza di governo, per mantenere la presa su questo paese e continuare con le “privatizzazioni”.

I principali obbiettivi sono il rientro dell’Italia nei ranghi, quanto a politica e accordi internazionali [l’accordo Eni-Gazprom e quello Berlusconi-Gheddafi non hanno certo incontrato il gradimento di questi signori], e quello di allungare le mani sui “gioielli” rimasti, primi fra tutti Eni, Enel e Finmeccanica.

Qui rischio di passare per dietrista, ma non importa.

Come diceva l’ebreo converso Disraeli, premier ai tempi della regina Vittoria e persona competente in materia: La storia è determinata da ben altre persone, che non quelle supposte da coloro i cui sguardi non si portano dietro le quinte.

 

Verso la fine (di Berlusconi) di Eugenio Orsoultima modifica: 2009-12-11T18:29:45+01:00da derosse
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