Capisco … di Gianfranco La Grassa

Link:    http://www.conflittiestrategie.it/capisco-di-glg

Sì, capisco la rabbia di coloro che continuano a veder vincitori, o comunque ancora non seppelliti sotto mucchi di spazzatura, quelli che ci hanno ridotto, in specie nel mondo detto “occidentale”, ad una situazione di degrado non semplicemente morale, ma proprio per quanto riguarda l’evidente rammollimento della materia cerebrale. E uno dei sintomi di quest’ultimo è anche il successo di questo quaquaraqua che è Macron. Non è nemmeno furbastro, nel significato deteriore del termine, come Renzi; nemmeno è incolore ma determinato come la Merkel. E’ una nullità, tuttavia guidato con briglie tenute molto strette da chi è ormai in caduta libera quando si presenta direttamente “al popolo”. Purtroppo, però, la parte maggioritaria di una qualsiasi popolazione (i cui componenti sono magari preparati nel mestiere che esercitano) è del tutto inetta in politica, si entusiasma (o almeno si consola) con una facilità estrema appena sente delle vuote parole, che solleticano solo l’epidermide. Basta un po’ di sentimentalismo da soap opera (nemmeno quello almeno turgido d’un buon feuilleton) e questa maggioranza o urla dissennatamente per l’entusiasmo o quanto meno si dice che è il minor male. Andrà sempre peggio, si arriverà a vere situazioni disastrose, ma questa parte di popolazione resterà a brancolare imbambolata. I grandi cambiamenti richiedono la formazione di quote di masse (minoritarie) decise ad andare sino in fondo e senza più altra speranza che il repulisti generale; e sono poi necessari gruppi dirigenti in grado di interpretare questi sentimenti e orientarli verso nuovi orizzonti con la giusta violenza e una buona dose di iniziale distruttivismo, cui poi seguirà l’opera di ricostruzione e re-incanalamento verso un diverso “ordine”.

A me sembra del tutto sicuro che questa nullità diventerà oggi il presidente della Francia. E, lo ripeto, farà comunque “qualcosa” perché sarà indirizzato da precise forze che gli stanno alle spalle. L’unica cosa da vedere sarà la percentuale dei due candidati; la Le Pen sopra o sotto il 40%? E di quanto sarà l’astensione? Per il momento (ore 12) è più o meno la stessa del primo turno (28,23 contro 28,54 di due settimane fa); il che fa pensare che la “lei” resti sotto il 40. Tuttavia, sinceramente, pur comprendendo la rabbia di coloro verso i quali va tutto sommato la mia simpatia, non riesco a provare sentimenti forti in una simile contingenza. Faccio solo notare quanto sia in effetti superato parlare di “sinistra” e di “destra”. Adesso s’inventano che Macron è centrista; se uno ragionasse, riderebbe assai. E’ un personaggio inventato nell’ultimo anno di crisi delle forze tradizionali. Infatti, ha ricevuto l’appoggio sia dei socialisti in disfatta (aggressori a tutto campo per conto degli Stati Uniti di Obama), che sarebbero la “sinistra”; sia dei falsi “gollisti” (povero De Gaulle!) che sarebbero la “destra”. Poi ci sono i “veri sinistri”, quelli che vogliono il cambiamento sociale e lo confondono con una serie di “modernizzazioni” di costume tali da far solo allibire per la loro idiozia; nel “migliore” dei casi, vogliono che i poveri stiano meglio, che i migranti, confusi con i diseredati e miseri, siano accolti. Una simile massa di furfanti del vecchio orientamento “europeista” (cioè servo che striscia ai piedi del padrone) e di ebeti del “buonismo” è quella che porterà il “nuovo” (decrepito) alla presidenza. Quando poi ci saranno le elezioni politiche, vedremo che bella confusione nascerà.
Non è però nemmeno questo ciò che mi frulla per il capo. Stiamo entrando veramente in una nuova epoca storica e siamo tutti ancora attardati con le vecchie pantomime politiche, con le vecchie divisioni ideologiche ammantate spesso di scientismo. Basti pensare a quelli che si credevano vincitori con la globalizzazione in pieno rigoglio. Cianciano ancora della smithiana “mano invisibile” del mercato che fa il bene di tutti; la “Ricchezza delle nazioni” è del 1776, appena all’inizio della prima rivoluzione industriale (come sono moderni i “neo”-liberisti, non hanno solo un neo, ma mille sulla loro pelle ormai incartapecorita). E la loro globalizzazione fa ormai acqua da tutte le parti. Come ho detto ormai qualche milione di volte, è altrettanto vecchio il marxismo e la presunta rivoluzione che doveva condurre al socialismo. Non conduce a nulla – salvo appunto le idiozie buoniste dei novelli “frati scalzi” che pensano d’essere la “sinistra”, quella vera – perché non esiste la “classe” operaia; e perfino quelli che definiamo ancora operai sono cambiati totalmente rispetto alle situazioni ottocentesche (le uniche viste e studiate da Marx) come a quelle del taylorismo-fordismo.
Al posto dell’agognata globalizzazione è iniziato, e non si fermerà malgrado magari una serie di “sinuosità”, il multipolarismo. Gli Stati Uniti l’hanno in fondo capito da tempo e stanno seguendo una politica sempre meno “lineare” da Bill Clinton in poi (Bush jr. e Obama). Anche adesso con Trump nulla sembra cambiato sostanzialmente, pur se ci sono prove e riprove di strategie (e tattiche) più adeguate. A questo punto, penso che si possa forse avanzare l’ipotesi di un relativo declino statunitense. Gli Usa sono ancora, senza dubbio, la più forte potenza militare; e di gran lunga. Non è detto che il loro declino sia definitivo e irreversibile (come quello inglese iniziato negli ultimi decenni del XIX secolo). Comunque, si trovano in qualche difficoltà; e anche il loro sistema dell’Intelligence e dell’informazione mostra linee di frattura qua e là; da non sopravvalutare però. Bisogna ancora compiere molta strada per metterli in vera difficoltà e un po’ più sulla difensiva.

In questa situazione, mi sembra mostrare ancor più la corda l’establishment europeista. Ormai più o meno tutti dicono che così la UE non va. Solo che si attestano sulla posizione del “non dobbiamo fare le cose da soli, ma tutti insieme, in pieno accordo”; non sarà invece più possibile raggiungere alcun accordo, in specie dopo che è stato messo in moto il processo della migrazione selvaggia, in cui sguazzano fior di organizzazioni “benefiche” che appaiono sempre più con il loro vero volto di malfattori. Sbaglierò, ma credo proprio che siamo alla fine di questo europeismo. Ci sarà la vittoria di Macron, le altre elezioni che andranno in una certa direzione. Tuttavia, ciò avverrà proprio perché ancora non sono sorte organizzazioni politiche consapevoli della necessità di addivenire a ben altre prove di forza, di stampo null’affatto elettorale. La “crisi” – che non è solo economica, ma ormai di instabilità sociale, di falsa integrazione con i migranti che invece porteranno ad una vera disgregazione e impossibilità di conciliare l’inconciliabile – sta maturando e annuncia la fine dell’epoca voluta dai venduti “padri dell’Europa”, la genia ancora onorata ma che alla fine sarà consegnata alla storia come un insieme di manutengoli degli Usa.

Voi direte: ma quando avverrà la fine? Non si può sapere con precisione. Si può solo capire che ormai le forze della svendita della nostra civiltà, cultura e tradizioni, sono in difficoltà e devono inventarsi i “centristi” alla Macron, devono spaventare le popolazioni con le crisi bancarie, con i disordini vari nel mondo, con minacce di vario genere, ma anche con il continuo ripetere che si deve cambiare, che così non va bene, ma sarebbe necessario farlo tutti insieme e sotto la loro banditesca direzione dei processi. Qui casca l’asino. Basta con forze che predicano solo l’autonomia nazionale senza affrontare di petto e con risolutezza la questione dell’ostilità nei confronti degli Usa, chiedendo la revisione dei trattati con essi, un diverso riorganizzarsi delle forze militari (a partire intanto dal loro rafforzamento nazionale in piena autonomia), una bonifica dei servizi, uno smantellamento di false organizzazioni culturali (giusta la posizione del governo ungherese contro l’Università “sorosiana”), ecc.

Forze più giovani si liberino del “tarlo” della “democrazia” propugnata da falsi liberali, lascino perdere le elezioni e inizino (non illegalmente e clandestinamente, per carità) a diffondere presso le parti più consapevoli delle popolazioni una diversa concezione, chiarendo che siamo ormai a pericolo di totale tracollo e intorbidamento delle nostre tradizioni e cultura. Scontro deciso con gli europeisti, passando per una fase di formazione di forze politiche nazionali agguerrite e fortemente determinate, ma pronte alla collaborazione e aiuto di quelle similari negli altri paesi europei. Dichiarazione aperta che le “sinistre” e “destre” (ormai di fatto inesistenti), difensori di questa UE, sono i nostri nemici; non avversari, bensì nemici acerrimi, i più pericolosi e velenosi mai avutisi nei nostri paesi di plurisecolare civiltà. Dobbiamo distruggerli, annientarli, eliminarli. E lotta a fondo contro ogni ipocrita buonismo, che nasconde nei fatti la volontà di arruolare dei “mercenari” pronti a opprimere le popolazioni, che continuino a tergiversare con questi farabutti dell’“europeismo”.

Non abbiate tanta paura delle elezioni francesi; chi ne fa questione di “ultima spiaggia”, lo fa solo per poi giungere ad accordi con questi mascalzoni della UE, strappando qualche posizioncina di potere o di difesa di propri interessi personali (alla berluscona, per intendersi). Ricordatevi una buona volta che, quando si arriverà allo scontro decisivo tra chi vuol farla finita con questa UE di servi (e dei suoi governi nei vari paesi aderenti) e chi la difenderà in tutti i modi, le forze che si situeranno in mezzo, che faranno appello alla ragionevolezza, al tranquillo accordarsi, ecc., saranno esattamente i “bastioni avanzati” dei conservatori, serviranno da loro ultima speranza di disperdere chi avanza con l’intenzione di cambiare veramente le cose. Quindi, la gentaglia di questo tipo va guardata come parte dei propri nemici. In certi frangenti, si può anche “abbozzare”; ma con la consapevolezza che, nel momento supremo del conflitto, questi sono nemici da togliere di mezzo per arrivare direttamente al cuore delle forze nemiche, quelle “europeiste”. Avremo ancora molto tempo da discuterne.

 

Capisco … di Gianfranco La Grassaultima modifica: 2017-05-07T21:35:34+00:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

15 pensieri su “Capisco … di Gianfranco La Grassa

    • Per SEPP

      Finalmente, data la non più tenera età … classe 1935!
      Tuttavia, dopo l’errore commesso per aver appoggiato “anima e core” Berlusconi (scappato a nascondersi, chinando il capo, con l’arrivo di Monti), non ha più fatto scivoloni di rilievo.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  1. A me sembra che le forze del male stiano vincendo. O si comincia davvero a dar fuoco alle polveri o alla fine sarà troppo tardi. Siamo già pieni di feccia di ogni risma e ogni giorno è sempre peggio. Cosa stiamo aspettando?!?

    • Per Mario

      Anch’io non sono troppo ottimista sul nostro futuro (come nazione e come continente!), ma ho inteso pubblicare il lucido pezzo di La Grassa (ottantaduenne!) in cui c’è, alla fine, un brandello di speranza, che ho evidenziato in neretto.
      Molte delle cose che scrive La Grassa in questo articolo io le ho scritte, a mia volta, in questi ultimi anni.
      Al momento attuale, concordo con te che la situazione è disastrosa e sembra che le élite, in piena controffensiva, stiamo vincendo.
      La Brexit, nel concreto, è di là a venire e l’unione europide vuole farla pagare al Regno Unito (un prezzo altissimo, mi pare, di cento miliardi di euro), per non parlare della possibile, futura secessione della Scozia, fagocitata nella Ue.
      Trump è ostaggio delle élite e continua le guerre e le manovre di destabilizzazione e terrore (stato islamico, al-nusra, euronazisti ucraini, etc.) di Obama e Clinton.
      La Le Pen ha perso contro l’ultimo prodotto delle élite lanciato sul mercato elettorale e la Francia – ho l’impressione – ha perso l’ultimo autobus per non sprofondare.
      L’Italia è ormai in fase di annientamento, senza alcuna reazione da parte di una popolazione zombificata, e il famigerato referendum del 4 di dicembre non ha prodotto risultati positivi.
      Questo è il quadro …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. PLUTOCRAZIA gente, dalla notte dei tempi.
    Gli Stati Uniti, la più grande “Democrazia” del mondo, neanche osa scrivere tale ipocrita parola nella costituzione e negli emendamenti, scrivono invece nero su bianco, privato tutelato senza limiti. Quando sbattono il muso, li mettono, poi li tolgono, poi li rimettono, ma il mero l’accumulo non ha mai avuto un limite, basta diversificare i vari trust.
    Il potere del soldo è invincibile, sconfiggere il soldo è come trovare il modo di diventare tutti ricchi, indi mettetevi l’anima in pace.
    Il progresso tecnologico sta scavando dei baratri immensi fra il popolo cencioso e The Power of The Tower, fra le nazioncine e le nazioncione.
    Strategicamente si osserva una preparazione all’assalto definitivo delle risorse russe, gli USA cercano il West sin dalla nascita (un pò tutti i punti cardinali a dir la verità), si comincerà con una spartizione fra anglo sassoni e sassoni sassoni di quelle immense ricchezze. Ricchezze messe in mano a quegli stupidi cristiani che si ispirano ai valori morali del Nuovo Testamento e non a quelli del Vecchio (che non esistono). Russi e cattolici latini hanno in corpo il germe dell’accontentarsi, dell’abbastanza, degli affetti, dell’amore, della solidarietà, orribile malattia debilitante. E’ ora di diventare tutti CALVINISTI! “A la Babible!” Fiorite e prosperate, accumulate, ingannate, difendete, lottate, convincete, ognuno nel suo piccolo, sgomitate per il vostro angolo al sole, fate sistema, mafiette e camarille, alleatevi, accogliete the American Way of Life nel profondo dei vostri cuori o fatevi da parte.

    • Per MDA

      Si potrebbe andare in TV … armati, fisicamente, per prendere possesso dell’emittente (approfittando dell’occasione per eliminare qualche mucchio di servi mediatici).

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Orso mi sembra un duro…difficile che abbia rinunciato…più probabile che abbia qualche problema di salute o d’altro genere. Se è così gli auguro di superare i suoi problemi.

        • “” lavorare e riflettere “contro” o “fuori”, alla fine ti sfianca. Si è davvero come dei proscritti. Si vuole restare fra gli agi della correttezza o prendere la via dei monti? Si desidera la vita agiata, ma in cattività, o il libero pensiero? Non è facile. All’inizio la scelta appare galvanizzante, poi, lì fuori, fra le intemperie e le privazioni, e i disinganni, si cambia, quasi impercettibilmente. È inevitabile. La crisi, prima o poi, arriva. Ci si interroga: non avrò sbagliato? Oppure: possibile che mille abbiano torto e io solo ragione? Oppure, anche se questo non lo si ammetterà mai, ci si domanda, prosaicamente: ma chi me l’ha fatto fare?
          Sì, lo affermo e ne ne sono convinto: il conformismo è una droga potente. E piacevole. Vivere fuori dei margini, no; è pericoloso, stancante; ogni domanda non è mai prestabilita; ogni passo deve essere accorto; ogni svolta nasconde un’insidia. Un piccolo tratto di strada richiede tempo, sensi all’erta: e questo non tutti se lo possono permettere. Non tutti i giorni, i mesi, gli anni. Occorre staccare, ritrovare un pizzico di bonario qualunquismo; variare; scendere a valle; permettersi autoironia; altrimenti si finisce risucchiati da una follia autoreferenziale.
          C’è un bel film sui proscritti, di Victor Sjostrom. Un film muto, non per tutti. È ambientato in Islanda. I proscritti del film – un uomo e una donna – sono Waldganger (a tale istituto nordico allude Ernst Jünger ne Il trattato del ribelle), esclusi dalla società a cui, a torto o ragione, hanno recato offesa. Salgono, perciò, sui monti, lontanissimi dal vivere civile. Sono felici, lì; sono liberi. Dall’alto, poi, scorgono ogni giorno un panorama neppure intuibile dal basso, vastissimo: che sia la verità? A quelle altitudini, però, le condizioni di vita sono dure; e col passare degli anni sempre più proibitive. Gli uomini normali, peraltro, neanche allora danno tregua: bisogna fuggire, più lontano, più in alto. E i protagonisti di Sjostrom così faranno, dopo aver pagato un prezzo spaventevole. E dopo i rinfacci, e i pentimenti, durante una notte lunghissima, in cui le tempeste sembrano non aver mai fine, troveranno la morte, seppure riconciliati l’uno all’altra.
          No, a queste altitudini non si può vivere per sempre. Occorre scendere, fermarsi. Non per rinunciare, ma per ritemprarsi. Capire. Eliminare ciò che va eliminato. Accettare la mediazione di intelligenze altre. Ricomprendere, una volta pacati, la scena nel suo insieme, con un colpo d’occhio più vissuto e disincantato; più umano.””

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.

*