La Le Pen non sta sullo stesso piano di Macron, rappresentando il popolo di Eugenio Orso

Nella nostra realtà dominata dal neocapitalismo a vocazione finanziaria, è raro scorgere un capo politico che rappresenti veramente il popolo e non, almeno sottobanco se non in chiaro, interessi alieni e opposti come quelli che animano la classe dominante global-finanziaria.

Con altre parole, in politica oggi esistono due piani diversi, fra i quali non ci possono essere punti di tangenza. Uno è quello dei collaborazionisti dell’élite finanziaria dominate e delle false opposizioni che ingannano sistematicamente il popolo, impedendo che nasca una protesta insidiosa per l’ordine costituito, l’altro è quello dei capi politici, degni di questo nome, che del popolo stesso sono espressione. In ciò, la principale e decisiva differenza fra Emmanuel Macron e Marine Le Pen.

Il noto filosofo Diego Fusaro, molto presente sugli schermi televisivi, sembra non essere d’accordo con la visione che ho appena espresso, prova ne sia il post che  ha scritto di recente, dal titolo L’ultracapitalista Macron non è meglio della finta fascista Le Pen, pubblicato dal sito LETTERA43:

http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2017/04/27/lultracapitalista-macron-non-e-meglio-della-finta-fascista-le-pen/210260/

In questo post, sembra che Fusaro, a malavoglia scelga fra i due la Le Pen, però con molte riserve, come se si dovesse votarla “turandosi il naso”, tirati per i capelli, pur di fermare l’ultracapitalista Macron nella sua rapida ascesa verso la presidenza francese.

Consiglio di leggere l’articolo in questione e riporto, di seguito, un passaggio cruciale, che spiega la posizione del giovane filosofo, sempre più spesso visibile sui teleschermi:

Per opporsi alla Le Pen votano direttamente il Capitale. Non sono personalmente un seguace né un estimatore della signora Le Pen, che mi pare abbia le idee poco chiare su quale società concretamente costruire (un po’ più di Hegel e di Marx non le farebbe male). La quale Le Pen però, se non altro, ha capito che il vero nemico è la mondializzazione capitalistica e che per combatterla occorre conseguentemente combattere contro le sue propaggini, dalla Nato all’Unione europea, riconquistando la sovranità come base ineludibile per la ripoliticizzazione dell’economia. [ … ] Tra Le Pen e Macron, se proprio devo scegliere, non scelgo Macron. Ben sapendo di violare tutti i tabù possibili del nuovo ordine simbolico del circo mediatico, del clero regolare giornalistico e del clero secolare accademico.

Si ribalta il ragionamento che sarebbe corretto fare, in un simile confronto, in quanto non si tratta di opporsi alla Le Pen, commettendo l’errore, in tal caso, di votare Macron (secondo Fusaro), ma di opporsi senza remora alcuna a Macron e a ciò che rappresenta, aderendo con convinzione alla proposta della Le Pen, unica veramente alternativa e praticabile, aderente ai bisogni popolari, con qualche probabilità di successo in Francia e in Europa occidentale. Non ci si può permettere di tentennare, nelle nostre condizioni disperate, fino a scrivere, come fa Diego Fusaro, se proprio devo scegliere, non scelgo Macron.

Quella del FN è una delle poche vere opposizioni in Europa occidentale, per quanto “moderata” (mi ripugna un po’ l’espressione) e comunque imbrigliata negli schemi della cosiddetta democrazia parlamentare e rappresentativa. Consiglio di leggere la sintesi lepenista del programma del FN del 2012 – MON PROJET, POUR LA FRANCE ET LES FRANÇAIS – al quale la Le Pen è rimasta fedele. Un impegno verso il popolo che comporta notevoli cambiamenti geopolitici, come l’Unione Paneuropea di stati sovrani e indipendenti, con la fondamentale partecipazione russa, oltre che quella svizzera, e la salutare esclusione della Turchia. Inoltre, da un punto di vista economico, occupazionale e sociale, la difesa delle produzioni nazionali contro l’esproprio della grande finanza (Rothschild & Co, oggi padrini di Macron), contro globalizzazione neoliberista e delocalizzazioni è un punto fermo, ormai da anni, della chiara proposta politica di Marine Le Pen. Per non dire dell’uscita dall’euro e del comando militare integrato della Nato, cruciali per evitare drammi futuri al vecchio continente, che oggi è in una situazione di rapida e perniciosa decadenza, indotta dalle politiche globaliste, neoliberiste e atlantiste.

Patriottismo in economia, cioè difesa delle produzioni nazionali, nonché una ritrovata libertà monetaria (dalle quale molte altre libertà discendono) sono nel DNA lepenista, non certo in quello del nuovista Macron, frequentatore di brasseire radical chic, o dell’improbabile insoumise Jean-Luc Mélenchon, pensionato di una rivoluzione mai scoppiata.

Sembra quasi che Fusaro cerchi di mantenere le distanze dal populismo lepenista, che è più convincente e radicato di molti altri fenomeni simili, nell’occidente europeo. Atteggiamento un po’ snobistico, a mio dire, da filosofo accademico che vive in una dimensione privilegiata rispetto al resto della popolazione, o che semplicemente non vuole scontentare troppo alcuni lettori “di sinistra”. Alla popolazione in difficoltà, in una realtà socioeconomica in rapido degrado, importa poco del grado di aderenza di un capo politico al pensiero di Hegel e di Marx, cosa che pur potrebbe essere auspicabile. Molto più importante è  proporre come ha fatto la Le Pen – qualificandosi quale voce del popolo e interprete dello spirito di Francia – aumenti salariali nell’ordine dei 200 euro mensili per le retribuzioni più basse, inferiori a 1.500 euro al mese, e prevedere una piccola, ma significativa, riduzione delle tariffe del gas, elettricità e trasporti del 5%. Forse al grande Marx, se fosse ancora in vita, potrebbe non bastare, ma a molti francesi che vivono il presente credo proprio che basterebbe, segnando per loro un insperato miglioramento dopo alcuni anni di declino.

Meglio di Marine Le Pen e del suo Front National oggi, in Europa occidentale, dobbiamo renderci conto che non c’è nulla e Fusaro dovrebbe imparare, facendo un po’ meno lo schizzinoso, che “si lavora con la legna che c’è in cantiere”, perché altra non ne abbiamo a disposizione. Il Front National è il punto più alto toccato dal “populismo” che si oppone alla tirannia del grande capitale finanziario, il quale solitamente si esprime attraverso candidati sub-politici, nuovi di pacca o quasi, costruiti mediaticamente e debitamente sponsorizzati, esattamente come il fotogenico Emmanuel Macron – e il “nostro” Matteo Renzi, qualche annetto fa, nella “luna di miele” con gli italiani menati per il naso.

Bisognerebbe ricordare all’enfant prodige della filosofia italiana, Diego Fusaro, che il suo vero e unico maestro filosofico degno di questo nome, lo scomparso Costanzo Preve, nel 2012, anno delle precedenti presidenziali in Francia scrisse quanto segue, in un piccolo saggio dal titolo Se fossi francese:

Quanto scrivo qui probabilmente aumenterà il gossip e l’antipatia in rete nei miei confronti. Ma siccome ho anche alcuni estimatori convinti (ad occhio e croce più di dieci e meno di cinquanta) a loro, e solo a loro, devo la sincerità e la parrhesia (in greco, parlare chiaro). In Francia il 22-4-2012 ci sarà il primo turno delle elezioni presidenziali, ed il 6-5-2012 il secondo turno fra i primi due rimasti. Se fossi francese andrei a votare in entrambi i turni. Al primo turno (scandalo! orrore!) voterei Marine Le Pen, ed anche al secondo turno, se fosse ancora in corsa. [ … ] In Francia, grazie unicamente al meritorio De Gaulle, c’è  ancora un brandello di sovranità nazionale. La gente è in maggioranza contro l’euro, anche se sventuratamente viene divisa ideologicamente fra la Le Pen e Mélenchon, per il quale voterei, se pensassi che facesse sul serio, senza recitare il semplice gioco delle parti (urla rivoluzionarie, e poi appoggio a Mitterrand e Jospin). [ … ] Essendo un uomo di libri (e non vergognandomene affatto) cito nell’ordine quattro libri francesi, che mi hanno portato liberamente a questa folle decisione politicamente scorrettissima, anche se virtuale perché non ho il passaporto francese. [ … ] Il quarto e ultimo è direttamente di Marine Le Pen (cfr. Pour que vive la France, Grancher, Paris, 2012).

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43120%20Costanzo%20Preve

Nel libro della Le Pen citato da Costanzo, la stessa scrive senza mezze misure:

Je ferai donc ici une analyse du projet mondialiste, du rôle joué dans sa réalisation par nos élites politiques, médiatiques et financières, de la guerre qu’elles mènent au peuple, à la République et à la Nation, et de la violence contre la démocratie à laquelle elles sont résolues pour se maintenir en place.

Queste parole avrebbe potuto scriverle lo stesso Preve o, più modestamente, anch’io e … Diego Fusaro in persona. Le élite che perseguono il progetto mondialista hanno mosso guerra ai popoli, a tutti i popoli, utilizzando una grande varietà di armi, come ben sappiamo con il senno di poi, dalla Legge Fornero e dallo Jobs Act in Italia alla Loi Travail in Francia, dai bombardamenti in Libia all’infiltrazione di mercenari jihadisti per destabilizzare la Siria.

Come sempre, Costanzo Preve è stato chiaro e ha mostrato di aver compreso, fin dall’ormai lontano 2012, la portata della proposta politica di Marine Le Pen, in grado di sciogliere il nodo scorsoio neocapitalista e mercatista, stretto come un cappio intorno al collo della Francia e del resto dell’occidente europeo, nonostante i dubbi e i distinguo espressi dal suo giovane allievo Diego Fusaro.

Viva la Le Pen, quindi, senza ombra di dubbio e senza distinguo, con il rammarico di non avere niente di simile nella disastrata e desolata Italia, dove, in un paesaggio ormai sterile, privo di una vera sostanza politica trasformativa, ci sono soltanto collaborazionisti sub-politici della troika e del Pentagono (piddì), false opposizioni vigliacche (cinque stelle, articolo 1, sinistra italiana, campo progressista, possibile) e opposizioni debolissime, tollerate perché non caveranno mai un ragno dal buco (Lega e FdI).

Anche se la vittoria di Marine Le Pen nel ballottaggio di domenica 7 maggio, sembra avere ben poche probabilità, scrivo anch’io, come scrisse Costanzo Preve nel 2012, se fossi francese voterei per la Le Pen e non, opportunisticamente, non voterei per Macron!

La Le Pen non sta sullo stesso piano di Macron, rappresentando il popolo di Eugenio Orsoultima modifica: 2017-04-29T13:37:55+00:00da derosse
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13 pensieri su “La Le Pen non sta sullo stesso piano di Macron, rappresentando il popolo di Eugenio Orso

  1. Ineccepibile: giusto e ben scritto. Il punto centrale è dove lei dice “non vuole scontentare troppo alcuni lettori di sinistra”. Ossia la sinistra piddina, e l’opinione pubblica che grazie ai media si tira dietro, non ragiona più su fatti e dati, ma su emozioni artificiali: lo scandalo e l’indignazione contro la fascista Le Pen, il populismo, il razzismo, l’omofobia, il revisionismo storico, il cospirazionismo…
    Il povero Fusaro è un vaso di coccio contro i vasi di ferro delle varie Boldrini, Cirinnà, Fedeli e redazione del Fatto Quotidiano tutta.
    La soluzione l’aveva indicata Oscar Wilde: “Quando ti accusano di qualcosa, non scusarti, vantatene.” Ma se Fusaro si vantasse di auspicare il populismo, in TV non lo inviterebbero più e sul FQ non potrebbe più scrivere.

    • Per Nieuport

      Costanzo Preve, buona e grande anima, ne sarebbe dispiaciuto se fosse ancora in vita, in quanto uomo e pensatore dotato di una grande sensibilità, oltre che di un’onestà intellettuale come pochi al mondo …

      Credo che il brillante giovane dalle grandi capacità (perché tale è), abbia un’ambizione smodata e si concentri sulla carriera come pochi. Anche e soprattutto – di questi tempi – il presenzialismo televisivo gli fa gioco. Sapendo qual’è la vera funzione della televisione e comprendendo la vitale necessità di accesso per “sfondare”, possiamo affermare che gli ambiziosi, in carriera, si autocensurano proprio per non perdere la grande opportunità …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Fusaro è un bravo ragazzo, ma come si dice…non è un cuor di leone.
    Ricordo la patetica scenetta di quando invitato a parlare a CasaPound, minacciato dalle solite quattro zecche centrosocialare, rinunciò (dopo iniziale adesione) per…non fomentare violenza.
    Poteva inventarsene una migliore che diamine.
    Purtroppo il coraggio non si può apprendere sui “sacri testi” (sputtanatissimi) di Marx ed Hegel.

    • Per Matteo

      E’ il sistema che sputtana, attraverso intellettuali compiacenti i “sacri testi” di Hegel e Marx, ancora potenzialmente pericolosi per la sua stabilità. Il filosofo che ha scritto (se ben ricordo) oggi Marx si prende decaffeinato, aveva ragione da vendere, perché si può citare Marx, ma senza esaltare troppo il contenuto rivoluzionario e trasformativo della sua opera.
      Un filosofo come Fusaro non è “cuor di leone”? Ebbene, non è sempre così. Costanzo Preve “cuor di leone” lo era e le sue scelte l’hanno portato all’isolamento e alla denigrazione da parte dei “sinistri” (rossobruno!), cosa che lui ha accettato come prezzo da pagare per la libertà di pensiero. Se volesse, potrebbe farlo anche Diego Fusaro, che però è molto ambizioso e attento alla “carriera”.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Eh, dici bene.
        Il prezzo della verità è l’isolamento.
        In ogni tempo, luogo, gruppo.

        Perché le “sante masse” (non meno immaginarie delle sante messe) a cui ami credere amano l’inganno, e venerano la potenza, come tutti gli altri.

        Ed è questa la vera ragione per cui vengono “ingannate” (dai mass media, dalla finanza, …), nella stessa maniera in cui ingannano i clienti della loro bottega, o il loro vicino, provandoci un sacco di gusti).

        Quando l’impiegato della Coop o della Conad smetterà di darmi 130g di qualsiasi cosa di cui ne ho chiesti 100g (nessuna protesta cambia questo comportamento, ovviamente) allora sì che avremo un motivo vero per avercela con l’Economist e il Financial Times.
        Non prima, però.

        Cambiano le dimensioni, non la sostanza.

        Se i più volessero la verità, o l’equità, la verità e l’equità regnerebbero nel mondo. Ma è vero l’inverso.

  3. https://www.city-journal.org/html/french-coming-apart-15125.html

    Anche in Francia ci sono gli outsider che “parlano”.

    Però i forti hanno sempre ragione.
    Dopotutto, alle elementari, medie e superiori i forti erano i “poverini” marginalizzati dalle élite.
    Io me la ricordo, la loro invidia per chi fosse in grado di pensare.
    Io me li ricordo, i loro “scherzi” (i cui prototipi ho ritrovato in qualche libro di sociobiologia, sincero quindi sulla natura degli ominidi, un decennio e mezzo dopo), la loro aggressività per nessun altro motivo che per istinto.

    Anche su Internet, se vai in forum affollati e usi un lessico non elementare e mostri di poter pensare, questi “poverini” ti assaltano co-ordinatamente, mossi dall’invidia inconscia per chi può pensare.

    Cita Kant, Bergon, usa un avverbio come “indubitabilmente” o “pedissequamente”, e sarai oggetto del loro scherno, motivato da invidia inconscia.

    Non significa che io mi trovi bene con Goldman Sachs (che tu chiami Rothschild Bank, chi sa per che). Ma quando i bulli e prepotenti (e invidiosi) trovano dei bulli più grandi di loro in dimensione… che senso ha parlare di “giustizia”, “verità”, …?

    Coloro che possono pensare hanno due scelte: essere invidiati (si capisce inconsciamente) e ostracizzati aggressivamente (una volta che l’età delle aggressioni fisiche e dello scherno aperto sia passata, si intende) in ogni “gruppo”, oppure imparare a sfruttarli.

    Tu biasimi chi sceglie la seconda strada, e parli di “ingiustizia”.
    Io biasimo me stesso, per non avere la natura di un secondo-stradista.
    Ma, come l’uomo di Pitagora ai giochi olimpici, al più osservo, facendo a meno dell’illusione che chi perde siano angeli.

    No. C’è chi picchia la moglie e il figlio, e scrive “merda” a chi può pensare e qualcosa la sa sui social (e, oltre un certo quoziente intellettivo, scrive blog in cui parla di quanto sarebbe bello se tutte le donne occidentali a breve fossero costrette a coprirsi l’intero corpo in pubblico). C’è chi riceve bail-outs di un miliardo di dollari, e scrive i titoli dei giornali dell’Occidente (ormai ogni giorno è un unico titolo, solo tradotto: lo avrai notato).

    Queste “sante masse” sono non meno immaginarie delle sante messe.

    • Grazie per avere allegato quel link,

      https://www.city-journal.org/html/french-coming-apart-15125.html

      illuminante sulla spaccatura tra francia dei centri urbani bobo ed immigrati, e francia “altrove” popolata dal “francese medio” scacciato via dalle città e dai mercati del lavoro più remunerati ivi presenti. Rivelatorie anche le considerazioni sul politically correct e l’antirazzismo come nuovi collanti ideali utili per serrare le fila delle elite in senso identitario, come i codici di comportamento nobiliari nell’ancien regime.

      Una domanda per te: ma se sai, come hai dimostrato ampiamente e giustamente argomentando sull’imbecillità della gente comune che ci ostiniamo a difendere, quello che ti aspetta, sui social che ci vai a fare?

      Barabba

  4. Jacques Tati aveva gia’ un immagine ben chiara, forse e’ stato – a livello cinematografico – il primo vero antiglobalista, Quanto ho amato Mon uncle….

  5. Iperbole Italia.

    Eugenio, a parte il Fronte Nazionale, in vista delle prossime politiche dal Novembre 2016 è nato un nuovo partito politico, a mio avviso da seguire con interesse:
    RISCOSSA ITALIA
    http://riscossaitalia.it
    Anti-EU
    Anti-Euro
    Anti-NATO
    Anti-liberista

    Il segretario Nazionale che sta sfornando conferenze in tutta Italia è L’AVV. Marco Mori (candidato sindaco nel comune di Genova).

    Ottimo articolo e condivisibile in toto!

    • Per Iperbole

      Sarò sincero,
      Ho letto. In passato, nell’ultimo decennio, sono nati nuovi partiti/movimenti che poi non avuto seguito alcuno, di cui pochi si ricordano l’esistenza.
      In tal caso, ho notato che c’è una senatrice, di nome Paola De Pin, membro di commissioni e del gruppo GAL, nato artificialmente dopo scissioni. Non credo che sia un elemento positivo.
      Preferisco non esprimere un giudizio, perché i programmi “si lasciano scrivere” (soprattutto di questi tempi) e perché se nascerà una vera forza di opposizione, in questo paese, con qualche consistenza e qualche possibilità di successo, ho l’impressione che lo capirò al volo e avrò una folgorazione … Inoltre, il programma inizia con riferimento un esplicito riferimento elettorale (alle elezioni, nelle quali non credo).

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Iperbole

        Eugenio, condivido il tuo pensiero. Questa volta però voglio sperare che ci siano i presupposti per battere la partititocrazia nello stesso campo di gioco (sarebbe un miracolo se già alla prossima consultazione elettorale politica). Paola De Pin è una esplulsa dal 5 stalle. Gli organizzazori sono tutti giuristi, economisti e costituzionalisti provenienti in prevalenza da sinistra (e non la SPC) e, perchè no, anche da destra. Non voglio illudermi, Marco Mori è preparatissimo e quanto a “orazioni politiche” ha classe da vendere!!! Al netto di tutto, oggi non ci si può permettere di restare fuori dal “giro” e ghettizzarsi in organizzazioni politiche extraparlamentari (e ce ne sono diverse interessantissime)… da una parte si dovrà iniziare e, anche se questa formazione si dice democratica (io con la democrazia ho una relazione conflittuale tanto per intenderci…), credo sia possibile sperare in qualche cambiamento. Vorrei poter scommettere sul “tempo al tempo” …affinchè questa formazione politica (che pare stia riscuotendo grosso successo a Genova per la carica di sindaco) possa dire qualcosa e avere la giusta visibilità nei media di regime liberal-democratici (sarà dura ma sto tizio lo vedo battagliero…) … Non voto da anni… ma questa volta (alle prossime politiche, presumibilmente darò senza rifletterci troppo il mio voto a questo Partito). Da una parte bisogna cominciare. Diversamente le altre strade a disposizione sono e saranno praticamente quasi del tutto impossibili da da praticare…

        Saluti

        • Per Iperbole

          Attenzione agli espulsi dal cinque stalle! Già di suo il 5s (stalle ingombre di letame) si è rivelato una falsa opposizione vigliacca e gli espulsi vengono dalla stessa matrice. Ce n’è uno, eletto nel FVG, di cognome Battista, che vagheggiava accordi con il piddì. Questi cercano semplicemente di piazzarsi.
          Bisogna attendere e resistere, perché non serve impegnarsi in progetti che al 99% sono un fallimento aprioristico, o un modo per alcuni politici di “piazzarsi”.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

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