L’inganno della democrazia di Eugenio Orso

Quella della democrazia politica e delle sue giustificazioni metafisiche e filosofiche, in epoche più vicine a noi di natura ideologica, è una storia lunga. Una storia lunga più di venticinque secoli.

Se vogliamo, possiamo partire, accademicamente, dal pensiero del sofista greco Protagora (V secolo avanti Cristo), sostenitore di quella democrazia che appariva giusta all’intera città (la Polis), non soltanto a singoli politai, quella stessa democrazia che era stata data all’uomo niente di meno che da Zeus in persona. Il padre della sofistica, Protagora di Abdera, era fiducioso nel buon uso della tecnica politica da parte degli umani, quale dono della suprema divinità dell’Olimpo, per consentire loro di associarsi nel reciproco rispetto, praticando la giustizia.

Non così il celeberrimo Platone, che dedicò addirittura uno dei suoi dialoghi a Protagora, in cui non poteva mancare la figura del maestro Socrate, per sconfessare i sofisti e la sofistica. Platone fu un lucido critico della democrazia nel mondo antico, in contrasto con il primo ”ideologo” democratico Protagora, per il quale, grazie ai doni di Zeus distribuiti più o meno equamente nell’umano genere, gli uomini erano tutti dotati, almeno in potenza, della virtù politica ed erano mediamente consapevoli, liberi e in grado di gestire al Polis.

Ciò che Platone metteva in luce criticamente erano i punti deboli del pensiero del sofista, come l’uguaglianza fra gli uomini, tutti dotati almeno in potenza delle stesse virtù, compresa quella politica, come se fossero stati fatti con lo stampino. In verità, secondo Platone, pochi erano quelli in grado di far prevalere la razionalità su desideri e impulsi irrazionali, agendo nell’interesse generale per il bene collettivo.

Gli uomini non sono fatti con lo stampino, per come la vedo io (manco a dirlo, vicino più a Platone che a Protagora), l’uguaglianza è una faticosa conquista – non qualcosa d’innato – da gestire con cautela e lungimiranza, e i presupposti più antichi della giustificazione/legittimazione del “sistema democratico”, fondato su una discutibile uguaglianza ben stigmatizzata da Platone, sono fondamentalmente errati.

Paradossalmente, aveva ragione l’autore de La Repubblica e del Protagora, quando ammoniva che dalla democrazia alla tirannide, pur transitando attraverso la controversa figura del demagogo, il passo è breve, nonostante la democrazia avrebbe dovuto rappresentare l’opposto della tirannide. Questo pericolo, con le dovute cautele e differenze, è di grande d’attualità ai giorni nostri. Anzi, nel nostro presente, migliaia d’anni distante dal tempo del grande filosofo ateniese, la democrazia si è già trasformata in una strisciante e mascherata tirannia. Non di un uomo solo, demagogo e animato da volontà di potenza individuale, ma di una ben precisa classe dominante, al vertice della piramide sociale.

E’ chiaro che la democrazia della Polis antica, con la partecipazione diretta dei soli maschi adulti nati da genitori provvisti di cittadinanza, unici nella pienezza dei diritti, è alquanto diversa da quella rappresentativa di matrice liberale, caratterizzata dal suffragio universale.Tuttavia, qualche confronto possiamo farlo.

Nel tempo antico e nel mondo degli Elleni la contrapposizione era fra l’Agorà, cioè la piazza ateniese (tuttora visibile ad Atene) delle assemblee dei politai, e l’Acropoli degli oligarchi e dei trenta tiranni. Oggi il conflitto è fra la classe dominante globale, finanziaria e post-borghese, da un lato, e la classe dominata pauper, dall’altro lato, che si sta formando sempre più rapidamente in paesi come l’Italia, soggetti all’impoverimento di massa e al dominio del libero mercato. Lo scontro fra Agorà e Acropoli (simbolicamente) era combattuto da entrambi i contendenti, e il popolo riconosceva il nemico (gli oligarchi con i propri interessi e appetiti di potere, i tiranni di Teramene e Crizia).

Nel nostro caso storico, invece, assistiamo a un conflitto a senso unico che va avanti da anni, combattuto con ogni arma (la finanza, la pubblicità, la cosiddetta informazione, il terrorismo, la droga, le riforme del lavoro e delle pensioni, eccetera) dai dominanti contro i dominati, che paiono ancora totalmente inerti, con il capo chino a ricevere i colpi, in molti casi senza neppure capire da dove arrivano. Se ciò avviene in piena apoteosi della forma di governo democratica, nella versione attuale rappresentativa a suffragio universale, è chiaro che anche il cosiddetto sistema democratico è un’arma potente, sul piano politico, in mano ai dominanti globali. La tirannia non è esplicita ma mascherata e molto subdola, perché i politici eletti e i tecnocrati nominati che infestano questa democrazia, sono espressione dei soli interessi della classe dominante, anche se millantano – nel caso dei politici eletti, per i tecnocrati non ce n’è bisogno – una rappresentanza popolare.

Per chi vuol vedere e riesce a comprendere la realtà sociopolitica, la democrazia, fondata sull’equivoco e su presupposti errati già nel tempo lontano del sofista Protagora, è solo uno strumento di dominazione elitista, nonostante gli abbellimenti e i camuffamenti ideologici di intellettuali prezzolati, accademici comprati e mass-media di stretta osservanza oligarchica.

Molti, per anni, hanno bevuto la favoletta di Karl Popper – nemico del “tirannico” Platone e alfiere della società aperta liberomercatista – che la democrazia, nella veste attuale liberale, è la forma di governo migliore, ossia il minore dei mali rispetto alla demonizzata dittatura, perché consente di cambiare esecutivi senza ricorrere alla violenza, come se si trattasse di sostituire teorie scientifiche.

Indubbiamente, la democrazia è la forma di governo migliore, ma non certo per noi, maggioranza dominata, e comunque non per il motivo addotto da Popper. E’ la forma di governo migliore per gli oligarchi/dominanti/elitisti e consente di narcotizzare e neutralizzare le classi dominate, da sfruttare e spogliare dei veri diritti (reddito, lavoro, casa), facendogli credere che nel sistema democratico vi è il rispetto della volontà popolare e la rappresentanza effettiva dei loro interessi. Invece, come abbiamo osservato soprattutto negli ultimi anni, per noi la tanto santificata democrazia (da Protagora in poi) rappresenta un vicolo senza uscita. Non dimentichiamoci che per il teorico e pratico rivoluzionario di successo Vladimir Lenin (più vicino alla mia “sensibilità politica”), la democrazia liberale dei suoi tempi, intrinsecamente borghese, altro non era che la dittatura della borghesia proprietaria. Oggi, questa forma di governo truffaldina è l’espressione del potere assoluto delle élite neocapitaliste internazionalizzate.

Se le conquiste della democrazia si sostanziano nelle “nozze gay”, nella liberalizzazione delle droghe leggere e del gioco d’azzardo, i risultati pratici epocali ai quali ha contribuito sono la distruzione progressiva dello stato sociale, il ridimensionamento della sovranità degli stati, la loro subordinazione ai trattati sopranazionali elitisti, le riforme contro i diritti dei lavoratori. Il piano socioeconomico s’interseca con quello politico e la democrazia simboleggia il potere liberomercatista, che domina ambedue i piani.

L’inganno della democrazia, del potere non al popolo, ma concretamente contro il popolo, dovrebbe ormai essere palese per tutti. Se la democrazia contribuisce a ridurvi la pensione e ad allungare la vita lavorativa, comprimendo le retribuzioni, altro non è che una forma di governo ostile alla maggioranza, che opera, sempre più scopertamente, contro la maggioranza. Si tratta, quindi, di una tirannia neo-oligarchica mascherata, nascosta dietro istituzioni – parlamento, governo, magistratura – che rispondono a un solo potere, che, però, non è certo quello del Demos … con buona pace per Protagora e i suoi lontanissimi discendenti democratici.

Infine, ciò che affermo in questo breve saggio popolare è verificabile senza scomodare Platone, Popper, Lenin o altri filosofi e pensatori. Basterebbe chiedere a uno qualsiasi dei milioni di italiani in difficoltà se è disposto barattare il voto democratico e “partecipativo” – definito pomposamente conquista di civiltà! – con un posto di lavoro stabile, dignitosamente retribuito e la possibilità, offerta soltanto dalla sicurezza economica, di pianificare serenamente il suo futuro. Secondo voi, quale potrebbe essere la risposta?

L’inganno della democrazia di Eugenio Orsoultima modifica: 2017-03-17T17:32:09+00:00da derosse
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9 pensieri su “L’inganno della democrazia di Eugenio Orso

  1. Caro amico,
    per la prima volta, un suo saggio che non mi piace, anche se non so dire perché. La prima impressione sarebbe di dire come Churchill che la democrazia è un sistema pessimo ma è meglio di tutti gli altri.
    Non basta dire che sarebbe meglio barattare il voto democratico e partecipativo con un lavoro stabile, dignitosamente pagato e la possibilità di pianificare il futuro se non si dice quale sistema può dare tali risultati. Il comunismo e il fascismo, sono stati provati ma hanno fallito perchè hanno creato classi dominanti, nomenklature, corrotte e inefficienti peggio di qualunque elite democratica, oltre che crudelissime. La giusta alternativa alla democrazia è solo la teocrazia, ma chi ha il coraggio di dirlo? Per esempio l’Iran, il governo degli ayatollah, che temono Dio, e non cercano l’arricchimento personale (di Khomeini, Kamenei, Mullah Omar e simili è stato detto tutto ma non che siano corrotti) ha sicuramente portato gandi progressi sociali al suo popolo. Così come Tommaso d’Aquino sosteneva che la migliore forma di governo sia una monarchia cattolica. Francesco Giuseppe era onesto e passava tutte le sere a rispondere alle suppliche dei suoi sudditi. Ce lo vede Renzi o Mattarella a fare le ore piccole per rispondere alle lettere dei cittadini che lamentano ingiustizie?
    Ma dato che la teocrazia non va bene a nessuno, resta la democrazia. Ma qui il problema è che i cittadini dovrebbero decidere sulle cose importanti. Ma quali sono le cose importanti? Di cosa è fatto un popolo? Di vita, di etnia, di famiglia, di religione, e poi di pace e di lavoro. Ma di tutte queste cose è vietato parlare: il politicamente corretto condanna come razzista ogni discorso di etnia, come omofobo ogni discorso di famiglia, come anti-islamico ogni discorso di religione, come complottista ogni discorso su altri temi.

    • Per Nieuport

      Temo che questo saggio avrebbe suscitato qualche critica e perplessità anche nel mio Maestro, Costanzo Preve, se fosse ancora in vita …
      Tuttavia, devo rispondere che non ha nulla a che vedere con il punto di vista , sulla democrazia stessa, che poteva avere uno come Winston Churchill e non lo prendo neanche in considerazione, perché frutto di opportunismo politico-sistemico.
      La martellante propaganda sistemica, per decenni nel dopoguerra, ha contribuito a demonizzare il novecento, come secolo degli orrori, delle guerre e delle dittature, per affermare semplicemente T.I.N.A., su un piano politico, ossia la mancanza di alternative alla democrazia (su questo specifico punto Preve buonanima sarebbe stato d’accordo).
      Ciò implica che per moltissimi, la maggioranza – alcuni pur vagamente consapevoli che oggi la democrazia (nel caso storico di matrice liberale) è uno “strumento di dominazione elitista” – è difficile, se non impossibile, pensare a un sistema di governo alternativo, diverso dalla democrazia.
      Tralasciamo il fatto che la democrazia sconta grandi ambiguità di fondo, fin dal momento in cui si deve definirla chiaramente (cos’è? Ci sono decine e decine di definizioni …). Il punto cruciale, per noi, dev’essere la concreta realtà socio-politica che stiamo vivendo, la quale dimostra che la democrazia è funzionale alla riproduzione del nuovo capitalismo finanziarizzato, nonché uno schermo dietro il quale si maschera il potere assolutistico di Mercati e Investitori (la classe dominate post-borghese e neocapitalista). Se così non fosse, non ci sarebbe il governo dei tecnocrati e dei nominati, come da noi la sequenza Monti-Letta-Renzi-Gentiloni/Renzi bis …
      Altre declinazioni della democrazia esistono solo nella propaganda delle FO (false opposizioni utili solo al sistema), come la “democrazia in rete” dei 5s in Italia, vagheggiata dal guru e visionario Casaleggio, o appaiono nei sogni di anime belle, come la “democrazia diretta” e assembleare nelle piccole comunità (seguendo il modello della Polis ellenica), che si dovrebbe sviluppare su un piano orizzontale.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Non ha importanza se nessuno ascolta o, peggio, censura. Come disse Gianni Rodari,
      “Nel paese della bugia, la verità è una malattia.”
      Ma la verità va detta perché è l’unica cura che funziona. Vogliamo consigliare palliativi solo perché il malato rifiuta la medicina che lo salverebbe?
      Bene fa Eugenio a dire verità impopolari, e a dirle forte e chiaro.

  2. Caro Eugenio, il voto democratico è il sistema di oppressione perfetto. Serve ad illudere il popolo di avere il potere, e al contempo a conferire totale anonimato e impunità ai veri decisori, nascosti dietro il palcoscenico politico.
    Non a caso l’elite finanziaria fa le guerre per esportare la democrazia, e stigmatizza ogni altro sistema istituzionale come male assoluto. Lorsignori hanno dovuto distruggere le gerarchie tradizionali, per diventare i vampiri del mondo.

  3. Si certo,negare le verita’ del post e’ impossibile ma pongo dei punti interrogativi:
    da dove inizia la ns democrazia
    dove deve finire
    quali sono gli obbiettivi
    ed il precedente sistema di governo e’ fallito da solo o con l’aiuto?
    Non si puo’ negare che i fascismi sono stati sconfitti con le armi, i comunismi sono implosi e stessa fine dei fascimi hanno fatto tante morarchie secolari (vedi Cecco Beppe nominato nel post).Ad ognuno le sue riflessioni.
    Cordiali saluti a tutti

    • Per myopinion

      La ns democrazia inizia dopo la seconda guerra mondiale. Ha subito il “blocco” a causa al Fattore K (Kommunism, la presenza del PCI … Alberto Ronckey). Ha subito una forte involuzione proprio con la cosiddetta seconda repubblica, a causa di Tangentopoli/Mani pulite, la vittoria globalista e il collasso dell’Urss, la nascita della Ue. Oggi si configura apertamente come un sistema di dominazione elitista.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. La democrazia è morta, anzi forse non è mai esistita. Voglio raccontarvi una storia.
    Oggi ho fatto un colloquio di lavoro per un impiego part time da 600 euro il mese. Roba da morti di fame direte voi . Eppure eravamo in tanti. Mentre aspettavamo le storie delle nostre vite si sono incrociate. Storie di pezzenti, sconfitti. Disgraziati. Tutti diplomati o laureati , a fare la fila in sala d’attesa per un misero lavoro da quattro soldi. Alcuni di noi lavoravano al nero, altri erano disoccupati, altri avevano vissuto esperienze peggiori della schiavitù. Alcuni giovani , altri più vecchi. Tutti italiani. Tutti bianchi. Tutti sfruttati. sottopagati, distrutti, abbattuti, con un po’ di forza ancora per riderci sopra sulle proprie disgrazie, sulle proprie vite inutili, sulla propria fatica e sofferenza.
    Nessuno ci avrebbe aiutato. Nessun politico. Nessuno sistema. Parlavamo di abbandonare il paese, lasciarlo ai negri, agli islamici, agli zingari, che piacciono tanto al pd, alla cgil, alle cooperative mafiose, alla chiesa infame. Parlavamo di scappare, per andare a Londra a fare… i camerieri. Avevo voglia di gridare, di menare le mani, di prendere un’arma uscire per strada e sparare alla prima auto blu di un politico che passava. Avrei voluto fondare un partito per difendere quei milioni di italiani poveri, disoccupati, disperati, sfruttati, ma ho provato solo un senso di impotenza. Vorrei gridare fanculo ai politici, al sistema, agli extracomunitari che ci invadono facendo i loro porci comodi, fanculo alle banche, all’euro, ai venduti, ai traditori della patria.
    Il nostro popolo sta male. E’ povero. E’ indifeso. Ed io non so cosa fare.
    Quando è arrivato il mio turno ho fatto il colloquio.
    Poi sono uscito sperando in un lavoro da 600 euro che è comunque meglio di quello che faccio adesso.
    Quando combatteremo!??
    Ci lasceremo morire così? Senza fare nulla?
    Sto così male al pensiero che non ho neanche le lacrime.
    Dio abbia pietà di noi! Vorrei che Cristo scendesse dalla croce e combattesse al nostro fianco. Sto vaneggiando, adesso si che sto piangendo.

    • Per Mario

      Comprendo il dramma, comune ormai a molti milioni di italiani. Per combattere ci vogliono le armi e non solo quelle da fuoco …
      Per combattere, inoltre, ci vuole coraggio e schiena dritta, cosa che manca alla maggioranza degli italiani.
      Per combattere, infine, ci vuole un’organizzazione forte e capillare, quadri, comandanti, tutte cose che oggi in Italia mancano completamente.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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