Il mondo al contrario [Alceste]

Gli Ebrei sono il popolo più considerevole della storia mondiale perché essi, posti davanti alla questione se essere o non essere, hanno scelto … l’essere a ogni costo: questo costo fu la falsificazione di ogni natura, di ogni naturalezza, di ogni realtà, dell’intero mondo interiore non meno che dell’esteriore. Essi si trincerano contro tutte le condizioni alle quali, fino a quel momento, a un popolo era possibile vivere, era consentito vivere: crearono, estraendola da sé stessi, un’antitesi concettuale alle condizioni naturali, – in maniera irreversibile essi hanno, nell’ordine, rovesciato la religione, il culto, la morale, la storia, la psicologia nella contraddizione ai loro valori naturali“.
Sono alcune considerazioni di Friedrich Nietzsche tratte da L’Anticristo. Il filosofo va alle radici della décadence cristiana e le ritrova nello snaturamento di valori operato dalla teologia ebraica: “Il prete svaluta, dissacra la natura …“, si inventa cioè un mondo al contrario dove l’antico ordine (di cui l’istinto vitale, la bellezza e la morale erano i fondamenti) viene sovvertito e sostituito da un nuovo ordine assolutamente irreale, antinaturale, piccino, risentito, compassionevole sino all’idiozia.
Tale décadence, inoltre è solo una recita, avverte Nietzsche, “solo un mezzo: questa specie d’uomini ha un interesse vitale nel rendere malato il genere umano e nel capovolgere in un significato esiziale per la vita e denigratorio per il mondo i concetti di ‘buono’ e ‘cattivo’, di ‘vero’ e ‘falso’ …“.
Invertire le coordinate vitali dell’esistenza: questo l’assalto al cielo tentato dalla Globalizzazione.
Basta sostituire col termine “democratico” o “progressista” o “PolCor” la parola “irreale” e si avrà la formula del più gigantesco tentativo di sradicamento culturale mai tentato: un venerato pantheon di valori “PolCor” che sostituisce il vecchio ordine, unico ostacolo al potere assoluto.
Come gli Ebrei rinnegarono sé stessi dando vita, secondo Nietzsche, al Cristianesimo, oggi si nega l’Occidente (la cultura occidentale nel suo complesso) per instaurare il Politicamente Corretto, ovvero una struttura senza alcun attinenza con la natura, la realtà, la morale, la logica e la tradizione dei millenni scorsi: un mondo virtuale di bontà infinita, compassione pelosa, inesistente, falso, minimale, deleterio, che viene introiettato a forza e produce un’umanità psicotica, belante, servile, sommamente idiota.
Il PolCor è un mezzo, non un fine.
Il PolCor agisce in parallelo con la dominazione finanziaria: ne è il braccio ideologico e psicologico.
Il PolCor ha, per ora, un unico obiettivo: la dissoluzione dell’Occidente, quello aristotelico, solare, forte, logico, l’unico autentico ostacolo alla dominazione mondiale delle anime.
In nessun altra porzione d’umanità batte un così possente cuore di cultura e storia tale da opporsi a questo disegno ciclopico.
Se l’Occidente cade è finita.
Il PolCor agisce in modo semplicissimo: con l’inversione dei ruoli e del sentimento naturale. La mia citazione preferita è sempre quella delle streghe del Macbeth: “Il bello è brutto e il brutto è bello“: questo è il PolCor in un guscio di noce.
Tutto ciò che prima era logico, naturale, consequenziale, bello (non in senso assoluto, beninteso, ma quale distillato d’una tradizione, quella occidentale appunto) è considerato, ora, brutto, obsoleto, ridicolo, razzista, antidemocratico, cattivo; e viceversa.
L’attacco è portato avanti su più livelli, in ogni campo: l’obiettivo è detronizzare il vecchio e instaurare il nuovo innaturale che, col tempo e la coercizione, verrà assimilato e considerato naturale. A quel punto non ci sarà più nulla da fare.
Questo piano d’azione, facile, spietato, sistematico e immane allo stesso tempo, è già in fase avanzata.
L’indistinzione e l’inversione sessuale, il via libera alle perversioni (la pederastia e la pedofilia sono alle porte), l’omosessualità come valore, la pazzia come valore, la provocazione dell’orrido postmoderno in luogo dell’arte, la globalizzazione oltranzista, la stupidità e l’ignoranza come valore, l’illogico come valore: questo il sabba delle streghe in cui siamo costretti a danzare.
La devastazione del passato, delle scuole e delle università, la parcellizzazione del sapere, lo scientismo ottuso, la lenta pauperizzazione, il dilagare del virtuale in luogo del tangibile, la sparizione dei commerci, l’ecologismo isterico, l’estinzione del lavoro, l’individualismo spacciato per libertà, l’annientamento delle comunità, la sussunzione delle industrie e dell’agricoltura nelle multinazionali: ecco il “progresso”, ecco la “democrazia”: termini nobili e innocenti ormai snaturati sino a incarnarsi nell’opposto della democrazia e del progresso.
Credere che Marina Abramovich sia un’artista o che Frank Geary sia un architetto o che Los Angeles sia una città significa vivere in un mondo alternativo e rovesciato: il perfetto contrario del giusto. L’Occidente deve tornare a essere ciò che è sempre stato, coi terrori e le grandezze, occorre riguadagnare la normalità, il buon senso, la profondità storica che ci riallaccia ai nostri veri antenati; bisogna riconquistare il tertium non datur della logica, che il “no” sia un “no” e il “sì” un “sì”; riconoscere, una volta per tutte, che il “nulla di troppo” e il “conosci te stesso” non sono proverbi o motti, bensì ammonimenti alle soglie del nichilismo.
Occorre gettare alle ortiche la destra e la sinistra, questi formidabili inciampi, e divenire felicemente reazionari … ovvero, in un mondo al contrario come lo delinea oggi il PolCor, gioiosamente rivoluzionari … Pasolini, che scriveva da un’altra epoca, già presentiva tutto: la sinistra comunista deve appropriarsi di parte dell’ideologia di destra, diceva. I sessantottini, i “nuovi filosofi” del nulla che comunisti non erano di sicuro, ma goliardi PolCor, ovviamente dissentivano, tra champagne e molotov.
La reazione, che sarà una bella rivoluzione, si compone di atti minimi. Molti di noi li rigetteranno: cosa dice questo? Questa piccineria, tale sciocchezza, dovrebbe contribuire a salvarci? Sì, solo un’etica quotidiana ci salverà. Persino rivendicare la calligrafia diverrà rivoluzionario. Il rigetto della pornografia e della libertà come devianza lo sarà. Richiedere l’abbattimento di aborti come La Chiesa di Foligno di Fuksas lo sarà. Ogni tentativo del PolCor di instaurare un regno dell’incontrario dovrà essere rintuzzato. Dare sulla voce alla pletora di maestrine che lavano il cervello ai ragazzini con le scemenze sull’identità di genere lo sarà. Salvaguardare un affresco, un’epigrafe, un camminamento medioevale, persino un sasso o un tronco secolare lo sarà. Rifiutare in massa il regime hollywoodiano, le sciocchezze dei Grammy, degli Oscar e tutto lo squallido caravanserraglio dell’avanspettacolo parafiliaco. Non abbonarsi alle piattaforme dei telefilm. Rifiutare la droga. Disinstallare WhatsApp (lo,so, è dura …). Rifiutare le Ong, i Telethon, la lacrima sul migrante. Non comprare alcun tipo di giornale (questa è facile). Creare biblioteche. Respirare aria pura. Leggere libri buoni, chiari, classici (Maupassant, Orazio, Simenon) dove anche l’interiorità più oscura risalta alla luce della compostezza. Non aver timore di affermare che Basaglia e la pletora di libertari suoi pari erano pericolosi eversori e che la normalità esiste: per il semplice fatto che, senza la normalità, non esisterebbe nemmeno il fascino dell’anormale e del diverso. Il diverso va considerato diverso, altro dalla comunità, e non la norma, appunto (e il diverso andrà rispettato nella sua conclamata diversità). Negare le “conquiste” radicali dei Settanta. Rigettare in gola al salmone Pannella le sue ultime vociferazioni: “Tranquilli, abbiamo vinto …“; questo sarebbe davvero “il progresso”. Ricondurre l’Occidente nell’antico covile della razionalità, in cui A=A, questo sarà rivoluzionario: e per far ciò, come detto, occorrono fior di reazionari … Trump che cancella i “diritti” dei transgender è un reazionario che fa la rivoluzione. Ma come, siamo alle soglie della Terza Guerra, e questo perde tempo con tali sciocchezze? Forse è il suo atto politico più importante … nessuno sceglie i tempi in cui vivere, né le battaglie e nemmeno il modo in cui vanno intraprese. Il catalogo è questo. O le si combatte oppure no.

Il mondo al contrario [Alceste]ultima modifica: 2017-02-24T14:53:36+00:00da derosse
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38 pensieri su “Il mondo al contrario [Alceste]

  1. Bravissimo. Il problema é come diffondere il più possibile queste teorie. I popoli sono pronti ad innescare la retromarcia. Se ció non avverrà fra qualche anno ci troveremo ad esaltare la bontà delle larve fritte e il prelibato gusto del maiale semiumano.
    Torniamo ad essere un faro per l’umanità.

    • Per bob valdez

      Se guardo all’Italia, dubito che il popolo sia cosciente delle gravi questioni che abbiamo davanti, del rischio che sta correndo e di chi è il nemico principale. La gran parte degli italiani si fa condurre come un branco di pecore alla tosatura e non ha idea di cosa voglia dire, in questo frangente storico, “innescare la retromarcia”. Altri popoli europei sono un po’ più consapevoli del rischio (declino totale, guerra atomica, neoschiavitù), ma la loro reazione è ancora debole e frammentata. Basta pensare che molti credono di poter cambiare il corso della storia con il voto liberaldemocratico …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Se esistesse un premio nobel per chi scrive sui blog Alceste sarebbe il vincitore assoluto. Pezzo bellissimo. Scalda i cuori e le menti. Grazie

    • Per Giovanni

      Come sai, i premi nobel li danno soltanto a chi è “raccomandato” e/o non da fastidio al sistema, oppure ha sostenuto il sistema. Anzi, il nobel per la pace lo danno a criminali autentici, come Obama e la Ue. Quello per la letteratura (sicuramente più adatto ad Alceste) è più probabile che vada ai “raccomandati”.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Scusi ma in questo post lei sta andando a ruota libera.
    Nietzsche scrive che fra essere e non essere gli ebrei hanno scelto l’essero
    E a tutti i costi.
    Ma ha idea di cosa significhi?
    Che gli ebrei come popolo, secondo Friederich, dovevano “non essere” hià da secoli o millenni, quindi dovevano morire (come popolo).

    Forse non sono chiare le implicazioni del pensiero nicciano.

    I valori “naturali” sarebbero quelli della sopraffazione del debole, ci siamo, sí?
    La meravigliosa “bestia bionda” è il tedesco che nella sua ferocia soggioga brutalmente quelli “meno adatti”, quelli “meno forti e belli”.

    I deboli in questa filosofia che lei sembra apprezzare molto, servono da schiavi o da animali domestici per la soddisfazione degli appetiti dei più forti.

    Ora se a lei questo piace sono affari suoi ma tenga presente che con lo stesso criterio della volontà di potenza è proprio “nicciano al cento per cento” che i deboli si colaizzino per cercare di sopravvivere e soggiogare a loro volta i forti.
    Ossia il cervello e la capacità di organizzazione che hanno la meglio sulle “aristocratiche” doti naturali.

    Lei invece parla di questi valori naturali come il bello e il buono come se fossero espressione di giustizia ed equità.
    È il comtrario e sarebbe ora che ci si svegliasse un attimo perché altrimenti ci si ritrova sempre, da secoli e secoli, fra gli Scilla e Cariddi della follia nazista e della cripto violenza altrettanto sanguinaria del politivally correct.

    • L’articolo, rettamente inteso, è: così come la falsificazione dei valori naturali operata dagli ebrei e, poi, dai cristiani et cetera … così oggi il potere falsifica, invertendoli, gli antichi valori et cetera …
      Una metafora, un parallelo storico.
      Qui entra poco il pensiero di Nietzsche (che ho persino rigettato in un altro post di Pauperclass) e le sue bestie bionde; e assolutamente nulla il nazismo (che è un prezzemolo da cui mi son sempre tenuto lontano; ed è sempre evocato a sproposito).
      C’entra molto la falsificazione dei criteri di apprezzamento d’una civiltà.
      Se una città spende un miliardo di euri per deturpare l’Eur o Tor Tre Teste con due monumenti allucinanti e lascia sbriciolare ponti romani e medioevali significa che l’estetica e i criteri per valutare il giusto e la bellezza sono invertiti.
      Questo è un esempio banale, ma efficace
      Un saluto
      Alceste

      • Per carità, non ho pensato nemmeno un attimo a sue derive naziste.

        Volevo far notare due cose però:

        1) la si può rigirare come si vuole ma resta il fatto che per parlare del “retto” senso delle cose lei ha tirato fuori Nietzsche.
        Che vuol dire?
        Che evidentemente il “non retto” senso delle cose è l’unica strada alternativa all’affermarsi della volontà di potenza dei più forti.
        Magari qualcuno leggendo avrà un attimo di esitazione. Rifletteteci un attimo e vedrete che è cosí.
        Per essere ancora più chiari: il retto senso delle cose, quello “naturale”, è quello della sopraffazione del più debole ad opera del più forte.
        La “cultura” invece è il tentativo degli uomini di falsificare quell’ordine naturale.
        Ora la questione è che lo puoi falsificare con lo scopo di raggiungere l’equità dei diritti per tutti gli uomini o, e qui è l’ipocrisia del politically correct postmoderno, lo puoi fare per anestetizzare con lusinghe e minacce le coscienze in modo da imporre il dominio e l’egemonia di “qualcuno” che sta al potere.
        Se questo qualcuno sia il più forte o il più furbo non ci dovrebbe interessare molto perché non cambia nulla, sempre di dominio si tratta.
        Eppure si torna a Nietzsche che significa implicitamente anche se a volte in buona fede: “Vogliamo il dominio e lo sfruttamento ma solo se operato da quello che è veramente più forte”.
        Non mi pare molto sensato, credo che sarebbe molto meglio riflettere a fondo sul senso e le modalità di quella falsificazione della natura che è la “cultura” umana, evitando di mettere tutto nello stesso calderone.

        2) se lei va a vedere come prendono questi riferimenti nicciani sul web vedrà che non si va troppo per il sottile e il rischio che l’imbecille senta nostalgia e voglia impersonare anche lui la bestia bionda è molto alto.

        Comunque come dice Occidentali’s Karma:

        “Quando la vita si distrae l’uomo cade…[pausa]…la scimmia si rialza”

        In effetti è vero, ci tireremo fuori da questa situazione di sconfitta politica, spirituale e culturale solo facendo appello alla nostra animalità ma forse, mi auguro, esiste un modo di farlo senza dover necessariamente ripercorrere pedissequamente le vie del passato.

        Saluti

  4. Per carità, non ho pensato nemmeno un attimo a sue derive naziste.

    Volevo far notare due cose però:

    1) la si può rigirare come si vuole ma resta il fatto che per parlare del “retto” senso delle cose lei ha tirato fuori Nietzsche.
    Che vuol dire?
    Che evidentemente il “non retto” senso delle cose è l’unica strada alternativa all’affermarsi della volontà di potenza dei più forti.
    Magari qualcuno leggendo avrà un attimo di esitazione. Rifletteteci un attimo e vedrete che è cosí.
    Per essere ancora più chiari: il retto senso delle cose, quello “naturale”, è quello della sopraffazione del più debole ad opera del più forte.
    La “cultura” invece è il tentativo degli uomini di falsificare quell’ordine naturale.
    Ora la questione è che lo puoi falsificare con lo scopo di raggiungere l’equità dei diritti per tutti gli uomini o, e qui è l’ipocrisia del politically correct postmoderno, lo puoi fare per anestetizzare con lusinghe e minacce le coscienze in modo da imporre il dominio e l’egemonia di “qualcuno” che sta al potere.
    Se questo qualcuno sia il più forte o il più furbo non ci dovrebbe interessare molto perché non cambia nulla, sempre di dominio si tratta.
    Eppure si torna a Nietzsche che significa implicitamente anche se a volte in buona fede: “Vogliamo il dominio e lo sfruttamento ma solo se operato da quello che è veramente più forte”.
    Non mi pare molto sensato, credo che sarebbe molto meglio riflettere a fondo sul senso e le modalità di quella falsificazione della natura che è la “cultura” umana, evitando di mettere tutto nello stesso calderone.

    2) se lei va a vedere come prendono questi riferimenti nicciani sul web vedrà che non si va troppo per il sottile e il rischio che l’imbecille senta nostalgia e voglia impersonare anche lui la bestia bionda è molto alto.

    Comunque come dice Occidentali’s Karma:

    “Quando la vita si distrae l’uomo cade…[pausa]…la scimmia si rialza”

    In effetti è vero, ci tireremo fuori da questa situazione di sconfitta politica, spirituale e culturale solo facendo appello alla nostra animalità ma forse, mi auguro, esiste un modo di farlo senza dover necessariamente ripercorrere pedissequamente le vie del passato.

    Saluti

  5. Gli ebrei e i cristiani sono due categorie completamente diverse.
    All’arrivo di Cristo l’ebraismo cessò (nei suoi modi tradizionali) ed anzi i cristiani si innestarono completamente anche nel mondo greco e romano.
    Il partire da Nietzsche vedendo il cristianesimo come derivato innaturale della evoluzione (negativa) dell’ebraismo, non corrisponde alla realtà.
    Cristo è il “logos” e anche nel suo articolo si dice di tornare alla “logica”.
    Quindi se vogliamo proseguire il ragionamento (ma qui si fa complesso) dobbiamo identificare da dove deriva la sovversione in cui siamo immersi (come anche Lei riconosce). Suggerisco che essa è data dalla quasi completa saldatura tra il post-ebraismo orfano del suo dio ma potente in denaro e l’uomo-natura (anche nicciano ma non solo) che tenta di vivere di solo pane. Chi ha fede in cristo sa che questo si chiama spirito dell’anti-cristo.

  6. Caro Alceste, benvenuto tra coloro che non sono né a destra né a sinistra, ma “di fronte”. E, sempre citando Nicolàs Gòmez Dàvila,
    “Il crescente numero di persone che considera il mondo moderno ‘inaccettabile’ ci conforterebbe, se non sapessimo che sono prigioniere delle stesse convinzioni che hanno reso il mondo moderno inaccettabile.

    • Per Backward

      Come dire che c’è sempre un concorso di colpa …
      Chi subisce il mondo moderno con le sue storture, è parzialmente responsabile della sua affermazione.
      Mi sembra corretto.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  7. Noto con piacere una vena di ottimismo in un articolo di Alceste (sto scherzando, ovviamente). Leggendolo su CDC sono rimasto colpito dal commento di un tale utente “Gino” il quale criticava il pensiero razionalista dicendo non “penso quindi sono” ma “sono quindi penso”. Li mi si è accesa una lampadina.
    C’era infatti qualcosa che non mi tornava in tutto il ragionamento, pur essendo fondamentalmente d’accordo soprattutto sulla mancanza e la necessità di parametri che rispondessero e esigenze naturali.
    Pasolini da grande qual’è stato aveva intuito la portata catastrofica della veloce distruzione del mondo contadino. Egli aveva però un difetto, se così vogliamo chiamarlo: era un esteta. Era estremamente attratto dal “bello” nel senso più naturale del termine, questo ne ha favorito sia la genialità, sia la carriera artistica e poetica. Purtroppo ha favorito anche i criminali che oggi citano Pasolini senza citare Pasolini, ma quello non è colpa sua.
    Mi sono sempre chiesto come mai un Pasolini non citi mai Ignazio Silone, mi sono risposto che forse era per le voci infamanti che giravano già allora su Silone fra i salotti della “gauche caviar”, pur frequentati da Pierpaolo.
    Ad ogni modo le analogie sono molte, con la differenza che Silone è egli stesso un esponente del mondo contadino e ne parla senza ricorrere a sentimenti estetici ma nella sua pura essenza. L’essenza dell’essere, naturale, sottoposto a leggi immutabili e le sue reazioni e relazioni all’interno di una società costituita soprattutto da chiesa e stato, il rapporto con la religione, e altro, che avrebbe, conoscendo i due intellettuali, dovuto essere di grande interesse per Pasolini.
    Pasolini si innamorò dei “ragazzi di vita” scorgendo in loro un rimasuglio puramente estetico della leggerezza di un mondo contadino non ancora corrotto dalla dilagante cultura piccolo borghese e non ha capito quanta della cultura piccolo borghese italiana derivasse proprio dal mondo contadino, martoriato per secoli.
    Con questo voglio dire che scorgo nell’articolo di Alceste un filino di estetica, potrei quasi dire che egli ha questa debolezza (debolezza apprezabilissima, sia chiaro). Ma l’essenza delle cose è un altra, l’essenza delle cose è ritrovabile anche negli orridi prodotti postmoderni o meglio dietro di loro, perchè anche le orribili storture di oggi sono un prodotto occidentale, ma non certo italiano. Qui il compito però si fa più difficile.

    Sitka

    • In sostanza Alceste ci dice che “prima era meglio”.
      Affermare che il “conosci te stesso” è causa diretta dell’involuzione è un po’ una forzatura.
      È un po’ lo stesso concetto espresso da Blondet [che io ammiro ma no condivido tutto il suo pensiero]:
      + Conosci te stesso => + Satanismo => + Dissoluzione.
      Tuttavia Alceste non è sfiorato dal sospetto che i classici forse sono classici proprio perché non avevano studiato i classici.
      Forse Socrate è “Socrate” grazie al fatto di non aver mai studiato i pensatori venuti dopo.
      Da cosa erano ispirati, dunque, se allora i classici ancora non esistevano dato che essi stessi erano i classici [dopo]?
      Certamente né da Simenon, né da Maupassant, né Ovidio.
      E qui compare il tipico luogocomunismo dell’intellighenzia per cui:
      + Studio dei classici => + Cultura => + Creatività.
      Ma Socrate [e molti altri] è la dimostrazione dell’esatto contrario.
      Io credo che solo con il ritorno all’estetica classica [la sua critica è simile a quella di Sgarbi] non si arrivi molto lontano.
      Non si può combattere l’artiglieria pesante con le baionette.
      E per capirlo basta aver fatto qualche seminario su/di Edward De Bono [et similia] e aver visto l’applicazione “pratica” delle tecniche usate dagli Ingegneri Sociali per creare il Nuovo.
      Mentre voi usate il passato per capire il presente, loro fanno il futuro.
      E in questo, il loro atteggiamento è molto simile a quello degli antichi classici dove la parola è l’ombra dell’azione e mai viceversa.
      Per loro il passato è un mero strumento per agire sul presente e non per proteggersi dal presente.
      Questa è la differenza vera.
      E credo che in fondo Alceste lo sappia dato che quello che traspare dai suoi scritti è sempre un senso di rabbiosa rassegnazione.
      In conclusione, se si vuole combattere gli Ingegneri Sociali bisogna usare le loro stesse tecniche.
      Ma al contrario.

      • No io non la vedo così, o almeno non del tutto, questo traspare meglio dal mio secondo commento, non so cosa dice esattamente De Bono, so come la vedo io.
        Dobbiamo assolutamente imparare dal passato, il potere crea il futuro distruggendo il passato nella memoria collettiva e così evita ogni resistenza.
        Il passato è assolutamente importante, anzi fondamentale, le forme classiche estetizzanti e gli stereotipi letterari sono solo una parte di esso, e non la più importante. Il senso del mio commento era questo, ma è fondamentale purtroppo anche la difesa di quelle forme più superficiali in quanto croste rappresentative di un cromosoma specifico, o comunque di fatti ed estetiche avvenute e dunque storia. In questo concordo in parte con Alceste, tuttavia fermarsi alle croste è fuorviante, è appunto come tu dici, un luogocomunismo fatto proprio da una parte di intellighenzia. Per questo diciamo che sono d’accordo con una parte di ciò che tu dici.

        Per quanto riguarda le forme classiche sono nella loro forma più antica anche loro figlie di un passato ancestrale in cui vi erano intuizioni più armoniche ed essenziali e più legate alla natura, queste intuizioni sono sopravvissute sorprendentemente in varie forme nel mondo contadino fino alla distruzione completa dell’universo rurale.
        Nella storia nessuno inventa nulla, mai.

        Sitka

  8. Sitka continua:

    quello che voglio dire in questo senso è che ritengo ci sia una differenza sostanziale fra l’estetizzazione intellettuale del “bello” e del “giusto” che pure un Pasolini ha operato, e l’individuazione dei residui positivi di quelle morale dettata dalle “leggi immutabili” della natura. Quella morale si ritrova in forme mutate nella gente più disparata e nei contesti più disparati. Potrei portare alcuni esempi dal passato e dal presente ma mi dilungherei.
    La letteratura di Pasolini non è aperta a una massa, e il concettto che aveva dell’uomo era totalmente estetizzante. Ad un messaggio universale ci sarebbe arrivato forse, dal genio che era, ma non ce l hanno fatto arrivare. Infatti i suoi scritti più rivoluzionari come “Scritti corsari” e “Lettere luterane” per non parlare di “Petrolio” sono completamente inaccessibili, poniamo il caso, a un ragazzino delle medie. La maturità critica necessaria per leggerli arriva dopo i 20-25 anni in qualche caso, in molti casi mai. La maggior parte delle persone che oggi acclamano Pasolini lo fanno perchè è un icona della sinistra. Purtroppo è così.

    Per come la vedo io infatti, la “fine della storia” in italia c’è stata ben prima del 1989 col caso Moro. A quel punto la cattiva coscienza di sinistra (e di destra) ha cessato ogni sentimento radicale genuinamente “di ribellione” e ha lentamente delegato il suo pensiero “in toto” agli intellettuali, facendone delle icone poetico-estetiche. Pasolini ha fatto quella fine, non potendovisi più opporre. In questo senso quando sento un Gaber che dice “Berlinguer era una brava persona” mi viene da piangere oggi, perchè capisco qual’è stato il problema. Il problema era proprio questo: non c’era posto neanche più per il “male necessario” “a la togliatti” (criticabilissimo e che personalmente disprezzo molto, ma comunque esente da un giudizio morale).
    Dopo gli intellettuali sono arrivati gli artisti, poi gli opinionisti, poi i comici. Non credo che questo collegamento sia così azzardato…
    Non credo sia possibile scindere secondo canoni estetici e morali il bello e giusto del passato e della storia per quanto evidente possa essere, chiaramente questo sarebbe auspicabile, ma non è fattibile in larga scala, se non con un processo svilente come quello che ha riguardato Pasolini. Lo ha fregato l’estetica.
    Ritengo piuttosto che bisogna salvaguardare quella parte del passato che ancora alberga nell’uomo nelle forme più o meno coscienti, in questo senso in fondo condivido lo spirito dell’articolo come militanza nella salvaguardia anche solo delle forme che lo rappresentano esteriormente.

    Sitka

  9. [Risposta di Alceste a Sitka]

    Qui voglio dare qualche rintuzzata, altrimenti, invece dei commenti, ci rilanciamo l’un l’altro dei trattati.
    1. Con “Conosci te stesso” io intendo il contrario: se conosci il limite e ciò che sei stato allo a puoi “trattenerti” sull’orlo … Blondet? Io parlo di nichilismo, lui di diavolo. Parliamo della stessa cosa? Probabile …
    2. Che Socrate sia un classico che non ha studiato classici mi sembra una furbata. Socrate li aveva nel sangue i classici, ma erano classici dell’oralità, del sangue. Non tutti i classici sono scritti. E Cristo aveva classici? Innumerevoli. Nessuno sorge dal nulla, nemmeno Socrate. Egli dissolveva un mondo e quel mondo, mai tradotto in scrittura, esisteva, era tangibile e donava senso a un popolo. Chissà quanti classici che hanno studiato classici precedenti sono scomparsi senza lasciare traccia …
    3. Qui non si vuole fare dell’estetica. Quando si dice “estetizzante” si insinua nella mente dell’ignaro lettore l’immagine di un citrullo che, con un fiore in mano, sbuffando versi ennui, si diporta lungo un ruscello vociferando contro il postmoderno. Con tutto il rispetto io son proprio il contrario. Io ammiro la Basilica di Tuscania. Se vuoi puoi confrontarla con la chiesa di Foligno di Fuksas. Dagli un’occhiata. Poi torna a guardare la Basilica di Tuscania. Mi sono spesso commosso, potrei guardarla per giorni. È bella. Il concetto di bello è però complesso, per me. In quelle forme ammiro una razionalità, un sunto di ciò che gli uomini furono, le loro aspettative, il loro progetto di vita: quella chiesa è così poiché riassume il passato e rende possibile la vita. Il senso estetizzante (sgarbiano) nasce in uomini che non hanno rapporti “pratici” con quel manufatto; per gli altri (per quelli che la edificarono o per me, italiano di quelle parti) è l’epitome di ben altro. È un libro sacro che impone un’etica. Potrei farti lo stesso discorso con manufatti più umili, a esempio con il variare delle forme di una zappa o, esempio più nobile, con un paio di orecchini d’oro longobardi, a cestello. Li hai mai visti? Estetica? Ma de che … lì ci sono distillati di secoli, azione, arte, pratica certosina, affinamenti durissimi, conquiste, amore … altro che estetica. Lì c’era la vita, non lo spegnersi della vita. Guardati il cubo di Fuksas … Se non è spegnimento della vita quello … e morte dell’arte e della creatività … non vedi che quello è un sepolcro definitivo? Da lì non si va avanti, è proprio il capolinea spirituale.
    4. I contadini stavano male e io propongo un ritorno “estetizzante” a un mondo di martiri? Stavano male anche i nobili. L’aspettativa di vita era eguale in contadini e nobili. I contadini erano sfruttati? Certo, ma anche loro si pigliavano la rivincita fregando i padroni o instaurando una cultura del dissenso (fra cui rientra il socialismo). Non si costituiscono peana, qui. Si dice: il passato, coi suoi terrori, orrori e grandezze, è preferibile a un futuro inumano. Inumano. Blondet direbbe: diabolico. Orso direbbe: da sudditi. Siam sempre lì.
    5. Azione? Quanta ne vuoi. Queste sono riflessioni all’ombra dell’azione. Vuoi venire a potare olivi con me? Litigare con le Università Agrarie che hanno in mente di privatizzare migliaia di ettari? Impedire che il Comune cementifichi città medioevali perché non si trova un parcheggio? Sono fucili a tappo contro carri armati? Possibile. La degenerazione è troppo avanzata. I nemici creano il futuro? Certo, ma non perché sono più bravi o intelligenti. È la tecnica a creare la disparità nello scontro, non altro. Io propongo la reazione, ma è la tecnica a imporre nuovi comportamenti e a far sembrare me un citrullo col fiore in mano et cetera … Sarò sconfitto? È molto probabile. Avevo ragione? È molto probabile.
    6. Il succo di tutto è che bisogna potare olivi, tagliare erba e maneggiare merda di cavallo. Poi, dopo un sabato e una domenica di tal fatta, alzarsi alle sei e prendere autobus e metro. Una ginnastica del genere per un pochino e tutti la penseranno come me.

    Ovviamente il nr. 6 è uno scherzo.

    • Alceste, credo che tu hai confuso in parte i miei commenti con quelli del tizio che mi ha risposto :))
      Rischi dei “trattati”, hai ragione, chiedo venia.

      Ti ringrazio cmq della risposta, pensa che invece il N.6 è quella con cui sono più d’accordo ;))

      • In sostanza, se hai avuto tempo di leggere i miei commenti non faccio una critica cosi feroce alla tua tesi, mi fa schifo anche a me Fuksas, e ti confido di essere anche io un reazionario, dico solo che quello che tu intuisci dietro le opere classiche e i manufatti è intuibile anche dietro altro, tutto qua. In effetti no ho rapporti con quei maufatti sono un figlio del postmoderno io stesso, sarà per quello.

        Sitka

          • Io mi sono firmato sempre Sitka tranne in questo mio primo commento di risposta a te.
            Ad ogni modo posso dirti che il senso del mio discorso non era esattemente che tu o chi fa un ragionamento come il tuo sembra un citrullo col fiore in mano. Dico solo che una frase come: “in quelle forme ammiro una razionalità, un sunto di ciò che gli uomini furono, le loro aspettative, il loro progetto di vita: quella chiesa è così poiché riassume il passato e rende possibile la vita.” denota che hai un senso estetico ,mica è un male anzi! Il problema è proprio che la morte di tutto che dici tu è in parte già avvenuta. Dunque si può e si dovrebbe addirittura cercare oltre, quello di cui tu parli. Secondo me. 

            P.s. a potà gli olivi ce posso veni ma devi caccià l’olio, il resto lo posso pure fa gratis.

            Sitka

  10. Ho riletto con più attenzione e ho capito,
    pienamente d’accordo con il punto 3, capisco rispetto e condivido assolutamente il tuo punto di vista. Ho capito che sei fondamentalmente scevro da orpelli estetici.
    Quello che per te però significa quella chiesa e il suo distillato millenario o le forme di alcune zappe, si ritrova anche altrove, talvolta in forma apparentemente mutata, nell’essere umano…

    Sul punto 4 e gli altri non mi pronuncio perchè non sembrano riguardare i miei commenti, tra l’altro il punto 2 assomiglia alla risposta che ho dato io all’altro utente pur non avendo letto la tua.

    cari saluti

    Sitka

  11. Finiremo come quel film geniale “IN TIME” di qualche anno fa, ne ho quasi la matematica certezza! [per il film di cui sopra basta fare una ricerca su Mymoves o Filmup o … qualsiasi altro sito di cinema].
    Alceste descrive molto bene in quale direzione (e sto processo non è stato certo o pensato, creato e sviluppato in qualche anno…) andremo a finire.
    Premesso che la tecnologia (dunque anche l’informatica, etc… ) è impensansible e surreale poterla fermare…
    l’unico strumento possibile è l’azione mirata. Dove? sulle RETI dove operano flussi finanziari incalcolabili quotidiamente nel mondo:
    -Mastercard
    -Amrican express
    etc…
    Agire sulle sedi centrali di FMI, Banca Mondiale, Aspes, Trilater, Goldam, BCE, etc…
    Borse e Banche …
    Ma… mi sono svegliato ora! Ho sognato il vecchietto delle favole! 😉 … Buongiorno a tutti!

    • Per Opensocial

      Non vorrei che passasse l’idea che gli unici rivoluzionari e anti-sistema, in futuro, saranno gli hacker ….

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Eugenio

        Se pensi che le guerre gli U.S.A. le combattono stando seduti in ufficio con una completa postazione Informatica, o con l’annuncio in proma pagina sul quotiniano (internet e cartaceo) del Whasington post o NewYork Times, ovvero con una figacciona siliconata plastica presentatrice del TG di una delle miriadi di TV MeryCANE… il metodo degli Hacker presumo sarà l’unico modo per sconfiggere Il NWO. L’hackeraggio non comporta solo un azione virtuale fatta sul PC di casa o in un laboratorio segreto di Canicattì, ma deve essere mirata e sul campo, ossia essere presenti fisdicamente all’interno delle strutture che ora hanno il dominio dei Mercat e della politica nel mondo:

        – Vedi elenco a campione soprariportato…

        Probabile che questo sia un verosimile modo per sconfiggere il Mainstream PolCor. La rivoluzione con la baionetta e un coltello da caccia o il forcone del contadino appartiene alla preistoria. Le molotov appartengono alla storia. La formazione culturale e intellettuale non ha e non avrebbe effetto nemmeno in 5 generazioni… poichè i PolScor (i Politicamente scorretti sono in una fottutissima minoranza quanto a potere mediatico e informativo). Non resta che addestrare un migliaio di uomini e donne, con un cervello coi Testicoli cubitali (esperti in systemi di RETE, Unix, Ingegneria Informatica e Robotica, Bioingegneria, Nanotecnologie, in grado di maneggiare stampanti 3D e Strumenti avanzatissimi per la realizzazione di cloni di CARTE di credito e PASS di sistemi di sicurezza e bla bla bla… via dicendo…) e agire in remoto e fisicamente all’interno di APPARATI SENSIBILi (vedi elenco a campioni). Formare dunque una elite che sia in grado di infiltrarsi.

        La rivoluzione culturale, filosofica, contadina, armata, manuale, bombarola… etc.. oggi non ha più senso poichè già inefficace in partenza! una mini-bomba all’uranio dei criminali MeryCANI ed è tutto finito in pochi secondio….

        Belle cose!

        (opensocial)

        • Per Opensocial

          Grave errore, il tuo, perché la rivoluzione – attualmente neppure in prospettiva – richiede sempre tre elementi: il programma, i quadri rivoluzionari e una nuova élite, le masse (che vengono per ultime, essendo “massa di manovra”). L’azione degli hacker può essere, al più, un’arma da utilizzare assieme a tante altre. Infatti, la “rivoluzione degli hacker”, fatta interamente nell’etere, è una balla sinistroide per confondere le idee, disinnescando la mina del malcontento, affinché non esploda nelle piazze.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

          • Eugenio

            Ti sei accorto che oramai il web ha generato
            – tessere-moneta
            -transizioni pluri miliardarie nel mondo di moneta virtuale fatta solo di algoritmi e programmi informatici
            -sistemi di sicurezza complessi programmati con linguaggi informatici e supporti robotici (elettronici);
            -enormi conteiner sotterranei di estensione pari ad un paese di 3.000 abitanti poco più poco, poco meno che contengono i SERVER intercomunicanti nel web sparsi un poò dovunque nel globo?
            – sai cos’è facebook?
            facebook è un ridicolo software in PHP di ca 20-40 Mbyte e non di più ..con framework e tecnologie “altre” per rendere dinamica l’interfacciaUtente…
            Sai perchè facebook è diventato planetario?… lasciamo perdere va…

            Cominciamo a porci queste domande… e cercare di dare una risposta…

            Il potere risiede nella tecniologia Robotica e Informatica… e negli strumenti di comunicazione di massa (anch’essi ridotti a transizioni di informazione nel WEB…vedi Pubblica Amministrazione, TV , stampa etc… non c’è un *azzo da fare…
            I programmi servono, i quadri servono, ma serve (necessariamente) anche chi possa essere in grado di manipolare SERVER e Sistemi di sicurezza negli apparati tra loro collegati. Ma dovremmo stare qui fino a domani…

            Buongiorno a tutti

            (Iperbole Blog e Opensocial)

    • Solo con una operazione mainstream puoi far passare il messaggio.
      Un Codice da Vinci o un Guerre stellari di questa controinformazione …
      La domanda, tuttavia, è un’altra: la stragrande maggioranza della gente cosa vuole?
      Vuole questo o vuole altro?
      Io dico: vuole questo mondo, ridanciano e fatuo, e non altro.
      Anche coloro che stanno male ormai hanno abiurato il passato, vogliono la stessa sbobba. E l’avranno.
      Anche parecchi controinformatori vogliono questo e non altro: fanno fuoco e fiamme poi, al dunque, hanno vergogne e istinti molto libertari, pannelliani … il pensiero debole, debolissimo, una bolla di sapone oramai.
      Se Circe ti ha trasformato in porco tu grugnisci … anche se credi d’essere un porco alternativo. E non c’è Ulisse che tenga … un grugnito e la sbobba … un grugnito e la sbobba …

  12. (sitka ad alceste)

    Ecco vedi hai ragione quando dici “non lo vedi che è un sepolcro definitivo”?
    Lo vedo, lo vedo eccome. E pensa che sono nato in mezzo ai cubi di cemento di Roma e non nella Tuscia come te credo. E se fossi cieco? Lo sentirei. Cosa sentirei? Sentirei i vecchi che si vergognano del loro passato, i miei nonni. I nostri nonni e i nostri padri (io sono un ragazzo degli 80) si sono dovuti vergognare di un passato che è passato troppo velocemente. Molto meno chi è rimasto nella provincia profonda di cui spesso parli… Gli inurbati (la maggioranza) quasi tutti. Sono cose che restano inconscie, cose di cui non si vuole parlare, di cui ci si vergogna, vecchie usanze viste da bambini, rimedi naturali etc. viste conosciute e rimosse. Poi arriva quello della mia generazione che magari paga un tizio americano per spiegargliele (male). Bisogna rintuzzare quell’inconscio. Anche attraverso la difesa del bello e del sunto storico, per carità, ma non basta, perchè tu lo fai per una questione di sangue, ma sai bene che c’è chi lo fa per ben altro, di valorizzare i beni culturali (per soldi, carriera, ad esempio) e lo fa quindi male, fa peggio perchè pensa e comunica implicitamente che quel bello, è un bello per pochi, che pochi sanno apprezzare.
    Perchè non devi convincere me che quello è un sepolcro ma il pischello di 16 anni che si fa le canne al muretto sotto casa mia in mezzo ai palazzi, e oggi vive su facebook. Questo è. A questo scopo quello che tu proponi ha certo un valore, ma io mi struggevo solo per individuare dei valori più radicati nell essere umano che possano manifestarsi anche in forme non evidenti e che bisogna saper riconoscere. Sono meno dipendenti dalla cultura “alta”, dunque molto meno mercificabili.

    Sitka

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