Emiliano “il volto umano” Vs. Renzi e il futuro di Eugenio Orso

Ora che Renzi è riuscito ad alleggerire il piddì dalla zavorra “di sinistra”, avendo lavorato per la divisione e la scissione, s’avanza, all’interno dell’entità collaborazionista della troika in via di mutazione, uno strano soldato: il governatore della Puglia Michele Emiliano.

Usciti alcuni dinosauri della sinistra filo-atlantista ed euroserva, con evidenti tracce liberal e lib-lab nel Dna (D’Alema, Bersani) assieme ai loro accoliti dem (Speranza, Stumpo, eccetera), sembra profilarsi un nuovo piddì, agognato da Renzi e gradito alle élite finanziarie occidentali, che lo usano per controllare politicamente l’Italia.

Ma, come sempre, c’è un ma e questo ma si chiama Michele Emiliano, che resta caparbiamente all’interno dell’entità per “sfidare” Renzi nella corsa alla segreteria nazionale. Se Matteo Renzi è noto per la sua retorica sul “futuro”, mentre i governi applicano il programma Bce del 2011 che, al presente, massacra gran parte della popolazione italiana, dal “popolo dei voucher” ai tassisti, Emiliano, uomo dall’aspetto florido e dalle buone capacità oratorie, rappresenta il “il volto umano” del piddì. Di uno come lui c’era veramente bisogno, per colmare il distacco fra la base il Gotha, fra il cosiddetto popolo di sinistra e i rampanti Renzi-dem delle riforme e del “ciaone”.

Mentre Renzi, in gita di piacere e “lavoro” in California recita ancora la sua parte, starnazzando che “il futuro [cioè lui, n.d.s.], prima o poi, torna” ed è là, fuori dall’Italia, “per imparare da chi sta costruendo il domani prima degl’altri”, Emiliano volta all’improvviso le spalle ai fuoriusciti e resta nella “ditta” che fu di Bersani, preparandosi alla pugna. Ci sarebbe fra i due anche il terzo incomodo, Orlando, ma credo che la figura di Emiliano, rapidamente costruita dai media, sia la più importante e la vera “novità”, in questa fase storica travagliata.

Se la politica litiga su tutto e il solito Renzi pensa al futuro, mentre i voucher continuano a dilagare, la riforma Madia prepara licenziamenti più facili nella pubblica amministrazione, e Lanzillotta colpisce ancora, con un emendamento “liberalizzante” che incendia la piazza a Roma, Emiliano, arrivato al momento giusto dalla periferica Puglia, si pone come nuovo leader sensibile alle ragioni dei lavoratori, degli insegnati, dei più deboli, del “popolo” dei delusi di sinistra. Il suo linguaggio, non a caso, è molto diverso da quello di Renzi e la sua figura occupa la scena molto meglio e molto di più dei vari Rossi e Speranza, appena usciti dal piddì.

Per stessa ammissione di Emiliano, la differenza fra lui e Renzi è netta, quasi antropologica! Duro con Renzi, schierato con gli insegnanti nella pubblica amministrazione, fra i quali gli ex precari che devono essere trattati con umanità, l’astro nascente pugliese ci offre uno spaccato idilliaco della gestione della regione Puglia, con il programma che è stato discusso e deciso dai militanti e poi accettato dal candidato, cioè da lui, come se si trattasse di una romantica “comune di Parigi”. Anni luce – almeno in apparenza –  dall’arroganza e dal decisionismo renziani, che tutto travolgono, anche gli interessi vitali della base piddina.

Si noti che i media, in questi giorni, hanno “pompato” molto la figura ribelle di Emiliano, vero sfidante di Renzi che può irretire la base in subbuglio e coloro che si sono allontanati dal piddì. Persino alcuni sinistri delusi che hanno trovato ricetto nel cinque stelle, potrebbero cambiare idea, trovando Emiliano più “attraente” di un Di Battista o di un Di Maio. Altri potrebbero rientrare dall’astensione, non per la “cosa rossa” di D’Alema, Bersani, Speranza, Rossi, ma per le belle parole dell’intrepido Michele Emiliano, vero avversario di Renzi e ancora nel piddì.

Il gioco mi sembra chiaro. Se Renzi vuole un congresso movimentato e primarie combattute, che sembrino reali al cosiddetto popolo di sinistra ( e centro-sinistra/sinistra-centro), ha bisogno di uno sfidante sanguigno, abile oratore che sa tenere la scena e riesce a porsi come … “il volto umano” del piddì. Guarda caso, proprio Emiliano! Persino Maurizio Crozza lo ha imitato per la prima volta. Come si sa, Crozza non fa satira, ma supporta il sistema dello Spettacolo, umanizzando i politici che contano, per ampliarne la popolarità e renderli “digeribili” al popolo bue televisivo. Meglio, dunque, che il governatore della Puglia resti nel piddì … gli altri se ne possono anche andare.

Per comprendere bene la sostanza dell’imbroglio e delle manovre che investono, in questi giorni, l’entità collaborazionista della troika e del Pentagono chiamata piddì, dobbiamo riflettere su un punto importante, chiarificatore dell’inghippo. Sia i fuoriusciti sia Emiliano sostengono il governo Gentiloni, che continua le politiche Bce/troika del Renzi primo e del primo Quisling Mario Monti. In questo avvio del 2017, notiamo che i voucher continuano a devastare il mercato del lavoro precarizzandolo, gli statali, causa Madia e decreti attuativi, rischiano un licenziamento più facile, Lanzillotta colpisce con le liberalizzazioni nel Milleproproghe, si attua la famigerata direttiva Bolkestein contro i poveri ambulanti, Padoan si prepara ad una manovra aggiuntiva di strangolamento, imposta dall’”Europa”, di oltre tre miliardi di euro. Tutto questo sembra non importare molto né agli scissionisti né allo stesso Emiliano. Il Renzi-bis/Gentiloni potrebbe restare, con il sostegno dei “ribelli”, per andare al voto con molta calma, il più tardi possibile, nel 2018.

E’ chiaro che qualcosa non torna. Da un lato si vuole riavvicinarsi alla base e alla gggente, invocando a parole un cambio di passo, anzi, di direzione di marcia del piddì (che dovrebbe riflettersi inevitabilmente sul governo). Dall’altro lato si vuole mantenere in carica il Renzi-bis/Gentiloni, che sta massacrando la gggente, inclusa la stessa base del piddì, e obbedisce battendo i tacchi agli ordini della troika, con manovre aggiuntive depressive. Si tratta soltanto di una piccola e trascurabile incoerenza, oppure nasconde qualche manovra subdola, di ampio respiro, concordata con i poteri esterni per mantenere sotto torchio il paese e gli italiani?

In buona sostanza, i fuoriusciti catalizzeranno il consenso dei “delusi di sinistra” all’esterno dell’entità piddi, assumendo il ruolo di FO, ossia di falsa opposizione, pronti ad allearsi con il piddì, o un suo sostituto, dopo le future e sempre più mitiche elezioni politiche. Michele Emiliano, sfidante di Renzi dentro il piddì in mutazione, forte del suo ruolo di “volto umano” (di ciò che è sempre più disumano), attrarrà altro consenso imbecille di sinistrati che altrimenti si sarebbero astenuti, oppure avrebbero votato cinque stelle. Renzi, infine, nella lunga kermesse congresso-primarie, incarnerà ancora una volta il futuro (arrogante e decisionista, per c/to troika) che tanto piace alla canea renziana. Comunque vada la contesa e anche se vincerà, a sorpresa, un Orlando, qualche risultato l’avranno ottenuto …

Così imbroglieranno ancora una volta la popolazione italiana, sempre più povera e impaurita.

Emiliano “il volto umano” Vs. Renzi e il futuro di Eugenio Orsoultima modifica: 2017-02-22T12:13:53+00:00da derosse
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6 pensieri su “Emiliano “il volto umano” Vs. Renzi e il futuro di Eugenio Orso

  1. ci vuole dell’estro per fottere sistematicamente la gente de sinistra: ingrao, bertinotti l’altro ieri, vendola ieri, d’alema&bersani oggi.
    E’ fantastico.
    Ora ci mancano solo le elezioni (che nessuno vincerà) e un bel governo pd renzi, pd emiliano, pd d’alema&bersani e mezzo 5 stelle. Oltre alla galassia centrista che berlusconi imbarcherà prima delle elezioni (votate me che sennò tornano i comunisti!) e da cui si distaccherà dopo le elezioni (bolloré permettendo).
    w li talia.

    • Per MDA

      C’è anche lo spauracchio, molto concreto, di un governo dei commissari troika nel 2017. In tal caso, l’esecutivo alieno dell’occupatore del paese avrebbe bisogno di un appoggio in parlamento e di un buon numero di collaborazionisti, a partire dal piddì – perno del collaborazionismo – che potrà cambiare pelle e, forse, anche nome …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. intanto renxi va alla silicon valley col suo amico acaro carrai a fare elegia della globalizzazione e dell’elusione fiscale. e dei posti di llavoro che vanno in fumo.
    emiliano invece è in aspettativa da magistrato. se gli andrà male in politica il posto di lavoro ce l’ha.

    fdp

    • Per fdp

      Speriamo che Renzi sia andato in California per restarvi. Quella è la sua terra promessa, l’agognato premio, fra i suoi amici della CIA e della grande finanza, miliardari democratici e Vip drogati sostenitori della Klinton, start up tech e slot machine, nuove frontiere ed evanescenza del tutto, eccetera eccetera.
      A fare il culo lui e la sua California … A proposito, è andato con un “amico” industriale a fare “affari” e non si è portato il grottesco giullare di corte Roberto Benigni?

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Per X

      Ho letto l’articolo.

      A mio avviso, non si mette in rilievo, come si dovrebbe, l’aspetto del collaborazionismo nei confronti dei dominanti finanziari e del sopranazionale. Questo aspetto è cruciale ed è dirimente rispetto alla questione piddì.
      In effetti, si tratta di una sub-oligarchia, collaborazionista di poteri esterni, piuttosto che una sorta di disgustosa autocrazia (e cleptocrazia) del tutto indipendente da altri e più importanti centri di potere.
      Il tasso di corruzione, del resto, è li a dimostrarlo, avendo raggiunto livelli altissimi, superiori a quelli dell’epoca di tangentopoli/ mani pulite, con la moltiplicazione dei miliardi razziati. Significa che i collaborazionisti “sub-oligarchi” hanno avuto una gentile concessione dalle aristocrazie del denaro e della finanza che li manovrano: possono continuare a riempirsi le tasche, a godere di privilegi folli, addirittura moltiplicandoli, se applicheranno il programma politico neoliberista stabilito per l’Italia. Costoro hanno facoltà di rubare, ma non hanno vera autonomia decisionale su ciò che conta – come la politica monetaria, quella economica, industriale, lo stato sociale, le relazioni internazionali, eccetera – perché il programma dei governi nominati, come sappiamo, è stabilito all’esterno del paese.

      Altra cosa che mi lascia perplesso è la distinzione fra lavoratori garantiti e non-garantiti, con l’aggiunta di una “terza società”. Dividere i lavoratori in base al contratto, alla generazione e all’età, all’appartenenza o meno al pubblico impiego, è sostanzialmente un “divide et impera” che scatena le guerre fra poveri, per poter colpire, alla fine, tutti i lavoratori, indistintamente … E’ qualcosa che abbiamo già visto, in passato. Del resto, anche uno come Monti voleva togliere ai lavoratori più anziani per “dare lavoro ai giovani”, con il risultato che è stato tolto molto ai lavoratori più anziani e garantiti (anche in termini di future pensioni), mentre la disoccupazione giovanile è sempre al 40%! Questo dovrebbe far meditare.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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