La battaglia che non si combatte [Alceste]

La geopolitica è interessante, appassionante e ci consente di tifare come juventini e interisti, ma in Italia non esiste che un conflitto: quello del patriziato italiano contro il resto del paese.
Il patriziato, che assomma circa il 20% degli italiani, è assai variegato al suo interno. Ne fanno parte, infatti, personaggi fra loro apparente diversi: Prodi e Monti, capoccia dell’ANM e del CSM, presidenti di Camera e direttori di talent show, i giudici del TAR e i cuochi televisivi, sindacalisti in pantofole ed ex segretari di partiti con fiamma a Montecarlo, appaltagironi e comiche sguaiate di RAI3, mafiosi e archistar, anticamorristi alle vongole e proprietari di yacht, trans e cattedratici, mestatori di gossip col parrucchino e pettegoli al soldo dei servizi segreti, decani del giornalismo e Comandanti delle due Polizie, cravattari e capi di cooperative, attorucoli da prima serata di RAI1 e comandanti degli Stati Maggiori, cardinali alla Carlo Maria Martini e amministratori delegati di aziende private a capitale pubblico, onorevoli animalfemministi e onorevoli destrorsi à la Chiappe d’Oro, i capoccia di MPS e i priori di comunità di cenobiti col wi-fi, giocatori di serie A e ministri colla terza media, sindacalisti in pantofole e assassini devoti al sociale, amministratori delegati di multinazionali delle auto con residenza in Svizzera e magnati di stampa progressista con residenza in Svizzera, grassatori di Iniquitalia e presentatori di Sanremo, ONG lacrimevoli e ONLUS piangine, figli e nipoti di presidenti della sedicente Repubblica Italiana, giudici amministrativi e vallette con la farfallina presso la voliera della fica, statali e parastatali di livello apicale, direttori di ASL, pervertiti e mignottoni assortiti (ognuno può escogitare, per puro divertimento, gli accostamenti più favolosi).
Ciò che lo rende un blocco inscalfibile e solidamente strutturato è il godimento e la difesa di privilegi vasti quanto insindacabili basati sulla spoliazione delle risorse pubbliche.
Chi non rientra nel patriziato è, appunto, “il resto del paese”, una plebaglia informe, litigiosa e inconcludente che può definirsi solo quale negazione del patriziato stesso.
Il patriziato italiano ha un unico scopo: far sopravvivere i propri privilegi e trasmetterli ai propri eredi, agnati e clientes, a qualsiasi costo.
Per far ciò ha sviluppato due diverse armi.
Svendita del proprio Paese in cambio del mantenimento dei privilegi stessi. La distruzione sistematica della Prima Repubblica, l’avvio dell’Italia nella follia dell’Euro, le inchieste accese o soffocate a seconda della convenienza del momento, la riduzione della sovranità, la lenta disgregazione del patrimonio agricolo e industriale italiano sono atti di servaggio che il patriziato italico compie nei riguardi delle entità sovranazionali che li comandano in cambio della salvaguardia dei privilegi suddetti.
L’istinto del branco, secondo cui un patrizio riconosce immediatamente un membro della propria classe e scatta in sua difesa con un meccanismo innato e, ormai, connaturato al proprio animo. È un istinto, appunto, che fa a meno di veri e propri coordinamenti. Di fatto è impossibile da dimostrare oggettivamente. Solo così si spiegano alcune sentenze, alcuni scioperi, alcuni atti amministrativi, alcune dimissioni, alcune promozioni, alcune rinunce, alcuni brucianti successi che, a lume di logica (la logica della plebaglia, ovviamente), appaiono insensati. È l’istinto del branco che scatta immediato e sorgivo nell’animo di un patrizio (o di una corporazione patrizia) quando vede che un altro membro del branco è in pericolo; o è in pericolo il branco stesso nella sua unità e compattezza o è appena messa in discussione la legittimità di un elemento fondante dei giganteschi privilegi di cui gode.
Qualcuno ha soprannominato il branco “Casta”, qualcun altro “Massoneria” et cetera. Sono puri nomi.
Il Blocco Sociale Patrizio (BSP) si riproduce per via endogamica.
Il BSP non ammette deroghe alla trasmissibilità dei privilegi che avviene esclusivamente per via ereditaria o raccomandazione diretta o compravendita di cariche istituzionali o distorsione di concorsi pubblici oppure tramite la creazione giuridica fattuale di un intrico di norme e regolamenti che, interpretati da elementi del patriziato stesso, chissà perché, favoriscono esclusivamente altri membri del patriziato (e i loro parenti, figli, liberti, famuli, zoccoloni).
Un po’ di sangue nuovo (tribuni della plebe) è, a volte, immesso con caute cooptazioni.
Il 20% di italiani di cui si compone il BSP ha, inoltre, il supporto di numerose frange di elettori che, per dabbenaggine o convenienza o conformismo, tendono ad appoggiarlo stolidamente (nostalgici della destrasinistra, timbratori di cartellini in mutande, ex sessantottini, aviatori pindarici, semplici imbecilli).
Il conflitto sotterraneo, costante e a bassa tensione fra il patriziato così concepito e il resto dell’Italia è la Guerra Civile Italiana (GCI).
La struttura omertosa del BSP, quella che sta vendendo l’Italia con tutte le scarpe degli Italiani, è la lente con cui riguardare fatti della storia d’Italia recente, apparentemente eterogenei.
Dopo il 1989 serviva un nuovo assetto politico? Entra in scena il BSP: rapida contrattazione fra esso e i nuovi padroni del vapore: scattano le manette in tutta Italia, s’inabissa il pentapartito, il PCI si dissolve (che liberazione per i nuovi comunisti!), due magistrati vengono vaporizzati, esplode qualche bomba simbolica … l’importante è stendere il red carpet alla globalizzazione a venire … l’Italia è la merce sulla bilancia … in cambio si ottiene il consolidamento del vecchio BSP con qualche new entry a sinistra … la lotta sociale si sgonfia, la concertazione avanza, le industrie strategiche vengono dismesse (leggi: privatizzate) … il profumo dei vitalizî, di prebende lobbistiche e d’una corruzione dolcissima si effonde nell’aria … c’è da entrare in Europa! tuona poi il BSP … tocca fare qualche sacrificio … durerà un pochino, cinque, dieci, vent’anni … poi lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo di più … c’è da sanare lo spread! tuona qualche anno dopo il Vergine Celeste dallo yacht, rappresentante preclare del BSP … sponda Consumismo ed Effrazione … c’è da spalare un po’ di merda, egli intima, con un sorrisetto … cominciate voi, cara plebaglia, che io da rifinire l’abbronzatura …
Oppure: un Politicante Regionale è colto con le chiappe nel sacco e il naso infarinato a casa di una trans (o di un trans … non so decidermi … non sono esperto di terminologia PolCor …) … il BSP non perde tempo … in tempi relativamente rapidi sentenzia che il PolReg è una povera vittima, ricattati da cattivi caramba in combutta con un pusher, e che la farina l’ha portata non lui, ma proprio quei cattivi soggetti … il fatto che la trans (o il trans) sia una spacciatrice (o uno spacciatore) è uno sberleffo del Caso e della Fortuna per i BPS indagatori … d’altra parte, lacrima la trans (o il trans), i soldi il drudo PolReg me li dava perché era un cuor d’oro, mica per scopare … dagli scranni magistratuali BSP si annuisce sempre più convintamente … le gote di qualche giudicessa sono rigate da calde lacrime di perdono … un liquido salso e caritatevole che scioglie il fard BSP acquistato coi soldi della nostra IMU … nell’inchiesta spunta pure un PC birichino … pare contenga una lista di frequentatori BSP amanti dei doppi sensi … ma forse il PC non c’è … o forse c’è ma è illeggibile … macché è leggibile, ma non c’è la lista … il BSP vuol vederci chiaro … purtroppo il pusher complice dei ricattatori tira le cuoia per una overdose (mannaggia: proprio adesso …. eh, ma quando uno è cagionevole di salute …), un altro trans (o un’altra trans), invece, muore inopinatamente soffocato/a per i fumi d’un incendio in casa (quando si dice la jella … si era proprio lì lì per scoperchiare la pentola e guardate cosa succede …). Il tempo, le prescrizioni, i patteggiamenti e la condizionale leniscono le ferite giudiziarie … tutto ingiallisce … il vulnus è sanato … il PolReg torna, un pochino offeso, al vecchio lavoro … stavolta quale inviato in Giudea … come Ponzio Pilato … una narice lava l’altra e tutte aspirano lo stipendio … il BSP, invece, aggiustate le cose, riprende il consueto trans trans … (l’ultima battuta è di Dagospia, non mia).
Anche il caso Raggi-Roma è da vedersi  in tale ottica. I 5S vincono nella capitale d’Italia … temono, giustamente, un fuoco di fila di pomodori da parte del BSP e che fanno? Formano un quadrato di giacche blu dure e pure in attesa del contrattacco? Macché. Varano una giunta gonfia di rappresentanti del BSP: ex funzionari, gerarchi universitari, grand commis comunali, competenti della materia che passano da un incarico all’altro provocando un disastro dopo l’altro … come se un Custer più sciroccato del solito avesse affidato la fucileria di Little Bighorn a Toro Seduto e Cavallo Pazzo. Da tale comportamento si deduce che i vertici romani dei 5S non hanno la minima idea della battaglia da intraprendere … è proprio il BSP il nemico e quello non ha rappresentanti da cooptare, ma solo da sterminare. Se proprio la battaglia non si riesce a vincere meglio morire all’attacco come i Seicento di Balaclava invece che nelle retrovie, come dorotei pavidi e maneggioni (anche perché al gioco dell’ammuina dorotea il BSP è imbattibile).
Il BSP non ama fare prigionieri … se ti va bene (se proprio sei un leccapiedi di talento) ti compra. Coi soldi pubblici, ovvio.
Il BSP è duro, astuto, insinuante, controlla tutto, altro che Soros. Continuerà a venderci a tranci pur di salvaguardare i propri diritti sardanapaleschi.
Qui c’è da vincere la battaglia delle battaglie … a colpi di intimidazione fisica …
Nessun Donald, nessuna Marine, nessuna Brexit verranno a salvarci. Ho la sensazione che l’analisi geopolitica, assieme a una compulsiva avidità di grafici e informazioni e report, stia degenerando nel tifo da poltrona, pop corn e Coca in mano: ovvero in un inconscio alibi per non fare nulla. E non si fa nulla perché non se ne è più capaci. L’esistenza si srotola davanti senza attesa, in un continuo rifrangersi di rassegnazione, come un beffardo nastro di Möbius. Il suicidio del trentenne friulano, in fondo, vuol dir questo: siamo in un cul-de-sac e ciò che resta è indegno d’esser vissuto. Cosa sperare: che il BSP si suicidi? Che cada come un ramo sociale inutile e secco? Forse questo avveniva una volta quando le nazioni erano compartimenti stagni. La forza del BSP, oltre che nell’oculata distribuzione di risorse a chi può garantire l’indefinita sussistenza, sta nel suo sfacciato riproporsi alle varie forze occupanti. In cambio del potere locale da kapò.
È tempo per teste rotte e nasi insanguinati, insomma.
Prima di debellare il NWO (che, beninteso, esiste) sarebbe il caso d’insaponare qualche capestro in casa nostra.
Peccato che aleggi tutt’altra aria.

La battaglia che non si combatte [Alceste]ultima modifica: 2017-02-10T17:14:53+00:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

23 pensieri su “La battaglia che non si combatte [Alceste]

  1. In altri tempi avrebbero appeso il ministro, ora invece ci si suicida: sarà un mio limite ma non lo capirò mai. Manchiamo proprio di spina dorsale, un branco di pecore rincoglionite il cui apice valoriale è il pallone autografato di Totti. Come disse qualcuno è proprio un problema antropologico prima ch

    • Per Ethans

      “In altri tempi avrebbero appeso il ministro, ora invece ci si suicida”. Passaggio chiave, questo, che merita un tentativo di spiegazione. Anomia diffusa dal capitalismo e solitudine dell’individuo, perdita dei legami comunitari e allentamento progressivo di quelli familiari (con le nozze gay e la diffusione dell'”eccezione familiare”, i diritti delle minoranze, la “famiglia aperta”, eccetera), precarietà lavorativa ed esistenziale, la perdita completa della rappresentanza all’interno del sistema liberaldemocratico-mercatista, hanno prodotto una spaventosa passività sociale e individuale, da neoschiavi che sanno solo abbassare la testa (e non più giustiziare ministri prezzolati …). Così, lo scontrarsi con la realtà reale, oltre lo schermo di quella virtuale creata dal sistema, diventa un peso insostenibile che impone di annullare se stessi rendendo impossibile un’efficace difesa. In tal modo, la riproduzione sistemica (come diciamo noi marxiani e previani) è assicurata.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Il patriziato italico resiste da secoli e si adatta a tutti i padroni: dai re di Spagna a Napoleone.
    Ha destato scalpore la ricerca che ha dimostrato che le famiglie fiorentine più ricche nel 1427 sono ancora oggi le più abbienti.

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-05-20/a-firenze-ricchezza-mano-stesse-famiglie-sei-secoli–155222.shtml?uuid=ADgKR4L

    Se vincessero Marine Le Pen e i “populisti” nel resto dell’Europa, i nostri eroi diventerebbero più nazionalisti di De Gaulle e prenderebbero a cannonate i barconi di profughi.
    L’importante è sopravvivere: “con Francia o Spagna purchè se magna”.

    • Per andrea z.

      C’è del vero in ciò che dici e, nel lungo periodo, andando fuori dall’Italia, famiglie come i Rockefeller e i Rothschild (per citare i soliti noti) hanno mantenuto e accresciuto potere e patrimonio.
      E’ anche vero che gli “orfanelli” della globalizzazione neoliberista e del “sogno europeo”, in Italia, cercherebbero di riciclarsi schierandosi con i vincitori – nel caso la Le Pen vinca e sfasci euro e unione con una spallata. Questo è un pericolo per noi, perché non lo farebbe solo l’uno per cento più ricco, ma sicuramente anche i piddioti-sinistroidi orfani del loro padrone.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Io nel patriziato metterei anche il JOLLY di questa partita a poker: gli impiegati pubblici.
    Senza di loro il PD non vincerebbe le elezioni. Lo sapete che 82% degli impiegati pubblici vota PD? e ti credo. Il PD gli garantisce i privilegi: pensioni in tenera età e illicenziabilità. A quelli con le armi la possibilità di andare in pensione dopo 30 anni di lavoro. Agli illicenziabili 40 anni di lavoro si, ma in tranquillità. Che tanto se ci sia i caxxi propri e si va a fare la spesa in orario di lavoro succede nulla.
    Una volta scambio due chiacchiere con un tipo. Mi dice di essere un finanziere in pensione. A 46 anni di età, giusto in tempo prima della riforma Maroni. Ma ho lavorato a 16 anni eh non ti credere. Oltre al privilegio della pensione e a quella dell’illicenziabilità c’è il terzo privilegio: niente colleghi di lavoro allogeni. No. I poveri profughi in fuga dalle guerre, dopo la paghetta di un anno gentilmente elargita da mamma-stato, se li puppano gli operai, i contadini, le partite iva, gli ambulanti, i disoccupati, i precari, i cococo e tutti gli altri “sfigati” chi più chi meno.
    Loro sono il vero nemico.
    Altro che la lotta di classe del figlio del rabbino nonchè cugino dei Rothshield: illicenziabili contro licenziabili. Non soggetti alla globalizzazione contro rovinati dalla globalizzazione.

    • Per MDA

      Attenzione a non aderire alle guerre fra poveri scatenate ad arte dal sistema!
      Io assisto -telefonicamente e via e-mail – centinaia di dipendenti pubblici degli EELL nella regione in cui vivo e lavoro, nonché dipendenti della sanità regionale. La mia esperienza lavorativa (attualmente vecchio riciclato come SW administrator e assistenza su procedure) mi suggerisce che lavorano, molti hanno la mia veneranda età o qualche anno in più e sono sul posto di lavoro, non pochi, anche nei piccoli comuni, dopo le 18.00 del pomeriggio (io stacco abitualmente fino alle 18.45-19.00, iniziando alle 9.00 del mattino e qualche volta un po’ prima).
      Allo scatenamento delle guerre fra poveri aveva aderito anche Grillo, con il suo blog e il 5s, pubblicando tempo fa un post in c’era un’analisi sociologica dell’Italia che è poco definire bislacca: serie A, cioè i privilegiati e (sottinteso) parassiti, tutti i pensionati e i dipendenti pubblici, serie B, i “buoni”, le vittime, gli “esclusi”, partite IVA, piccole e medie imprese, precari, qualche lavoratore dipendente del privato. E’ privilegiato un dipendente pubblico che deve lavorare fino a sessantasette anni, per uno stipendio inferiore (o molto inferiore) ai duemila euro netti mensili? E che dire di un pensionato a cinquecento euro, che rovista nei bidoni dell’immondizia? Poi, fra gli “eroi” della piccola e media impresa ci sono anche quelli che, nei tempi buoni, “hanno fatto finanza”, oppure che sfruttano fino all’osso i dipendenti e usano abbondantemente i Voucher … Sono questi i “buoni”, le vittime?
      Che queste cose le scriva un Grillo (o chi per lui), patron della principale FO (falsa opposizione) italiana – in perfetta sintonia con quell’escremento giuslavorista di Pietro Ichino, autore dei “Nullafacenti” nella PA – non mi stupisce. Mi sorprende, però, che ci caschi uno come te …
      E’ vero che una parte del pubblico impiego – in particolare nella pubblica istruzione – abbia sostenuto i lacchè sinistroidi della troika con il voto, ma ciò non significa che lo farà ancora, visto che la perdita di diritti e reddito e la ricerca di una via traversa per i licenziamenti (Madia) li stanno colpendo alle chiappe, fatte salve alcune aree di privilegio intangibile.
      Ripensaci, dunque, perché tutti i lavoratori, senza distinzione, prima o poi sono colpiti dalla globalizzazione neoliberista e dai mercati&investiori, che sono il loro nemico principale.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Grillo sappiamo che dice tutto e il cotnrario di tutto e fa l’occhiolino a tutti. Non mi interessa quel che dice avendolo pesato il giorno che chiamò tutti a roma salvo poi fare retromarcia dopo la telefonata dalla DIgos.
        Certamente non ce l’ho col dipendente che a 67 anni sta ancora alla scrivania di un ufficio inutile. Però hai idea di cosa significa avere la sicurezza del posto di lavoro e non averla questa sicurezza ? qui passa la differenza tra chi la globalizzazione non sa cosa sia perché non l’ha provata sulla propria pelle e chi invece l’ha subita e la subisce. E caro Orso, mi spiace, ma TUTTI i dipendenti pubblici, non la conoscono. Tu dici che la conosceranno e arriverà il loro tempo. Certamente si. Sono come l’orchestrina del Titanic che ha continuato a suonare quando sotto di loro la gente era già annegata. Verrà il loro tempo, lo so. Il problema è che quando verrà il loro tempo e si accorgeranno di aver puntellato il REGIME, sarà troppo tardi per qualsiasi risposta al regime stesso.
        82% di voti ricordatelo. E non sarà certo qualche provvedimento di una sciaquetta raccomandata lecca-gelati a intaccare i loro assurdi privilegi. Assurdi privilegi a cui si attaccanno e che non mollano di un centimetro.Altro che linea del Piave! Lo so che c’è differenza tra il privilegiato che va in pensione a 50anni dopo aver tenuto l’ordine pubblico nel paesino di 3500 abitanti in cui non succede un cazzo e chi in pensione ci va a 68 anni. Ma il problema è che LORO si comportano come un esercito e votano compatti per il partito che difende i loro privilegi. Loro in cambio della fetta di torna hanno accettato che la fetta di torta venisse levata a loro connazionali e data a gente arrivata qua da altri paesi. Loro votano per il partito di cui palra Alceste che si mangia 1/4 della torta pensionistica pur essendo solo 8 persone su 100. Loro votano per il partito che è votato da TUTTI i grandi industriali/rapinatori nessuno escluso. I grandi elettori del PD.
        E io dovrei essere solidale con chi mi guarda storto quando dico che l’extracomunitario mi fa concorrenza sleale, non paga le tasse nel silenzio di equitalia, mi porta via tutto?
        puoi aspettare.

        • Per MDA

          L’errore macroscopico che fai è di considerare “privilegi” il diritto a un lavoro stabile, il diritto di andare in pensione a un’età decente (sotto i sessant’anni), il diritto ad avere una pensione minimamente accettabile. Questo errore macroscopico, che porta a considerare “privilegio” ciò che dovrebbe essere scontato e esteso a tutti, mostra quanto ha inciso negativamente la stramaledetta propaganda neocapitalista …

          Cari saluti

          Eugenio Orso

        • E’ stato così che hanno annientato la Grecia.
          Prima hanno convinto tutti che gli impiegati statali fossero parassiti privilegiati, poi li hanno licenziati tutti contando sul fatto che alla nazione non sarebbe fregato una cippa e nessuno sarebbe insorto.
          Con milioni di persone (e famiglie) senza più un soldo in tasca, la Grecia è finita definitivamente in ginocchio.

          • Per Cris

            Esatto. In Grecia sono state criminalizzate persino le figlie zitelle degli impiegati pubblici in quiescenza, perché ricevevano la pensione del superstite …
            Come scrivevo anni fa, molto prima di Renzi e prima di Monti, l’ultimo attacco elitista sarà diretto contro il “santuario” superstite del lavoro stabile e tutelato, cioè l’impiego pubblico. Fatte salve ristrette aree di privilegio (ad esempio la famigerata magistratura, o le cosiddette forze dell’ordine) e i “manager” pubblici, notiamo che la fase finale dell’attacco è iniziata e con l’infame Madia – quella “scoperta” da Veltroni, che ha l’aspetto di una supponente puttana “aristocratica” – risulta chiaro che l’obbiettivo è ridurre il personale, attraverso i licenziamenti per gravi infrazioni o scarsa produttività …

            Cari saluti

            Eugenio Orso

          • NOI OPERAI SIAM STATI COGLIONI A FIDARCI DEL SINDACATO.
            MA VOI STATALI NON SIETE MAI STATI SOLIDALI.
            E CONTINUATE A NON ESSERLO.
            sulla fine non piangete miseria. conosco il caso di una comunità montana chiusa.
            i dipendenti si recano sul posto di lavoro ancora oggi a distanza di due anni. non fanno nulla e lo stipendio arriva regolare.
            bella la vita !

  4. Il suicidio del mio corregionale disperatamente spiegato è la morte dell’individuo post-moderno, che dopo aver vissuto nel vuoto della sua solitudine si lancia in quello della sua morte altrettanto solitaria ed inutile. Ben altra vita e morte ha scolpito Dominique Vennier sul marmo di Notre Dame, immolandosi per le generazioni che intenderanno raccoglierne l’eredità. Ma appunto egli era immune alla modernità. Nel vuoto pneumatico chiamato società, l’individuo non può che rantolare tentando di vivere il più a lungo possibile per se stesso e quando non ce la fa più, muore per se stesso. Scomparsi il simile, il prossimo, l’identità, la comunità, il dovere, l’onore e il sacro non rimane che dissolversi nel nulla in cui si è vissuti, tornare particelle di mera materia.

    • Per Giovanni

      Quando i suicidi per “fallimento individuale”, dovuto a motivi economici, finiranno, significherà che non ci sarà più quella impotenza politica che oggi domina sovrana. Allora, si scatenerà l’ira “dei miti” e di quelli che hanno subito troppo a lungo le trappole della democrazia liberale, dell’euro e del mercato. Scorrerà molto sangue, in un flusso catartico, ma mi auguro che non sarà quello delle vittime del sistema …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  5. Cambiare l’Italia sperando in forze endogene ? Buonanotte!
    Ci vuole che qualcuno faccia il botto fuori. Poi noi forse avremo un effetto domino. Anche se come dice Alceste non è sicuro nemmeno questo.
    A me piacerebbe che qualcuno scaricasse una volta per tutte un numero sufficiente di missili atomici su quel paesino fatto da antichi usurai che è causa di tutti i mali del pianeta (e direttamente o indirettamente di tutte le guerre nostrane). Certamente non si farebbe completamente pulito perchè qualcuno di quella razza ne rimarrebbe, ma si alleggerirebbe il mondo di un bel peso.

    • Per Vito

      Da diverso tempo mi sono convinto che solo eventi esterni positivi, di grande portata, potranno provocare cambiamenti positivi in Italia. Mancando un’opposizione, il rischio è che i collaborazionisti-troika e le FO (false opposizioni) si riclichino, saltando sul carro del vincitore …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • beh i fascisti diventarono tutti anti fascisti.
        e ieri un sindaco pd ha detto che i negri non li vuole nel suo paesino ad avellino.
        sta a vedere che tra due-tre anni la colpa di 15 milioni di allogeni sarà di salvini e del centro destra.

  6. Grazie “Alceste”,
    articolo apprezzabile per quello che dice e per lo stile.
    Ad esempio: “una narice lava l’altra e tutte aspirano lo stipendio”.
    Un blocco al cambiamento è costituito dai privilegi e la progressiva insensibilità ai problemi altrui e collettivi, provocata, nel tempo, dagli stessi privilegi.
    Per E. Orso, condivido e modificherei le sue parole così:
    “Da diverso tempo mi sono convinto che solo eventi esterni, di grande portata, potranno provocare cambiamenti Significativi”.
    Saluti
    LB

    • Per Lucio Brovedan

      Quanto a eventi esterni che comporteranno cambiamenti Significativi anche per noi, ne riparleremo dopo il ballottaggio dei primi di maggio per la presidenza Francese …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  7. “Nel nome del rubare,
    Sempre continuare,
    Mai restituire,
    A costo di morire,
    A me.”
    È su queste basi che nasce la Repubblica Italiana, perché queste furono le parole pronunciate da un famoso Ministro di Giustizia nei primi anni cinquanta ad una cena fra “amici”.

    • Per Antonio

      A mio avviso, la caduta definitiva della politica la stiamo avendo ora, perché l’Italia è un paese occupato, retto da governi-Quisling in attesa del governo-troika che metterà fine ai giochi.
      I collaborazionisti possono rubare, mantenere ed estendere i loro ingiusti privilegi, purché obbediscano al padrone sopranazionale, applicando al paese la sua linea politica.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  8. Se le stime di Alceste per cui il cosiddetto BSP rappresenta il 20% della popolazione, si parla di un numero molto grande, specialmente considerando che quello è un gruppo compatto, ricco e organizzato, mentre il restante 80% è atomizzato. Ma la difficoltà più grande è che tale 80% invece che a coalizzarsi tende a difendere il proprio minuscolo orticello di minuscoli privilegi e di fatto a ragionare come la classe dominante., comportandosi come quello che un tempo veniva chiamato sottoproletariato. Quello che manca all’uomo post moderno è un nuovo pensiero forte da contrapporre al pensiero unico. Finché ci si limiterà a dire di no, sarà una lotta di trincea con sconfitta assicurata.

    • Per Алексей Тришин

      Per quanto mi riguarda, credo che il 20% sia da ridimensionare, se consideriamo solo quelli che veramente contano e sono del tutto al riparo dall’impoverimento massivo che sta colpendo il paese. E’ certo, però, che i collaborazionisti dei poteri esterni – definiti patriziato da Alceste – sono molti, ma diversi fra loro subiranno, alla fine, il “rigore contabile” e la distruzione definitiva dello stato sociale.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.

*