Punti di forza dello stato islamico di Eugenio Orso

Qualcuno si sarà chiesto perché qualche decina di migliaia di mercenari, esaltati della jihad, avventurieri e assassini possa controllare stabilmente vasti territori e città popolose, amministrandoli con un mix di terrore, applicazione della sharia, economia illegale e riuscendo a conquistarne di nuovi senza un valido contrasto.

Da Raqqa, Deir el-Zor e Palmira in Siria, a Mosul e Ramadi in Iraq fino a Sirte sulle coste libiche, la conquista continua, le infiltrazioni e gli attacchi a sorpresa non si arrestano. Dallo scorso anno lo stato islamico è in piena espansione, nonostante una “coalizione” internazionale di cinquanta paesi, a guida americana, costituita per combatterlo, gli eserciti nazionali o i loro residui (siriano di Assad, irakeno, libico di Haftar) e addirittura l’ostilità di altre milizie islamosunnite (al-nusra, alba libica, salafiti), non meno fanatizzate degli assassini in nero.

Se c’è una colazione internazionale infinitamente superiore dal punto di vista militare, che lo contrasta veramente, se ci sono eserciti nazionali avversi e addirittura correligionari ostili in armi, lo stato islamico dovrebbe rapidamente collassare, spazzato via dalla superiorità numerica e dalla potenza militare degli avversari.

Anzi, i tagliagole sunniti non sarebbero andati oltre Raqqa e forse Mosul, prima di essere distrutti. Si sarebbe provveduto a recidere con successo i canali di rifornimento di armi e mercenari e le vie per il commercio illegale di petrolio (in particolare attraverso la Turchia). I bombardamenti aerei sarebbero stati efficaci e annichilenti, come nella prima guerra americana del Golfo, contro Saddam, fra il 1990 e il ‘91. I successivi interventi terrestri avrebbero posto fine all’incubo integralista islamosunnita.

Così non è stato e i criminali ben armati e bene equipaggiati di al-Baghdadi continuano a fagocitare nuove città e nuovi territori, pur perdendo un po’ di terreno (ma non troppo) in un Iraq ormai diviso in tre parti. La Turchia integralista sunnita di Erdogan ha permesso l’afflusso continuo di mercenari, le infiltrazioni armate dal territorio turco per colpire i curdi, partecipando attivamente al contrabbando di petrolio. Gli americani hanno stabilito procedure d’ingaggio, per bombardare le orde islamiste, inefficaci e farraginose, tanto che gli stessi piloti dell’aviazione si sono pubblicamente lamentati! Aerei inglesi e americani, carichi di armi, atterravano nei vasti territori dell’Anbar irakeno, ma non per rifornire l’esercito di Baghdad. Qatarioti e simili hanno continuato a finanziare e appoggiare i killer di allah. E’ recente la notizia che alcuni tagliagole islamisti sunniti, addestrati all’uso delle armi e alla strage di popolazioni, sono stati “spostati” in ucraina per combattere contro i russi, nella Crimea sottratta agli euronazisti e altrove. Senza il placet degli americani e dell’alleanza atlantica? Improbabile …

Davanti a simili evidenze, anche un non-esperto di geopolitica, di Medio Oriente e islam come il sottoscritto può trarre conclusioni attendibili, in merito ai veri punti di forza dello stato islamico.

Provvedo subito alla bisogna.

I principali punti di forza dello stato islamico, nonché la ragione della sua persistenza e delle sue “strabilianti” conquiste, sono essenzialmente tre.

1)    La guerra infinita pianificata a tavolino, che si vale del terrore, della dissoluzione degli stati, delle stragi di popolazione e dei profughi in fuga, per mantenere ed estendere il dominio di questo capitalismo finanziario. La guerra è condotta da eserciti mercenari, compagnie di ventura alimentate da ogni sorta di assassini, persino di galeotti arruolati direttamente in carcere (ucraina euronazista) e si ammanta di fanatismo religioso al limite del satanismo – lo stato islamosunnita né è la prova – o di ideologie pseudo-nazionalsocialiste, come nel caso ucraino. Lo stato islamico, l’estremizzazione del rigorismo sunnita più demente, l’adozione di sistemi sanguinari, da film horror, per controllare/modificare popolazioni, territori e confini, sono funzionali alla guerra infinita neocapitalista. Un vero pilastro di questo modo storico di produzione, almeno quanto la crisi economico-finanziaria sistemica, che non cessa mai perseguendo sempre nuovi obbiettivi (prima i sub-prime, poi il debito pubblico e le difficoltà in Cina, domani chissà). L’islam sunnita “cade a fagiolo”, perché è un’arma letale in mano alle élite finanziarie occidentali – ivi compresi gli islamosauditi del Golfo – per perpetuare ed estendere il proprio potere. Logico allora che la “coalizione internazionale” a guida statunitense, nelle mani di queste élite, da un lato colpisca con qualche bombardamento lo stato islamico, per lo stretto necessario, e dall’altro cerchi di preservarlo per poterlo utilizzare ancora. Il mostro – coccolato, finanziato, irrobustito con armi e “foreign fighters” – è utile contro la Russia e i ribelli come Assad, nonché per aumentare la pressione del terrore sulle popolazioni europee, che si possono ricattare e controllare più facilmente agitando questo spettro. Chiaro il perché i tagliagole continuano a godere, nei fatti, di grandi appoggi internazionali. Lo stato islamico, arrivato a Sirte, sogna di distruggere Roma – mecca della cristianità – e ci minaccia da vicino. Non ci si deve aspettare che questa situazione cambi in positivo, o addirittura si rovesci con attacchi decisivi ai tagliagole. Finché ci sarà il dominio di questo capitalismo finanziario, la guerra infinita alimentata dal terrore continuerà a mietere vittime e a provocare distruzioni, con episodi successivi sempre più sanguinosi. La guerra infinita del terrore è una nuova, decisiva forma assunta dalla “distruzione creatrice” neocapitalista.

2)    L’appoggio di una parte rilevante delle tribù sunnite. La presa sui territori e l’espansione dello stato islamico non sarebbero possibili se ci fossero soltanto grandi appoggi internazionali, con afflussi di finanziamenti, armi e mercenari. Potrebbe non bastare il supporto americano, turco, qatariota e di molti altri stati-canaglia neocapitalisti, davanti all’ostilità di una grandissima parte della popolazione. L’ostilità popolare diffusa renderebbe arduo mantenere i territori conquistati, che dovrebbero essere spopolati quasi completamente, con massacri immani e ondate di profughi ancor più bibliche delle attuali. Pensiamo a ciò che è accaduto a Mosul, conquistata nel giugno dello scorso anno in un baleno, con una prima ondata di meno di mille jihadisti. Chiaro che l’operazione è stata possibile oltre che per l’assenza di motivazione e la scarsa preparazione dell’esercito irakeno, che ha abbandonato il campo, anche per l’aiuto dei sunniti del posto, che hanno accolto lo stato islamico garantendogli adesione e appoggio. Lo stato islamico espelle, rende schiavi o uccide i membri delle minoranze, potenzialmente ostili alla follia integralista sunnita, cambia la composizione delle popolazioni nei territori conquistati, ma non li spopola completamente perché i sunniti del posto (in tal caso arabi) gli garantiscono appoggio, o quantomeno una complice non-ostilità. Per cercare di sconfiggere il mostro, nei territori liberati le milizie sciite irakene si comportano in modo duro e punitivo, nei confronti degli arabi sunniti del posto (cosa che i curdi, ad esempio, non fanno). In pratica, se maschi in età di combattere li catturano e talora li uccidono. Per questo motivo i media occidentali, servi della finanza e ipocriti, le condannano senza appello. In verità, un modo per sconfiggere i tagliagole sarebbe proprio quello usato dai miliziani sciiti, che consentirebbe di “togliere l’acqua al pesce”. E’ proprio per evitare il rischio di una completa sconfitta dello stato islamico in Iraq, che gli americani premono perché alle operazioni militari nell’Anbar e nella città di Ramadi non partecipino in massa queste milizie – addestrate dagli iraniani e decisive nella riconquista di Tikrit – ma solo l’esercito e i rari sunniti che non appoggiano lo stato islamico (meglio se addestrati dagli americani). A Derna, sulla costa orientale della Libia, lo stato islamico non sarebbe arrivato se non avesse trovato, in città, adesioni da parte di gruppi di giovani armati e fanatizzati. I volontari della jihad tunisini sono migliaia, in un paese a maggioranza sunnita che fino a pochi anni fa si spacciava per il più “laico” nel nord dell’Africa. Segno che una parte rilevante dei sunniti non solo approva l’operato dei killer di al-Baghdadi, ma vuole dare il suo contributo di sangue e violenza alla “guerra santa”.

3)    L’assenza di forti alternative sul piano culturale, o anche soltanto ideologico. Il vuoto che esiste in Europa e nel cosiddetto occidente, dove non c’è alternativa culturale alla rete di rapporti commerciali e finanziari neocapitalista, nonché la “morte delle ideologie” alternative (comunismo, socialismo, eccetera), gonfiano il numero di avventurieri e “foreign fighters”. Costoro sono in maggioranza sunniti non-europei ma spesso con la cittadinanza, disposti a combattere per l’islamismo più folle, criminale e intransigente. Se poi questi assassini tornano in Europa, possono farlo tranquillamente senza rischiare (almeno) la galera e possono permettersi di preparare attentati. In Africa settentrionale e in Medio Oriente, la fine del socialismo e del nazionalismo panarabo (i nasseriani, il Ba’th siriano e irakeno, l’Olp, eccetera), si è rivelata un’enorme sciagura, perché ha comportato l’assenza di una forte alternativa, a livello di massa, all’islamismo più radicale e sanguinario. Le conseguenze negative di questa “estinzione”, iniziata negli anni ottanta, continuata nei novanta e compiutasi all’inizio del nuovo secolo, le stiamo già scontando oggi. L’assenza di alternative culturali e ideologiche favorisce lo stato islamico e lo rende più forte, ma soprattutto fortifica il potere degli agenti strategici neocapitalisti, che usano per i loro scopi l’islamismo della sunnah più feroce e criminale.

Punti di forza dello stato islamico di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-08-27T14:52:32+00:00da derosse
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