Brutti, sporchi e cattivi di Eugenio Orso

Di recente, un canale televisivo ha trasmesso il film del 1976 di Ettore Scola Brutti, sporchi e cattivi, interpretato dal grande Nino Manfredi, per l’occasione Giacinto Mazzatella, un vecchio alcolizzato “cecato da un occhio” che viveva in una baraccopoli della periferia romana, dov’era confinato il lumpenproletariat di quegli anni.

Il film di Scola descrive senza velleità di critica sociale la vita dei più poveri fra i poveri nelle baracche alla periferia di Roma, indugiando su particolari disgustosi, sulle condizioni igieniche precarie, sul piccolo malaffare di sopravvivenza (furti, prostituzione e simili), sulla violenza quotidiana e sulla promiscuità sessuale. Ne esce una vita senza speranza, confinata nei recinti dell’ignoranza e della miseria, a poca distanza dal centro della capitale di uno dei maggiori paesi industriali del pianeta.

Aggiungo che questo film lo considero un “cult” (brutta espressione esotica, ma non trovo di meglio) per la capacità di descrivere senza velleità politiche una realtà di degrado estremo, etico e materiale, nonché per la crudezza delle situazioni nello sviluppo narrativo, mitigata dalla comicità involontaria dei personaggi, primo fra tutti l’incredibile “cecato” Giacinto Mazzatella-Nino Manfredi.

Brutti, sporchi e cattivi erano sia Giacinto, che si teneva stretto il milioncino avuto dall’assicurazione per la perdita dell’occhio, sia i suoi numerosi familiari (dall’orribile moglie ai molti figli, parenti e nipoti, fra i quali un travestito, uno scippatore e uno storpio) che cercavano di sottrargli i soldi, da lui difesi a pugni, calci e fucilate, arrivando al punto di cercare d’eliminarlo con veleno per topi (frequentissimi nella baracca di Giacinto). Ma Giacinto fuggì in bicicletta, vomitò nell’acqua sporca la pasta avvelenata e si salvò. Finì per dividere la baracca, da lui incendiata e riattata alla buona dai parenti, con nuovi inquilini paganti, dormendo nel lettone scassato fra l’orribile moglie e la grassa prostituta Iside, sua amante.

Il lumpenproletariat di Marx e i ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini sono sullo sfondo, in un canto del cigno delle sotto-culture ai margini dello sviluppo capitalista, antiche nella loro essenza quanto la povertà sacralizzata dal cristianesimo.

Brutti, sporchi e cattivi è un vero e proprio canto del cigno del vecchio sottoproletariato urbano, perché negli anni ottanta, con l’inizio della profonda trasformazione sociale e culturale del paese in senso neocapitalista, i Giacinto Mazzatella di Scola e tanto più il riccetto o i Tommaso Puzzilli di Pasolini, tragiche figure degli anni cinquanta, si sono estinti quasi completamente, scomparendo con il loro mondo marginale, aspro, senza speranza, ma antico quanto le vecchie povertà.

Ladri, delinquenti, assassini (Giacinto ubriaco spara ad un figlio, nel film di Scola, ferendolo non gravemente), disposti al reclutamento per ogni sorta di avventura reazionaria, privi di coscienza politica, secondo il giudizio impietoso dei marxisti e di Marx, “socialmente vicini” per i bolscevichi che comunque li arrestavano, internandoli nei gulag.

Meno duro il giudizio di Pier Paolo Pasolini, schierato con Gramsci razionalmente ma contro di lui nelle “buie viscere”, che subiva con tutta evidenza il fascino trasgressivo del mondo sotto-proletario.

Non sono un critico cinematografico e non voglio trattare da questo punto di vista il bellissimo film di Ettore Scola, ma il rivederlo, a distanza di anni, ha suscitato in me una domanda: chi sono gli equivalenti dei brutti, sporchi e cattivi dei tempi andati, in queste dimensioni culturali, economiche e sociali?

Un primo pensiero è andato a tutti gli autoctoni – oggi sempre più numerosi – che vivono una situazione di marginalità ed esclusione, spacciando droga, rubando, truffando, prostituendosi o semplicemente sopravvivendo con pensioni e redditi degli ascendenti, nonché ai brutti ceffi che si aggirano nelle sale slot, luogo d’incontro di molti drammi sociali e personali, legalizzate ad hoc e “sponsorizzate” dal sistema.

Costoro, però, godono ancora di un “tenore di vita” più alto di quello dei sinistrati delle periferie romane degli anni settanta, non di rado possono beneficiare dei residui di patrimoni familiari ereditati da genitori, nonni e bisnonni risparmiatori e laboriosi, e perciò sono una spanna più in alto.

Inoltre, sono culturalmente diversi dal vecchio sottoproletariato urbano e hanno dimenticato completamente usi e costumi dei diseredati di allora, per non parlare dell’influenza dell’antica società contadina, ormai morta e sepolta.

Il pensiero corre allora agli immigrati irregolari, ai cosiddetti clandestini, ai nuovi schiavi spinti dalla disperazione verso nord, in fuga dalla guerra tradizionale e da quella economica – entrambe alimentate dal neocapitalismo, globale e finanziario – disposti ad attraversare il mare sui canotti, a dormire per terra nelle stazioni ferroviarie, o a vivere in baracche puzzolenti, senza igiene e senza servizi, pur di inseguire il loro sogno di una vita migliore.

Sono loro che più assomigliano, almeno in apparenza, agli abitanti delle baracche di quel “mitico” film.

Ci sono ovviamente delle grandi differenze fra i brutti, sporchi e cattivi del film di Scola e costoro, non solo perché i personaggi del film erano romani, burini, ciociari e simili (quindi italiani), mentre moltissimi immigrati, irregolari ma anche regolari, appartengono a realtà culturali, sociali e religiose molto distanti dalla nostra.

La prima differenza è che gli abitanti dei baraccati romani, negli anni settanta, erano gli epigoni di una marginalità alimentata dall’affermazione del sistema capitalista, gli “scarti” dell’urbanizzazione forzata delle popolazioni, il risultato indesiderato dell’applicazione di sistemi disciplinari stringenti, addirittura dell’antica recinzione delle terre aperte e dell’implotonamento dei dominati nelle fabbriche, mentre gli immigrati irregolari che stanno invadendo, da sud e da est, l’Europa sono il frutto velenoso delle guerre neocapitaliste, combattute con armi economiche e finanziarie e, sempre più di frequente, con la destabilizzazione di interi paesi e l’uso “spregiudicato” di armate mercenarie a sfondo religioso-integralista o ideologico-ultranazionalista (stato islamico, al-nusra, boko haram, tagliagole sunniti vari, euronazisti ucraini supportati da blackwater/academy, eccetera).

La seconda differenza di rilievo è che il sotto-proletariato urbano di marxiana (e pasoliniana) memoria si è formato nel corso di lunghi decenni, per effetto del rimodellamento dell’ordine sociale nell’habitat capitalistico del secondo millennio, mentre le ondate di profughi (o immigrati irregolari, o “clandestini” sans papier) che oggi osserviamo, nascono dall’accelerazione del progetto demiurgico neocapitalistico-finanziario e sono il risultato di qualche anno di guerra indotta e di devastazione economica programmata.

La terza differenza è importantissima, perché i brutti, sporchi e cattivi di Scola, i ragazzi di vita di Pasolini, il lumpenproletariat di Marx non fuggivano da guerre e sopraggiunta miseria insopportabile, ma vivevano nelle loro caratteristiche dimensioni culturali (sotto-culturali, secondo alcuni) in ambienti urbani capitalistici e spesso non tentavano neppure di migliorare la propria esistenza, mentre, all’opposto, i profughi di oggi si muovono fra mille difficoltà, per centinaia o migliaia di chilometri, esposti ad abusi, espropri e violenze, per migliorare la propria condizione di vita e dare uno straccio di futuro ai figli.

In conclusione, se qualcuno pensa che oggi i brutti, sporchi e cattivi siano quelli che arrivano a frotte dal mare o da terra, laceri o addirittura seminudi, con pochissimi beni e qualche soldo, quelli che dormono nelle stazioni, fuggono dai “centri di accoglienza”, talora rubano o commettono qualche altro reato (accade anche questo), prima di esternare rifletta su quanto precede e si chieda se la maggioranza di costoro vorrebbe vivere tutta la vita come Giacinto Mazzatella, nel film di Scola, come il sottoproletario privo di coscienza sociale prigioniero del suo destino, come i personaggi marginali dei romanzi di Pasolini finiti male, oppure se cerca un lavoro decentemente pagato, una scuola per i figli, il riparo dalla guerra, la possibilità di una migliore istruzione …

Poi, se ha riflettuto a sufficienza, parli pure!

Brutti, sporchi e cattivi di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-08-24T15:37:31+00:00da derosse
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9 pensieri su “Brutti, sporchi e cattivi di Eugenio Orso

  1. Forse non ho riflettuto a sufficienza, so di non avere capacità di sintesi, spesso faccio confusione, vado fuori tema, etc. – chiedo un po’ di pazienza, scriverò raramente in futuro.

    Faccio una premessa, più precisamente è una divagazione– mi è venuto in mente di parlarne per via dell’immigrazione – magari potrebbe essere di interesse.

    Per vari motivi, relativamente di recente, ho cercato su internet siti come il presente/comedonchisciotte/controinformazione/etc. solo su pochissimi blog ho scritto.

    Altrettanto di recente una persona che ha lavorato per oltre 30anni a progetti speciali in Bamca d’Italia ed ancora in attività presso altri “importanti” enti, ha preso informazioni su di me, senza motivare ma in modo trasparente (nel senso che conosco il suo nome) – la cosa mi ha alquanto sorpresa – io sono una persona comune, professionalmente un “quadro” (che ha “abdicato”…) – appartengo ad un mondo diverso dal suo…

    Sempre di recente ho ricevuto una telefonata dalla Doxa – obiettivo sondaggio sull’attuale immigrazione…usualmente non partecipo a sondaggi, nego la mia disponibilità per varie ragioni (ad esempio: non dicono il nome del cliente che commissiona il sondaggio, ma non solo.. ) – in questo caso non l’ho fatto perché oltre alle tante domande sull’immigrazione che l’intervistatrice straniera, con accento albanese, mi ha brevemente anticipato, c’era altro:- domande sul partito che meglio mi rappresentava, cosa pensavo della politica di renzi, se credevo alle informazioni che i telegiornali trasmettevano, cosa pensavo dell’immondizia a Roma, cosa pensavo del Giubileo straordinario… – interessanti i clienti di Doxa – alcuni esempi: Deutsche Bank; -Intesa San Paolo; -Sky; – Itelecom; -Eni; -Rai. – Che cosa strana. Non aggiungo altro. Fine della divagazione.

    BRUTTI, SPORCHI E CATTIVI
    Il film l’ho visto solo in parte, sapevo che veniva considerato un capolavoro – purtroppo, sicuramente per ignoranza, arrivata al “pranzo avvelenato” avevo capito abbastanza, come dire.. ho perso l’interesse ed ho fatto altro – mio marito e mio figlio invece lo hanno guardato, definendolo alla fine splendido.

    Sulla prima-seconda differenza da te evidenziata: nulla da dire.

    La terza differenza da te rilevata mi fa sorgere un dubbio, in questo caso forse le differenze sono troppe…. Se facessi un paragone tra le persone che arrivano oggi sulle nostre coste e gli italiani della prima grande migrazione (1870-1900) e la migrazione del dopoguerra (1950) – potrei affermare con ragionevole certezza che la maggior parte degli immigrati italiani avevano come obiettivo quello di migliorare la loro vita e quella dei loro figli? – Risponderei si.

    Per quanto riguarda la conclusione: penso sia corretto parlare di sottoproletariato privo di coscienza sociale, etc. riferendosi a Giacinto Mazzatella e compagnia.…mi sorgono altri dubbi.

    Mi chiedo se potrei escludere a priori che la maggior parte degli immigrati che arrivano a frotte dal mare o da terra non lo siano parimenti… o affermare che la maggior parte di queste persone desidera semplicemente quello che desiderava il mio vicino di casa (un piccolo artigiano che si è suicidato qualche mese fa a causa della crisi) – vivere una vita dignitosa. Risponderei: non lo so.

    Mi chiedo se in Italia queste persone potrebbero poi averla una vita dignitosa – Risponderei: al momento no – ma le cose potrebbero cambiare …se gli italiani fossero messi alle strette e/o prendessero sul serio il suggerimento della presidenta Boldrini … pensare, come italiani, al futuro come migranti, poveri e senza diritti – per far posto a merce-lavoro mediamente più giovane e/o a minor costo.

    Mi chiedo se potrei affermare di sapere veramente quanti sono i rifugiati e quanti invece i clandestini. Risponderei: no, non lo so – in ogni modo tratterei i casi in modo diverso.

    Mi chiedo cosa preferirei fare se dovessi scegliere di offrire un lavoro ad un cittadino italiano disoccupato piuttosto che ad un immigrato – indipendentemente dall’età, l’ offrirei all’italiano.

    Concludo: parlare di destra o di sinistra per me non ha mai avuto troppo senso, per vari motivi, anagrafici, etc. – penso che in un mondo civile tutti e dico tutti dovrebbero avere la possibilità di vivere una vita dignitosa, tutti dovrebbero poter avere la possibilità, nel rispetto delle proprie differenze (elettive, culturali, storiche) di riconoscersi come “comunità” solidale di questo mondo e realizzarsi come persone, uniche ed irripetibili, vivendo in linea, per quanto possibile, con le proprie aspirazioni, attitudini, capacità – contrariamente, nell’impossibilità oggettiva di poter lavorare, dovrebbe intervenire un welfare, che non passa per intermediari e non assistenzialistico. Guarda caso, nei paesi (come il nostro)….dove non c’è reddito minimo garantito ci sono molto spesso grandi diseguaglianze a favore delle caste, delle rendite di posizione, delle corporazioni, etc.

    Cari saluti.
    Arianna

    • Per Arianna

      Io, però, non ho fatto un confronto fra gli attuali immigrati e gli italiani che emigravano nell’ottocento e nel novecento. Ho cercato semplicemente di segnare le differenze fra la vecchia “underclass” (baraccati romani, ragazzi di vita, lumpenproletariat) – i brutti, sporchi e cattivi di Scola – e coloro che arrivano oggi in Italia e in Europa. Chiaro che gli emigranti italiani d’altra epoca lo facevano per sfuggire a una miseria antica e per trovare una sistemzione decorosa. Gli attuali che arrivano da noi lo fanno per tentare di garantirsi un futuro, ma anche per sfuggire alla morte, alla guerra e alla fame.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Per Eugenio _cc Alceste

        Certo, grazie, il punto che evidenzi mi era chiaro anche prima.

        Solitamente comprendo quello che scrivi e lo condivido, in questo caso, semplicemente, qualche cosa mi sfuggiva (Alceste mi ha dato alcune conferme – ho appena letto quanto ha scritto).

        E’ stato sottolineato che milioni di italiani sono emigrati, tranne eccezioni, per sfuggire alla miseria (1870-1900; 1950: – 70% analfabeti). Alcuni esempi: Enrico Fermi nato a Roma nel 1901, morto a Chicago nel 1954; esponenti della mafia di quegli anni: – Frank Costello nato a Cassano Ionio nel 1891, morto a Manhattan nel 1973; Al Capone, nato 1899 a Brooklyn, morto a Miami 1947.

        Un articolo del tempo: “abbiamo all’incirca in questa città trentamila italiani, quasi tutti provenienti dalle vecchie province napoletane, dove, fino a poco tempo fa, il brigantaggio era l’industria nazionale. Non è strano che questi briganti portino con se un attaccamento per le loro attività originarie” (New York Times, 1 gennaio 1894)
        “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia (Ispettorato per l’Immigrazione, Ottobre 1912)

        Premesso ciò, si mette in relazione da una parte uno spaccato della realtà italiana del 1970, – precisamente quella provinciale romana, coatta, emarginata, indissolubilmente legata al suo destino – dall’altra gli attuali emigrati che sbarcano sulle nostre coste, milioni di persone che lottano contro l’alienazione e che resistono in situazioni estreme.

        Ci sono persone che, nello stato in cui si trovano, più o meno degenerato che sia, ci rimangono e ci muoiono – altre, spesso altrettanto emarginate, che spinte da una pulsione vitale, lottano contro la morte..

        Non capivo…Brutti, sporchi, cattivi i primi – diversi i secondi perché per la maggior parte spinti da “ideali/rivoluzionari”?

        “L’azione, come il giudizio, si radica nelle convinzioni profonde e condivise riguardo a ciò che è bene, nella conoscenza teoretica dei fini, di ciò che è buono per l’uomo, nella capacità, educata dall’educazione morale/sentimentale di giudicare se il caso in questione rientri nel modello generale” (Aristotele).

        Oggi, nell’età oramai della tecnica e della finanza, il “mercato” permette che vengano venduti a tavolino Stati, popoli interi, come carne da macello – (devono essere profondamente convinti che è un bene -povero Aristotele- ostinarsi giocare a Risiko – non provarci almeno a cambiare gioco).

        Sacrificare qualche cosa in nome di qualche cosa di diverso, un fine universalmente riconosciuto, idealmente ritenuto superiore è condivisibile – che i nostri ragazzi siano costretti ad emigrare, che in Italia (in Grecia, etc) siano ridotti in miseria, che siano costretti ad avere come vicino di casa un potenziale tagliagole o un parente di Giacinto Mazzatella semplicemente perché qualcuno si ostina a giocare Risiko, un po’ meno…

        Non me la sento di escludere che sia meno ideale/ rivoluzionario oggi chi decide di imbracciare un fucile e sparare a chiunque voglia sottrargli quello in cui crede, o chi, semplicemente non reagisce e va incontro al proprio destino a casa sua, piuttosto rinunciare a ciò che rappresenta la sua essenza, quello in cui crede, la sua terra, la sua casa, le sue radici, la sua cultura, la sua lingua, per un fine che non comprende e/o respinge – per questo motivo, forse, si, potrei capire chi penserà a gesti estremi e/o simbolici, potrei capire anche la totale rassegnazione, condivido quanto ha scritto Alceste, la possibilità che vi sia ”un “esercito di disperati” è più che realistica, i più si lasceranno morire per le strade….l’orrore.

        Chi non saprà sopportare l’orrore non sarà giudicato da me, né bene, né male.

        Cari saluti.
        Arianna

        • Per Arianna

          Nei punti più bassi della piramide sociale, solitamente, non attecchiscono i semi del conflitto verticale (dominanti/dominati) e della rivoluzione. I più marginali difficilmente sono mossi da veri e propri “ideali/rivoluzionari” (come scrivi). Nei punti più bassi della scala sociale il fenomeno sociopolitico più frequente è l’esplosione di rabbia fine a se stessa, la fiammata insurrezionale … Non è da lì che può nascere il cambiamento.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  2. Bel pezzo. poco da commentare – solo Manfredi era riuscito ad equilibrare il tutto – come alternative avrei pensato ad Alberto Sordi (Fortunella, un film ormai scomparso con Sordi che fa la parte di un equivoco, viscido “tombarolo” e la Masina che fa al solito la parte della vittima. Oppure Schioppa. Sordi era troppo istrionico e poteva essere solo romano, Schioppa, bravo ma deprimente, Fabrizi troppo romano e troppo grasso, Gassman troppo bello anche se ancora mi ricordo una breve parte – anni 70 – sai quei film ad episodi che andavano alla grande –
    in cui faceva un tifoso proletario assatanato per la Roma ? O Lazio ? Ripeto, troppo aitante, in quei contesti – alimentazione, stenti – non cresci e rimedi un fisico da Gassman.
    Il curioso di “Fortunella” e’ la colonna sonora che e’ quella del “Padrino” chissa’ se Rota ha finto di sforzarsi le meningi per comporre la musica, quando c’e’ l’aveva bella e pronta nel cassetto da 20 anni, ma forse no, in quanto i registi americani – non solo Scorsese e Coppola conoscono tutti i film italiani, meglio di noi.
    Bello comunque ricordare quel film, che avro’ visto almeno 6 volte, purtroppo come al solito, piu’ lo vedevo e piu notavo gli errorini – segretario di produzione ? – tipici di tutti i film italiani (ma non solo) quello classico e la sigaretta – il protagonista fuma, parla e poi la sigaretta anziche’ essere piu’ corta diventa piu’ lunga !
    In sporchi brutti, mi ricordo delle mutandine indossate che in un inquadratura erano di un colore e nella successiva di un altro.
    Bazzeccole.
    Grazie per il pezzo.

    • Per Ianzo

      Mi fa piacere che il mio post sia piaciuto.
      C’è forse un po’ di “nostalgia” del piccolo mondo antico, come dire che si stava meglio quando si stava peggio …
      Sordi era adatto per parti più soft, piccolo-borghesi, con annessa esaltazione dei difetti degli italiani. Gassman non avrebbe avuto le physique du rol per interpretare Giacinto Mazzatella. Fabrizi era di altra epoca e troppo florido. Manfredi c’è riuscito in pieno, con ironia e un po’ di cinismo.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Spiacente ma questa volta lo spirito dell’articolo e l’ottica sui cosiddetti migranti non mi convince.
    1.Non si tiene conto di un dato fondamentale, che cioè questa “migrazione” CHIARAMENTE NON E’ SPONTANEA ma voluta e pilotata dal capitale-padrone globale nel momento in cui esso necessita in Europa di una gran massa di manodopera senza pretese, per distruggere i diritti dei lavoratori e contemporaneamente disintegrare le comunità-popoli europei, allo scopo di creare una popolazione (non più popolo) unica e uguale dappertutto, sul modello americano, fatta di singoli individui in lotta tra di loro per la sopravvivenza, senza più quella comunità che è la vera forza vitale e oppositiva di qualunque individuo. Ciò è ottenuto massicciamente alienità in modo massiccio, il che appunto disintegra rapidamente comunità che per formarsi hanno avuto bisogno di secoli, come tutti i popoli.
    E la coincidenza del fatto “migratorio” con l’interesse del padrone non può essere, salvo che per degli sprovveduti, casuale.
    2.Il secondo elemento non considerato è che A VENIRE SONO I MENO POVERI ED I PIU’ ABBIENTI, prevalentemente, come le testimonianze dirette dall’Africa confermano e come anche la logica dimostra, giacchè in una situazione africana in cui uno stipendio medio di un pubblico impiegato si aggira intorno agli 80 euro, essi trovano migliaia di euro (corrispondenti a nostre DECINE di migliaia) per pagarsi la traversata. I veri poveri restano lì.
    3.Non è dunque affatto vero, per lo più, che siano profughi di guerra o di disgrazie varie ed assortite. Per il motivo suddetto, ma anche per dati di fatto da cui si rileva che la stragrande maggioranza non fugge da guerre e da fame ma semplicemente vuol trasferirsi da noi perchè ha sentito dire ed è stata indottrinata sul fatto che qui è solo qui c’è la vera vita e la civiltà, e che ci sono ricchezza e benessere. Insomma LO STESSO IDENTICO MOTIVO CHE HA SPINTO E SPINGE I “BARBARI” DI OGNI TIPO ED EPOCA AD INVADERE LE TERRE ALTRUI. Inoltre se anche fosse vero che fuggono dalle guerre, sarebbero dei vigliacchi. Nessuno della mia famiglia, nè che io conosca, è mai fuggito dalle nostre guerre. Tanto meno lasciando le famiglie. Le guerre hanno fatte ed hanno combattuto per il loro paese e la loro comunità, quando è stato necessario.
    4.Neanche viene tenuto in conto il fatto, appunto, che se fossero veri profughi ci sarebbero anche vecchi donne e bambini, che sono invece solo una minima percentuale dei “migranti”. Il resto sono ben robusti e piazzati maschi da lavoro che non sembrano affatto patire la fame.
    5.Gli invasori inoltre sono per la stragrande maggioranza asiatici, e poi dell’est europa. Del sudamerica anche. Gli africani sono il numero minore. Ciò è ulteriore e chiara dimostrazione del fatto che non c’entra nulla nè la pietà nè l’accoglienza umanitaria, ma soltanto una VOLUTA, PROGRAMMATA E ORGANIZZATA transumanza di umanità da tutto il mondo verso l’Europa, per disporre di manodopera in abbondanza, e per distruggere le comunità-diversità nazionali, i popoli europei insomma, passo necessario per la costruzione dell’impero unico globale del Grande Fratello Capitale.
    6.E per finire, un elemento fondamentale non considerato è che QUESTA GENTE INVADE IL NOSTRO PAESE, SEMPLICEMENTE, mentre i brutti, sporchi e cattivi erano italiani. E NESSUNA RAGIONE AL MONDO può giustificare il sacrificio del nostro popolo e la sua sostituzione con una massa di estranei che la sta occupando. Nè la sua equiparazione e parificazione a degli invasori.
    Tante altre considerazioni potrebbero essere fatte ancora, ma mi fermo a queste assolutamente essenziali.
    Marco Zorzi

    • Per Zarco55

      Leggendo l’utlimo mio post “Immigrazione e disperazione come arma, contro di noi” tutto si chiarisce, credo. Il fatto che questo fenomeno non sia spontaneo non è in contraddizione con il fatto che una parte rilevante di quelli che arrivano non sono delinquenti, islamisti, assassini e che vorrebbero soltanto migliorare le loro condizioni di vita. E’ chiaro che non sono così ingenuo da credere che si tratti di un fenomeno “spontaneo”, nelle proporzioni e con la velocità attuali, dovuto a guerre scoppiate chissà perché, al surriscaldamento globale, alla desertificazione o al problema dell’acqua …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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