Il potere ha un’utopia, noi no [Alceste]

L’utopia ha una forza magica: induce a considerare il futuro con persistente benignità, permette di superare ogni avversità, qualsiasi passo falso; chi ha lo sguardo affissato verso l’utopia non deflette mai dal proprio cammino, incassa i colpi avversi con filosofia stoica, e il suo nord non cambia mai, ogni giorno la bussola dell’ideologia gli consegna inalterata la meta: egli può fare passi indietro, o di lato, può essere costretto ad aggirare passi e ostacoli, ma ritrova sempre la strada principale, magari per sentieri inaspettati, vie secondarie, viottoli sconosciuti ai più.
Il potere ha questa utopia e marcia con fiducia verso di essa, insensibile ai rovesci, alle battute d’arresto; sa, con certezza immediata, che tali inciampi sono temporanei; può, inoltre, permettersi di aspettare: una breve stasi oggi presagisce una marcia trionfale domani. L’importante è la meta finale, vivida e immutabile come una stella polare.
Ma cos’è tale utopia?
Nient’altro che il sogno dei più grandi despoti: una umanità addomesticata, finalmente mansuefatta, inerte, senza sussulti; un gregge miserevole, da pascolare con tranquillità, ogni passione spenta, qualsiasi rivendicazione sopita. Dominare con minimo dispendio di energie miliardi di esseri umani, inebetiti dall’incoscienza del proprio stato, dalle divisioni, dai balocchi da poco prezzo che lo stesso potere ammannisce con finta prodigalità.
Un gregge sacrificabile, da spostare a piacimento sul Risiko mondiale.
E come ottenere tutto questo?
Tramite una trasvalutazione immane di valori; dal vecchio al nuovo ordine.
Tale piano si basa su continui condizionamenti psicologici di massa; negli ultimi vent’anni, dopo il crollo del blocco sovietico, ha accelerato il passo sino a ritmi da marcia trionfale.
Le barriere, che già mostravano crepe, sono crollate del tutto, grazie soprattutto alla sinistra mondiale – quella sinistra che ancora crede di combattere per la libertà contro i fascisti e gli oscurantisti e invece, utile idiota del potere, appoggia un progetto nichilista senza precedenti.
La secolarizzazione ha trasmutato in modo indelebile l’attitudine di intere popolazioni.
Si prefigura, quindi, la nuova umanità: decadente, positivista, senza aneliti, rinunciataria; in una parola: buona. La nuova umanità è buona, deve esserlo. Anche le galline nel pollaio, a ben osservarle, sono buone. Basta allungargli un po’ di granone. Sì, occorre che tutti gli uomini siano buoni e si tengano per mano, come nella pubblicità della Coca Cola. D’altra parte, dicono i potenti, non vedete, prima, quanto erano cattivi gli uomini? Guerre, carestie, stupri, massacri, passioni violente, inganni. Sì, erano cattivi. Ora, invece, è una Bengodi di diritti civili, delicatezze, cura verso i diversi (tutti i diversi), equità, giustizia. Si è pure costretti ad ammettere che i buoni, l’Occidente, ancor oggi promuove guerre e massacri, ma – attenzione! – lo fa esclusivamente perché è costretto, alla guerra e al massacro: a fin di bene, insomma, per rinsaldare e allargare ancor più l’impero della bontà.
La bontà spietata esige qualche sacrificio: via le patrie, le identità, le credenze, i popoli, i linguaggi, le religioni, il tifo, l’originalità, persino; anche il pensiero: via. E la bellezza, anche: via.
Avete mai pensato alla bellezza? Non è esattamente un tema da controinformazione. Avete mai posto mente alla bruttezza attuale? La bruttezza delle linee di un automobile, di una pubblicità, di un arredo, della confezione di un libro, di monumenti e grandi opere urbane; la bruttezza dell’arte. Il termine, tuttavia, è inadeguato: non è bruttezza. La bruttezza, in fondo, partecipa dell’idea di bellezza. Questa bruttezza postmoderna va chiamata col suo nome: è insulsa scipitezza, stupida mediocrità.
La mediocrità piace molto al potere. Ciò che è mediocre è transeunte, non desta preoccupazioni, non fa riflettere; è tranquillamente fungibile, via uno ecco l’altro; e, soprattutto, il mediocre non affonda mai in una tradizione. Mai. Un monile mediocre non presuppone artigiani, lavorazioni lente e precise e controllate, non adombra storia, insegnamenti, gerarchie, maestri, e quella lentezza necessaria, frutto di processi secolari, capace di trasformare materiali vili in qualcosa che possa stare contro il tempo.
I maestri, il passato, la tradizione, generano comprensione profonda, passione, durata: sono, quindi, da eliminare.
Miscelare, diluire, impastare, spianare, attutire, limare asperità, mediocrizzare. Ecco il nuovo Verbo: l’Indifferenziato.
L’unica religione oggi possibile è una sorta di buddismo astorico declinato secondo uno spiritualismo generico, da comune new age.
Tutto deve essere filtrato da tale nuova sensibilità.
In questa luce tutto è buono.
Una Las Vegas della bontà.
L’umanità ridotta a un eterno presente, senza radici; priva di accensioni, di passato; addirittura priva di voglie, indolente, depressa, androgina, cautamente pervertita, blandamente edonista, snervata, scioccamente ludica, turistica; una somma di individui isolati, dall’orizzonte angusto, capaci di rapportarsi agli altri secondo schemi preconfezionati dal consumismo imperiale.
Ma l’utopia del potere vuole di più.
Esige l’annullamento della storia, sì, ma soprattutto del peccato, dell’inconfessabile, della trasgressione, del vizio, di tutto ciò che possa provocare differenze, sussulti, ombre, sentimenti forti.
Omosessualità, perversioni, prostituzione, pornografia estrema, deviazione, follia, melting pot culturale, droghe … tutto verrà permesso, codificato, legalizzato e reso disponibile con carta di credito (i contanti, infatti, sono pericolosi: rendono liberi).
Ogni confine s’ha da cancellare. Pazzo e sano, depravato e integro.
L’utopia del potere prevede un’arena mondiale di esseri indistinti, continuamente illuminati dal sole meridiano della bontà, a picco sulle loro capocce da idioti. Un mezzogiorno neocapitalista, “quand’ombra non rendono gli alberi” (1). Guai all’ombra! Alle sfumature! Ai recessi, al nascosto. Guai a chi pensa o ha ripensamenti. Guai ai razzisti, agli atrabiliari melanconici, ai cattivi. Guai allo scandalo. Siamo tutti fratelli. Eguali. E liberi, infinitamente liberi.
Qualcuno di voi stenterà a credere a pedofili con carta di credito: lasciate fare al tempo … neanche a troppo tempo … qualche decennio. Forse meno … in fondo la pedofilia è una pratica sessuale come tante; come l’incesto; così come manie e psicopatie non sono che diversi orientamenti con eguale dignità rispetto alla sanità mentale.
Certo, c’è ancora qualche resistenza … sentimenti residuali del vecchio ordine. Ma il progresso incede con tranquilla sicurezza. L’accusa di razzismo, settarismo, misoginia, brutalità è sempre squillante sulle bocche dei buoni.
Il progresso non s’ha da fermare. Sino a qualche anno fa chi avrebbe mai immaginato – ad esempio, tanto per ridere – che la Sicilia profonda del delitto d’onore, di Brancati e del principe Fabrizio Salina, potesse essere governata da un omosessuale che, a spese del puttanissimo servizio sanitario nazionale, e mercé la compiacente professionalità dello specialista, dottor Matteo Tutino, ama sottoporsi all’anal bleeching, operazione estetica di refresh altrimenti nota come sbiancamento anale? (2)
Una vezzosa pratica da pornostar … ma qualcuno si è scandalizzato?
Qualche decennio … mattone dopo mattone … Il potere non ha fretta, ha un’utopia, un traguardo da raggiungere. Noi no.

 * * * * *

(1) Eugenio Montale, Gloria del disteso mezzogiorno/quand’ombra non rendono gli alberi …
(2) Pietrangelo Buttafuoco, La Sicilia dello sbiancamento, Il Fatto Quotidiano, 3 luglio 2015

Il potere ha un’utopia, noi no [Alceste]ultima modifica: 2015-07-21T09:58:33+00:00da derosse
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9 pensieri su “Il potere ha un’utopia, noi no [Alceste]

  1. Ottimo! E finalmente si accenna anche alla morte dell’arte, anziché trattare solo di portafogli e omosessualità come fanno tanti articoli di protesta.
    Purtroppo la strategia che il potere attua da almeno 2 secoli si basa su due colonne portanti:
    – il monopolio bancario della creazione di valore monetario dal nulla, che gli consente di comprare ogni carica importante, compresi accademici, registi e giornalisti, e
    – l’uso dei vizi umani (invidia, cupidigia, viltà) anziché delle virtù; nonché, fattore altrettanto fondamentale, della stupidità anziché dell’intelligenza. Così come con il riassetto sociale del 19° secolo si sono rovesciate le classi dirigenti tradizionali per far posto ai monopolisti del denaro, così oggi è necessario emarginare qualsiasi virgulto possa svilupparsi di una nuova classe dirigente virtuosa e intelligente. Le persone di grande spessore umano non devono avanzare e ricostituire una gerarchia naturale; al contrario devono essere tiranneggiate e annichilite dalle masse mediocri.
    In definitiva, dall’eliminazione della gerarchia naturale derivano i guai del mondo moderno: mancanza di visione organica e valori superiori, fine della tradizione, delle nazioni, dell’arte, della bellezza, ecc. La democrazia, ovvero l’ipocrita forma di governo istituita dai monopolisti del denaro per illudere il popolo che sia lui a decidere, ha distrutto la struttura naturale dell’umanità, e ora ricostruirla appare a dir poco una chimera. La nuova pseudo-elite (pseudo perché non possiede alcuna delle doti valoriali e artistiche delle antiche classi dominanti) usa e sviluppa la tecnologia moderna, fattore inedito nella storia, per controllare, rimbambire e allevare la popolazione del pianeta. Per tornare a forme di organizzazione della vita più civili e confacenti la natura umana, occorrerebbe non solo rovesciare tale pseudo-elite, ma anche rivedere in toto l’uso e gli scopi della tecnologia, che, svincolata dal capitalismo liberale, assumerebbe connotati ben diversi. Due compiti in uno, quindi, e che richiederebbero una visione storica ed etica francamente alla portata di pochi. Il mondo è stato dirottato due secoli fa; cancellare gli obbrobri commessi e tornare sulla buona strada sembra ormai un compito da affidare più a Dio che agli uomini.

    • Per Anacronista

      Secondo la mia visione, i tempi saranno maturi per il cambiamento quando ci potrà essere una rivoluzione nei rapporti sociali, essendo il capitale, in primo luogo, un rapporto sociale imposto agli uomini. Siamo lontani da quel momento storico, purtroppo. Le élite neocapitaliste (e i loro servi in ogni ambito, dalle università ai tradizionali quotidiani “di carta”, dai laboratori scientifici alle dirigenze dei partiti democratici) lavorano per eternare il rapporto sociale (neo)capitalistico, in primo luogo agendo sull’uomo e sulla specie umana in generale, in un tentativo di trasformazione – diminutiva! – irreversibile. Questo è l’aspetto drammatico della questione.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Ottimo articolo, che condivido in pieno. Mi fa piacere che l’autore faccia riferimento al valore psicologico e sociale della bellezza. Ma non c’è solo bruttezza postmoderna che è mediocrità, c’è bruttezza assoluta, soprattutto nell’architettura. Si paragoni qualsiasi edificio pubblico del passato, compresi i peggiori, tipo il palazzo di giustizia a Roma, a piazza Cavour, o il colosseo quadrato dell’EUR, con quelli attuali: il nuovo palazzo di giustizia di Firenze, ad esempio, sembra un incubo trasformato in cemento. Ma l’apice della brutezza, l’elemento più significativo, è la deturpazione delle nostre città ad opera dei graffiti e dei tag. Non può avvenire a caso, c’è qualcuno che lo permette: bisogna che i nostri quartieri assumano l’aspetto del bronx, che rechino i segni visibili del degrado urbano, che diventa degrado morale, i cittadini devono abituarsi a vivere nella bruttezza.

    • Per Nieuport

      Personalmente ho l’impressione che caduta della qualità (dal cibo alle abitazioni, bruttezza e de-emancipazione delle popolazioni procedano di pari passo, quali effetti caratteristici sulla società umana del neocapitalismo ultra-liberale.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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  4. Ci sarà sempre da tenere in conto la reazione antropologica dei popoli, non credo che diventeremo tutti galline, anche se sembrerebbe così, secondo me più si stringe e più si allarga l’opposizione alla loro utopia, vedremo un altro piazzale Loreto se continua di questo passo, magari a Bruxelles….

    • Per Jean

      Non ci sono segnali di reazioni popolari diffuse in questa situazione. Il caso greco, a tale proposito, è emblematico. Un imbroglione sinistroide da salotto, sottomesso alle euro-élite, ha truffato una popolazione alle corde, ma la dominazione neocapitalista continua, in Grecia, senza scossoni di rilievo. Quello che è peggio – è una cosa che rilevo da tempo, in ogni occasione, a costo di sembrare ossessivamente ripetitivo – è che mancano nuove élite rivoluzionarie, pur in embrione, capaci di esprimere un’alternativa di sistema e di programma, e catturare progressivamente il consenso delle masse. Tali non sono i vari Grillo e Casaleggio, naturalmente!
      Tuttavia, quando – e se – salterà il coperchio della pentola, ho idea che i posteri assisteranno a una rivoluzione sanguinosissima e alla prima classe dominante della storia interamente sterminata. Così non accadde nel caso storico dell’aristocrazia – due secoli fa – che decadde progressivamente in termini di potere politico e economico o fu in parte assorbita nella nuova classe dominante borghese. Così non accadde in tempi più recenti quando la classe globale e finanziaria “cosmopolita”, affermandosi (dalla fine dei settanta in poi), assorbì nei suoi ranghi una parte della vecchia borghesia proprietaria.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • questa di bruxelles è una buonissima idea
      a me di bruxelles piacciono solo i cavoletti, ché sono frutti
      attaccati al fusto della pianta…molto decorativa, a proposito di Bellezza !
      S’ammazzeranno da soli. Un aiutino, Noi che siamo Buoni, non glielo vogliamo dare ?

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