Renzexit? di Eugenio Orso

L’Italia è coinvolta per parecchi miliardi di euro nel disastro greco (provocato ad arte), lo spread – manco a dirlo! – è in salita, già oltre i cento e cinquanta punti, gli interessi del debito pubblico aumentano di conseguenza, la “ripresa” ancora stenta, persino nella propaganda sistemica, e perciò una domanda dobbiamo porcela: dopo il possibile Grexit ci sarà nei prossimi mesi il Renzexit?

Non abbiamo certezze sulla “fine politica” di Renzi, che doveva durare almeno fino al 2018, ma è certo che la troika (e la germania e gli usa) non ci penseranno un istante a buttarlo a mare, se la situazione italiana dovesse “complicarsi” a causa di un possibile Grexit. Infatti, il destino di tutti i servi è quello di essere usati dal padrone finché sono utili, per poi essere abbandonati a se stessi (nella migliore ipotesi) quando diventano inutili, o addirittura dannosi.  Del resto, in Italia il mercato interno è già in via di distruzione, la struttura produttiva è visibilmente ridimensionata, le acquisizioni del capitale internazionale procedono, il mercato del lavoro flessibilizzato e dominato dalla precarietà, le pensioni ridotte al lumicino. Alcuni importanti risultati, da Monti a Renzi, le élite neocapitaliste li hanno già “portati a casa”, senza rivolte sociali di grandi dimensioni. Anzi, nelle urne il loro partito collaborazionista – il piddì – ha sostanzialmente tenuto (nelle regionali di maggio), ottenendo persino vittorie eclatanti (alle europee del 2014).

Le ultime dichiarazioni di Renzi – che nel caso greco si è schierato con la Merkel e i suoi padroni, bocciando il referendum – rivelano tutta l’inconsistenza politica del personaggio, che continua a lanciare, come un disco rotto, scontati messaggi propagandistici a uso interno, falsamente critici nei confronti della ue, dicendosi preoccupato per la sorte dell’unione europide, monetaria e finanziaria, più che per il destino della Grecia (e dell’Italia!). Le riunioni che contano le fa la germania con l’euroservo Hollande e da queste l’Italia è rigorosamente esclusa. Evidente che ci sono servi di serie A e servi di serie B e purtroppo, a differenza della Francia, l’Italia è governata da un servo di serie B, di cui sarà più facile liberarsi.

Ebbene, dato che il Grexit non è più un tabù, come poteva esserlo mesi o anni addietro, e il suo spettro si approssima, le conseguenze per l’Italia non potranno essere che negative, nel breve periodo (lo capiscono persino i bimbi), tali da compromettere la “stabilità” del governo euroservo e filo-atlantista renziano.

Inutile, a questo punto, che Padoan si affretti a dire che l’Italia “è al sicuro”, perché la grande tempesta potrà iniziare da un giorno all’altro. Non è certo, ma è quanto mai possibile, anche perché le élite neocapitaliste supportate dalla Merkel – alle quali l’esito del referendum greco fa un baffo – continueranno fino alla fine a usare il pugno di ferro dell’austerità contro Atene. E’ in ballo il loro potere, sono in ballo i miliardi, è in ballo l’eurolager, non certo il destino del popolo greco. Così, in caso di Grexit, l’Italia dirà addio alla stabilità dei conti pubblici, alla bassa spesa per interessi e alla carota della “crescita”, che il lacchè della troika Matteo Renzi ha agitato fin troppo a lungo. Aumenterà oltre il concepibile, nel breve, la pressione fiscale, a livello centrale e a livello locale, la sanità ne uscirà con le ossa rotte. Dopo il Grexit, resterà il solito bastone delle riforme neocapitaliste, che qualcun altro, incaricato dall’alto, dovrà impugnare contro di noi.

Nell’ipotesi fatta, si cercherà di sostituire Renzi senza passare per le urne, che a quel punto potrebbero essere pericolose per il piddì collaborazionista. Si formulano già ipotesi in proposito, alcune piuttosto bislacche, con la Boldini(!) supportata dal piddì, dal sel, dai centristi e addirittura dal cinque stelle (che ha “sparato” fin troppo contro Morticia Addams-Boldini), per simulare un cambiamento di rotta. In altri casi, s’ipotizza l’inciucio piddì-forza Italia, che però potrebbe mettere in subbuglio la reietta base piddina, già più volte “coglionata”.

La mia idea è che il Grexit comporterà quasi sicuramente il Renzexit, ma senza passare per le urne. Un po’ come andare direttamente in prigione, nel vecchio Monopoli, senza passare dal via!

Ci potrà essere un governo nominato di transizione, ancora centrato sul piddì, che resterà in carica per un periodo di dieci mesi-un anno, per lasciare posto, in condizioni economiche e sociali drammatiche, al definitivo governo commissariale della troika, sostenuto in parlamento dai servi piddini e da altri servitori di minor “caratura” (ndc, centristi, pezzi di sel e di forza Italia, ex cinque stelle). Si arriverà così alla scadenza elettorale politica, prevista nel 2018? Non solo, ma credo che a quel punto la si potrà anche rinviare, con la scusa delle drammatiche condizioni in cui verserà il paese, della “governabilità” a tutti i costi, della necessità di fare in tempi rapidi nuove e più “incisive” riforme ultramercatiste.

Dove andrà a fine il guitto di Firenze? Poco ci importerà a quel punto, visto che avremo le pezze al culo e forse, addirittura, rimpiangeremo i tempi di Monti! Di sicuro non cadrà col culo per terra e passerà “ad altri importanti incarichi”. Sta anche maturando la pensione di dirigente!

Renzexit? di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-07-08T11:07:52+00:00da derosse
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6 pensieri su “Renzexit? di Eugenio Orso

  1. Articolo apocalittico. Io spero invece che qualcosa di buono incidentalmente possa avvenire. Gli Usa non possono permettere che l’Europa si disgreghi ma neppure possono desiderare un’Europa troppo impoverita e con popoli sempre più arrabbiati. Con la Cina che sta entrando in crisi, rischiano di non avere più partner commerciali. Potrebbero imporre alla Merkel un accordo con la Grecia che sancirebbe un arretramento delle politiche di austerità. Putin fa paura.

    • Per Valdo

      Forse imporranno un accordo all’ultimo secondo, ma la questione si riproporrà. Nel caso di accordo, il governo commissariale della troika in Italia sarà rinviato a data da destinarsi. Tutto ciò, a meno di sorprese clamorose.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Dalla crisi Greca del 2011 cosa è cambiato?
    Il debito era di 170 miliardi circa, siccome la maggior parte lo detenevano le banche francesi, tedesche e italiane, in ordine di importanza, gli hanno prestato dei soldi, con una mano, ma gli hanno rapinato una cifra senza senso vendendogli armi, sommergibili, aerei e altri cazzabubbi, con la sempre vecchia ma buona minaccia della Turchia e la disputa su Cipro, (ma la Turchia non fa parte della NATO?).
    Adesso il debito è di 320 miliardi circa, pare che circa 150 miliardi del debito sono stati spesi per le armi, ma nessuno dice nulla…
    Nel frattempo, le banche si sono sbarazzate del debito, vendendolo ad altri debitori, che in caso di default rimarranno con un bel cerino acceso in mano.
    Questo il motivo per cui alcuni tedeschi hanno forzato la mano dicendo che se non accettano le condizioni dovrebbero uscire.
    Il problema è politico, poichè se escono, gli altri paesi potrebbero seguire la stessa strada, in special modo la Spagna e il Portogallo che vanno ad elezioni per fine anno.
    Per quanto riguarda la situazione generale, le banche Greche, parlano di un prelievo forzoso del 30% dei conti correnti superiori a € 8000, figo nè?
    D’altronde, dovranno scegliere, o perdere tutto, perchè le Banche fallirebbero, oppure perdere il 30% perchè le banche si ricapitalizzano in questo modo.
    La minaccia attuale della Grecia è piccola, potrebbero anche mettersi d’accordo a metà, per tenerli dentro fino a fine anno, passate le elezioni Spagnole e Portoghesi.
    Il terremoto sul mercato potrebbe arrivare da altre cose, e sicuramente il nostro venditore di salsicce, farà la fine dei suoi due predecessori, solo che il presidente attuale potrebbe andare ad elezioni, visto che ce ne sono i presupposti, non come il fascista di prima, che ha messo due pupazzi senza elezioni.
    Vedremo…

    • Per Jean

      Non credo che Mattarella – l’ultimo moroteo scelto da Renzi(!) – abbia il potere (effettivo!) e le palle per decidere lui se si andrà a elezioni politiche. Questa decisione la prenderanno fuori dall’Italia, che è un paese occupato e retto da governi collaborazionisti. Perciò, anche senza elezioni, dopo Renzi potrà esserci un pupazzo di transizione – per qualche mese/ un anno – e poi il tanto atteso commissariamento con governo-troika diretto. Almeno, questa è la mia ipotesi. La sequenza sarebbe: Berlusconi > governi collaborazionisti nominati > “commissariamento” e governo-troika definitivo. Naturalmente faranno schizzare in alto lo spread e la spesa per interessi, con forti attacchi speculativi finanziari, la situazione socioeconomica si deteriorerà ancora, rapidamente, e la paura aleggerà nel paese …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Per Monia De Moniax

      Le ultime notizie danno per probabile un accordo, dopo che Tsipras (senza l'”impresentabile” Varoufakis) ha calto le brache e, pur di restare nel “paradiso” dell’euro presenta piani di austerità – voluntas troika! – di 12 miliardi … Si allontana il Grexit e si allontana, per ora, il Renzexit.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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