L’umanità è inutile di Alceste

Per il potere l’umanità è ormai inutile.

Si dovrebbe far nostra questa semplice e implacabile realtà. Per rassegnarci, o per tentare un’azione finale.

Gli esseri umani sono pedine di un gioco planetario, vecchi donne e bambini, così come sono tasselli del gioco le esistenze di intere nazioni: l’Iraq, l’Iran, l’Egitto, la Siria, la Grecia, l’Italia; Mesopotamia, Persia, Sicilia, Alessandria, Damasco; vi dicono qualcosa tali nomi? Sono i centri creatori della filosofia, del diritto e dell’arte: più che luoghi geografici vaste regioni dell’animo. Rappresentano la storia, la fede, la conoscenza e la morale come l’abbiamo vista fondare e vivere da millenni; e ora assistiamo alla loro svendita, come un oggetto su ebay.

Una cosa è sicura: se prima il ricco aveva bisogno del povero e del dominato per prosperare ulteriormente, ora no, non ne ha più bisogno. Tecnologia e finanza congiurano all’inessenzialità del dominato, dell’uomo nella sua più intima essenza. Carne d’avanzo, insomma. Altro che dialettica marxista-brechtiana! Altro che antropocentrismo rinascimentale! Addio uomo di Vitruvio!

Siamo alla fine dei tempi, stiamo lentamente discendendo il tubo del tritarifiuti.

Tale realtà emerge inevitabile da qualsiasi autore di controinformazione con un minimo di sensibilità e fiuto. Anche quando sembra parlare d’altro ognuno d’essi torna, prima o poi, più o meno velatamente, a questa verità agghiacciante.

Recentemente ho riletto, con piacere immutato, un pamphlet di Maurizio Blondet, Gli Adelphi della dissoluzione. Alla fine del libro – un trattato di teologia negativa – fa la sua apparizione un misterioso personaggio, un contatto di Blondet, fonte di preziose informazioni e rabdomante di notizie sepolte nella melassa della propaganda ufficiale. Il figuro, facondo e poliglotta, incalza Blondet, sommergendolo di verità sbalorditive; infine lo spinge a scrivere un romanzo entro cui dissimulare la verità vera dei nostri tempi; con un romanzo, infatti, com’egli afferma “si possono raccontare fatti che altrimenti non si possono raccontare. Si possono mandare segnali per i lettori comuni, certi altri per lettori diversi, molto particolari”. A tal proposito cita alcuni estratti da un libro di Marc Saudade (pseudonimo di un celeberrimo giornalista), Bersagli mobili, ambientato in un demi-monde oscuro e segreto in cui si muovono servizi segreti, satanisti, stragisti, finanzieri, pedofili e associazioni internazionaliste:

“Il denaro e gli esseri umani hanno preso strade diverse … per un certo tempo sono  stati una cosa sola. Durante la rivoluzione industriale. Avevi bisogno della gente per fare prodotti, Adesso non c’è più bisogno di corpo umani per fare prodotti. Allora li usi diversamente, ne fai commercio, guerriglia, li sprechi … l’uomo  e il denaro non hanno più bisogno l’uno dell’altro. Il denaro si produce da solo. E l’uomo verrà speso o sarà investito come lo è stato il denaro in passato. Il rischio allora era di perdere tutto il denaro. Adesso il rischio è di mettere in pericolo moltissima gente”.

Dopo la citazione dal libro di Saudade, il misterioso interlocutore di Blondet chiosa:

“Così la pensano all’Onu. E pensano lo stesso nella haute finance, nel neocapitalismo. Da qualche parte  è stato deciso: niente più sviluppo economico, basta con lo sviluppo industriale. E nemmeno più democrazia. Non serve più, a loro: oggi moltiplicano il denaro attraverso il denaro, senza bisogno di produrre nulla. Così i corpi umani diventano low cost stuff. Disposable commodities. In certe zone del mondo vale già pochissimo, la prima materia umana”.

Perfetto. Non aggiungerei una virgola.

Quale ulteriore chiosa vorrei proporre alcuni passi di un bellissimo post di Marco Della Luna, dal titolo Comunitarismo e realismo. Vale la pena di leggerlo con attenzione:

“[Si sta inverando un] tipo di organizzazione socio politica ed economica che si sta realizzando, fortemente accentrante e omogeneizzante, individualistica e competitiva: Malthus, Darwin … Ma il fatto che l’organizzazione che si sta realizzando ha queste … indesiderabili caratteristiche  … non è accidentale, bensì conseguenza di fattori facilmente riconoscibili e straordinariamente potenti. In pratica, sta avvenendo una evoluzione del metodo di controllo sociale dovuta allo sviluppo tecnologico, il quale oggi consente alle poche persone che lo hanno a disposizione di organizzare il governo della popolazione in modo zootecnico, interamente controllato, senza quasi più spazi per spontaneità e libertà di scelte, tanto meno autonomie, analogamente a come avviene con bestiame allevato in stalla. Il genere umano già ora si ritrova suddiviso in recinti di contenimento e di gestione più e meno differenziata, recinti che sono gli ex Stati nazionali, entro i quali gli esseri umani vengono monitorati e gestiti praticamente in tutto, dall’alimentazione ai farmaci ai trasporti all’istruzione agli spostamenti ai consumi, attraverso smart grids, reti di distribuzione e controllo di servizi essenziali, reti centralizzate nelle mani di pochissimi grandi gruppi multinazionali che si muovono al di sopra dei governi … I legami solidaristici, comunitaristici, i valori legati alle comunità naturali e locali, compresa la famiglia, vengono sistematicamente dissolti  o svuotati, resi insignificanti. Non è solo la fine di modelli sociali e politici tradizionali, è la fine della civiltà occidentale e dell’umanità occidentale … Oggi il dominio sociale è però sempre più attuato mediante strumenti principalmente tecnologici, si avvale di grandi capacità di sorveglianza e tracciamento di persone, beni, attività; ma anche mediante la costruzione di dipendenze rigide da reti di distribuzione monopolistiche. La stessa crisi economica è stata indotta in modo deliberato, programmaticamente, e viene mantenuta anche se si potrebbe uscirne con strumenti monetari disponibili, perché essa è uno strumento di realizzazione del sistema di controllo zootecnico della specie umana, in quanto consente di fare vivere la gente nell’insicurezza e della povertà, creando false e artificiose scarsità, soprattutto monetarie, così da renderla disponibile ad accettare, come condizione per ritrovare un poco di sicurezza e benessere, riforme politiche costituzionali tecnocratiche e un sistema di sorveglianza, tracciatura e condizionamento,  a cui essa altrimenti farebbe resistenza. Insomma, l’astuzia del sistema adopera ai propri fini anche la sofferenza che il suo modello genera.

Questo tipo di organizzazione sociale è per sua natura globale e standardizzante, è il modello universale odierno. Il vero progetto politico  dei nostri tempi, è la sua realizzazione, non la ricerca illimitata del profitto, il quale ormai conta poco in sé, anche perché ha perso significato: oggi è un dato essenzialmente contabile, che viene generato mediante la creazione di strumenti finanziari elettronici, quindi il sistema bancario lo può produrre in modo praticamente illimitato, ad libitum, mediante giochi di scritturazioni elettroniche reciproche: un procedimento in cui lavoratori e consumatori, cioè i popoli, non servono praticamente più, sicché non serve più rispettare le loro esigenze esistenziali né ottenere il loro consenso: sono divenuti superflui e fungibili … Tutto questo, restando nel campo dell’ingegneria sociale, cioè senza parlare dell’ingegneria genetica sul genoma umano, che pure è già iniziata e che indubbiamente avrà un crescente e minaccioso peso sulle condizioni di vita generali, assieme alla biometria. Il sogno di ogni dittatore – controllare il mondo ma anche ogni singolo uomo dalla sua scrivania in tempo reale – è reso realizzabile dalla tecnologia.

In un simile quadro, in cui è praticamente certo che la vita umana verrà degradata e resa pessima, indegna di essere vissuta, mentre non ci sarà possibilità di resistenza efficace, è sempre più chiaro che un progetto realistico e razionale è necessariamente un progetto di rinuncia e distacco di tipo buddhista o stoico, che includa anche la preparazione psichica e filosofica al suicidio, ad esser pronti a sfuggire da attacchi e oppressioni insopportabili. Ossia, è giunto il tempo di progettare non la prosecuzione della vita, non la sua riproduzione, non il suo miglioramento, ma la sua ultimazione, la sua liquidazione, la sua estinzione consapevole e volontaria. L’orrore per ciò che sta avvenendo all’uomo impone il mutamento delle mete esistenziali, la scelta di obiettivi possibili seppur diversi da quelli usuali. È tempo di prepararsi ad andarsene. È tempo di prendere coscienza pratica che effettivamente desiderio e attaccamento sono causa di sofferenza e oscurità. È il tempo in cui tormentosamente finiscono i piaceri, e la gioia può rinascere dallo sciogliersi degli attaccamenti e dal lasciar andare le identificazioni tutte, assieme a tutte le paure, a tutte le nostalgie”.

In una nota, rispondendo a una commentatrice, Della Luna nota definitivo:

“E’ vero che ogni sistema di potere, storicamente, si è guastato ed è morto, quindi probabilmente anche quello in via di consolidamento oggi è destinato a finire un domani; ma è anche vero che i sistemi di potere possono durare decenni e secoli, occupando e degradando la vita di intere generazioni; quindi è opportuno prepararsi una via di fuga, non escluso il suicidio”.

Sono parole che hanno la forza di un testo stoico; ultime, testamentarie.

Potrebbe pronunciarle un Seneca mentre s’incide le vene; o un Karl Kraus alla fine del mondo. Questi concetti da finis terrae tornano costantemente, anche in autori che la pensano in modo opposto. Sono affini, ad esempio, a quelle di Paolo Barnard, È ora di seguire Gandhi. Morire col sorriso:

“Non credo più in nessun metodo di lotta ideologica, democratica, intellettuale. Sono cazzate che il Vero Potere ha già scontato 30 anni fa. Chi non se n’è accorto, fra gli ‘intellettuali’, è solo un idiota e ignorante. Il Vero Potere ha vinto, stra-vinto da 30 anni, e non sto più a discutere con nessuno su questo. Sarebbe come perdere tempo a discutere con fessi se la Terra è piatta o no”.

Barnard elenca poi consigli per un suicidio di massa.

A tale invito ha risposto Eugenio Orso, con il suo Lasciamo stare Gandhi.

Tale scritto, che indica un metodo di lotta e di testimonianza diametralmente opposto, è, però, dettato dalle stesse paure e dalle identiche convinzioni di Barnard; Eugenio Orso, insomma, ha intercettato lo stesso spirito dei tempi di Barnard, di Marco Della Luna e dell’interlocutore di Blondet. États d’esprit.

Uno spirito maligno dell’aria,insomma, esala dalla palude neocapitalista e impregna, più o meno consciamente qualsiasi dibattito; sino a materializzarsi, a volte, col suo autentico volto, così come i vapori mefitici della brughiera di Macbeth s’addensavano nelle figure delle tre Streghe fatali, le Weird Sisters. Ecco Eugenio Orso:

” Ho persino il sospetto (non da solo!) che le élite neocapitaliste prive di ogni scrupolo – la situazione della popolazione greca, ma molto di più di quella siriana sono lì a dimostrarlo – gradiscono arrivare a un punto di svolta demografico, nel pianeta, con conseguente diminuzione della popolazione, evitando anche gli innalzamenti ‘eccessivi’ della vita media dei dominati, nei prossimi decenni”.   

Entrambi, insomma, presagiscono il sacrificio incipiente dell’umanità, un sacrificio immane, già delineato, un autodafé che avverrà coll’approvazione delle stesse vittime; come ricorda il misterioso figuro di Blondet: vulgus vult decipi, ergo decipiatur, il popolo vuole essere ingannato; che lo si inganni allora.

Sullo stesso sito che ha ospitato la disputa gli autori che testimoniano tale Zeitgeist abbondano. Solo nell’ultima settimana abbiamo Paul Craig Roberts:

“La totale stupidità dei popoli li rende indifesi dagli artigli dei rapaci. Il popolo greco chiede la propria stessa distruzione”

Oppure, lo stesso autore, in un articolo sull’Ucraina:

 “gli anziani ucraini, ritenuti ‘bocche inutili da sfamare’ e buttati letteralmente nel cestino dell’immondizia”

Ed ecco Emmanuel Todd:

“Come tale, le sue popolazioni [dell’Europa] sono ‘expendable’, liquidabili: o sul campo di battaglia o in una sala di scambi del mercato. Si confida nella tv e nei computers per anestetizzare tutta la società media”.

Si potrebbe continuare col gioco delle citazioni per ore.

L’immolazione futura dell’umanità, miliardi di esseri trattati come carne avariata, fa capolino persino nel mainstream, con toni ormai chiari e sfacciati.

Basta guardare il serial britannico Utopia. La prima stagione è davvero consigliabile.

Il protagonista vero del serial è il Network, organizzazione segreta e potentissima, volta a realizzare una operazione di eugenetica su scala mondiale, chiamata Giano; operazione che mira alla riduzionedell’umanità a circa 500 milioni di individui. Ecco il dialogo fra uno dei membri del Network e un esponente della Resistenza:

“Siamo oltre sette miliardi, sul pianeta. Quando sono nato, eravamo poco sopra i due. Il prezzo del cibo è in crescita, il petrolio sta finendo. Quando le risorse finiranno, tra vent’anni, con tutto quello che sapete sulla nostra specie, pensate davvero che condivideremo quel che resta?”

“Quindi la soluzione è una specie di genocidio?”

“No, non è così! Non è un genocidio. La nostra soluzione è Giano. Giano è composto di una proteina e di un aminoacido … quando vengono uniti in un soggetto, agiscono come un innesco genetico che previene la divisione cromosomica. Le cellule prese di mira non possono duplicarsi, e diventano inutili. La modifica è permanente ed ereditaria”.

“E quali cellule vengono prese di mira?”

“Quelle che controllano la fertilità … Lo scopo di Giano è di sterilizzare l’intera umanità. Prevediamo che la popolazione si assesterà sui 500 milioni in poco meno di 100 anni. Per allora, i tassi di riproduzione dovrebbero riprendere normalmente, ma in un pianeta un po’ più vuoto …”

“Sei un pazzo del cazzo!”

“Non fare niente è da pazzi! Ci accusate di volere un genocidio. Non agire è un genocidio. Da dove credete che venga il cibo? Un terzo del terreno coltivabile mondiale è inutilizzabile, a causa del degrado del suolo, eppure sforniamo ancora bocche da sfamare. E la vostra soluzione qual è? Lampadine a risparmio energetico? Ma stiamo facendo qualcosa. Stiamo cambiando qualcosa. Sai chi ha avuto il più grande impatto ambientale sul pianeta? Gengis Khan, perché ha massacrato 40 milioni di persone. Nessuno coltivava più la terra, le foreste ripresero a crescere. Il carbonio usciva dall’atmosfera. E se questo mostro non fosse esistito, oggi ci sarebbe un altro miliardo di persone a sgomitare per un po’ di spazio, su questo pianeta morente. Invece, Giano non massacra nessuno. E’ senza violenza. Sapete cosa vedo? Un pianeta trasformato in un deserto. Miliardi di anime affamate che muoiono. E noi possiamo fermare tutto questo. Con Giano”. 

D’altra parte il documento NSM 200 (National Security Memorandum 200) redatto, nel 1974, sotto la direzione politica di Henry Kissinger, parla chiaro:

“Le strategie e i programmi mondiali in campo demografico dovrebbero contemplare due obiettivi primari:

a) interventi per permettere una crescita stabile della popolazione mondiale fino a 6 miliardi, per la metà del secolo 21°, senza deprivazioni massificate o mancanza assoluta di speranze di sviluppo, e

b) interventi per contenere il tetto massimo il più vicino possibile agli 8 miliardi, e non permettergli di arrivare ai 10, o 13 miliardi, o ancora di più.

Un crescente numero di esperti ritiene la situazione demografica mondiale molto più grave, e molto meno addomesticabile con misure volontarie, di quanto generalmente si pensi … per evitare una insufficienza di risorse ed altre catastrofi demografiche ancora maggiori di quelle previste, siano necessarie misure d’intervento ancora più radicali, che ci porteranno ad affrontare questioni di delicato ordine morale. Ciò include, ad esempio, una revisione delle nostre stesse abitudini consumistiche, pianificazioni obbligatorie, o uno stretto controllo sulle nostre risorse alimentari …”. 

Per quel filantropo di Kissinger (premio Nobel per la Pace), insomma, siamo vicini al tetto fatale. Sorprese in arrivo? Chissà quale coniglio dal cappello estrarrà l’altro Premio Nobel per la Pace al potere, Obama il Genocida. Terza Guerra Mondiale? Nuova Depressione? Carestie di massa?

L’umanità è inutile di Alcesteultima modifica: 2015-06-27T22:48:51+00:00da derosse
Reposta per primo quest’articolo

9 pensieri su “L’umanità è inutile di Alceste

  1. Isolando la parte positiva del ragionamento: anche questo regime finirà quando il denaro non avrà più alcun valore (e ridiventerà importante l’uomo); la cosa mi sembra più che probabile (unico rischio l’estinzione totale della specie)…

    • Per unione-ac

      Mi rifaccio a Marx, che legava indissolubilmente il cambiamento a trecento e sessanta gradi e la stessa Rivoluzione al passaggio da un modo storico di produzione (ad esempio quello capitalistico) a un altro (ad esempio quello socialista e poi comunista in senso pieno). Questa trasformazione è possibile solo se accade qualcosa di cruciale: il cambiamento dei rapporti sociali e di produzione. Infatti, il capitale misurato dall’universale monetario è in primo luogo un rapporto sociale e come tale, assieme al moderno denaro, non morirà fin tanto che non prevarranno altri e ben diversi rapporti sociali. Questo è il cuore del cambiamento.
      Oggi, purtroppo, non osserviamo ancora l’instaurarsi di nuovi rapporti sociali e – aggiungo – l’inizio di una trasformazione culturale con contenuti rivoluzioni e intermodali, cioè di passaggio da un modo storico di produzione a un altro.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Vorrei fare una considerazione, sull’interessante tema proposto da Alceste.
    Riprendo un passaggio del suo post che mi riguarda:

    Barnard elenca poi consigli per un suicidio di massa.
    A tale invito ha risposto Eugenio Orso, con il suo Lasciamo stare Gandhi.
    Tale scritto, che indica un metodo di lotta e di testimonianza diametralmente opposto, è, però, dettato dalle stesse paure e dalle identiche convinzioni di Barnard; Eugenio Orso, insomma, ha intercettato lo stesso spirito dei tempi di Barnard, di Marco Della Luna e dell’interlocutore di Blondet. États d’esprit.
    Uno spirito maligno dell’aria,insomma, esala dalla palude neocapitalista e impregna, più o meno consciamente qualsiasi dibattito; sino a materializzarsi, a volte, col suo autentico volto, così come i vapori mefitici della brughiera di Macbeth s’addensavano nelle figure delle tre Streghe fatali, le Weird Sisters. Ecco Eugenio Orso:
    ”Ho persino il sospetto (non da solo!) che le élite neocapitaliste prive di ogni scrupolo – la situazione della popolazione greca, ma molto di più di quella siriana sono lì a dimostrarlo – gradiscono arrivare a un punto di svolta demografico, nel pianeta, con conseguente diminuzione della popolazione, evitando anche gli innalzamenti ‘eccessivi’ della vita media dei dominati, nei prossimi decenni”.

    I grandi numeri dell’umanità, che da qualche anno ha sfondato il tetto dei sette miliardi di membri, non servono più al neocapitalismo e ai suoi agenti strategici. Ciò accade per una questione di “meccanismi di funzionamento” del modo storico di produzione neocapitalistico, diversi e più articolati rispetto a quelli che caratterizzavano il “capitalismo del secondo millennio” a vocazione produttiva, a guida borghese e ancora legato alle dimensioni nazionali.

    Non è più utile un’estesa “classe media” che gode di una relativa emancipazione sociale, di miglioramenti progressivi nella vita materiale, del compromesso fra stato e mercato (cioè fra la politica e l’economia liberista) e interviene nella produzione e nei servizi in posizione più favorevole di quella del vecchio proletariato industriale. Anzi, la “classe media” assorbe troppe risorse – osservando la situazione dal punto di vista neocapitalistico – che altrimenti potrebbero alimentare la creazione del valore, essenzialmente finanziaria, azionaria e borsistica. Così i sistemi di welfare, la scuola pubblica, i servizi essenziali affidati allo stato, eccetera.

    Il capitale produttivo è sussunto al capitale finanziario, provocando una doppia sussunzione del lavoro (al capitale produttivo a sua volta sussunto al capitale finanziario), con conseguente svalutazione del lavoro umano, materiale e culturale. Da questa doppia sussunzione, fra l’altro, derivano i sempre più estesi fenomeni di neoschiavismo precario e di schiavismo tout court.

    E’ logico, in questi contesti determinati dall’affermazione del modo di produzione neocapitalistico a “vocazione” finanziaria, che i numeri dell’umanità debbano essere ridotti. Questo perché, complice l’avanzamento scientifico e tecnologico, l’automazione inarrestabile dei processi produttivi, la riduzione progressiva del costo del lavoro umano (sempre più svalutato), si riduce sia la necessità di avere eserciti di lavoratori meramente esecutivi, di “basso profilo professionale”, che quella di poter contare su un’estesa e costosa “classe media” (come nella seconda metà del novecento). Ciò comporta un piano articolato – e sostanzialmente genocida – per ridurre i grandi numeri dell’umanità. In questo piano, differenziato per aree del mondo, entrano sia la guerra tradizionale combattuta con le armi sia la de-emancipazione di massa in Europa e in occidente.

    La conclusione è che l’umanità, con oltre sette miliardi di membri, è diventata largamente inutile perché dominano i “meccanismi di funzionamento” e le logiche del neocapitalismo a vocazione finanziaria, le cui ragioni sono sovrane e i cui elementi strutturali (fra i quali la creazione del valore finanziaria, azionaria e borsistica) devo essere preservati con ogni mezzo. Non si tratta di una “vocazione ambientalista”, di un “pollice verde” neocapitalistico(!) per preservare gli ecosistemi e ridurre la crescente impronta antropica, ma sostanzialmente di un’affermazione del dominio neocapitalistico, che impone i suoi rapporti sociali e i suoi equilibri, a costo del genocidio di una parte rilevante del genere umano.

    Cari saluti

    Eugenio Orso

  3. “Per quel filantropo di Kissinger (premio Nobel per la Pace), insomma, siamo vicini al tetto fatale. Sorprese in arrivo? Chissà quale coniglio dal cappello estrarrà l’altro Premio Nobel per la Pace al potere, Obama il Genocida. Terza Guerra Mondiale? Nuova Depressione? Carestie di massa?”

    Purtroppo non ci sarà nessuna sorpresa, i “loro” rimedi li hanno già presi, con le vaccinazioni di massa, hanno già sterilizzato migliaia di donne in Sudamerica e in Asia, il resto lo stanno facendo il settore alimentare, gli OGM portano la terza generazione ad essere sterile, in pratica la prossima, visto che ne ingurgitiamo indirettamente da almeno due, (la maggior parte dei mangimi per tutto il bestiame allevato è OGM), e da non dimenticare l’ingenieria sociale, che fa la sua parte alla grande, in modo particolare su tutti i giovani tra i 15 e 40 anni….
    L’accanimento e la montatura contro l’Islam non è null’altro la distruzione di popolazioni che hanno una media di giovani, (quindi per loro “probabili” rivoluzionari), troppo alta, per abbassarla li hanno fatti diventare rivoluzionari, a modo loro però…

    Saluti

    • Per Jean

      Per ciò che concerne l’islam io andrei cauto. Vi è una “strana alleanza” fra le élite neocapitalsite e le orde di tagliagole sunniti (sunniti, il vero problema, circa 9/10 degli islamici). Il trait d’union è l’élite globalista islamosunnita del Golfo (qatar, arabia saudita, eccetera) e l’infame potere turco-sunnita di Erdogan che gioca un ruolo importante nella vicenda geopolitica. L’islam ortodosso, sunnita, wahhabita ha in sé un potenziale criminale e stragista notevole, per sottomettere e in parte sterminare i popoli, fino a trasformarsi in una sorta di satanismo armato. Questo fin dall’inzio della sua storia (VII secolo dopo Cristo). Le élite neocapitaliste (compresa quella giudaico-sionita) l’hanno capito e hanno alimentato il terrore e la devastazione islamosunnita, per il conseguimento dei loro scopi. Di conseguenza, non sono solo queste élite e i loro valletti in occidente il nostro nemico, ma anche gli islamosunniti che devastano (per ora) il Medio Oriente e l’Africa.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. Stiamo assistendo alla realizzazione della promessa iniziale della tecnologia moderna, che avrebbe liberato l’uomo dal lavoro. Purtroppo sono ancora pochissimi a capire il terribile ruolo distruttivo giocato dalla tecnologia post-rivoluzione industriale, gli altri beati nel loro mondo di smartphone e pulsanti tuttofare. Qualcuno ora si allarma per le sterilizzazioni o i licenziamenti, senza essersi minimamente accorto che la rivoluzione industriale ha già da almeno un secolo abbondantemente distrutto quanto di umano vi era al mondo, dai rapporti sociali all’arte, dalla simbiosi con la natura ai piaceri quotidiani. Non vi è niente di nuovo in corso, solo l’attuazione delle premesse iniziali. So che questi fatti risultano sgraditi, ma la tecnologia porta inevitabilmente alla tecnocrazia; non si può perseguire l’una senza ottenere l’altra. E poiché è ovvio che le elite giammai rinunceranno al loro strumento di potere, e che le masse non chiedono altro che videogiochi e nuove “app”, è vero che non esiste via d’uscita. La tecnologia moderna ha dato alle (pseudo)elite l’arma finale. Abbiamo voluto il progresso tecnologico? Godiamocene i frutti. Voci come la mia verranno sempre ignorate o avversate, ed è magra consolazione l’aver compreso, ma anche questo è inevitabile.

    • Per Anacronista

      Il discorso è coerente. Si potrebbe ironizzare dicendo che il lavoro capitalistico è stato “liberato” dall’uomo, la cui marginalizzazione passa attraverso la svalutazione dello stesso a mero portatore di fattore-lavoro, un servizio come un altro nel ciclo produttivo. In tal senso, l’umanità sta diventando inutile.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  5. Al motto marxiano “ben scavato vecchia talpa!”si potrebbe affiancare per rispondere ad Alceste un “ben individuato analista!”.Sono ancora pochi a rendersi conto delle criminali strategie di quelle èlites multinazionali che hanno preso il sopravvento negli ultimi decenni e la centrale è proprio quella descritta molto bene qui.E’ dagli anni settanta,dalla pubblicazione di quel testo della Trilateral, riguardante(sic), la “crisi della democrazia”, che il capitale multinazionale persegue il sogno di una RIDUZIONE DRASTICA della popolazione mondiale attraverso l’imposizione,prima a suon di colpi di stato,e poi a colpi di “finanza creativa”,dei famigerati “piani di aggiustamento strutturale”,che altro non sono che tentativi mascherati di accorciamento delle aspettative di vita, ad iniziare dalle classi più deboli.Che altro scopo avrebbero queste guerre ad una parte consistente dell’umanità se non quello di creare quell’ambiente favorevole ad una più veloce dipartita da questo pianeta di quei soggetti equiparati a vuoti a perdere?Che cosa si pensa venga discusso in quei consessi chiamati Trilateral,Bilderberg,Aspen etc.etc.?Lì si pianificano quegli interventi “strutturali” per rendere più agevole il compito dei novelli Mengele del ventunesimo secolo e si indicano le linee guida a governi schifosamente acquiescenti e “collaborativi”più adatti alla strategia selezionando il ceto politico più affidabile,più servile,quello che non crea intoppi.Insomma un piano NAZISTA aggiornato a cui il capitale non può rinunciare ne’ ora ne’ mai,è insito nel suo Dna.

    • Per Pierre57

      Certo. Tutto vero. E’ anche vero, però, che la “talpa” di Marx ha smesso di scavare da circa un trentennio e ormai ci restano solo le analisi (come quella di Alceste, ad esempio). Povero Marx! E’ stato proprio lui a dire che i filosofi (e, in generale, i pensatori, gli eruditi) non devono limitarsi a comprendere, ma è loro compito perseguire il cambiamento (non ha detto esattamente così, ma il senso è quello …). Oggi la realtà la cambiano con prepotenza solo le élite neocapitaliste, nell’impotenza generale …
      Tuttavia almeno una certezza l’abbiamo: la storia non può finire, men che meno per il progetto demiurgico-distopico delle miserabili élite neocapitaliste, che prevede un drastico calo della popolazione mondiale. Una debole speranza, oltre le nebbie del presente?

      Cari saluti

      Eugenio Orso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.

*