Ma cosa c’è nella testa di un piddino? (Alceste)

Aria fritta? Mosche? La prosa di Alessandro Baricco? Commercio equo e solidale? Viva il TG3? Nannimoretti? Liberazione LGBT? Il sol dell’avvenire? Cascami libertari e terzomondisti? Certo, c’è tutto questo. La testa di un piddino, o di un militante dei gruppi cocchieri (Rifondazione, Comunisti Italiani, SEL: è la stessa solfa) ancora ragiona osservando tali costellazioni. Non si rende conto, però, il piddino, che vi è stata una precessione astronomica e le stelle e le galassie che prima governavano il suo mondo ideologico e morale si sono spostate altrove. I dirigenti del PD (e tutta la sinistra mondiale) lo sanno, ovviamente, e usano tale equivoco per imbonire i propri elettori.
È una tecnica ormai ben rodata. Il trucco dei diritti civili.
Esempio: l’immigrazione. Tutti sanno che è impossibile per l’Italia contenere le ondate demografiche provenienti dall’Est e dall’Africa. Il potere usa l’immigrazione – dolosamente incontrollata – per diluire le resistenze interne (mentali, salariali, culturali, religiose) e creare un parco buoi diviso e sottomesso. Ma il piddino, di fronte a tale scempio, che fa? Si ricorda di Kunta Kinte, Rosa Parks, de Il colore viola, di Geronimo e, in nome dell’antirazzismo d’antan (oggi insensato), approva la disfatta. I dirigenti piddini incassano e continuano la loro ben remunerata opera Quisling. Le voci dissenzienti, maggioritarie, ma disorganizzate, e quasi tutte esiliate sul web e nell’insignificanza, sono tacciate di razzismo, sciovinismo, fascismo, nazismo … per rendersi conto del sistematico dileggio perbenista basta leggere i post di un piddino medio su feisbuc et similia. O le articolesse di un piddino potente e paradigmatico, come Gad Lerner, Bianca Berlinguer, Laura Boldrini o del paredro di Bianca Berlinguer, Luigi Manconi (ho vergato i primi nomi che mi son venuti alla tastiera: la scelta è ampia).
La testa del piddino medio funziona, quindi, come la lavagna dei buoni e dei cattivi. Un manicheismo bambinesco ne mette in moto gli istinti basici e crea una fidelizzazione profonda verso i propri dirigenti (sacerdoti e papi della fede sinistra, l’unica giusta) a cui basta cicalare alcune parole chiave (diritti, eguaglianza, parità) per farsi obbedire nel buio della cabina elettorale.
Già, perché il piddino medio può criticare anche ferocemente i propri rappresentanti, dileggiarli persino, sbuffare la propria uggia partitica, mostrare scontento, borbottare, bofonchiare dissenso, ma, alla prova dei fatti (i fatti veri, oggettivi, quelli alla soglia dell’azione risolutiva, la sola importante) egli sceglierà sempre i vecchi arnesi.
Inevitabile. Garantito. Non può permettersi altri passi: in tal caso diverrebbe fascista, populista, razzista, omofobo e questo, no, non può farlo: la vergogna sociale sarebbe troppo forte.
Vi ricordate Nannimoretti? Nel 2002, in una tristissima manifestazione a Piazza Navona, fece a pezzi il gruppo dirigente (digerente?) del centrosinistra. Ma nel 2013, alla vigilia delle politiche, bisbocciava in un teatro romano assieme a Pierluigi Bersani. E Nanni è l’elettore piddino medio/alto nei suoi tratti più puri (borghese, perbenista, senza fantasia, senza curiosità, superficialmente colto, molto corretto – forse segretamente cosciente dei meccanismi psicologici sinistri …).
Lo devo riconoscere, il senso di appartenenza del piddino medio è quasi stupefacente. In lui scattano molle e pulegge implacabili che lo inducono a sgolarsi nel tifo per figurine politically correct, insulse, allucinanti. Siamo oltre il montanelliano “turarsi il naso”: ci si può turare il naso quando certi rappresentanti, pur indegni, garantiscono la stabilità della nazione e dei propri interessi; au contraire, il sinistro sceglie comunque i propri rappresentanti indegni a dispetto della stabilità della nazione e, addirittura, dei propri interessi.
È uno spettacolo fantastico. Lo si può osservare, con un certo gusto lombrosiano, nella vita quotidiana.
Qualche esempio? Uno terra terra. Un conoscente (ha votato Lista Tsipras alle Europee, Marino alle amministrative e PD alle politiche) che incontro ogni tanto.
Non è certo benestante. Vivacchia.
È sempre in procinto di scivolare silenziosamente nella vasta regione dei disoccupati, inoccupati, menefreghisti, fatalisti, mantenuti; degli ex borghesi che vivono di espedienti. I sindacati l’hanno scaricato, vive sul filo. Lo stipendio della moglie lo salva dall’indigenza, certo, eppure, in tale frangente storico, dovrebbe avere il diavolo in corpo; invece è assolutamente calmo, atarassico quasi; ogni volta che lo incontro ha sotto braccio Il Manifesto o, più spesso, Repubblica. Capito? Repubblica.
“Ancora co’ ‘sto papiro di carta igienica?” gli faccio. Lui non se la prende. “Ma no, è ancora un buon giornale … alcune analisi sono corrette …”. Poi dissimula: “E poi lo prendo per l’inserto … oggi c’è il Trovaroma …”. Oppure: “Ma no, lo prendo per Il Venerdì … ci sono i programmi TV … c’è l’articolo di Umberto Eco … mi piace la rubrica di Curzio Maltese …”. L’ultima volta non ho resistito: “Curzio Maltese? Ma non è quello che vi ha tirato il pacco insieme con la Spinelli all’Europarlamento?”. A questo punto la discussione sembra alterarsi, ma solo un pochino. Per stemperare ulteriormente, di solito, la butto sul romanesco: i concetti sono gli stessi che se espressi in Italiano, ma l’inflessione sbracata li attutisce in una sorta di divertita buffoneria. All’argomento Spinelli si tira sempre fuori l’altro Spinelli, Altiero, che garantisce all’interlocutore sinistro un fuoco di fila di pace, diritti, Europa, ecumenismo, siamo-tutti-fratelli, unità-politica-per-sfuggire-alla-risorgenza-dei-fascismi. Anche questo è inevitabile. Di solito il fascista, ai tempi belli, era Berlusconi. Poi fu la volta di Grillo. Ora va di moda Salvini. Di solito, a fronte di tale argomentare, mi vien voglia di bestemmiare forte, in viterbese (da quelle parti i moccoli sono duri assai), poi, come detto, mi contengo. Provoco: “Ma tu lo sai che Curzio …” e gli spiattello un aneddoto sul Curzio-l’altra-Europa-con-Tsipras. Poco edificante.
Egli mi rimprovera: “Queste sono storielle da Sallusti, dai … ma che ragionamento politico è?”. Sono storielle, lo ammetto, ma per me definiscono il personaggio; e il demi-monde di quel personaggio. A un lombrosiano basta e avanza per il giudizio politico. Lombrosiano e un tantino carogna: quindi rincaro, sublimando nel pecoreccio: “Ma tu lo sai che la Spinelli era la fidanzata de’ Padoa Schioppa? No, dico: immagina ‘sto quadretto … a letto …. Padoa Schioppa gnudo … ma hai capito o no? Quello dei bamboccioni … quello che ha detto che noi si campa troppo bene e dobbiamo, per il futuro dei nostri figli e nipoti, campare molto meno bene e entrare di nuovo in contatto con la durezza del vivere … ha usato proprio ‘ste c… di parole: la durezza del vivere … e questa che doveva fare a Brussels? Difendere le classi disagiate … i nuovi poveri … sovvertire l’ordo europide … ma non vi stancate mai a farvi prendere per il c …?”. 

[Un breve inciso, fra parentesi quadre, che potete saltare. Quelle parole di Padoa Schioppa, memorabili, leggendarie, storiche, me le sono stampate e le porto sempre con me, nel portamonete. Ogni tanto le tiro fuori per corroborare alcune discussioni. e per dimostrare all’eventuale interlocutore sinistro quanto sia boccalone. Eccole, a rinfrescar la memoria: 

Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità. Cento, cinquanta anni fa il lavoro era necessità; la buona salute, dono del Signore; la cura del vecchio, atto di pietà familiare; la promozione in ufficio, riconoscimento di un merito; il titolo di studio o l’apprendistato di mestiere, costoso investimento. Il confronto dell’uomo con le difficoltà della vita era sentito, come da antichissimo tempo, quale prova di abilità e di fortuna. È sempre più divenuto il campo della solidarietà dei concittadini verso l’individuo bisognoso, e qui sta la grandezza del modello europeo. Ma è anche degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato”.

A questa mia smargiassata sbotta: “Ma tu che fai? Guardi dal buco della serratura? E io dovrei ragionare così? Sull’altra questione è semplice … la colpa è dei dirigenti di SEL e RC … che c … c’entra questo … il compagno di vita … lei è una persona specchiata, questo lo devi riconoscere … leggi quello che scrive … sulle idee si deve ragionare”. Ma quali idee! Ancora idee! I dirigenti di SEL? Perché, esistono? Perdo interesse nella discussione, ma non demordo, acchiappo una cifra a caso dalla memoria, solo per farlo avvelenare un po’ di più: “Sarà specchiata ma ha partecipato a neanche un decimo delle sedute … e poi non si doveva dimettere per far posto al proletario in lista? Non me ricordo il nome …”.
Si continua per un po’, poi andiamo a prendere un caffè. Evito la coda della discussione, almeno: quella che mi vede misogino o fascista o omofobo o razzista. In modo bonario in tal caso. Una volta, però (altro contesto), mi diedero persino del nazista, in modo duro, spregiativo (nel 2015, insomma, una fantomatica appartenenza nazionalsocialista è usata come giudizio di valore). Non male per chi si è occupato di mostre sulla Resistenza Romana! Non che mi faccia caldo o freddo, beninteso.

Il caffè annacqua i piccoli fuochi della contesa. Lasciamo perdere. Ognuno si allontana con le sue convinzioni, come sempre.

Un’altra Spinelli, un altro Maltese? Eccolo qua. Un esempio più alto stavolta: Tito Boeri. Boeri è di sinistra, ovviamente. Avete visto cos’ha fatto? A un convegno, prima di tuonare contro i nepotismi, si è alzato dal posto assegnatogli, vicino a quello dell’ex ministro Sacconi, e si è seduto accanto alla Camusso. “Prima stavo troppo a destra, meglio a sinistra”, la sua dichiarazione; o qualcosa del genere. È una battuta, si dice. E invece no. Sembra una battuta e invece è un richiamo all’ordine ancestrale per il piddino medio: significa: io sono di sinistra e tutto ciò che farò dovrà quindi essere difeso, oltre la logica e gli interessi, da chi a sinistra si è sempre riconosciuto.
I gonzi abboccano subito. Su un blog, nei commenti, qualcuno si permette di attaccare queste battute del ”signor Boeri”. Ma il Tito nazionale ha già i suoi difensori di sinistra, i cani di Pavlov della libertà democratica.
Uno di questi scrive indignato: “Ma come si permette di dare del tu a Tito Boeri … egli è il professor Boeri”. Un piddino è sempre sensibile alla cultura accademica.
Un altro rilancia: 

“È all’INPS da pochi mesi e già abbiamo:
– finalmente trasparenza sulle pensioni, con ognuno che può avere in tempo reale una stima della propria
– il pagamento unificato di tutte le pensioni dal primo giugno.
E lei si lamenta? Dopo anni di nulla? Vi meritavate Berlusconi”. 

Sottinteso: Mastrapasqua, il predecessore di Boeri, l’aveva nominato Belluccone e faceva, quindi, schifo. Questo, invece, è un esimio insegnante, di sinistra, ed è vergine a prescindere (ecco scattare le parole d’ordine, più o meno inconsce: Boeri a favore del lavoro, degli ultimi, contro i privilegi, contro gli sprechi, contro gli evasori che affossano il debito pubblico … viva Boeri! Con quel curriculum poi: almeno venti puntate di Ballarò s’è fatto, e trenta di Santoro: un gigante! Nota bene: che Mastrapasqua faccia schifo davvero è secondario, almeno in tale analisi).
Avete capito come funzionano queste teste? Si dichiara l’appartenenza di sinistra, si dicono o fanno sciocchezzuole inessenziali che profumano di sinistra e scatta, nella capoccia piddina, il sillogismo incontrovertibile: dice cose di sinistra, ergo è di sinistra; sono di sinistra anch’io quindi siamo eguali; nel futuro egli non potrà che fare cose di sinistra (perciò buone) come le farei io e se non le farà, o farà il contrario, non sarà colpa sua, ma degli avversari, del rio destino, dei fascisti, della congiuntura …
I cani (il dissimulatore Boeri e i fessi del PD) si sono annusati le terga e si sono riconosciuti (ah, quelle tirate antinepotiste …). Il primo ha ormai via libera per fare quello che gli pare; i secondi lo difenderanno sino all’inverosimile, al ridicolo, all’illogico, all’autolesionismo; e perché? Perché è uno di loro, perché è di sinistra, un uomo dei diritti. Funzionano così quelle teste. Al massimo (questo è un caso limite) un vecchio sinistro che non riscuote più credibilità verrà sostituito con uno apparentemente nuovo (come Bertinotti fu sostituito dal nuovo Vendola e Vendola lo sarà dal nuovissimo Landini; così com’è stato per la linea dinastica Prodi-Veltroni-Bersani-Renzi): in tal modo il ciclo, adeguatamente riverginato, potrà riprendere, una volta ancora, in una sorta di inesauribile Samsara piddinico.
Boeri, insomma, è in una botte di ferro. Davanti a lui s’estendono praterie thatcheriane. Non pagherà alcun dazio nell’immediato.
Leggo dal blog Rischio Calcolato: 

“Così, nel segreto delle stanze, si discute su quello che fino a qualche settimana fa era impronunciabile: tagliare le pensioni in essere.
E poco importa che si farà in nome dell’equità generazionale.
Gioco forza il punto di partenza sarà la proposta che nel 2014 Boeri lanciò in un articolo scritto per la Voce.info con Fabrizio Patriarca e Stefano Patriarca: ricalcolare tutte le pensioni retributive in essere, evidenziare lo squilibrio di ciascuna rispetto al calcolo contributivo, e colpire gli assegni più alti …
Gli economisti avevano indicato un taglio del 20% dello ‘squilibrio’ per le pensioni da 2 mila a 3 mila euro lordi al mese; del 30% per quelle tra 3 mila e 5 mila; del 50% per quelle sopra i 5 mila. Risultato? Un risparmio strutturale (altro che una tantum) da 4,2 miliardi di euro”.
Ecco, al riparo della provvida mascheratura di sinistra, la vera missione del Tito nazionale.
Con la scusa dell’equità e del rigore (le consuete esche ideologiche) taglieranno le pensioni di questi ricchi epuloni (2000-3000 euro lorde! A questi mirano, al grosso e al grasso del corpo medio, mica alle rendite dei veri fanigottoni) per riequilibrare (altra esca ideologica) le sorti generazionali.
Naturalmente la garrota agirà con sapiente gradazione, un centimetro alla volta.
Che tali pensioni, in realtà, servono a compensare le miserie delle generazioni svantaggiate (per mantenerle del tutto, a volte, poiché si è in presenza di una disoccupazione giovanile di massa) non sfiora la capoccia del piddino. Ormai egli ha annusato Boeri, è uno di loro, può anche abolirle le pensioni (con gradualità, come detto, in ossequio alla sindrome della rana bollita).
Egli applicherà, con calma, fra gli applausi delle rane bollite, il consueto inganno. In nome dell’equità, certo.
E della giustizia. E dei diritti e del merito.
E dell’Europa.
E del sol dell’avvenire.

Ma cosa c’è nella testa di un piddino? (Alceste)ultima modifica: 2015-05-24T23:10:54+00:00da derosse
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15 pensieri su “Ma cosa c’è nella testa di un piddino? (Alceste)

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  2. Sto diventando anche io un fine analista del piddiotismo e posso dare l’imprimatur a questo ottimo articolo. Sono proprio così: è incredibile ma vero.

    • Per Valdo

      Certo. Quello che è scritto nell’articolo è assolutamente vero. Ad esempio, basta che un imbroglione liberista(/renziano) come Tito Boeri dica qualcosa di sinistra – ma che non conta un cazzo e non porta nulla di concreto alle classi dominate – per “affascinare” i piddioti, anche se si appresta, con proposta a Renzi e Poletti, a tagliare le pensioni imponendo il famigerato “contributo di solidarietà” …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. E’ un po’ come la domanda sul senso della vita: non se ne viene mai a capo veramente. Io vivo a Bologna, sono circondato da piddioti vecchi (per i quali ho perso qualunque forma di rispetto) e gggiovani (i peggio dei peggio).
    Due esemplari a caso di questa fauna:
    – sessantottenne ex sessantottino, con un pacco di tessere in tasca (PD, ARCI, SPI-CGIL, COOP, ANCESCAO e via cacofoneggiando) e una militanza pluriennale culminata in una candidatura al consiglio di quartiere naufragata per il boicottaggio del partito, che ha preferito foraggiare un paio di giovanotti; il sessantottardo, già berlingueriano, occhettiano, veltroniano, franceschiniano, bersaniano, renziano, continua, nonostante la sciatica ed i fisiologici acciacchi, ad arrostire salsicce nelle feste dell’Unità (ce ne saranno una trentina all’anno, si fa prima a dire quando NON c’è la festa dell’unità) ed a presenziare continuamente a pseudoconvegni organizzati dai politicanti del partito su cose tipo i problemi degli anziani, consessi in cui (me l’ha detto lui stesso) la totalità del pubblico è composta da babbioni ubbidienti come lui.
    – trentenne rampante ex rivoluzionario, anarchico a 18 anni, trotskista a 20, comunista generico a 22 (in tempo da guidare presunte lotte universitarie), comunista d’apparato a 27 (mentre i suoi coetanei bazzicanvano agenzie interinali, lui “lavorava” per il partito, il quale, per quanto rosso, lo pagava in nero), bruscamente piddino dalemian-bersaniano a 30, renziano a 32, e chissà quali altre degenerazioni gli toccheranno in sorte.
    I nemici, anche loro in aggiornamento, anzi in evoluzione: il Sistema, il Capitalismo, il Neoliberismo (e il vecchio, invece?), il Fascismo, Berluscone, Berluscone, Berluscone, Grillo.
    Il giovanotto assapora il sottile piacere di stare (finalmente!) dalla parte giusta e senza ritorno: la fine ed il fine della storia.

    Un saluto ad Alceste e ad Eugenio Orso.

    Moravagine

    • Per Moravagine

      Nonostante le differenze generazionali fra i due soggetti, li accomuna il totale caos sociopolitico, creato ad arte dal sistema, e l’incapacità di individuare il vero nemico da combattere. La fine della storia, poi, ha una sostanza religiosa antica ed è, in questo caso specifico, eredità del marxismo, cioè della cosiddetta teoria dei cinque stadi: comunismo primitivo, schiavismo antico, feudalesimo, capitalismo e, quale approdo definitivo, il comunismo (ovviamente marxista e “scientififico”!) … Solo che ora la narrazione dominante in occidente è quella neocapitalista, che prevede la fine della storia in “virtù” del mercato e della democrazia(!)

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. E’vero,quanto scritto risponde in tutto e per tutto alla perfetta descrizione di quel perverso meccanismo psicologico che porta il nome di fideismo che poco si confa’con l’esercizio sistematico del dubbio.Va ricordato E MAI DIMENTICATO che i piddioti,ma prima ancora la massa dei militanti o militonti di quello che fu il Pci, hanno SEMPRE avuto ben incistata nella mente una sola ed unica certezza,quella relativa al nemico principale da battere a tutti i costi,quello indicato dalla nomenklatura del partito.Che poi questo nemico avesse le sembianze del lavoratore giustamente arrabbiato per il trattamento ricevuto,oppure dell’insegnante che giustamente protesta per la scarsissima(al limite del dileggio)considerazione nei suoi confronti del “sistema”,poco importava,il NEMICO risiedeva inderogabilmente,sempre alla loro sinistra. Non era il capitale con i suoi lacché assieme alle sue propaggini politiche ad essere pericolose per la democrazia,pericoloso era chi denunciava le porcherie delle classi dominanti.Detto in soldoni:possiamo ancora considerare quella base elettorale facente parte della “sinistra”,quella per interderci più vicina alle idee di giustizia sociale, dopo aver bellamente ingurgitato,anzi giustificato come necessarie, senza battere ciglio, le più feroci controriforme riguardanti il lavoro,le pensioni,la sanità e la scuola?Che razza di “sinistri”sono coloro che non muovono un dito,anzi condividono,tali nefandezze?Qui non siamo di fronte a “compagni che sbagliano”ma ci troviamo davanti ad una nuova e “rinnovata”Vandea,che non si autoproclama neanche più di “sinistra”,essendo oramai diventata qualcosa d’altro che mi ostino ancora a definire con il suo nome proprio e cioé: DESTRA,E DELLA PEGGIOR SPECIE.

    • Per Pierre57

      Io distinguerei fra gli attuali e nocivi piddioti e i sostenitori del Pci, ad esempio quelli di quarant’anni fa. Ci sono enormi differenze culturali e … antropologiche fra i due. Allora c’era un altro capitalismo, a vocazione produttiva e nazionale, c’era la classe, come riferimento solidaristico, e c’era l’impegno politico (talora poco consapevole, talaltra rasente il fanatismo, certo …) diffuso in ogni piega della società. Differenze di portata incalcolabile, perché nel passaggio dal secondo al terzo millennio c’è stata una “rottura di Evo” e un cambiamento del modo storico di produzione, nel passaggio non indolore dal capitalismo produttivo al neocapitalismo finanziarizzato.

      Per quanto riguarda le feroci lotte “a sinistra”, il compianto Costanzo Preve amava dire che la sinistra è “autofagica”, con particolare riguardo per l’allora estrema, condannata alla scissione in gruppuscoli sempre più piccoli che si combattevano ferocemente fra loro. Tanto che trascuravano quello che avrebbe dovuto essere il nemico principale – il capitalismo – ed esaltando le piccole differenze reciproche combattevano senza quartiere il “vicino”. L’autofagia è un’amara ironia, poiché, una volta “mangiati” tutti i nemici più prossimi, non si può che mangiare se stessi …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  5. Fossero solamente questi i problemi…
    Se parliamo di sistema monetari/economici, i piddini sono alla preistoria.
    Se gli dessero il compito di buttarsi giu da un ponte lo farebbero, idem con il sistema monetario, che gioca contro di loro/noi. Ma questo non lo capiranno mai… Ma mai dire mai, quando ci avranno tolto tutto e saremo/saranno in una strada voglio vedere se si svegliano… Purtroppo i giochi saranno fatti.

      • Caro Orso, stavolta non concordo totalmente. Se si argomenta, come hai fatto mirabilmente, che i piddini non sono solo farabutti (sostengono certe politiche finché ne hanno dei vantaggi o perlomeno pochi danni, tipo statali, pensionati, funzionari, media ecc.) ma sono costituiti da una parte di imbecilli socio-politici che appoggiano persino politiche che li danneggiano pur di non cambiare idea, bisogna riconoscere che in quell’elettorato ci sono anche degli autolesionisti. Io la penso diversamente, nel senso che per me l’elettorato piddino è stato risparmiato rispetto agli altri (vedi statali e pensionati) e per questo non si è mai ribellato… ma se si assume totalmente il tuo punto di vista, beh, allora bisogna ammettere che c’è anche chi si butta dal ponte solo perché lo dice il segretario.

        • Per Valdo

          Devo chiarire che nel mio breve commento facevo riferimento implicito alla “minoranza” farabutta (segretari e vice segretari di sezioni anche piccole, consiglieri comunali e circoscrizionali, soggetti incistati nelle municipalizzate o negli enti e simili individui). Del resto, aumentando l’estensione – ben oltre il 50%, poniamo – questa “minoranza” conterà sempre di più.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  6. Ottimo contributo al tiro al bersaglio che “le voci dissenzienti, maggioritarie, ma disorganizzate” dovrebbero praticare con sempre maggior veemenza e intensità contro questi mediocri intraprendenti e arroganti, magari anche per risvegliare il pidiota simplex che senza saperlo li sostiene contro i suoi stessi interessi, per sottrarre loro ogni minimo potere di gestione della res publica

    • Per Parmenide

      Risvegliare il piddiota simplex può essere un’operazione molto complessa e difficile (in certi casi impossibile) …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Il piddiota è irrecuperabile per definizione. Se potesse cambiare idea senza che il segretario glielo ordini non sarebbe un piddiota. Al confronto, il più capra dei leghisti è dotato di notevole apertura mentale.

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