L’Italiano ribelle? Forse quello in mutande (Alceste)

Questi maledetti italiani!
Questi ancora sperano!
La speranza, va da sé, è l’ultima a morire e non l’ammazzi mai; li dovranno prima spolpare ben bene gli italioti, con raziocinio criminale, e calma da usurai; li dovranno espropriare di tutti i mezzanini, i villini, le seconde case, le catapecchie che i loro padri e madri, i nonni e i bisnonni, hanno tirato su nell’ultimo secolo, un mattone alla volta, una bestemmia alla volta, intrallazzando con muratori ragionieri geometri mazzettieri vari, prima che si decidano ad ammazzarla qualsiasi speranza e finalmente dire: “Ahi!”. 

E io sono fra questi, mica mi tolgo dal mazzo.
Seconde case, casette al mare, casine ai colli, o in montagna, oppure case di campagna, vecchie di ottanta o cent’anni, perse nella campagna ormai abbandonata e selvaggia, come dopo una invasione barbarica, improvvisamente vengono attenzionate dagli usurai dello Stato: IMU, ovviamente (è una seconda casa), e poi nettezza urbana (onerosissima anche se ci si sta dieci giorni all’anno), e poi ancora l’IMU (agricola stavolta), e le bollette (gas luce acqua), e i cari loculi dei vecchi nonni (24 euri annui, per ora, ma il trend è al rialzo forsennato); e poi imposte su caldaie, refrigeratori, obblighi su controlli fumi scarichi tubi (sì, l’Europa pensa alla nostra salute, incessantemente; queste imposte le sfango, per ora); e quindi, perché no?, le riclassificazioni catastali (in vista di maggiori imposte), l’ultima novità piovuta nella cassetta delle lettere, nel consueto stile burocratico da Stele di Rosetta, ma con chiarissimi sottintesi intimidatori: fate così oppure … è un obbligo di legge, perbacco … dopo una decina di telefonate in uffici periferici, sempre vuoti, o occupati occasionalmente da figuri che non sapevano nulla della mossa comunale (“no hai competencia … “), ecco lo scioglimento dell’enigma: si deve riclassificare l’immobile, al catasto. … e mica d’ufficio, per carità: è tutto a carico del proprietario – il proprietario, questo ricco possidente d’un cumulo di mattonacci perso nella campagna fra Lazio e Umbria …. morale: tale opulento fannullone è costretto a rivolgersi a chi le competenze le possiede davvero: geometri, ingegneri o chi per loro: riclassificazione obbligatoria da A5 a A4 o A3, tutto online, 200 euro sull’unghia, avanti un altro. C’è differenza tra la scartoffia normale e quella online? Nessuna, ma la prima puoi fartela da solo, la seconda meglio di no (“Le sanzioni, caro signore, non le stabiliamo noi …”)

Finita? Macché, circa tre anni fa ecco spuntare la classe energetica. Fosse anche un rudere occorre definirlo ecologicamente secondo le nuove direttive europee: classe G (“Ha solo un caminetto? Allora classe G, l’ultima … no, nessuna dichiarazione … se ne deve occupare uno specialista … un tecnico … un competente …”). Ancora telefonate accordi appuntamenti: il geometra impazza di nuovo: valuta accorto, misura, definisce, poi rilascia la sudata carta, stavolta assolutamente sgargiante; in essa, a norma di direttiva europea, c’è scritto che la mia casa di campagna, ereditata da quei cari vecchi analfabeti, secolare e sgarrupata, è davvero una catapecchia senza riscaldamento e infissi ecologici: ora la carta europide canta (altre 200 pere), in smagliante multicolor però (tutti i colori dell’iride ci sono), fresca di stampante a getto d’inchiostro, ricca di abbreviazioni e rimandi a codicilli approvati in chissà quale seduta congiunta, magari su impulso del solito coglione di finlandese. I finlandesi, questi sbevazzatori insulsi persi nei ghiacci nordici, una volta così folcloristici nei libri di lettura delle elementari, colle renne e il naso rosso e tutto, son divenuti i miei peggiori incubi.
Dalle loro linde casette prefabbricate (a norma ecologica) ficcano il naso dappertutto: olivi, campi, magioni di famiglia, caldaie, termosifoni, valvole, merde di cavallo. E tuonano, col loro istinto protestante, contro i nostri vizi da cattolici sbracati.

Ma ovviamente ancora si spera! E io con loro!
Sperano ancora gli italiani di farla franca, di arrangiarsi, di invocare il perdono: è nella loro natura.
Hanno dieci euro, poi nove, poi otto, poi sette; prevedono sei, si ritrovano con cinque, ma ancora sperano! Pensano gli italiani: prima o poi si dovranno fermare, non è possibile che ci tolgano tutto! Almeno ci lascino questo cinque! Almeno quattro!
Edificano continuamente le loro linee Maginot, travolte uno dopo l’altra, eppure resistono.
Si dovranno fermare prima o poi! Almeno questi quattro euro che mi ritrovo me li faranno tenere, ragiona il fesso. Ragiona come una formica disperata, ma ancora avida di speranza: ogni minimo segno positivo lo fa sussultare: PIL a + 0,3%! Spread mai così basso! Nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato!
L’italiota si riprende, riacquista un po’ di colore. Pensa: ecco la ripresa, è finita, inversione di tendenza, lo stellone italiano è ancora in cielo, si ricomincia, come sempre, la nottata è passata, l’ha assicurato il deputato Cialtrelli a Ballarò, il sottosegretario Merdoni da Santoro, la Ministra Zoccoli a Presa Diretta … è stata dura, ma ce l’abbiamo fatta.
Ma è solo una pausa, o un inganno, come i mitologici ottanta euro: il potere prende la rincorsa e si accanisce ancora. Ma l’italiano torna in difesa: elude minimizza fa catenaccio s’arrangia: è nella sua natura, anche se la natura lo porterà alla rovina, come lo scorpione della favola.
Gli dovranno rubare tutte le fiches, sino all’ultima, lo dovranno bastonare, depredare, ingannare, nevrotizzare e smutandare prima che lo si veda in piazza a tirare qualche calcio.

Avrete capito che sono, al massimo della condiscendenza, un fenomenologo. Di quelli minuti, senza alcuna pretesa di visione universale: sociale, geopolitica, economica; men che mai macroeconomica. Forse indulgo all’economia domestica. Osservo e basta.
L’Italiano è come un bambino. Analfabeta. Ricerca ancora il principio di piacere, mentendo spudoratamente, immaginandosi un futuro che non avrà più, cercando di fregare gli altri compagnucci. La realtà, come già ho avuto modo di scrivere, non gli entra nella zucca. La ragione non fa per lui. Inutile presentarsi con sondaggi e grafici, come fanno certi blog accademici, inutile persuaderlo sottolineando l’evidenza con gli evidenziatori del raziocinio, del buon senso; inutile pure insultarlo a sangue.
C’è bisogno di scomodare il vecchio Tullio De Mauro? Ancora? Il 70% degli Italiani non capisce un testo di media difficoltà. La questione potrebbe chiudersi qui.
Da fenomenologo minuscolo vi regalo un aneddoto. Posso persino comprovarlo con una foto. Alla Motorizzazione di Roma, presso gli sportelli, campeggia un bel cartello scritto a mano, tenuto con gli adesivi; vi appare una  pesante ammonizione per gli utenti tutti:

ACQUIRENTE (CHI COMPRA)
ACQUIRENTE (CHI COMPRA)
VENDITORE 

Capito? Gli impiegati, forse stanchi di ripetere la consueta, quotidiana, litania, avvertono l’italiota medio: “L’acquirente, nel contratto, è chi compra; il venditore – lo dice la parola stessa – è chi vende … ma soprattutto vogliamo dirvi: l’acquirente è chi compra!”.
Siamo a questi livelli. Per fortuna (sono rimasto piacevolmente sorpreso, davvero) non c’è scritto, sul cartello: AQUIRENTE (CHI COMPRA). 

E qualcuno vuole indurre gli italiani a ribellarsi con qualche grafico? Con l’esposizione meticolosa dei rischi del TTIP? Oppure spiegandogli l’inganno dell’andamento dello spread? La MMT? La bontà delle proposte della scuola austriaca? Roba da schiantarsi dalle risa …
L’Italiano è tetragono alla realtà. Ancorato a un passato felice ormai dissolto. Vuole spera anela alla salvezza … ancora la speranza … ma la speranza uccide, forse più dell’ignoranza.
Il principio di piacere, le soddisfazioni piccolo borghesi, i piccoli tesoretti accumulati negli anni … è già tutto svanito, ma questi continuano a sperare.
No, per vedere un cambiamento devono smutandarli sino all’ultimo uomo … poi forse si renderanno conto che una minoranza organizzata di collaborazionisti (la gran parte proveniente dai quadri del defunto PCI!) ha venduto la maggioranza disorganizzata con tutte le scarpe … con le loro casette, e i risparmi della nonna … e con le loro speranze, ormai defunte pure loro.
Giusto così. La razza che non riconosce i propri predatori è destinata a estinguersi.
Sarà una giornata epocale allora (avverrà per caso, come sempre, al congiungersi occulto di stelle nere; sarà un evento inaspettato che sfuggirà alla perspicacia dei Nostradamus di Ballarò e Repubblica): gli Italioti, pezzenti, depressi, astenici, con sfrigolanti maglioncini cinesi addosso, l’alito cattivo per le carie in bocca, capiranno finalmente la portata del pacco renziota; o della coppiola Monti/Fornero; o del trucibaldo Mortadella, coi suoi mirabili compagni di merende, le solite “risorse del paese”: Ciampi, Treu, Dini, Napolitano e compagnia. E magari si ricorderanno, en passant, pure dei Tremonti e dei Brunetta, e della compagnia di giro che faceva finta di fare a botte con la prima.
Ci sarà da piangere, allora. O da ridere.
Ce la faranno i nostri eroi?
Non si sa. Un popolo può anche essere troppo debole per ribellarsi. Dirò di più: un popolo, di fatto, anche quello italiano, può anche svanire nel nulla della storia, come una secchiata d’acqua è assorbita veloce dalla sabbia infuocata. In tal caso piangeremo.
Se ce la faranno, invece, ci sarà una Vandea immane, irrazionale, populista, giustizialista. In questo caso, meno probabile, ci sarà da ridere.
E io sarò in prima fila.

L’Italiano ribelle? Forse quello in mutande (Alceste)ultima modifica: 2015-05-18T18:39:31+00:00da derosse
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28 pensieri su “L’Italiano ribelle? Forse quello in mutande (Alceste)

  1. Due considerazioni.
    La prima: è Natale, sono a casa di mia sorella e del di lei consorte. Livello sociale medio, ottimo quello culturale. Entrambi insegnanti. Entrambi, neanche a dirlo, ferventi elettori del PD. Si discute di politica. I toni si accendono, com’era prevedibile. Dichiarano, fra l’altro, di apprezzare molto la posizione di quella traditrice della Spinelli: un’altra Europa è possibile, insomma. Deliri espressi sotto forma di slogans: tutto qui. Non servono i miei richiama alla Costituzione, ai principi di “sovranità popolare” chiaramente espressi, al pacco che ci hanno rifilato quei farabutti dei tedeschi, alla pavidità dei nostri burocrati che vacanzeggiano, a nostre spese, in quel di Bruxelles… Non basta nulla di tutto ciò: un’altra Europa è possibile. Inutile dire chi sarebbe stato, in Italia, l’Autore di un simile cambiamento… Stremato da cotanta cocciutaggine, propongo loro una lettura. Mi offro di stampare “Il più grande crimine” di Barnard, ritenendolo -fra i tanti- il più accattivante nella lettura. Loro mi concedono il piacere di questo dono. Conclusione: dopo 5 mesi, quei fogli sono ancora lì, mai letti. Neanche la curiosità di dargli un’occhiata: niente! Da allora ho deciso che non discuterò più con loro di politica. E che si fottano.
    La seconda considerazione, riguarda gli amici economisti -cosiddetti- eretici. Superfluo elencarli, li conosciamo tutti. Ma ad uno, solo ad uno di costoro, va il merito di averci messo la faccia e di essere sceso in politica. Non m’interessa, ovviamente, esprimere alcuna considerazione sulla scelta compiuta, ma solo una domanda: e gli altri? Quando usciranno dai blog, dalle salette asettiche degli hotels, dalle aule universitarie dotate di lavagne luminose, dai palcoscenici dei talk-shows? Lì, in quei posti, la gggente non ci entrerà MAI! Ad uno di loro, l’ho anche scritto. Risposta: quando entrari tu in politica, ti garantisco tutto il mio appoggio. E stikazzi, direbbe qualcuno! Quando si decideranno, finalmente, ad annusare il sudore di chi lavora sodo e non arriva alla fine del mese? o a guardare negli occhi le speranze, la rabbia delle persone? a sentire le loro urla nella piazza? Troppo facile, cari signori economisti, pontificare standosene seduti su una poltroncina ad additare i grafici con cui, difficilmente, la gente si nutrirà. Nè credo che gliene fotta più di tanto. E’ indubbio che sia indispensabile che una nuova avanguardia intellettuale si assuma le proprie responsabilità con un obiettivo che ritengo superfluo esporre, rischiando persino i privilegi della carriera, delle quintalate di libri venduti, delle comparsate televisive e della popolarità sui blog sponsorizzati. E che si mettano per davvero in gioco.
    Già: ma dove sono?

    • Per Maurizio

      Ti porgo (non troppo ironicamente) le mie condoglianze … Capisco cosa significa.
      Per quanto mi riguarda, con i piddioti non parlo se proprio non sono costretto a farlo. Evito con estrema cura, in loro presenza, qualsiasi discorso politico e sociale, o anche storico e/o geopolitico. Anzi, se posso farlo evito qualsiasi discorso anche di altra natura … Non solo non si ottiene nulla di buono, con questi soggetti manipolati, ma si rischia di infognarsi in inutili e interminabili polemiche, che possono portare soltanto fastidi. Quanto precede per esperienza personale.

      Capito mi hai?

      Cari saluti e, ovviamente, tutta la mia solidarietà

      Eugenio Orso

  2. E’ esattamente quanto succede anche a me coi piddioti. Cerchi di far loro aprire gli occhi e semplicemente si rifiutano, capaci di offendersi a morte. Con loro cerca di non avere contatti neppure per vedere una partita di calcio.

  3. Ho letto tutto d’un fiato questo post,raramente mi è capitato di immergermi nella lettura di un intervento senza aver prima riflettuto su un concetto espresso,ma di fronte ad una tale lucida e impietosa analisi dei “vizi di una nazione”non posso far altro che sottoscrivere e condividere totalmente quanto scritto.Si potrebbe definire il ritratto di una nazione allo sbando che non ha mai perso l’atavico modus operandi di una maggioranza DA SEMPRE incline,in parti uguali,sia all’autaritarismo più feroce,sia ad un servilismo straccione da paese colonizzato,una griglia mentale e ideologica immarcescibile,ricorrente,dove la solita e perdente minoranza “illuminata”viene derisa e tacciata di “sognare”un’altro mondo assieme ad una più umana convivenza sociale.Gramsci lo descrisse molto bene nei Quaderni,indicando nel cosiddetto “senso comune” della maggioranza degli italiani ,il più pericoloso e pernicioso viatico per la sottomissione totale al “principe”di turno.Chiedere per conferma all’elettore medio piddiota,insuperato modello di acquiescenza supina al potere e regressione allo status di servo,consapevole del proprio servilismo.

  4. Rispondo a tutti.
    Mi associo alle condoglianze offerte da Eugenio Orso a Maurizio (e a Valdo): caro Maurizio, ci hai offerto uno spaccato di vita vissuta! Anzi: già vissuta! Il mio fegato ha sopportato troppe discussioni … ora tronco il discorso con un “Fate quel che c … vi pare!”.
    Inutile farsi il sangue amaro; e anch’io, come ho scritto, ho le mie colpe: fino al 2000 circa li ho votati con trasporto (ho fatto in tempo a votare PCI, poi PDS poi DS) … uno dei piddioti più piddioti ero io,davanti allo specchio.
    Ringrazio il Poliscriba per il suo impegno a non lasciarmi solo quell’eventuale giorno fatidico (eventuale …) … ringrazio pierre57, ed Eugenio Orso per la sua ospitalità nel suo blog.
    Buona serata
    Alceste

  5. Pingback:

  6. Riporto alcuni passaggi-chiave degli scritti di Bettino Craxi recentemente pubblicati. Ovviamente le capre non li leggeranno e se lo leggeranno diranno “Ah se lo dice quel ladro di Craxi…”.

    “La pace [che] si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il negoziato e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni Nazione ha una sua identità, una sua storia, un ruolo geopolitico cui non può rinunciare. Più Nazioni possono associarsi, mediante trattati per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici, ambientali. Cancellare il ruolo delle Nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire. Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare.”

    “I partiti dipinti come congreghe parassitarie divoratrici del danaro pubblico, sono una caricatura falsa e spregevole di chi ha della democrazia un’idea tutta sua, fatta di sé, del suo clan, dei suoi interessi e della sua ideologia illiberale.”

    “Fa meraviglia, invece, come negli anni più recenti ci siano state grandi ruberie sulle quali nessuno ha indagato. Basti pensare che solo in occasione di una svalutazione della lira, dopo una dissennata difesa del livello di cambio compiuta con uno sperpero di risorse enorme ed assurdo dalle autorità competenti (e qui parla del meraviglioso Ciampi, ndr.) gruppi finanziari collegati alla finanza internazionale, diversi gruppi, speculando sulla lira evidentemente sulla base di informazioni certe, che un’indagine tempestiva e penetrante avrebbe potuto facilmente individuare, hanno guadagnato in pochi giorni un numero di miliardi pari alle entrate straordinarie della politica di alcuni anni.
    Per non dire di tante inchieste finite letteralmente nel nulla.”

    “Il regime avanza inesorabilmente. Lo fa passo dopo passo, facendosi precedere dalle spedizioni militari del braccio armato. La giustizia politica è sopra ogni altra l’arma preferita. Il resto è affidato all’informazione, in gran parte controllata e condizionata, alla tattica ed alla conquista di aree di influenza.
    Il regime avanza con la conquista sistematica di cariche, sottocariche, minicariche, e con una invasione nel mondo della informazione, dello spettacolo, della cultura e della sottocultura che è ormai straripante.”

    “Non contenti dei risultati disastrosi provocati dal maggioritario, si vorrebbe da qualche parte dare un ulteriore giro di vite, sopprimendo la quota proporzionale per giungere finalmente alla agognata meta di due blocchi disomogenei, multicolorati, forzati ed imposti. Partiti che sono ben lontani dalla maggioranza assoluta pensano in questo modo di potersi imporre con una sorta di violenta normalizzazione.”

    “Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici.
    A ciò si aggiunga la presenza sempre più pressante della finanza internazionale, il pericolo della svendita del patrimonio pubblico, mentre peraltro continua la quotidiana, demagogica esaltazione della privatizzazione.
    La privatizzazione è presentata come una sorta di liberazione dal male, come un passaggio da una sfera infernale ad una sfera paradisiaca. Una falsità che i fatti si sono già incaricati di illustrare, mettendo in luce il contrasto che talvolta si apre non solo con gli interessi del mondo del lavoro ma anche con i più generali interessi della collettività nazionale.
    La “globalizzazione” non viene affrontata dall’Italia con la forza, la consapevolezza, l’autorità di una vera e grande Nazione, ma piuttosto viene subìta in forma subalterna in un contesto di cui è sempre più difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado continuo, di un impoverimento della società, di una sostanziale perdita di indipendenza.”

    “D’Alema ha detto che con la caduta del muro di Berlino si aprirono le porte ad un nuovo sistema politico. Noi non abbiamo la memoria corta. Nell’anno della caduta del muro, nel 1989, venne varata dal Parlamento italiano una amnistia con la quale si cancellavano i reati di finanziamento illegale commessi sino ad allora.
    La legge venne approvata in tutta fretta e alla chetichella. Non fu neppure richiesta la discussione in aula. Le Commissioni, in sede legislativa, evidentemente senza opposizioni o comunque senza opposizioni rumorose, diedero vita, maggioranza e comunisti d’amore e d’accordo, a un vero e proprio colpo di spugna.
    La caduta del muro di Berlino aveva posto l’esigenza di un urgente “colpo di spugna”.
    Sul sistema di finanziamento illegale dei partiti e delle attività politiche, in funzione dal dopoguerra, e adottato da tutti anche in violazione della legge sul finanziamento dei partiti entrata in vigore nel 1974, veniva posto un coperchio.”

    “I parametri di Maastricht non si compongono di regole divine. Non stanno scritti nella Bibbia. Non sono un’appendice ai dieci comandamenti.
    I criteri con i quali si è oggi alle prese furono adottati in una situazione data, con calcoli e previsioni date. L’andamento di questi anni non ha corrisposto alle previsioni dei sottoscrittori. La situazione odierna è diversa da quella sperata.
    Più complessa, più spinosa, più difficile da inquadrare se si vogliono evitare fratture e inaccettabili scompensi sociali. Poiché si tratta di un Trattato, la cui applicazione e portata è di grande importanza per il futuro dell’Europa Comunitaria, come tutti i Trattati può essere rinegoziato, aggiornato, adattato alle condizioni reali ed alle nuove esigenze di un gran numero ormai di paesi aderenti.
    Questa è la regola del buon senso, dell’equilibrio politico, della gestione concreta e pratica della realtà.
    Su di un altro piano stanno i declamatori retorici dell’Europa, il delirio europeistico che non tiene contro della realtà, la scelta della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione […].
    Affidare effetti taumaturgici e miracolose resurrezioni alla moneta unica europea, dopo aver provveduto a isterilire, rinunciare, accrescere i conflitti sociali, è una fantastica illusione che i fatti e le realtà economiche e finanziarie del mondo non tarderanno a mettere in chiaro

    • Per Valdo

      Di recente ho notato dei tentativi che vanno verso una sorta di “riabilitazione” per Bettino Craxi.
      Arrivati ai novanta, la Thatcher è stata estromessa perché contaria al progetto criminale dell’euro – La Thatcher, una carogna che ha massacrato i lavoratori (minatori) della Gran Bretagna!
      Così, i vecchi politici della cosiddetta prima repubblica volevano conservare la sovranità monetaria e la possibilità di decidere, conseguentemente, le politche conomiche, industriali e sociali. Fra questi Craxi. E’ caduta a fagiolo, per loro, Tangentopoli/ Mani pulite.
      La dimostrazione della forza della global class finanziaria …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Non riabilito Craxi, che comunque non fu certo la Tatcher e non affamò nessuno. Mi permetto solo di segnalare osservazioni che i politici attuali non sono neanche in grado di elaborare…

        • Per Valdo

          Certo non la riabilitazione piena, ma il riconoscimento che Craxi (e alcuni politici della prima repubblica) hanno fatto resistenza all'”euro-progetto”, finalizzato a cessioni di sovranità. Volevano mantenere il controllo sulla moneta e (conseguentemente) sulle politiche economico-sociali, non però per favorire noi, pensando al nostro futuro, ma per mantenere in piedi il loro sistema di potere. Anche per questo – o forse soprattutto per questo – sono stati “travolti” dalle inchieste giudiziarie e dagli anessi scandali mediatici.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

          • Possiamo escludere che Craxi lo facesse ANCHE per il Paese? Io direi di no… E comunque sarebbe certamente stato meno spietato della Troika e meno verme degli attuali Quisling. Con tutti i suoi difetti.

          • Per Valdo

            Certo, su questo non ci piove, perché, da quanto imperversa il neocapitalismo (dagli anni novanta, a spanna), il peggio deve ancora venire …

            Cari saluti

            Eugenio Orso

        • Parole sante caro Valdo…
          Non sono nemmeno in grado di elaborarle certe riflessioni e forse neanche di comprenderle.
          Ti mando un caro abbraccio e non cadere nella diatriba della “riabilitazione di Craxi”. Quelle parole parlano da sole e dubito che chi apre la parentesi -Craxi ladrone- le abbia lette per intero o comprese.
          GRAZIE!

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  10. Salve a tutti. Seguo da tempo il blog, ma è la prima volta che scrivo.
    Vorrei mandare un ideale abbraccio ad Alceste, che non conosco di persona ma che un po’ ho conosciuto attraverso i suoi scritti.
    Mi capita molto di rado, e solo con la migliore letteratura, di sentire una tale sintonia, che va oltre la comunanza d’idee, d’analisi, persino di stile.
    Io, caro Alceste, nel mio pseudonichilismo, posso dire, autoprovocandomi, di vivere quasi solo per quel giorno lì. A presto

    Moravagine

    • Per Moravagine

      Si accettano ben volentieri commenti e interventi, perché siamo sempre disponibili alla discussione su temi importanti, in coda agli articoli.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  11. Intanto la GB – Thatcher o no – che molto saggiamente aveva detto – non certo per favorire i lavoratori britannici, ma molto piu’ probabilmente temeva che l’unione monetaria avrebbe potuto alzare gli stipendi britannici. delle classi povere.. penso male, ma….
    Dicevo, aveva saggiamente detto: Ma come si fa ad equiparare paesi con economie differenti sotto un unica moneta ? O qualcosa del genere.
    Tanto sta, Il regno cosidetto unito, e’ sovrano, almeno della propria moneta, la sterlina !

    • Per Ianzo

      La Thatcher era riprovevole – come i suoi ispiratori, von Hayek e Friedman – ma sulla moneta poteva aver ragione. Pur essendo ferocemente liberista è stata ugualmente estromessa, e questo la dice lunga sull’assolutisimo del sistema di potere sovranazionale che oggi imperversa.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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