Religione e immigrazione. Proposta per risolvere un problema italiano di Eugenio Orso

Affrontiamo un tema scottante, che teoricamente potrebbe essere scomposto in due parti: la religione di appartenenza e l’immigrazione, di questi tempi sempre più spesso irregolare e senza documenti. Finora abbiamo assistito a un’infinità di dibattiti sulla questione immigrazione, non di rado separata da quella religiosa, allo scaricabarile praticato dall’unione “europea” in forza degli accordi di Dublino III (si richiede asilo nel paese europeo in cui si arriva la prima volta e si resta là!), alla proliferazione di proposte in funzione elettoralistica.

Le posizioni estreme, in merito all’immigrazione, sono due: 1) accogliamo tutti illimitatamente, senza occuparci né delle risorse necessarie per farli vivere qui, né della sicurezza degli autoctoni; 2) nessuna accoglienza “buonista”, ma, al contrario, aiutiamoli a casa loro riportandoli indietro, senza distinzioni di razza, sesso e religione. In mezzo agli estremi, un guazzabuglio di soluzioni, o meglio, di pseudo-soluzioni avanzate da politici che pensano soprattutto all’impatto mediatico e al consenso.

Volendo fare chiarezza, premetto che per lo scrivente non tutti gli immigrati sono buoni, così come non tutte le religioni sono buone e tollerabili, e di questo ce ne accorgiamo ogni giorno di più. Per quanto riguarda le masse di immigrati, non soltanto clandestini e richiedenti asilo, la questione si sovrappone inevitabilmente a quella della religione praticata, che è più ampia, perché riguarda anche i cittadini autoctoni. Quindi, per come la vedo io, il problema dell’immigrazione deve esser trattato insieme a quello dell’appartenenza religiosa, non in modo artificiosamente separato. Le contingenze storiche, sociali e geopolitiche in cui ci muoviamo, per la loro gravità non ci consigliano visioni parziali, o peggio, artefatte.

La proposta salviniana, se ho ben capito, tende a bloccare i flussi di immigrati clandestini, in gran parte non richiedenti asilo, rispedendoli nel paese dal quale sono partiti – nel nostro caso soprattutto la Libia – per limitare la pressione di un’immigrazione incontrollata sulla società italiana, che ormai è alle corde. Sull’unione non si deve fare troppo conto, così come non si può far conto su paesi come la germania di Merkel, la gran bretagna di Cameron o la francia di Hollande, il cui vero scopo è scaricare gran parte degli immigrati all’Italia, paese di arrivo e di transito verso nord, cioè verso i loro stati. Se ci sarà una “redistribuzione” pro quota, questa riguarderà soltanto i richiedenti asilo ai quali lo si concede effettivamente, e peccato che si tratti di una netta minoranza sul totale degli arrivi …

Andando oltre le contingenze del momento senza perdere di vista gli interessi italiani – e più in generale europei, a prescindere dall’unione elitista – propongo la seguente soluzione, che mi pare coraggiosa e assai poco “buonista”.

Non tutte le religioni e non tutti gli immigrati sono buoni. Questa è la semplice considerazione dalla quale partire, ma che deve essere spiegata. Di recente, mentre i combattimenti e le stragi continuano in Medio Oriente e in Africa per opera delle bande armate di tagliagole islamosunniti, il “califfo” del terrore Al Baghdadi (o chi per lui, se è vero che è gravemente ferito) ha dichiarato che l’islam è religione di guerra. S’intende, com’è facile supporre, l’islam più ortodosso e intollerante, praticato da quelli che definiamo genericamente sunniti, da sunnah, parola che dovrebbe significare la linea di condotta o di comportamento.

Le bande armate sunnite che sconvolgono con eccidi e distruzioni una parte del mondo sono appoggiate, pur “con discrezione” e dietro le quinte anche se le si bombarda con il contagocce, da un potente complesso di forze del male che va dagli stati uniti al qatar, passando per la turchia. A questi appoggi devono, almeno in parte, il loro successo militare. Costoro, però, per vincere e radicarsi nei territori che devastano, non possono contare solo sugli afflussi di mercenari stranieri e di armi concessi da “oscure” potenze, ma devono avere il consenso e le leve dei sunniti, che popolano quei territori. Così è in Iraq, da Mosul e dalla piana di Nineveh alla vasta e semi-desertica regione dell’Anbar, così anche in Siria, come nel caso di al-nusra e altre bande sunnite che hanno conquistato l’Idlib, e così in Libia, nel primo “avamposto” dello stato islamico-sunnita a Darnah. Infatti, in Iraq l’appoggio alle bande di Al Baghdadi è stato garantito dagli ex del partito Baath di Saddam, tutti sunniti, e dagli armati delle tribù sunnite del posto. I sunniti e lo stato islamico, in quel drammatico caso, combattono contro tutti: curdi, musulmani sciiti, yazidi (di lingua curda), cristiani assiri e caldei, turcomanni (sciiti), esercito irakeno, forze di sicurezza, etc. etc.

L’islam sunnita, dal fronte islamico siriano allo stato islamico di Mosul e Raqqa, è veramente religione di guerra e lo dimostra giorno dopo giorno. Anche nel continente africano il tumore è cresciuto, grazie alle infiltrazioni di daesh a Sirte e in altri territori (dall’oriente all’occidente del paese), nel nord-est della Nigeria con boko haram, gruppo armato sunnita particolarmente sanguinario (e affiliato a daesh), che fa incursioni nei paesi confinanti come il Niger e il Camerun, con l’azione stragista dei giovani e spietati sunniti di al-shabaab, in Somalia, che sterminano gli infedeli anche nei territori del Kenya.

Questa è la situazione, tenendo conto che in Europa occidentale ci sono almeno venti milioni d’immigrati, in parte rilevante sunniti, alcuni provvisti di cittadinanza del paese ospitante, che alimentano con l’invio di “volontari” sui teatri di guerra le file di al-nusra, dei vari fronti islamici, dei salafiti e di daesh. Si temono, qui da noi, il ritorno dei cosiddetti foreign fighters, che potrebbero mettere a frutto la spaventosa esperienza fatta per colpirci con autobombe e decapitazioni “a sorpresa”, nonché le infiltrazioni di tagliagole sunniti fra i profughi, che attraversano a bordo dei pescherecci il Mediterraneo. Ci sono già “cellule dormienti” di daesh in Italia e in Europa? E’ probabile. Vedremo cosa faranno quando si attiveranno. Inoltre, sappiamo che le moschee sunnite, tollerate e finanziate in nome di una libertà religiosa a prescindere e della “società aperta”, in molti casi funzionano come centri di reclutamento d’ogni sorta di fanatici e decapitatori. Costoro, come l’esperienza ci insegna, vanno e vengono e penalmente non rischiano più di tanto. Infine, abbiamo qualche decina di migliaia d’italiani “doc” convertiti all’islam sunnita, che, nel caso di conflitto interno suscitato dall’intolleranza islamosunnita – per attestare una loro fede incrollabile nella religione di guerra – potrebbero rivelarsi più “zelanti” degli stessi immigrati correligionari, arabi o pakistani …

Di recente, due giovani cristiane sono state sfigurate con l’acido in Pakistan, probabilmente da un aggressore sunnita, ma un atto di violenza e d’intolleranza religiosa, di matrice squisitamente islamosunnita, si è verificato anche in Italia. Una minorenne, che portava al collo una collanina con la croce, è stata per questo aggredita sotto gli occhi della madre da un giovanissimo sunnita senegalese, non arrestato dai carabinieri, se non erro, in quanto minore!

Quale sarebbe, dunque, la soluzione proposta? La evidenzio in neretto di seguito.

La selezione degli immigrati, da ammettere o non ammettere sul territorio nazionale, dovrebbe prendere in considerazione sistematicamente anche la loro appartenenza religiosa. Propongo di rispedire indietro in massa i musulmani sunniti, di qualsiasi provenienza, eccezion fatta per i Curdi – che combattono coraggiosamente dall’Iraq alla Siria il fanatismo sunnita e la “religione di guerra” – e le popolazioni della Palestina e Gaza vessate dagli israeliani. Gli sciiti di tutte le confessioni e di varia provenienza devono essere ammessi, se hanno i requisiti, perché costoro, in quanto considerati eretici che esprimono il rifiuto, sono fra le prime vittime della sanguinaria “religione di guerra” sunnita. I musulmani sunniti – eccezion fatta per tutti i Curdi e i Palestinesi – mai come oggi rappresentano un pericolo reale per tutti quelli che vivono nella penisola, italiani e immigrati di altra religione. Attenzione! Non sto parlando di sbarrare gli accessi al paese solo ai sunniti asiatici (arabi, pakistani e altri) e africani (arabi e neri, ma il colore della pelle qui non c’entra), ma anche a quelli europei ad esempio di provenienza balcanica (bosniaci, macedoni albanesi, etc.).

C’è ben di più, nella mia proposta, anche se quanto segue richiederà tempi di attuazione più lunghi.

Per ragioni di sicurezza delle popolazioni italiane e degli immigrati non sunniti presenti sul nostro territorio nazionale, si dovrebbe andare verso l’espulsione di tutti i sunniti ivi presenti, pur in possesso di regolare permesso di soggiorno o addirittura già della cittadinanza. Eccezion fatta, ovviamente, per Curdi e Palestinesi, gli sciiti non essendo in discussione. Il provvedimento dovrebbe riguardare anche gli autoctoni italiani convertiti all’islam sunnita. Come sappiamo, la cittadinanza si può legalmente revocare e questa sarà una nuova causa di revoca. Si dovrà a tale proposito modificare la costituzione, per evitare che simili provvedimenti rischino l’incostituzionalità con sentenza della consulta, ma la cosa si potrà fare, in tempi brevi e in presenza della volontà politica di risolvere la questione. A tutti dovrà essere concesso un tempo congruo per vendere (e non svendere) i beni patrimoniali sul territorio nazionale e, naturalmente, per individuare il paese in cui sceglieranno di stabilirsi. Lo stato italiano dovrà proteggere questi soggetti da truffe e ricatti che potrebbero subire, in relazione al patrimonio da monetizzare, da parte di accaparratori e organizzazioni non legali. Gli saranno concessi un tempo sufficientemente lungo e tutta la protezione necessaria per prepararsi a lasciare il paese. Ci saranno, ovviamente, costi che lo stato dovrà sostenere per queste espulsioni decisamente “soft”. I costi di trasporto, ad esempio, dovranno essere a carico delle finanze dello stato che li espelle.

Altri due problemi dovranno essere risolti. Trattiamoli brevemente.

La questione delle conversioni. Ipotizziamo che la mia proposta passi, anche per quanto riguarda i sunniti già presenti in Italia a vario titolo. Una parte di questi potrebbe risolversi a “convertirsi” ad altra religione per evitare l’espulsione. Correrebbe naturalmente qualche rischio, perché chi nasce o diventa sunnita poi non può uscire dal cerchio infernale della “religione di guerra”, rischiando addirittura la condanna per apostasia, secondo la shari’a (la legge, approssimativamente), fino all’applicazione immediata della pena di morte, oppure un periodo di “riflessione” (detenzione) per tornare all’islam, ma in caso contrario scatterebbe la pena di morte. Tuttavia, c’è la scappatoia che in caso di pericolo di vita o grave minaccia la (temporanea) apostasia non è duramente sanzionata. La mia proposta è di considerare valide solo le conversioni ad altra religione, o il semplice ripudio della fede islamosunnita, anteriori ai provvedimenti di espulsione, stando bene attenti a fissare adeguatamente i tempi. Le conversioni formali ma false, posteriori alle leggi di espulsione, non eliminerebbero il pericolo, che continuerebbe a covare sotto le ceneri (anzi, con maggior rancore rispetto a prima). Il discorso, è bene precisarlo ancora, non riguarda le confessioni sciite, i Curdi e i Palestinesi.

Gli accordi con i paesi di destinazione degli espulsi. I sunniti appena arrivati dovranno essere rispediti indietro, riportandoli se necessario nel luogo dal quale sono partiti (spiagge libiche o altro), ma quelli già presenti in Italia a vario titolo dovranno scegliere un paese di destinazione, che potrà essere diverso da quello di origine. Sarà di vitale importanza, allora, stabilire preventivamente degli accordi con i potenziali e principali paesi di destinazione degli espulsi, accordi che dovrebbero invogliare, per la loro generosità, i paesi di arrivo ad accettare questi soggetti.

La mia proposta è sufficientemente scandalosa e politicamente scorretta? Credo proprio di sì. So bene che se queste righe le leggerà il solito idiota nutrito di falsa e ipocrita tolleranza, che crede negli evanescenti diritti umani e in una libertà religiosa illimitata – fino alle decapitazioni o alle crocifissioni di daesh – saranno urla e strepiti, condanne aprioristiche e le solite accuse di (nazi)fascismo. Non ho alcun motivo di preoccuparmi, perché un problema grave e complesso come quello dell’immigrazione, che si oggi si sovrappone drammaticamente alla questione religiosa, deve essere affrontato avendo ben presente la realtà, interna e internazionale, con la quale dobbiamo fare i conti. La mia proposta – per quanto automaticamente respinta, dati i tempi – è assolutamente realistica, perché riconosce l’insostenibilità per l’Italia degli attuali flussi migratori, in assenza di un vero supporto da parte degli altri paesi europei. Propongo di ridurre l’impatto dei flussi migratori in modo decisivo, non accogliendo i sunniti che alimentano una “religione di guerra” mettendoci tutti in pericolo. Per questa via, si potrebbe tenere sotto controllo la numerosità degli immigrati, in nome della sostenibilità del fenomeno, e si eviterebbe il pericolo, drammaticamente reale, che i sunniti portino la loro infinita, sanguinosissima “guerra santa” nei nostri territori.

Ho finito, almeno per ora. Mi aspetto critiche feroci e contumelie per quanto ho avuto l’ardire di scrivere, ma non sono disposto a fare un solo passo indietro!

Religione e immigrazione. Proposta per risolvere un problema italiano di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-05-16T13:17:16+00:00da derosse
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15 pensieri su “Religione e immigrazione. Proposta per risolvere un problema italiano di Eugenio Orso

  1. Se neppure Bergoglio ha il coraggio di dire che l’Islam sunnita è una religione aggressiva, figuriamoci gli altri. E’ impensabile che si blocchino degli ingressi sulla base di un credo religioso, nell’Occidente di oggi, anche se è un credo pericoloso.

    • Per Valdo

      So bene che la mia proposta è scandolosa, provocatoria e chiaramente irrealizzabile in questa situazione storico-culturale. Voglio semplicemente capire se creerà un po’ di scandalo e se vi saranno reazioni, nonostante la scarsissima diffusione dei miei scritti.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Tu hai il coraggio di PENSARE. E già questo basterebbe per dar dignità sufficiente a quanto scrivi. Sulla proposta specifica si può e si deve discutere, e chi vi si pone nella solita ostilità preconcetta becera e decerebrata, va ignorato. Si tratta, lo sappiamo, dei soliti imbecilli. Personalmente trovo la soluzione che proponi un po’ parziale, non espressione dell’esito di un’analisi più complessiva sull’invasione in corso, che ne dia uno strumento di contrasto generale e a lungo termine. Il solo criterio religioso mi pare insufficiente. Qui è l’invasione che va fermata, in quanto tale, che è tale, e perchè è tale. Un paese, un popolo, una COMUNITA’ ha il diritto e il dovere di difendersi da un’invasione, quanlunque ne sia la causa, per quanto “umanitaria” (che nel nostro caso sappiamo sicuramente che non è) possa essere. C’è una strategia ben precisa di occupazione e ibridazione dell’Europa, in pratica UN GENOCIDIO PROGRAMMATO DEI POPOLI EUROPEI, innanzitutto per portare bestiame umano in quantità tale da essere sfruttato nel lavoro e distruggerne i diritti conquistati dai nostri padri, e contemporaneamente (i classici due piccioni con una fava) realizzare quel progetto mostruoso della popolazione unica uguale dappertutto, indistinta, e soprattutto SENZA COMUNITA’, all’americana, dove il Capitale e l’impero globale possano governare senza alcun fastidio. Poichè solo l’unione può fare la forza, e l’unione significa comunità, e comunità sono i popoli. E’ questa forza che vogliono distruggere. Si tratta di una vera e propria guerra genocida che il Capitale, con la complicità fondamentale degli utili idioti buonisti e traditori, ci sta facendo, per ucciderci come comunità nazionale, cioè come unica forza oppositiva che ne possa contrastare il dominio mondiale sotto il vessillo criminale del mercato, della finanza e del denaro.

    • Per Marco Zorzi

      Molte delle tue osservazioni sono condivisibili, ovviamente. Se la mia proposta ti sembra parziale è perché mi sono concentrato sulle questioni più urgenti: 1) ridurre i flussi migratori verso l’Italia e gli accoglimenti “a prescindere”, per non essere sommersi; 2) sventare la minaccia sunnita della “religione di guerra” che alimenta questi flussi (con la compiacenza di paesi “amici”, come gli usa …) e che potrà trasformare il territorio e le città italiane in campi di battaglia contro gli infedeli, cioè noi e tutti gli immigrati non sunniti.
      Per il resto, la mia è una provocazione e voglio osservare le reazioni che ci saranno, nonostante la poca diffusione dei miei scritti.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

    • Per Valdo

      Ringrazio, ma è addirittura paradigmatico che mentre le masse leggevano Saviano (Gomorra, Zero Zero Zero e altre facezie) e/o Michele Serra (I bambini sono di sinistra!) ignoravano anche l’esistenza di un filosofo come Costanzo Preve, che ha scritto non solo di filosofia ma anche di politica, facendo analisi insuperabili …
      Così è se vi pare, e anche se non vi pare!

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Molto brutalmente, caro Eugenio, ti dico che l’approccio ad un islam moderato ed uno fanatico/integralista, è già errato in partenza.
    Esiste l’islam. Ed esiste il corano. Col suo bagaglio di cazzate medievali e di prescrizioni liberticide. Non credo che loro si pongano grandi distinzioni fra un cristiano cattolico o evangelista o valdese. L’acido brucia comunque sul volto di ognuno di costoro.
    Forse ho ciucciato troppo veleno dal seno di Oriana?
    Un abbraccio. Ed un ringraziamento per la tua sempre cortese ospitalità.
    Maurizio.

    • Per Maurizio

      Sono convinto anch’io che la distinzione fra islam integralista e (un supposto) islam moderato fa parte della deformante ipocrisia occidentale. O si è islamici o non si è, non c’è altra possibilità. Tuttavia nel mio articolo ho salvato gli sciiti di tutte le confessioni, i Curdi e i Palestinesi in quanto possibili alleati futuri contro la “religione di guerra” sunnita degli Al Baghdadi e di chi li manovra.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. Nessuno scandalo anche in Francia l’hanno pensato.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/francia-proposta-choc-sindaco-dellump-vietare-lislam-legge-1128779.html

    Io aggiungo che, siccome l’ISIS di fatto si comporta come una teocrazia militare, per gli sbarcati sunniti si applichi la Corte Marziale, tribunale nei centri di accoglienza/smistamento e se trovati rei, espulsione immediata.

    Pena di morte, dove sei?

    Chi è nazista in Germania è perseguibile, schedato e messo in carcere. (lo stesso dovrebbe essere fatto per i comunisti sostenitori dei Gulag e del leninismo, stalinismo, polpottismo persecutorio, ma… ci sono terrorismi intoccabili)

    Allora, chi aderisce all’ISIS o alla sunnah almeno sia considerato alla stregua di un nazista, antisemita, antidemocratico, anti qualche cazzo di cosa che lo giudichi non degno di asilo religioso nè tanto meno politico.

    E se vi scandalizzate della pena di morte e se siete di quelli che urlano UHHHHH giù le mani da Caino, allora non cercate giustizia dallo Stato o dal Vaticano, Arrangiatevi!!!

    Ricordate che i fondamentalisti sgozzano, distruggono, sono caterpillar.
    E se Norimberga o all’Aja, hanno ucciso per i crimini contro l’umanità, senza nessuna protesta dei sinistri locali, bene, si applichi ai sunniti, lo stesso metro di misura che loro applicano agli infedeli interni ed esterni al loro credo criminale: DUE METRI DI CORDA INTORNO AL COLLO.

    Non siete d’accordo?
    Con tutto il dovuto rispetto vi rispondo: FOTTETEVI!

    Io sto con Eugenio.

    ps: Michele Serra non è mai stato in un parco giochi, sennò si sarebbe reso conto che, senza adulti, i bambini se ne fottono del prossimo, non condividono e quello che apprendono naturalmente è la difesa del territorio, del giocattolo quale proprietà esclusiva di godimento (giochi pubblici inclusi) e dell’aggettivo possessivo “MIO”.

    Saluti cari

    • Per max

      Le aristocrazie del denaro islamosunnite, che appoggiano e finanziano daesh, al-nusra, il fronte islamico, i salafiti, la jihad, fanno parte della classe globale occidentale (difatti gli arabi, pur in Asia e Africa, sono occidente). Sono a livello delle aristocrazie anglo-americane e europidi e hanno interessi comuni. Questo spiega, almeno in parte, il campo libero o quasi (ci sono anche bombardamenti col contagocce, contro di loro, fatti da chi li finanzia e arma) di cui hanno beneficiato i mercenari della “religione di guerra” per espandersi in Medio Oriente e Africa. Gli stessi giudeo-israelo-sionisti li appoggiano (bombardano Damasco per favorire al-nusra a ridosso del Golan). Perciò, in Europa simili proposte non passeranno mai, a meno che l’Europa non sia liberata dai filo-atlantisti, euroservi e collaborazionisti della troika, cosa che purtroppo giudico improbabile.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  5. Trovo l’articolo condivisibile e aggiungo che mi trovo in sintonia con Marco Zorzi (16 maggio 2015 alle 15:29) quando afferma:

    “Qui è l’invasione che va fermata, in quanto tale, che è tale, e perchè è tale. Un paese, un popolo, una COMUNITA’ ha il diritto e il dovere di difendersi da un’invasione…”

    «Al primo gennaio 2014 gli immigrati in Italia, regolari e non, si attestano a 5,5 milioni di unità – una cifra pressoché equivalente agli abitanti del Veneto o della Sicilia – con un incremento di oltre 500mila presenze rispetto ai 4,9 milioni dell’anno precedente.
    […]
    Tra il 1993 e il 2013, la crescita dei permessi di soggiorno per motivi di famiglia è stata pari al 1328%, contro “solo” il 448% in più dei permessi per lavoro. Se nel 1991 le famiglie con almeno un componente straniero erano 235 mila, oggi le stesse salgono a 2 milioni (1,3 milioni quelle composte interamente da non italiani), mentre i nuclei formati da immigrati con almeno quattro persone sono quasi decuplicati (+946%)».

    Su una popolazione di 60 milioni, 5,5 milioni di immigrati equivalgono al 9% della popolazione. Che, a mio modo di vedere, è un rapporto che sarebbe auspicabile non oltrepassare e, possibilmente, diminuire dal momento che tenderanno a crescere stante la maggior propensione a riprodursi, in concomitanza con una crisi perdurante che sta togliendo risorse e tutele a gran parte della popolazione italiana.

    Stando alle valutazioni di Analisi difesa, «l’Italia ha i mezzi militari per attuare anche da solo il blocco dei porti libici dell’area di Zawyah, Tripolitania Occidentale: il tratto di costa libica più vicina a Lampedusa da dove salpano la gran parte dei barconi. […] la Marina Militare è in grado di fermare i barconi, soccorrere eventuali bisognosi e riportare i migranti clandestini sulla costa libica.
    […]
    Un’operazione necessaria per salvaguardare gli interessi nazionali e che scoraggerebbe i flussi migratori (nessuno paga migliaia di dollari per ritrovarsi in Africa) ponendo fine a una vicenda ridicola che ha visto l’Italia accogliere chiunque paghi il pizzo a criminali e terroristi islamici».

    Per farla breve, potremmo – e dovremmo – adottare una strategia del tutto diversa da quella attuale, dal momento che un paese come l’Italia non può farsi carico dei problemi di mezzo mondo.
    Secondo gli ultimi rilevamenti Istat in Italia ci sono circa otto milioni di persone che vivono in condizioni di totale o parziale povertà. Non occorre la sfera di cristallo per ipotizzare che a breve si creeranno nelle nostre città situazioni analoghe a quelle che si verificano nei luoghi da cui fugge questa marea indistinta di individui bisognosi di tutto.
    Con tutte le conseguenze del caso.

    • Per kthrcds

      La situazione rischia di finire fuori controllo a causa dei profughi generati dall’economia e dalle guerre neocapitaliste. In un certo senso, anche i profughi economici potrebbero essere considerati come profughi di guerra.

      La liaison fra l’economia neocapitalista/ imperialismo finanziario privato e “religione di guerra” islamosunnita è ormai evidente (almeno a noi, credo) e perciò io parto dall’assunto che non tutti gli immigrati sono buoni e l’appartenenza religiosa conta nel decidere di ammettere o espellere un immigrato (non tutte le religioni sono buone). La mia proposta politicamente scorretta e provocatoria consente nello stesso tempo di: 1) ridurre il numero degli immigrati e la conseguente pressione sulle risorse e sugli autoctoni; 2) scongiurare il rischio che gli islamosunniti portino la loro sanguinaria jihad nei nostri territori.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  6. Solo una notarella – la simpatica abitudine di buttare l’acido addosso alle donne e’ un vezzo culturale degli indiani, pakistani e bengalesi. Alla fine stessa razza.

    Fatti una googlata “donne acidificate” e non mi tirare fuori il criminale a Milano ( ex aspirante consigliere comunale) con la “fidanzata” che ha sfigurato un ragazzo con l’acido.
    Li’ sono cose di tutti i giorni, Ah non mi vuoi sposare e mo’ ti sistemo io e vai con una secchiata di acido addosso.
    Guarda che parlo con cognizione di causa e non per sentito dire, visto che ho avuto la sventura di lavorare in Bangladesh per 5 anni.

  7. Pingback: Per contrastare in Europa la jihad sunnita di Eugenio Orso - PAUPER CLASS

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