Grillo e il cinque stelle: cui prodest? di Eugenio Orso

Avvicinandosi le elezioni regionali scoppia il Grilloleaks, ma si tratta di poca cosa, quanto basta, però, per perturbare un poco il consenso, perché nelle conversazioni fra Beppe e i suoi parlamentari emerge tutta la distanza fra il “movimento parlamentare” e la realtà sociale.

Si parla di molte cose, in modo confuso, in queste conversazioni. Dagli utili e perdite della Casaleggio Associati ai fogli di calcolo Microsoft Excel per rendicontare le spese, dalle espulsioni “decise dalla rete” al blog di questo e di quello, dagli errori fatti all’opportunità di andare in televisione, dalle beghe interne al codice di comportamento grillino. Come si nota, tutte cose che non riguardano la gggente e i suoi problemi (i problemi della gggente, che vive nella realtà), ma le dinamiche interne al movimento, che da tempo è nel “parlamento democratico”, i soldi, la propaganda, l’antipolitica, la comunicazione, eccetera.

Le conversazioni non riguardano reati penali o reati … morali, bene inteso, ma sono la spia di una certa confusione interna, di qualche approssimazione, degli errori commessi, dopo la vittoria elettorale del 2013, da Grillo e Casaleggio e soprattutto della latitanza di un vero e proprio programma politico coerente, di opposizione, che possa ridare una concreta speranza alla gggente. Quella gggente tanto vituperata per la quale almeno “l’antipolitica”, o presunta tale, dovrebbe avere attenzione.

Fa tristezza sentire che nelle accese conversazioni si fa cenno al 25% delle politiche, un po’ come Renzi evoca il 40% alle europee 2014, come se fosse il fine ultimo dell’azione politica! Tanto si sa che passata la festa gabbato lo santo …

Grillo e il cinque stelle, ora che sono “addomesticati” dentro i recinti parlamentari (anche se Beppe non ha il seggio), persa l’originaria carica protorivoluzionaria del movimento possono tornare utili al sistema. Un’opposizione di facciata che non potrà mai vincere e governare, serve a Lor Signori. Quando arriva il momento, per cercare di ridimensionarla un po’, si può ricorrere ai Grilloleaks e ad altri sotterfugi. Difficilmente entrerà in gioco, contro di loro, la magistratura, ma sputtanare mediaticamente si possono, al momento più opportuno. Chiaro che il piccolo scandalo a ridosso delle regionali non può che favorire Renzi e il piddì (forse anche Matteo Salvini, che però non può vincere). Chiaro che gli ex parlamentari a cinque stelle, o almeno parte di loro, possono essere “arruolati” nella maggioranza pro-troika. Inoltre, i grillini mai e poi mai si rivolteranno sulle piazze contro il sistema, assediando con le armi, proprie e improprie, i palazzi del potere. Per questo sono utili: simulano un’opposizione che in liberaldemocrazia ci deve essere sempre!

Infine, i loro “cavalli di battaglia” elettorali, come il reddito di cittadinanza per non lasciare nessuno indietro, possono tornare utili al governo collaborazionista della troika, che edulcorandoli, ridimensionandoli e facendoli pagare alle classi dominate, può trasformarli in decreto per farsi bello davanti agl’occhi della cosiddetta opinione pubblica. Infatti, un farabutto come il ministro Poletti sta già parlando di reddito minimo per i più poveracci, L’economista “renziano” Tito Boeri alla guida dell’Inps altrettanto, privilegiando i cinquantacinquenni che perdono il lavoro … e questo non è un caso. Chissà che bel “strumento di contrasto alla povertà” gli accoliti di Renzi tireranno fuori da cappello a cilindro, e vedremo se i politici e parlamentari grillini lo voteranno. Non sarà l’universale reddito di cittadinanza, ma sempre meglio di niente, visto che di risultati, i grillini in parlamento, in due anni ne hanno ottenuti pochini …

Contenta la troika con i mercati, contento Renzi con il piddì, contenti tutti!

Che misera fine, quella del cinque stelle!

Grillo e il cinque stelle: cui prodest? di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-05-09T12:31:50+00:00da derosse
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6 pensieri su “Grillo e il cinque stelle: cui prodest? di Eugenio Orso

  1. Spiace concordare con questa analisi. A livello locale però non si sono impastai e hanno fatto dei miracoli . Questo i cittadini lo vedono. Manca una vera forza progettuale, ma ritengo che siano gli unici in grado di fare opposizione.

    • Per natascia

      A livello locale conterà sempre meno, perché con la riforma del titolo IV della costituzione, scardinando le autonomie degli EELL, vendendo le municipalizzate per fare a pezzi il “socialismo dei comuni”, tagliando ancora i trasferimenti, la situazione precipiterà e anche i sindaci cinque stelle (per fare un piccolo esempio) saranno costretti a saccheggiare le comunità locali con ondate di multe e aumenti dell’Irpef comunale … Anche loro, che sono pochi, sconteranno gli effetti delle politiche troikiste e neoliberiste senza poter reagire.

      Capisco che possa dispiacere concordare con questa analisi (soprattutto a chi in buona fede ha appoggiato Grillo e il suo ormai ex movimento), ma è necessario farlo per guardare in faccia la realtà e non cadere più nelle trappole, come in passato.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Ho votato M5S sino alle “penultime” elezioni, poi sono passato alla Lega (e sono, tengo a precisarlo, ideologicamente social-comunista, in modo chiaro e concreto, e non a slogan).
    Ho lasciato il M5S proprio per la confusione e la mancanza di una strategia più convincente contro il nemico, di un orientamento di alleanza (assolutamente necessario unire TUTTE le forze antisistema) con altri che si oppongono (vedi Lega appunto), e soprattutto di una fonte chiara e univoca di pensiero ed idee. Non si fa politica chiedendo che opinione si deve avere alla rete. L’opinione bisogna crearla. Anche il reddito di cittadinanza, slegato da una spettanza di diritto solida e fondata sulla derivazione e solidarietà comunitaria, in una situazione in cui il sistema minaccia di dare la cittadinanza anche all’ultimo invasore arrivato, mi lascia molto perplesso (servirebbe a mantenere in vita, a spese nostre ancora, la sua schiavitù, soprattutto quella aliena deportata che serve proprio a disintegrarla, la comunità).
    Ciònondimeno non posso non riconoscere al Movimento tantissime qualità e meriti. Non concorderei sulla funzionalità al potere, poichè allora tutte le opposizioni dovrebbero esserlo. La rivolta sulle piazze contro il sistema e l’assedio con le armi, solo improprie (perchè una rivoluzione con armi proprie è impensabile nel nostro tempo, semplicemente follia, dati i mezzi enormemente superiori di cui dispone oggi il potere) io queste cose le vedo, almeno su certi fronti. Ma è insufficiente, ancora.
    Francamente non mi paiono “addomesticati”, nè un’opposizione di facciata. Cosa mai dovrebbe fare un’opposizione per non essere “di facciata” e non funzionale al potere? Insomma, molti limiti, confusione, carenza strategica, ma è un’opposizione sana e meritoria, a mio parere.

    • Per Marco Zorzi

      Il tuo discorso è interessante. “Cosa mai dovrebbe fare un’opposizione per non essere “di facciata”? Cercherò, seppur parzialmente e brevemente di rispondere, prendendo in considerazione proprio il cinque stelle e la Lega di Salvini.
      Il cinque stelle ha un problema originario – fin dalla genesi del movimento – che potrebbe essere riassunto nell’errata identificazione del nemico principale. La lotta contro la “casta” nazionale e i suoi privilegi, quale supremo motore di cambiamento per il paese, lo testimonia ampiamente. Il nemico principale è una classe sociale originata dalla globalizzazione neolibersita che ha portato al nuovo capitalismo finanziarizzato, destabilizzando il mondo per imporre un nuovo ordine. E’ “grazie” agli appetiti smisurati di questa classe dominante se l’Italia ha perso la sovranità che ancora aveva dopo la seconda guerra mondiale (controllo della moneta, politiche sociali e industriali, dimensionamento della spesa pubblica, eccetera) e la “casta” nazionale sempre più spregevole non è altro che una conseguenza di questa perdita di sovranità, perché si tratta soltanto della congerie di collaborazionisti sub-politici che governano il semi-stato italiano nell’esclusivo interesse dei detentori del grande capitale finanziario. I dominatori sopranazionali hanno concesso alla “casta” di mantenere i suoi disgustosi privilegi e i suoi traffici in cambio di una fedeltà assoluta alla “visione neoliberista” che esprime le politiche di governo. Il tramite è la troika, che detta le linee politico-strategiche ai collaborazionisti della “casta” dal sopranazionale (precarizzazione generale dei lavoratori, riforme delle pensioni, privatizzazioni, abbattimento della spesa sanitaria, etc.). E’ naturale che la situazione, in termini di corruzione e “inefficienza” della politica, sia peggiorata da Mani pulite/ Tangentopoli a oggi, perché la “casta” sempre più spregevole, con i suoi privilegi, è una conseguenza, un effetto dell’affermazione del neocapitalismo e non la causa prima dei mali italiani (che è chiaramente endogena). La corruzione e il malaffare politico esistevano anche prima dell’avvento neocapitalista, ma l’Italia andava comunque avanti e la situazione sociale era accettabile. Il cinque stelle, perciò, non ha individuato correttamente il nemico principale, condizione sine qua non per iniziare una lotta non votata a fallimenti aprioristici.
      La Lega salviniana non presenta questo problema macroscopico, ma ne ha degl’altri, abbastanza seri. Ad esempio, un programma a pezzi e a slogan non coerentizzato nei suoi aspetti cruciali (economico, sociale, di politica estera), in grado di esprimere una diversa e alternativa concezione della società italiana. Alle europee domina il “Basta euro!”, ma poi, in altra fase, il “Basta immigrati!”, intervallati dal superamento della “Legge Fornero” e degli studi di settore e da proposte come quelle del superamento della legge Merlin! Poi, la rimozione delle sanzioni contro la Russia e l’avvicinamento a Russia Unita di Putin. Tutte cose positive – a parte, forse, la legge Merlin – ma assolutamente spot, non parte di un programma coerente di alternativa non solo di governo, ma soprattutto di sistema. Altro elemento di fondamentale importanza, per non fallire, è quello del programma coerente, applicabile alla realtà e alternativo alle politiche neoliberiste.

      Spero di essermi spiegato, almeno un poco …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

      • Per il 5stelle, il “di facciata” presuppone però un’intenzionalità (negativa) che io non vedo. Potrebbe esserci, come dici, una mancata identificazione del nemico, ma non una mala fede. E comunque credo che il nemico lo abbiano, se pur istintualmente e grossolanamente, identificato.
        Per la Lega concordo sostanzialmente. E’ un’alternativa rozza, anche questa istintuale, se pur supportata da elementi di spicco come Claudio Borghi. Punta agli effetti ma non analizza le cause (il capitalismo), e quindi il sistema e l’alternativa reale ad esso. Non contesta il liber(al)ismo. Etc..
        Ma mi pare un’opposizione sincera.
        Adsso l’imperativo è l’unità contro il mostruoso nemico. Ci vuole una nuova Resistenza. Tutto il resto, dico TUTTO, va messo in secondo piano. La casa crolla, e si deve pensare per prima cosa a metter rimedio a ciò. Poi venga il resto.

        • Per Marco Zorzi

          Approfondendo il discorso del cinque stelle, l’intenzionalità (o la non intenzionalità) deve essere riferita al duo Grillo-Casaleggio. Personalmente credo che ci sia stata la “non intenzione”, una volta vinte le elezioni politiche, di andare oltre una certa soglia di conflitto con il sistema, accontentandosi dell’obbiettivo raggiunto, cioè l’ingresso nel parlamento liberaldemocratico – rispettando le regole del sistema, con una legge elettorale incostituzionale!
          L’intenzione era di accomodarsi sulle poltrone, fare opposizione dentro gli steccati della democrazia parlamentare – senza incendiare le piazze, attaccando così il sistema dall’interno e dall’esterno – sperando di ottenere, alla fine, non il 100% dei voti(!), ma la maggioranza per arrivare a governare … ma pur sempre dentro la liberaldemocrazia, il pacifismo strumentale e, per certi versi, il politicamente corretto. Non c’è mai stata l’intenzione, da parte dei cosiddetti dioscuri (Grillo e Casaleggio) di far assumere al loro movimento connotati rivoluzionari. Il cinque stelle ha presentato lineamenti protorivoluzionari – molto proto e troppo poco rivoluzionari, purtroppo- e di moderna Jacquerie.
          La lega salviniana agisce comunque dentro la liberaldemocrazia e il parlamentarismo, a prescindere dalla sincerità dei suoi esponenti e militanti (partendo da Salvini). Resta il nodo importante della mancata razionalizzazione e coerentizzazione di un programma politico alternativo. Non vorrei che la Lega si trasformasse in una sorta di Jacquerie “strutturata” (c’è un partito e c’è un’organizzazione, in questo caso), con Salvini costretto a interpretare la parte di un nuovo Étienne Marcel … Il quale, poveretto, finì ammazzato poco più che quarantenne!
          L’unità che sarebbe vitale per affrontare un nemico principale così potente – i padroni sopranazionali di Renzi e del piddì – in queste condizioni non può essere raggiunta, se s’intende “mettere insieme” il cinque stelle con la Lega, unendoli poi con fratelli d’Italia e altri partiti presenti o non presenti in parlamento. Gli steccati destra/sinistra esistono ancora, a garanzia del sistema che mistifica, e la frantumazione delle opposizioni è funzionale alla riproduzione del sistema stesso. Inoltre, costoro unendosi (cosa impensabile oggi!) dovrebbero correggere gli errori del passato, a partire dai due cruciali che ho sottolineato finora: 1) la mancata e corretta individuazione del nemico principale da combattere; 2) il programma politico-strategico coerente, applicabile alla realtà, frutto di una compiuta alternativa di sistema politico e economico, o addirittura di civiltà.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

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