Elementi di continuità fra il Pci e il piddì renziano di Eugenio Orso

Ricordate il vecchio Partito Comunista Italiano, che al suo interno avrebbe dovuto essere coeso come un blocco di granito, senza l’ombra di correnti e una stabile segreteria al vertice? I più vecchi, come me ricorderanno sicuramente. Non voglio qui fare paralleli (offensivi) fra il Pci e il partito unico, democratico e collaborazionista della troika che oggi imperversa, ma ritengo che il piccolo Quisling Renzi voglia rendere più stabile e controllabile il piddì, in modo che non possa “uscire dai binari”, seguendo strade diverse da quella che impone l’eurocrazia dominante.

In un certo senso, la relativa stabilità di cui godeva il vecchio Partito Comunista, che così poteva controllare meglio la base e il territorio, consolidando e rafforzando le posizioni, potrebbe non dispiacere a Renzi e ai suoi padroni sopranazionali. Se prima c’era l’Unione Sovietica, che costituiva un riferimento irrinunciabile per il Pci, almeno fino alla svolta eurocomunista di Berlinguer (Conferenza di Berlino dell’estate ’76), oggi il piddì ha per padrone esterno il grande capitale finanziario occidentale, che assume i volti minacciosi della troika, della “european commission”, dell’alleanza atlantica.

Il Pci, dal 15 maggio del 1943 come successore diretto del Partito Comunista d’Italia, al momento della sua morte, il 3 febbraio 1991, ha avuto solo quattro segreterie più una, l’ultima, quella “abusiva” e malintenzionata dei dissolutori del partito. In quasi mezzo secolo solo quattro segretari generali si sono succeduti alla guida di quel grande partito di massa: Palmiro Togliatti (il Migliore) fino al ‘64, Luigi Longo (il Comandante Gallo, un po’ di transizione) dalla morte di Togliatti al ’72, Enrico Berlinguer (Il più amato) dal ’72 alla sua scomparsa nel ’84, poi il professor Alessandro Natta (ultimo vero segretario del Pci) dal ’84 al ’88, anno in cui ha lasciato la segreteria a causa di un infarto. Infine, l’”abusivo” Achille Occhetto che si è assunto l’onore – e il disonore, per quel che mi riguarda – di distruggere il partito. Il quadro che emerge è quello di una grande stabilità del partito, che però non ha fermato i cambiamenti sul lungo periodo, spesso in peggio.

Il piddì, molto meno stabile del vecchio Pci in termini di segreteria, dalla sua nascita nell’ottobre del 2007 a oggi, in soli sette anni e mezzo di vita, ha avuto ben cinque segretari. Walter Veltroni dal 2007 al febbraio 2009 (fondatore, dimessosi per le cocenti sconfitte elettorali), Dario Franceschini dal febbraio al novembre 2009 (transizione post-Veltroni), Pier Luigi Bersani fino all’aprile 2013 (dimessosi, silurato a causa della non-vittoria/non-sconfitta elettorale nelle politiche 2013), Guglielmo Epifani fino al dicembre 2013 (transizione post-Bersani) e poi, dulcis in fundo, Matteo Renzi saldamente in carica. Una certa instabilità interna, dimissioni/siluramenti e transizioni caratterizzano le precedenti segreterie piddì fin dalle origini. Sappiamo che Renzi vorrebbe durare – così dichiara – almeno fino al 2018, come presidente del consiglio dei ministri ma anche, è da ritenere, come segretario che controlla il piddì. Fondamentale per lui è rendere più stabile il partito, trasformandolo a costo di perdere tessere e militanza, e naturalmente centralizzando il più possibile le decisioni.

Il Pci anti-frazionista, retto dal cosiddetto centralismo democratico, notoriamente dichiarava di non essere diviso in correnti, anche se poi, nei fatti, c’erano amendoliani e miglioristi, cossuttiani, berlingueriani, ingraiani, che possiamo benevolmente interpretare come “generazioni” di comunisti, piuttosto che in termini di vere e proprie correnti interne.

Il piddì, originato sostanzialmente dall’unione (un po’ contro natura) dei democratici di sinistra e della margherita, è nato frazionato, ha avuto e ha tuttora numerose correnti, divisioni e parrocchiette al suo interno. Sono talmente tante, alcune defunte e altre ancora attive, che non credo di ricordarle tutte. Ci provo alla rinfusa: teodem, bersaniani, ulivisti, lettiani, a sinistra, liberal, giovani turchi, rutelliani, veltroniani, fassiniani, bindiani, franceschiniani, civatiani, area democratica, area riformista, insieme per il piddì, renziani-rottamatori (oggi dominanti), eccetera eccetera. Un guazzabuglio inestricabile di interessi, talora opachi, e un frazionismo che avrebbe sicuramente scandalizzato i vecchi comunisti, come Longo o Berlinguer! Divisioni interne che dovrebbero essere altrettanti sintomi di disunione, di divergenza di interessi e di visioni, di diverso sentire sociopolitico, seppur in pieno paradosso, perché stiamo parlando del partito che serve “come un sol uomo”, in posizione di lacchè subpolitico, i poteri forti esterni. Il paradosso è in buona parte solo apparente, poiché la frantumazione interna del piddì, evidente fin dalle origini e in qualche modo ereditata dall’ulivo prodiano, non incide sulle linee del programma politico-strategico – rigorosamente tracciate dalla troika: riforma delle pensioni, del mercato del lavoro, pareggio di bilancio, riduzione della spesa pubblica, privatizzazioni – ma segnala banalmente la presenza di cordate e cordatine, nelle viscere del partito, che lottano per la segreteria, i ministeri e sottosegretariati, i posti nelle commissioni parlamentari, etc. etc., contendendosi l’osso come fanno i cani.

Ebbene, Renzi vorrebbe fare un po’ di “pulizia” all’interno, togliendo l’acqua al pesce delle correnti e del frazionismo (usiamo pure questa vecchia espressione comunista), anzitutto per centralizzare, sorvegliare e punire in modo più efficace, e per evitare che si sviluppino “focolai d’infezione” antiliberisti e antieuropidi (ipotesi più che remota, ma pur sempre possibile). Inoltre, semplificando ed eliminando le correnti – tal che resteranno solo i “renziani” – si riducono le possibilità che vi siano, all’interno, opposizioni alle politiche antisociali e di austerità imposte dalla troika, che il piddì al governo deve assolutamente applicare.

Facciamoci caso … dieci fra i rappresentanti più in vista dell’”opposizione interna” piddina sono stati repentinamente e brutalmente rimossi dalla commissione affari costituzionali, per evitare sorprese in merito alla nuova legge elettorale-truffa. Fuori dai coglioni i poco fidati Bersani, Bindi, D’Attorre, Cuperlo e altri sei. L’ha deciso in un baleno l’ufficio di presidenza del gruppo parlamentare piddì alla camera. Si centralizzano così le decisioni, passando sopra il cadavere di chiunque e rullando definitivamente la “democrazia interna”. Del resto, Letta non è stato affondato in parlamento, ma in una direzione del piddì, in cui Renzi gli ha fatto le scarpe senza troppi complimenti.

Per soprammercato, “autorevoli” esponenti dell’opposizione interna, come Bersani, Cuperlo e Civati, quest’anno non sono stati invitati alla festa dell’Unità (si chiama ancora così!) che si tiene nella vecchia capitale del Pci, Bologna. Solo renziani, della prima ora o convertiti, in quel di Bologna. Dagli schiaffoni che sta tirando alla vile e disunita opposizione interna, si direbbe che Renzi vuole liberarsi una volta e per tutte dei Bersani, dei Cuperlo, dei Civati, delle Bindi e delle correnti che questi rappresentano, sicuro che il consenso elettorale – e nei sondaggi, in mancanza di elezioni – ci sarà comunque alla bisogna, arrivando da un’altra parte.

Riassumendo e razionalizzando quanto scritto finora:

[1] Se il Pci non aveva correnti anche Renzi non le vuole nel piddì, che invece di correnti e parrocchiette è sovrabbondante.

[2] Se il Pci aveva segreterie di lunga durata e stabili, lo stesso vorrebbe Renzi per il piddì, che invece in sette anni e mezzo ha avuto ben cinque segretari, di cui due dimessi per sconfitte elettorali (o non-vittorie) e due di transizione.

[3] Se il Pci centralizzava ferreamente le decisioni, seppur con la formula, in verità piuttosto fumosa, del centralismo democratico, lo stesso vorrebbe per il piddì Matteo Renzi, per evitare sgradite sorprese antiliberiste e poter servire adeguatamente Bruxelles, Francoforte, Berlino e Washington. Reforms must go on, nella lingua dei padroni!

Solo in tal senso si può azzardare che c’è una sorta di continuità fra il Pci buonanima e il piddì in rapida trasformazione, come lo verrebbero Renzi e i suoi padroni, nonostante il ventennio di storia e di cambiamenti radicali che li separa.

Elementi di continuità fra il Pci e il piddì renziano di Eugenio Orsoultima modifica: 2015-04-24T15:26:58+00:00da derosse
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12 pensieri su “Elementi di continuità fra il Pci e il piddì renziano di Eugenio Orso

    • Per Valdo

      Si tratta di un’analisi precisa, circoscritta, che stabilisce gli elementi di relativa continuità del piddì renziano con il vecchio Pci, mettendo in chiaro che si tratta solo di quelli citati nel post e non di altro. Per il resto, non c’è alcuna discendenza … non voglio offendere i vecchi comunisti.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

        • Per Valdo

          Non si tratta, ormai, di comunisti veri e propri, sempre più pochi per questioni generazionali e d’età, ma di frattaglie che compongono la sinistra, negli anni sempre più euroserva e filo-atlantista.

          Cari saluti

          Eugenio Orso

  1. Addio blog?

    Venerdì 24 Aprile 2015

    Al Partito Democratico, si sa, le contestazioni non vanno giù. A meno che, ovviamente, non si tratti delle buffonate di quell’arma di distrazione di massa che è Matteo Salvini, unica “opposizione” tollerata proprio perché funzionale al sistema Renzi. Aizzare una guerra tra poveri perché si litighino qualche briciola è sempre un buon modo per creare un diversivo per chi si sta pappando tutta la torta con rimborsi elettorali, grandi opere, mazzette e speculazioni. Per chi osa protestare contro le politiche renziane, invece, ci sono denunce, perquisizioni e misure cautelari.

    Se non c’è spazio per nessun dissenso reale nell’Italia che cambia verso, a breve non ci sarà forse neanche più la possibilità di criticare i potenti, fosse anche solo a parole.

    È stato presentanti ieri dal democratico responsabile della Giustizia, Stefano Ermini, un emendamento bavaglio che estende la diffamazione a mezzo stampa anche a blog (e potenzialmente social network), delitto fino ad ora riservato ai giornalisti di professione.

    Nei fatti l’emendamento potrebbe tradursi in multe fino a 50’000 euro per chi osa sfogarsi su facebook, magari contro una classe politica che non sa più che operazioni di camouflage inventarsi per evitare che qualcuno gridi che il Re è nudo.

    • Per Valdo

      Non so se dovrò rinunciare anche al blog e imbracciare finalmente un kalashnikov (ma da solo?). Quello che so è che è molto difficile mettere un bavaglio alla rete. Inoltre, se un articolo in un blog è letto da cento o duecentomila ci può essere un problema, ma se lo leggono in mille o duemila il problema non sorge.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  2. Eugenio caro, ricordo ancora un tuo post (pubblicato un po’ di tempo fa) nel quale, con acume ed ironia, distinguevi gli elettori piddini in “tipologie antropologiche” ben definite: c’erano gli Irriducibili, i Nostalgici, gli Identitari e così via…fino ad arrivare ai più lerci Approfittatori (o qualcosa di simile) del Sistema. Bene: non ritieni che la stessa frammentazione “antropologica” esista anche all’interno del piddì ed abbia dato origine alle attuali correnti?

    • Per Maurizio

      I gruppi di elettori e tesserati piddini da me censiti erano: idiotizzati sociopolitici, identitari patologici, illusi (cambiare le cose stando all’interno, ma tragicamente in buona fede), ricattati (la tessera e il voto sperando in un lavoro per il figlio, per non perdere il lavoro, etc.) e farabutti (soprattutto segretari di piccole sezioni, consiglieri comunali, circoscrizionali, etc.). A questi, con l’avvento del renzismo si sono aggiunti transfughi, profughi e orfanelli dal cosiddetto centro-destra (ex pdl), sciolta civica (ex boia Monti). sel (transfughi sinistroidi radicaloidi di Gennaro Migliore).
      Per quanto riguarda i vertici, i parlamentari, i consiglieri regionali, ovviamente il discorso è diverso. Mentono sapendo di mentire e sono consapevoli del male che fanno, perciò sono quanto meno dei farabutti, se non di peggio.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. A proposito dei nuovi, rivoltanti piddini, riporto questa testimonianza su uno degli scherani del renzismo e del piddinismo tutto, che certamente nulla ha a che vedere col vecchio Pci: Oscar Farinetti, un soggetto che forse meriterebbe un articolo tutto per lui.

    “Farinetti e’ un personaggio insopportabile che predica bene e razzola male come capita spesso ai radical chic: lo scorso anno ando’ in tv in una trasmissione sostenendo che l’euro e’ stato un toccasana per le aziende italiane, che la sua azienda con l’euro era decollata e che poteva pagare ai suoi dipendenti stipendi faraonici, poi dopo alcuni controlli dell’ispettorato del lavoro si e’ scoperto che l’ottanta per cento dei suoi lavoratori sono sottopagati, con stipendi da fame e orari di lavoro da schiavi dell’antico Egitto, e coloro che solo osano rivolgersi ad un consulente per il controllo delle buste paga vengono licenziati. Oscar, meriteresti la statuetta omonima per l’ipocrisia e la spudoratezza, riusciresti a battere anche la Boldrini in questo assurdo primato.” (commento nel sito Comedonschisciotte)

    • Per Valdo

      Farinetti è soltanto un piccolo farabutto e un faccendiere che gode dell’appoggio di Renzi. Non è un radical chic, di estrazione alto-borghese, ma soltanto un “porcaro arricchito”. Per quanto riguarda la sua azienda, c’è stato almeno un caso di suicidio di un suo (giovane) dipendente, forse per motivi legati al lavoro …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. Sull’interessante argomento analizzato molto bene in questo intervento,consiglio altresì la profetica ed “eretica”definizione data dal compianto Costanzo Preve in riferimento alla specifica funzione storico/sociale di quel partito. Costanzo,in tal senso, demoliva in uno dei suoi tanti scritti anche la presunta vocazione riformatrice e progressiva di quella formazione, indicandola invece come una frazione borghese dai tratti fintamente socialdemocratici che la propria base doveva riconoscere come tali,ma che in realtà erano e sono INDISPENSABILI alla classe dominante e al capitale per contenere le inevitabili spinte ad una maggiore giustizia sociale, la stessa funzione dei vari partiti “progressisti”sparsi qua e là,interni e connaturati alla medesima classe dominante,interessata a mantenere lo status quo.La presunta alterità al sistema è servita a far ingoiare ad una base fra le più fideiste al mondo le peggiori nefandezze ai loro danni,mascherate da “inevitabili”provvedimenti per salvare in quegli anni la “democrazia”(sic),ed oggi il “paese”,(sic,sic).Senza l’apporto DETERMINANTE di quella base e di quella nomenkltura,l’attuale oligarchia non avrebbe MAI potuto devastare a tal punto non solo le classi dominate,ma l’umanità intera perchè, è bene ricordarlo,certi “provvedimenti”sono crimini contro di essa.Una preziosa domanda che ha implicita la risposta è da fare ai tanti che non hanno ancora capito:come mai le èlites multinazionali hanno puntato per vincere su quel partito e sulla sua base?Hanno puntato su di loro perchè abituati a lottare contro le ingiustizie,o perchè abituati a OBBEDIRE?

    • Per pierre57

      Non attribuiamo troppe colpe al vecchio Pci che è morto nell’ormai lontano 1991, cioè da quasi un quarto di secolo.
      Le contraddizioni del vecchio Pci le conosciamo. Nel corso degli anni, dopo la fine della seconda guerra mondiale, pur mantenendo la struttura del “partito dei rivoluzionari”, pur mantenendo in vita a uso e consumo della base i miti della Rivoluzione e dell’operaio di massa, il Pci si è spostato sempre di più su posizioni rivendicazioniste di matrice socialdemocratica, interne al capitalismo. Possiamo dire che da Longo (segretario dal ’64) a Berlinguer (morto nel 1984) questo processo di “socialdemocratizzazione” si è compiuto. Però Berlinguer non voleva rinunciare alla storia e al simbolo del partito, e così il suo successore Alessandro Natta, ultimo segretario prima del “liquidatore” Occhetto. Io credo che la vera svolta l’abbiano portata, già alla fine della segreteria Natta, i “giovani” come D’Alema e Veltroni. E’ lì che la degenerazione finale è cominciata veramente e per tale motivo è stato possibile in pochi anni dissolvere il Pci, sostituendolo con una “cosa” (pds) che ha preparato la definitiva adesione al campo liberal-liberista. Certo è che l’obbedienza della base ha aiutato molto le formazioni degeneri di quello che Preve chiamava il “serpentone metamorfico” (Pci-)pds-ds-pd.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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