L’antiberlusconismo idiotizzante e la sinistra euroserva di Eugenio Orso

Una provocatoria e-mail di un mio corrispondente “storico” (ormai posso definirlo così), che ho avuto il piacere di leggere questa mattina, addì 7 di giugno, mi ha dato l’ispirazione per scrivere il presente post di approfondimenti.

Riporto di seguito il testo della mail incriminata:

Oggetto: Ebbè, questi so’ problemoni. All’Eu e all’€ ci penseremo poi.                                      

Berlusconi e Salvini a Casa Milan: “In futuro meno stranieri in campo”

“Per il Milan del futuro meno stranieri in campo”. Prove di dialogo tra la Lega di Matteo Salvini e Forza Italia. Nel pomeriggio di venerdì, dopo aver espletato il suo servizio obbligatorio a Cesano Boscone, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconiha visitato “Casa Milan”, la nuova sede del club rossonero, da poco inaugurato. L’ex cavaliere è stato accompagnato nel suo tour dalla figlia Barbara e, a sorpresa, alla comitiva si è aggiunto pure il segretario del Carroccio. Nell’edificio c’erano anche Mariastella Gelmini e Fedele Confalonieri. Il primo a lasciare Casa Milan è stato Salvini che tra mezze ammissioni e battute, ha fatto intendere che un riavvicinamento tra la Lega e Forza Italia è possibile. A fargli eco Berlusconi, che non ha parlato di politica, dicendo però che “il Milan di domani avrà più lombardi in campo”

Prioritario è anche sapere come si imposterà la nuova campagna acquisti del Milan!

Vai Salvini, sei tutti noi. E della Barbara, checce dici? Simpatica, no? (e pure ‘na bella gnocca). E di MariaStella? Un po’ troppo intellettuale, nevvero? Però che bocca agile! E Fedele? Un simpaticone, non trovi?

Ometto per carità di patria la firma del mio corrispondente e dopo un iniziale, giustificabile sconcerto per la pochezza delle insinuazioni, inizio la riflessione in merito, precisando, a ogni buon conto, che io non sono berlusconiano e di Barbara Berlusconi posso apprezzare soprattutto il lato estetico, l’invitante silhouette …

In questi ultimi anni, è stato fatto un uso ideologico-mediatico sapiente e subdolo dell’antiberlusconismo (meglio se feroce, preconcetto, addirittura “istintuale”) che è servito per eliminare gradatamente, dalla scena politica italiana, il non troppo gradito ed eclettico Silvio. Un performer politico di ventennale esperienza poco amato dalle aristocrazie del denaro e della finanza, davanti alle quali pur sempre si genufletteva, dopo qualche marachella da farsi perdonare. Ad esempio, il trattato di Bengasi del 2008 con il povero Gheddafi, ratificato dai governi dei due paesi nel 2009, o l’intesa Eni-Gazprom per il gasdotto South Stream del 2009, o ancora, più in generale, gli ottimi rapporti con il demonizzato Putin.

L’antiberlusconismo preconcetto, furibondo, estraneo alla necessaria riflessione sociopolitica, ha contribuito a ridurre progressivamente l’influenza di Berlusconi (e soprattutto del piccolo gruppo di potere che lo circondava) su una parte rilevante della popolazione italiana. Berlusconi non dava sufficienti garanzie di affidabilità per l’applicazione delle politiche euroglobaliste previste per l’Italia. Non garantiva con la dovuta sollecitudine le privatizzazioni indiscriminate, la distruzione del mercato interno e di parte della struttura produttiva, la riforma del lavoro nel senso della massima precarietà, il servaggio assoluto in politica estera, e per tali motivi doveva essere allontanato dalla poltrona di primo ministro. Com’è universalmente noto, l’evento accadde nella seconda metà del 2011. Tutto ciò l’ha almeno parzialmente rivelato alla grancassa mediatica, nel maggio dell’anno in corso, l’ex segretario del tesoro americano Timothy Geithner, che ha delineato i contorni del complotto architettato (solo in Europa, secondo Geithner) per togliere di mezzo Silvio. Un complotto realizzato con la fattiva collaborazione, nel nostro paese, di Napolitano, Monti, Passera e dell’allora segretario del pd Bersani.

Se il “complotto elitista” c’è stato, come sembra ovvio a ogni essere senziente, sul versante popolare l’uso subdolo, ideologico e “sanfedista” dell’antiberlusconismo, ha permesso di mobilitare una parte della massa a favore dell’avvento di Monti e della sostituzione di Silvio, pur democraticamente eletto con ampia maggioranza. Ricordando il novembre del 2011, sappiamo che gruppi di decerebrati, mossi dai media e dalla sinistra atlantista ed euroserva, hanno addirittura festeggiato in piazza, come una nuova liberazione che avrebbe fatto il paio con quella del 1945, la repentina caduta di Berlusconi. Mentre al suo posto s’installava l’euro-Quisling Mario Monti, che avrebbe fatto sputar sangue a tutti, anche ai festeggianti. Del resto, i “rappresentanti” in parlamento di questi sciagurati, oggi cantano provocatoriamente Bella ciao, quando passano decreti a favore dell’aumento esponenziale del capitale (e delle partecipazioni) delle banche.

E’ fuori discussione che il berlusconismo, in tutte le sue varianti a partire da quella televisiva, ha rappresentato una forma peculiare italiana d’imbecillità di massa socialmente organizzata. Ma è altrettanto fuori discussione, se si osserva la realtà politica e sociale di questi ultimi anni (almeno dal 2011 in poi), che l’antiberlusconismo è il suo contraltare idiotizzante e rimbecillente. Un contraltare che ormai ha preso piede e che è duro a morire, come e più del berlusconismo, indipendentemente dalla presenza dell’anziano e ridimensionato Silvio. A questo punto, con Berlusconi in discesa che probabilmente non ha un futuro (se non a Cesano Boscone), l’antiberlusconismo senza il Berlusconi “dei tempi d’oro” – esattamente come l’antifascismo in assenza di fascismo e l’anticomunismo in assenza di comunismo – è senza dubbio il più pernicioso.

Poco importano il Mose o l’Expo, con gli annessi scandali “bipartisan”, poco importa l’incremento di una disoccupazione che non si arresta, poco importa se nel pil – misuratore della “crescita” negli universi neocapitalistici – entreranno attività semi-criminali legalizzate come il gioco d’azzardo, oppure se la commissione europoide chiede all’Italia di tassare selvaggiamente consumi già depressi, immobili già supertassati e persino l’ambiente. Quando si agita davanti agli occhi di questi imbecilli, affetti da antiberlusconismo cronico, il drappo rosso con l’immagine di Silvio, la patologia si scatena e tutto il resto è dimenticato, diventando irrilevante. Barroso, Olli Rehn e Van Rompuy, ma soprattutto l’aristocrazia del denaro che li ha “nominati”, ringraziano e ridacchiano. Ecco a cosa (e a chi) serve l’antiberlusconismo, fra un po’ senza Berlusconi. Temo che non sia possibile “togliere il microchip” dal cervellino di questi poveri idioti, e il loro “furore antiberlusconiano” non cesserà neppure dopo i funerali di Silvio, che per questi malati rappresenterà, sempre e comunque, il male supremo. Del resto, le squallide comparse del pd, ogni volta che ne hanno occasione, imputano il declino italiano, la disoccupazione e lo sfaldamento complessivo della società, per intero al vecchio Silvio (con il quale i suddetti “fanno le riforme istituzionali ed elettorali”!), alimentando furbescamente la spirale dell’antiberlusconismo idiotizzante. Talmente idiotizzante e fuorviante che cancella tutto, persino l’improcrastinabile esigenza di uscire dall’euro e da tutto il sistema delle “alleanze occidentali”, per salvare il paese.

Dell’antiberlusconismo patologico indotto (chiamiamolo pure così) fanno le spese tutti coloro che sono stati “contaminati” da Berlusconi, o che a lui si avvicinano. Come, ad esempio, Matteo Salvini, che ha impresso una svolta alla Lega con il “Basta euro!”. Non credo che Salvini (per il quale nutro qualche simpatia) sia “l’uomo del destino” fatto e finito, cioè colui che ci porterà fuori dalle micidiali paludi europoidi. Tuttavia, per il passato della Lega e per una sua presunta vicinanza a Berlusconi si cerca di sconfessarlo, di delegittimarlo in nome dell’antiberlusconismo endemico, che avvantaggia solo i propugnatori del “progetto europeo”.

Quella dell’antiberlusconismo non è una battaglia di retroguardia, come potrebbe sembrare alla luce del declino irreversibile di Berlusconi, ma una via per delegittimare, in futuro, coloro che si oppongono al sistema o non sono perfettamente allineati, accusandoli appunto di “berlusconismo” (oltre che di populismo) e scatenandogli contro la massa idiota di zombi antiberlusconiani. Uno strumento efficace, a disposizione della sinistra euroserva.

Voglio sperare che il mio “storico” corrispondente scherzi, che abbia voluto, con la mail riportata all’inizio, provocare una mia scomposta reazione, frutto di una crisi di nervi. Non sono, però, certissimo che sia così e per questo riporto, in chiusura del post, anche la sua seconda mail, come risposta alle mie obiezioni. Lascio a voi l’ardua sentenza.

Mmmmh,

qua non si tratta propriamente di antiberlusconismo (che c’è, non lo nego, mi scappa sempre, ma è in secondissimo piano), si tratta di cogliere la vera caratura della Lega e la sua focalizzazione su problemi appunto idiotizzanti.

Da che ne consegue quale credito dare alle sue recenti “nuove” elettoralistiche invenzioni.

Avrei potuto scrivere cose perfettamente corrispondenti, anche se al posto di Berluska, ci fosse stato il Moratti e la sua Inter.

8 pensieri su “L’antiberlusconismo idiotizzante e la sinistra euroserva di Eugenio Orso

  1. Finalmente un po’ di sincerità intellettuale.
    Io aggiungo che non è perdonabile neanche il servilismo artistico alla Benigni, che ha inquinato la Commedia Divina del Sommo Vate con innesti d’ avanspettacolo, le cui prime rappresentazioni cabarettistiche si sono sempre ispirate ai bunga bunga esibiti sul palco d’Arcore o alle ebbre giussaniche litanie inneggiate alla fonte del Po’ dove il tricolore ha assunto compito di carta igienica.
    Il giullare toscano, profumatamente pagato per citare e recitare a sproposito – atto scemico che un Bene o un Gassman non avrebbero declamato per decenza, se non per decoro – è stato godimento per masse di prefiche cattedratiche, riducendo il genio dantesco a una profezia medievale profana, dall’evidente orientamento teleologico e nell’intento di sfoderare agli astanti l’inedito canto dedicato “A Silvio”, infelice premonizione leopardiana rossonera. Credo che un democratico Woody Allen non avrebbe mai fatto la stessa esposizione mnemonica recitativa infilzando Bush con un arpione dileggiante, in una improbabile rivisitazione antirepubblicana del capitano Achab annegato nell’oceanico mondo di Moby Dick, rifacendosi alle sventure di Giona.
    Imperdonabile anche la pubblicazione di libri gendarmi che fanno dell’Eco semiologico rouge, non certo il Salomone che scinde e riscende in gog e magog, la lotta anti-ideologica tra Apocalittici e Integrati al sistema euro-schizofrenico, ma un salmone rosa radical-chic, ben più kitsch di un putsh anti-elettorale al fetore sinistro di primarie.
    Eugenio, plaudo la tua analisi anti-anti-berlusconica e aggiungo il link che porta ad un mio articolo sulla vicenda novembre 2011 che lega internazionalmente l’ex psicopompo Monti al GOLPE dal quale non ci siamo ancora sottratti, articolo farina del mio sacco che getta un’altra luce sulla vicenda, che mi farebbe piacere leggessi. Anche se ho rinunciato alla mia seconda vita di free-blogger- per rifiuto di asservirmi a club editoriali idiotizzanti – non rinuncio a leggere articoli che scuotono i neuroni come i tuoi. Saluti allegri e sinceri. (M.B.)

    http://www.lolandesevolante.net/blog/2012/02/il-fallimento-di-mf-global-e-lascesa-di-monti-casualita/

  2. Sono d’accordo, già dall’avvento del PD, ma anche da prima, dopo il 2006, ma facciamo anche prima (“berluscò, ricordati degli amici!”) dai, mi sono reso conto di una mosciezza dell’ex pci, un tentativo di intercettare la storia con uno pseudorealismo astratto.
    Non mi piace però neanche la lega attuale e ripulita, capisco che bisogna andare oltre il politicamente corretto, ma appunto oltre, non buttare nel cesso tutte le esigenze di rispetto reciproco e lasciarsi andare a tutti i pregiudizi nei confronti di una categoria sociale. Capisco che la frase salviniana sui Rom peggio dei topi possa essere contestualizzabile in diversi modi, se si vuole difendere il soggetto, nella migliore delle ipotesi si potrebbe dire che si riferiva a certi Rom soltanto, nella peggiore si abbraccere il pregiudizio “politicamente scorretto” in toto dicendo che in fondo è così e bisogna dire le cose come stanno.
    Ma non penso che questo sarà il caso, come si è detto e a volte persino qualche leghista illuminato lo ha detto, con la vera integrazione si risolvono i problemi, non con i campi.
    Ci sono molti temi delicati su cui la crisi ha purtroppo stravolto decisamente l’approccio, come l’immigrazione, rischiamo veramente una guerra tra poveri dove bisognerebbe essere alleati e capire che il concetto stesso di “lavoro” come risorsa limitata è un paradigma capitalista, e che un disperato costi di meno, è solo un sintomo del problema e comunque il pezzo di merda è quello che vorrebbe pagare di meno, poichè penso che anche all’immigrato non dispiacerebbe essere pagato come chiunque altro :D . Bisogna proporre una sindacalizzazione diffusa ed informale per rivendicare insieme un maggiore potere contrattuale.
    E senza aspettare il messia che arriva e tolga l’euro, costruire una rete di scambio solidale dove si possa usare una moneta alternativa emettibile come accreditamento per lavori che non vogliano essere compensati subito con le merci e servizi desiderati, messi a disposizione da altri individui nella suddetta rete.
    A proposito di Individuo, la possibiltà di esprimere la propria individualità e anche la propria identità culturale in maniera diversa da come potrebbe volerla predeterminare un certo nazionalismo che serpeggia comprensibilmente come una risposta a questo spossessamento da parte dei potentati europei che servono interessi collegati di potentati usa.

    • Per Antome

      Il punctum dolens dell’immigrazione, richiedendo una trattazione a parte, lunga e articolata, non l’ho sollevato nel post, che aveva come oggetto (sulla scorta della mail del mio corrispondente) l’uso e l’abuso dell’antiberlusconismo patologico indotto e i suoi effetti fuorvianti sulla massa.
      Come sempre, data la triste realtà italiana che abbiamo sotto gl’occhi, mi occupo delle forme di idiotizzazione sociopolitica (berlusconismo e antiberlusconismo, in tal caso).
      Per quanto riguarda la vicenda dei Rom – nemico di comodo per certi governi, sul quale scaricare ogni sorta di problema – anni fa ho scritto un paio di post, specificamente contro le “politiche” berlusconiane in Italia e quelle di Sarkozy in Francia.
      La mia non è una difesa a spada tratta di Matteo Salvini e della sua Lega, diversa da quella bossiana ma, in parte, ancora legata a certi stereotipi e ancora frequentata da personalità della “vecchia gestione”.
      Non credo nel messia-uomo del destino che ci salverà, anche se la comparsa di una grande personalità politica (che oggi in Italia visibilmente manca) potrà contribuire a rimettere in moto la storia, o a cambiarne la direzione di marcia.
      Si noti che nel post ho scritto “uomo del destino” usando il virgolettato, perché volevo fare un po’ d’ironia.
      La mia impostazione è previana: credo anch’io che l’emancipazione umana non potrà che avvenire nel corso storico, rifuggendo però dalla trappola dello storicismo.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  3. Pingback: Le donne e gli uomini del partito moralmente superiore… | cogito ergo sum…penso dunque sono - Blog o Sito cogitoergo.it/?p=26605

    • Per cogito

      Grazie per la citazione.
      Il pd non è ovviamente “partito moralmente superiore”, ma “partito eticamente abbietto”. L’Etica della comunità (Ethos) è più importante della morale (mos), così mi ha insegnato Costanzo Preve.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

  4. Non mi voglio lanciare in una difesa di B. che purtroppo non si e’ rivelato “l’uomo del destino” per debolezze personali e mancanza di integrita’ morale. Il suo punto forte, ma anche debole e’ la ricchezza, relativa, perche’ se rompi i coglions poi i big boys trovano il modo di fare andare giu’ le azioni mediaset, la magistratura che eroga alla moglie, ex attricetta, alimenti mai pagati di un ammontare mai pagato da nessun miliardario al mondo e via dicendo. Una persona con integrita’ morale – mi passi, “uomo di onore” non avrebbe mai permesso i bombardamenti sulla Libia ed il massacro del suo amico Gheddaffi accolto con tanti baci e patti di amicizia – scritti -.
    Comunque, non era uno scemo, una delle prime cose che fece fu cacciare Ruggiero (uomo pappa e ciccia col WTO e compagnia bella) dal ministero degli esteri, ma sospetto lo fece per i suoi interessi aziendali e non quelli nazionali.

    • Per Ianzo

      Berlusconi non è l’”uomo del destino”, ha solo simulato di esserlo, autocelebrandosi, mostrandosi ossessivamente in televisione, sfruttando una stampa compiacente (come fa oggi Renzi), eccetera eccetera …
      Non solo, ma Berlusconi ha mostrato di non essere un “grande statista” (e neppure un “medio statista”, a mio dire) e di essere sostanzialmente un vile, quando i potentati esterni supportati dal “basista” Napolitano hanno imposto il boia Monti e lui … non ha trovato di meglio da fare che sgomberare immediatamente il campo andando a nascondersi, con l’evidente intenzione di limitare i danni personali (patrimoniali e processuali).
      Oggi tratta con Renzi, l’ultimo Quisling imposto dalle oligarchie del denaro e della finanza (che non hanno mai amato Silvio, sia chiaro …). Il fatto che appoggi Renzi e il suo governo eurocollaborazionista gli ha valso assoluzione in appello, perché altrimenti, se avesse fatto le bizze non “partecipando” alle riforme istituzionali e della legge elettorale, lo avrebbero condannato ancora una volta.
      Lasciamo perdere, poi, il giudizio etico sul suo comportamento nei confronti di Gheddafi (buonanima) e della Libia ormai perduta (grazie anche a Berlusconi) …
      Se Berlusconi sarà presente sulla scena politica italiana nei prossimi anni, anche se dovesse recuperare un po’ di terreno elettorale, da lui non ci si potrà attendere nulla di buono e di decisivo per la salvezza del paese.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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