Pd collaborazionista e media servi, gongolano i mercati di Eugenio Orso

Attenti italiani, popolo in maggioranza d’incoscienti, idioti e masochisti!

Non avete vinto voi, nelle recenti europee con una spruzzata d’amministrative, perché i veri vincitori sono i Mercati&Investitori, le City finanziarie, le banche d’affari che muovono i mari e i Monti, i detentori del capitale e delle scelte politiche. Renzi era il loro cavallo in corsa nell’ippodromo elettorale, sfuggito ai controlli antidoping e sostenuto da una scuderia che non poteva perdere.

Renzi, un purosangue “geneticamente modificato”, con un albero genealogico di tutto rispetto: il padre vecchio stallone di centro-destra, vincitore delle corse del passato (Berlusconi), la madre cavalla di centro-sinistra, con ascendenti illustri (ex dc, apostati del pci). La marcia in più è proprio la scuderia che l’ha fatto correre, “Global class”, la più ricca e influente del mondo, in grado di orientare le scommesse e doppare i suoi campioni senza farsi scoprire. Niente a che vedere con i poveri ronzini nazionali, destinati alla sconfitta in una corsa chiaramente truccata (come se già non bastasse) per favorire bagarini e grandi scommettitori.

La metafora che precede è calzante e comprensibile? Spero proprio di sì, ma so bene che gli italiani in maggioranza non lo capiranno. Anzi, lo negheranno con tutte le loro forze, credendo di aver fatto il loro interesse votando Renzi. Eppure iniziano a circolare le voci su brogli elettorali (Reggio Emilia, se non sbaglio, e altrove) a tutto vantaggio del miserabile pd. Un partito di miserabili per un paese che è già in miseria.

A costo di ripetermi, come un vecchio “rimbamba” (a cinquantasei anni fra un po’ ci siamo), voglio chiarire ancora una volta qual è la vera natura del pd, che si è fatto schermo dell’immagine mediatica di Renzi.

Il pd non è un partito italiano che opera per il paese, perché fa gli interessi dei padroni sopranazionali, opposti a quelli italiani, fregandosene delle sofferenze sociali imposte … ai suoi stessi elettori.

Due sono le caratteristiche che fanno apprezzare il pd ai padroni global-finanziari:

1)  Prima caratteristica. Quella del pedissequo, usando come metafora la figura dello schiavo romano che seguiva il padrone in ogni dove, pronto a soddisfare ogni suo desiderio. Il pd, infatti, per i poteri esterni che hanno occupato monetariamente, finanziariamente ed economicamente l’Italia, è il maggior contenitore di pedissequi sub-politici nella loro disponibilità. La Voce del Padrone, i suoi desideri da soddisfare, hanno sempre la priorità su tutto il resto (parametri unionisti, fiscal compact, diktat nato). Il pedissequo è indubbiamente più affidabile e prevedibile del servus callidus plautiano, che ci mette del suo prendendo troppe iniziative, che agisce fra l’astuto e lo stupido creando qualche problema al padrone (Berlusconi “amico” di Putin e Gheddafi messo da parte, il pdl inaffidabile).

2)  Seconda caratteristica. Quella di saper imbrogliare professionalmente e sistematicamente il popolo, senza scrupolo alcuno. Così, si fanno passare le controriforme antipopolari per le “necessarie riforme” renziane che “rilanceranno” il paese. Vedi il caso macroscopico del mercato del lavoro da flessibilizzare e della precarietà nella precarietà (decreto Poletti), che dovrebbero servire per dar lavoro ai giovani. L’abilità di imbrogliare il popolo, oggi particolarmente obnubilato, è stata sviluppata e affinata lungo la catena involutiva pds-ds-pd, nell’arco di due decenni. Da Occhetto a Renzi hanno fatto passi da gigante, diventando imbroglioni provetti. Ormai i piddini-collaborazionisti sono i massimi esperti, nella penisola, in questa spregevole arte. Renzi, con i suoi discorsi fra il maestro di vita e la televendita, con le slide e le Leopolde, con il suo approccio alla Giorgio Mendella nell’affrontare i problemi del paese, ne è la massima espressione. Punta di diamante della presa per il culo.

Per la verità, c’è una terza caratteristica che connota il pd facendolo apprezzare dai padroni:

3) Terza caratteristica. Quella della scimmia, che appunto scimmiotta e imita. La società aperta di mercato che costituisce un modello al quale tutte le altre dovrebbero tendere è notoriamente quella americana, dove storicamente c’è un partito democratico detto l’asinello, per il simbolo animale. Per questo il critico cinematografico e politico di seconda scelta Walter Veltroni ha fondato, con il distruttore dell’IRI e privatizzatore europeista Prodi, nell’ottobre del 2007 il partito democratico, a imitazione di quello americano. Per Veltroni, che qualcuno ha ironicamente chiamato il Kennedy del Gianicolo, il modello da scimmiottare era J.F. Kennedy, mentre per Matteo Renzi sembra essere Tony Blair, quello della guerra in Iraq e delle menzogne sulle armi di distruzione di massa del povero Saddam. Come dire “dalla padella alla brace”. Tutto ciò che viene dal cuore dell’impero finanziario privato, cioè da Wall Street e dalla City londinese, è buono per il pd e oggetto d’imitazione scimmiesca. Gli esotismi si sprecano, perché il pd, sotto sotto, vorrebbe anche l’abbandono della lingua italiana. Quella dei padroni è meglio. E così, se prima era flexsicurity oggi è jobs act e domani sarà … che ne so, invento: work proget, taxation working papers, eccetera. Non solo, ma un modello, dal punto di vista economico-produttivo, è anche la germania, che notoriamente è un nostro spietato concorrente nel manifatturiero e, quindi, per la nostra industria un pericoloso nemico. Perché, dunque, non scimmiottare a viso aperto la Merkel, introducendo nell’ordinamento i mini-jobs a 400 euro? Che peraltro sia pur informalmente già esistono in Italia. Anche in tal caso si potrebbe accampare la scusa della lotta alla disoccupazione giovanile, con le veline di Renzi che vanno a dire, in televisione, che da qualche parte si deve pur cominciare, che una “sinistra pragmatica” cerca la soluzione dei problemi, che ciò che conta è dare lavoro ai giovani combattendo i privilegi, e altre cagate di questo tenore.

Il successo di Renzi è stato reso possibile da alcuni fattori. Fra i più importanti c’è l’atteggiamento dei media, servi delle oligarchie finanziarie, e in particolare quello del medium televisivo, in gran parte schierato con l’outsider fiorentino. Con una finestra oraria di servizio televisivo 24×7, con la partecipazione a (scadenti) programmi d’intrattenimento generalista come Amici, grazie ai vari Vespa buoni per ogni stagione, Renzi ha raggiunto il top di consensi presso una platea obnubilata (e culturalmente sfavorita) che abbraccia la maggioranza, o quasi, del corpo elettorale. Sono coloro che hanno come unica fonte d’informazione, o di disinformazione, la televisione e, al limite, le prime pagine dei quotidiani. Da far rimpiangere il target dello scorso secolo, anni sessanta, che era la celebre “casalinga di Voghera”, o Signor Rossi in versione maschile. Anche la De Filippi di “Amici”, non solo i conduttori di talk-show, è responsabile del consenso a Renzi, il quale ha imparato da Berlusconi che tutto aiuta, in televisione, per fottere gli elettori, e non ci sono solo le classiche tribune politiche. Ma c’è una bella differenza fra il Berlusconi di Uno mattina e il Renzi di Amici, perché Silvio era costantemente attaccato da una parte del medium televisivo, legato alla sinistra e ai globalisti occidentali, mentre Renzi non ha avuto concorrenti e non ha incontrato ostacoli. Inoltre, a differenza del “patrigno” Silvio, non ha dovuto fare i conti con l’ostilità della stampa internazionale che conta, avendo l’appoggio degli oligarchi finanziari occidentali, americani e europidi. In tal modo i media, a partire dalla televisione, hanno contribuito a gonfiare il consenso, estorto agli elettori, dal “performer” subpolitico delle principali piazze finanziarie, dall’ometto di paglia delle grandi banche d’affari, che pregustano il banchetto delle privatizzazioni italiane.

8 pensieri su “Pd collaborazionista e media servi, gongolano i mercati di Eugenio Orso

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  2. ESATTO! Aggiungo per tutti e tu conosci l’antifona molto meglio di me: “La Disobbedienza non è affatto una variante depotenziata di Rivoluzione, ma è il suo contrario. Il terreno della Rivoluzione è quello di una organizzazione alternativa della produzione sociale, e si porta dietro ovviamente anche proposte radicalmente alternative di tipo politico e culturale. Il terreno della Disobbedienza è un povero e subalterno terreno mediatico, già perfettamente descritto in modo profetico negli anni Sessanta dai Situazionisti, ed è un terreno su cui si consuma una sorta di gestualità virtuale ininterrotta, del tutto funzionale (anche se stavolta fastidiosa per i commercianti) all’integrazione nel sistema di “ghetti” autogestiti di stravolti che ascoltano musica a pieno volume.(playstation, champions league e divertisment di vario genere e degenere ndr) (Costanzo Preve)”

    • Per maximilian

      Conosco lo scritto di Costanzo. Dalla Rivoluzione alla disobbedienza il passo non è breve, ma è stato compiuto nel novecento. Una sorta di anarchismo postmoderno della “classe media globale”. Costanzo non apprezzava l’operaismo, se non parzialmente, ma solo nella sua formulazione originaria di Panzieri. L’operaismo, a mio dire, nelle sue versioni successive (Negri, “l’operaio diffuso” dopo quello massa) ha generato le moltitudini “desideranti” negriane e ha favorito il passaggio da te ricordato, dalla Rivoluzione alla disobbedienza. La classe e la lotta di classe sono state progressivamente sostituite dalle moltitudini contro l’impero informe e senza centro. Ti ricordi i disobbedienti? Ti ricordi Casarini (che c’è ancora, in Tsipras Italia)?

      Ti segnalo una curiosità, in proposito. Nel lontano 1984 è uscito, per le Edizioni Dedalo, uno dei primi libri di Costanzo, “La teoria in pezzi. La dissoluzione del paradigmo teorico operaista in Italia (1976-1983)”. Oggi introvabile. All’epoca, un Preve non ancora ai livelli che ha raggiunto negli anni duemila, aveva già capito la natura e la portata delle “degenerzioni” operaistiche post-panzeriane (Panzieri è morto nel 1964), riassumibili nella frase “il capitale vivrebbe solo per autosuggestione”.

      Costanzo è stato profetico e un grande Maestro …

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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    • Per gianfranco Franchi

      E’ chiaro che in Italia stiamo raggiungendo, sul piano politico, un picco di collaborazionismo nei confronti della troika. Renzi ne è l’espressione più recente e di maggior successo. In più, stiamo viaggiando verso il partito unico collaborazionista che “chiude i giochi”, non lasciando spazio alla ben che minima alternativa. L’impotenza politica dilaga e qualsivoglia contestanzione, dentro gli schemi liberaldemocratici, nel rispetto delle regole, è perfettamente inutile, soltanto testimoniale. Anzi, assomiglia a una supplica al sovrano sanguinario perché sia (almeno un po’) clemente.

      Cari saluti

      Eugenio Orso

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