Effetto primarie di Eugenio Orso

Presento un mio ultimo, breve saggio sulle primarie e sulle loro reali funzioni, scritto sabato 1° dicembre. Non ho atteso l’esito del ballottaggio Bersani-Renzi, dando per scontata la vittoria di Bersani, che gli apparati pidiini hanno pianificato fin dall’inizio. Nel seguente scritto, del quale metto a disposizione il pdf e riproduco di seguito il testo integrale, mi occupo principalmente dell’analisi delle funzioni delle primarie non direttamente legate agli aspetti propriamente elettoralistici. Il titolo, Effetto primarie, è vagamente ironico e ispirato dal celebre film del 1973 Effetto notte di François Truffaut. Un film di grande valore dedicato proprio al cinema e allo spettacolo, alle troupe cinematografiche e agli attori … ci siamo capiti.

Buona lettura

Eugenio Orso

Effetto primarie_Eugenio Orso_1 12 2012.pdf

 

Le primarie fra spettacolo televisivo e marketing elettorale

Sappiamo che le primarie del pd rientrano nella propaganda elettorale del prevoto e che sono un prodotto di successo del marketing elettorale, un format americano esportabile ovunque adattandolo alle esigenze locali. Abbiamo ben presente che il “dibattito serrato” fra i candidati distrae la popolazione da quelle che sono le vere questioni dell’epoca e dai problemi sociali più urgenti. E’ chiaro a tutti, ormai, che i candidati partecipanti – in sostanza, Bersani, Renzi e Vendola, più un paio di minuzie per dare l’illusione di un’ampia scelta – aderiscono “anima e core”, dietro le quinte, alla cosiddetta agenda Monti. I loro programmi, dall’investire sulle persone del Renzi di “Adesso!” all’elaborato di Tabacci, sono soltanto aria fritta, altrettanti specchietti per le allodole, se il programma strategico-politico per l’Italia è già stato stabilito dagli organi della mondializzazione neoliberista. I temi del confronto televisivo fra loro sono studiati in base alle esigenze mediatiche – audience, share – e a quelle propagandistico-politiche – inscenare una finta partecipazione, orientare il voto, combattere l’astensionismo e ridimensionare Grillo. Lo stesso ballottaggio prolunga lo spettacolo per acquisire più consensi possibili, essendo chiaro che non potrà che vincere Bersani. Il successo, finora, è stato notevole, nonostante i dati iniziali, sapientemente gonfiati e poi corretti con una certa leggerezza, senza fornire troppe spiegazioni, che riguardavano la partecipazione al primo turno. Un successo indiscutibile sul versante mediatico e su quello dell’acquisizione dei consensi, utile per quella stabilità sistemica messa potenzialmente in discussione, nei tempi futuri, dal fenomeno dell’astensionismo. Del resto, lo stesso Bersani ha pubblicamente dichiarato che le primarie del pd-cs fanno bene al sistema, quindi alla democrazia, ed è chiaro che tutto il sistema, dall’apparato ideologico-massmediatico ai sondaggisti, ha lavorato per il loro successo. La stessa polemica sull’ammissione al voto di nuovi votanti, nel ballottaggio, scatenata questa settimana da un Renzi “contro tutti”, e il conclamato rispetto delle regole elettorali “private” (dietro le quali non ci sono leggi della repubblica e il solito Viminale), fa parte del battage pubblicitario che si vuole prolungare il più a lungo possibile. Per far vedere che le regole ci sono e sono ferree, che le operazioni di voto sono assolutamente regolari – nonostante si tratti pur sempre di una “festa privata” di falsa democrazia e partecipazione drogata – è intervenuto per porre fine alla controversia Luigi Berlinguer, un noto “caratterista di sinistra” presidente del comitato dei garanti. Berlinguer ha bacchettato fin dall’inizio della contesa l’indisciplinato Renzi, riaffermando le severe regole per partecipare al voto nei ballottaggi e respingendo le iscrizioni seriali via mail. L’austero rigore del presidente dei garanti, che vuol dare all’esterno un’immagine di serietà e regolarità (nonostante i probabili brogli a Palermo), non conosce deroghe. Si voterà nel secondo turno, senza aver votato nel primo, solo per gravi e giustificati motivi, esibendo un giustificativo per potersi iscrivere! Lo scontro sulle regole è servito a ravvivare la rappresentazione scenica, con piccoli coup de théâtre. Riflesso abbondantemente dai media di regime ha attratto l’attenzione degli idiotizzati e degli illusi, distogliendola da gravi questioni, determinanti per le condizioni di vita della popolazione, come l’annuncio montiano di una futura “riforma” (o privatizzazione secondo le leggi del mercato sovrano) del servizio sanitario nazionale e la drammatica vicenda dell’Ilva a Taranto e a Genova, in cui sono in gioco migliaia di posti di lavoro e la produzione dell’acciaio in Italia.

 

Funzioni non elettoralistiche delle primarie

Precisato quanto sopra, senza attendere l’esito piuttosto scontato del ballottaggio di domenica (sto scrivendo questo elaborato il giorno prima, sabato 1° dicembre, ben sapendo che domenica vincerà Bersani), vediamo ora quali sono le vere funzioni delle primarie del pd-cs, oltre alla manipolazione del consenso elettorale, alla lotta contro il dilagare dell’astensionismo (potenzialmente antisistemico) e contro l’espansione del movimento M5S di Grillo e Casaleggio (antipolitico e populista). Sintetizzando al massimo, le funzioni delle primarie pidiine, non direttamente legate agli esiti e ai quozienti elettorali delle prossime politiche, sono le seguenti:

1)    Porgere un supporto propagandistico indiretto a politiche neoliberiste, antipopolari ed euromontiane. Prima si “testa” il consenso di massa, orientandolo nel senso voluto, e poi, quando ci si sente abbastanza sicuri (con il conforto dei sondaggi “riservati”), partono contestualmente, o quasi, annunci come quello recente di Monti sul SSN, per ulteriori e sostanziali demolizioni dello stato sociale. E’ chiaro che si punta a privatizzare integralmente la sanità, in qualche anno, togliendo quel po’ di assistenza sanitaria pubblica “ai meno abbienti”. Attesa la privatizzazione della sanità pubblica, coerentemente con la firma dello strangolante “fiscal compact”, anche se Mario Monti, forte del risultato partecipativo alle primarie del suo massimo puntello politico interno, rappresentato dal pd, dopo aver balenato l’idea di una controriforma epocale sul fronte della sanità pubblica – con la scusa della futura insostenibilità del SSN, che è pur sempre uno dei migliori del mondo – fa un passo indietro, dichiarando che «Affermare la necessità di rendere il servizio sanitario pienamente sostenibile non ha nulla, proprio nulla a che vedere con la logica della privatizzazione». Lo fa semplicemente per non mettere in difficoltà il suo caro alleato pidiino, ben sapendo che se lui fra non molto salirà al Quirinale, dovrà pensarci direttamente il lib-lab Bersani (o qualche altro pidiino in vece sua) alla privatizzazione, ma solo dopo aver intascato i voti e i seggi. Altro che politiche “un po’ diverse” da quelle di Monti, come ha dichiarato Bersani mentendo, per accreditarsi quale futuro, possibile presidente del consiglio! Le nuove modalità di finanziamento della sanità, nelle condizioni in cui versa l’Italia soggetta al “fiscal compact”, alle pressanti imposizioni di riduzione del debito pubblico e all’egemonia del Libero Mercato, non possono che rinviare ai grandi capitali finanziari privati – quelli delle Aristocrazie globali – che cercano sempre nuove e lucrose occasioni d’investimento. Monti vuole dargliene un’altra, molto ghiotta, in un’Italia completamente sottomessa, in via di liquidazione definitiva. Si vendono così “all’incanto” i principali diritti del popolo italiano, e se questo limiterà drasticamente l’accesso alla salute e ai medicinali di molti milioni di “meno abbienti”, chissenefrega!  D’altronde, se i destini dei paesi europei meridionali e mediterranei sono indissolubilmente legati, in Grecia c’è già stata una drastica riduzione dell’assistenza sanitaria pubblica, e vi è addirittura penuria di medicinali, con la conseguente condanna a una morte più rapida per i malati gravi e terminali (una vera e propria strage di massa annunciata), e in Spagna il burattino “popolare” Mariano Rajoy, introducendo appalti trentennali ai privati in campo sanitario, per erogare le cure mediche secondo il “modello Alzira”, sta provvedendo velocemente in tal senso. La via che seguirà l’Italia, in campo sanitario, è dunque tracciata e non sarà troppo diversa dalla strada imboccata da Grecia e Spagna.

 

2)    Nascondere le vere questioni sociali, economiche e ambientali, sostituendole con altre di minor portata, fuorvianti o completamente inventate. La futile discussione sulle regole, sviluppatasi nella seconda fase delle primarie del pd-cs insieme al confronto Bersani-Renzi, ha avuto la funzione di mettere un po’ in ombra autentici drammi sociali ed ecologici come quello dell’Ilva di Taranto, che presenta tre aspetti principali: il mantenimento dei posti di lavoro e delle produzioni che contano nel paese, la questione della salute e di un minimo di necessaria conservazione ambientale, il reperimento di capitali per la ristrutturazione degli impianti produttivi in essere, tenendo conto dei livelli occupazionali, della sicurezza nel lavoro, della salute e dell’ambiente. Inoltre, la produzione d’acciaio degli stabilimenti dell’Ilva è destinata in gran parte al mercato interno, e quindi la sua interruzione imporrebbe di supplire ricorrendo all’importazione, con effetti negativi su import-export e bilancia dei pagamenti. Si comprende facilmente che la questione dell’Ilva non è materia esclusiva per la magistratura, ma sarebbe materia per una politica veramente sovrana e non troppo inquinata, se ci fosse, oggi, in Italia. Ebbene, questa politica non c’è, se mai è esistita nel passato, proprio perché abbiamo il direttorio globalista di Monti e partiti come il pd. Naturalmente quello dell’Ilva di Taranto (e di Genova, giacché gli stabilimenti sono legati e lavorano insieme) non ne è che un esempio contingente, giustificato da un’emergenza concretamente verificatasi. Sarebbe potuto accadere che Marchionne, proprio nel periodo delle primarie, avesse preso la decisione definitiva e irrevocabile di abbandonare l’Italia (per ragioni finanziarie e “geopolitiche” legate alla potenza americana), chiudendo progressivamente gli stabilimenti Fiat-auto nel paese, o riducendoli all’irrilevanza quanto ad occupazione e produzione di veicoli. In tal caso l’evento mediatico primarie avrebbe avuto la stessa funzione che ha avuto nella vicenda dell’Ilva, cioè quella di distogliere, almeno in parte, l’attenzione popolare dalla questione più grave e concreta, cercando di concentrarla il più possibile sull’evento sistemico-propagandistico, riuscendovi anche nel secondo caso, del tutto ipotetico (possiamo scommetterci sopra). Parimenti, le “puntate” delle primarie, trasmesse ossessivamente dai media televisivi e pubblicate dai giornali, spostano l’attenzione dall’allarme-occupazione che emerge con chiarezza dagli ultimi dati ufficiali dell’Istat. Il tasso in ottobre è arrivato all’11,1% e quello relativo alla sola disoccupazione giovanile al 36,5%. I livelli (ufficiali, e quindi sottostimati) sono i più alti dal 2004, per le serie mensili, e dal lontano 1992, per le serie di dati trimestrali. Al massimo storico anche i lavoratori a termine, collaboratori compresi, con quasi 2,9 milioni dichiarati, e quelli part time (a stipendio ridotto, che non trovano occupazioni a tempo pieno), con oltre 3,8 milioni di unità. L’”appassionante” contesa Bersani-Renzi toglie spazio a notizie di questa portata e gravità, pur “mitigate” nei calcoli Istat, concentrando al massimo l’attenzione su false alternative e su una gara televisivo-mediatica truccata, anziché su questioni rilevanti per almeno i quattro quinti della popolazione.

 

3)    Millantare l’applicazione, in futuro, di programmi politici “un po’ diversi” da quelli seguiti, fin qui, dal direttorio neoliberista di Monti. Tutti i programmi politici presentati e messi in rete dai candidati alle primarie del pd-cs hanno questa funzione, dal capzioso “oppure Vendola” alle ingenue e favolistiche linee programmatiche della Puppato. La stessa opposizione alle politiche neoliberiste “da rottamare”, come andava cianciando Nicola Vendola sconfitto nel primo turno (e portatore d’acqua a Bersani nel secondo), non è che finzione scenica. Sappiamo bene che una possibile e significativa deviazione dalle linee programmatiche che informano il direttorio Monti-Napolitano, o almeno un rallentamento degli espropri neocapitalistici in termini di sovranità e di risorse, potranno essere decisi esclusivamente dalle Aristocrazie finanziarie globali attraverso la Bce, l’unione europide e il FMI. Questa non è e non sarà mai una prerogativa dei guitti-candidati del pd-cs, che si preparano a “governare” il paese, perché c’è una precisa gerarchia, almeno in occidente e nei paesi della sua area d’influenza diretta, che deve essere rispettata, pena l’oblio, l’irrilevanza politica, l’incarcerazione o addirittura la morte. Berlusconi, a suo tempo, ha cercato di violare questa regola non per coraggio, ma per opportunismo politico con qualche venatura affaristica, e ne ha pagato le conseguenze, seppure non con la morte o con l’incarcerazione immediata. Il bulletto nazionale Silvio è stato costretto a scappare con la coda tra le gambe, per salvarsi e salvare il suo piccolo impero finanziario-mediatico. Lo stesso, o anche di peggio, potrà accadere a chi “si metterà di traverso” sulla strada tracciata dall’Aristocrazia finanziaria dominante e dai suoi organismi sopranazionali, non importa se appartenente al “centro-destra” o al “centro-sinistra”. Il Partito Unico della Riproduzione Neocapitalistica non può ammettere, al suo interno, comportamenti “devianti”, concessioni indebite alla socialità e all’Etica. Bersani, Renzi, Vendola & C. sanno bene queste cose e mentono sapendo di mentire, quando illudono la popolazione italiana con programmi venduti come “alternativi”. Il fatto che i saltimbanchi in questione non si sognano di mettere in discussione l’euro, e la stessa “partecipazione” dell’Italia all’unione europide-globalista, è un buon indizio in tal senso. Nessuno di questi pagliacci politico-mediatici ha il coraggio di presentare un esteso programma di nazionalizzazioni, per salvare l’industria nazionale e i posti di lavoro ancora attivi. Nessuno fra loro si sogna di parlare compiutamente e concretamente di redistribuzione dei redditi, a vantaggio del lavoro, che possa ribaltare l’attuale situazione (d’esproprio crescente da parte del capitale finanziario). Nessuno si sognerà mai di abolire la legislazione che regola e diffonde la precarietà fra i lavoratori. Arrampicandosi sugli specchi, il parolaio ruspante Bersani, capofila degli imbroglioni “di centro-sinistra”, ha persino avuto l’ardire di affermare che nel suo dna ci sono sia la socialdemocrazia (non certo il comunismo!) sia, naturalmente, il liberalismo politico. Così si cerca di intorbidare le acque e di confondere le idee. Socialdemocratico a ciance e liberal-liberista nei fatti. Non dimentichiamoci, infine, che l’annuncio del grande successo democratico e partecipativo, alla fine del primo turno delle primarie, lo ha dato davanti ai microfoni Enrico Letta, stimato membro del Bilderberg club (grandi cene e grandi complotti contro i popoli) da poco riunitosi nell’Urbe.

 

4)    Contribuire a quel processo di trasformazione antropologica della popolazione italiana che favorisce l’accettazione passiva delle politiche neoliberiste e l’affermazione del potere dei Mercati & Investitori. Si tratta di un punto molto importante, perché a una tale trasformazione, di là degli aspetti contabili, economici e finanziari, è finalizzata anche l’”opera” di Monti e del suo governo, incaricato di applicare con zelo le politiche decise in sede BCE (e FMI). Il processo di trasformazione antropologica di massa è iniziato molti anni fa, con la “morte delle ideologie” annunciata e superpubblicizzata negli anni ottanta, con l’avvento dei falsi miti del “villaggio globale” (unione dell’umanità, scomparsa delle frontiere, democrazia e diritti “globali”, eccetera), con la vittoria del vecchio padronato (ancora) borghese sugli operai metalmeccanici della Fiat (marcia dei quarantamila, a Torino, nel 1980), con l’abolizione della scala mobile e con l’introduzione successiva, in dosi massicce nel sistema, del lavoro flessibile e precario. Lavoro precarizzato che diventa l’unico orizzonte di vita conosciuto, e una condizione esistenziale “naturale”, per le nuove generazioni. Il berlusconismo televisivo ha dato per anni un contributo in tal senso, ed anche le “metamorfosi” in senso neoliberista e neoliberale della sinistra e dei comunisti, secondo la catena involutiva pci-pds-ds-pd, vi hanno contribuito non poco, forse più del berlusconismo. Le responsabilità della sinistra e degli apostati del comunismo sono evidenti e non emendabili. Dalla marcia dei quarantamila alla Bolognina (scioglimento del pci, fine del piciismo dopo quella del comunismo in Italia) si è consumata la prima fase, per molti versi ancora preparatoria, ed è iniziata la seconda fase. E’ inutile precisare che una spinta decisiva, in tale processo, è stata impressa dal rapido collasso dell’Unione Sovietica e dalla conseguente scomparsa dell’alternativa collettivista, con tratti capitalistici, che la compianta Unione esprimeva. Il collasso sovietico, conclusosi il primo gennaio 2002 (data della morte ufficiale dell’Unione dei soviet), può esser visto come il discrimine fra la prima e la seconda fase. Nella seconda fase, hanno avuto rilevanza il berlusconismo e le continue metamorfosi in senso liberista a sinistra, mentre oggi siamo entrati a grandi passi nella terza fase, quella della “soluzione finale del problema”. Soluzione finale che comporta lo scioglimento delle vecchie classi e la trasformazione del popolo italiano in massa-pauper composta da individui obnubilati, non reattivi e facilmente controllabili, disposti a bersi qualsiasi storiella, dalla difesa in armi dei fantomatici diritti umani alla necessità di tagliare spesa pubblica e stato sociale per poter ridiventare competitivi e continuare ad avere un lavoro, sempre meno pagato. Possiamo affermare che la terza fase di trasformazione antropologica è iniziata con l’insediamento al governo di Monti, nel novembre del 2011, e che sarà quella decisiva, se non interverranno eventi eccezionali e imprevisti a interromperla, perché consentirà di raggiungere un punto di non ritorno completando l’opera pluridecennale. Nell’attuale terza fase s’inseriscono a pieno titolo le primarie del pd, che contribuiscono nei fatti a una simile trasformazione, “plasmando” in senso neocapitalistico la cosiddetta opinione pubblica democratica e sostenendo l’attuale sistema politico. Il vecchio dibattito politico si trasforma definitivamente in spettacolo mediatico privo di sostanza etica e sociale, mentre le alternative al modello neocapitalistico ultraliberista scompaiono totalmente dalla scena, sostituite dagli improbabili documenti programmatici dei candidati-attori, senza che ciò provochi, non dico scossoni sociali e insurrezionali, ma vigorose ed estese proteste di massa. I non rappresentati sono oltre i tre quarti della popolazione italiana, devono pagare per intero i costi della crisi strutturale neocapitalistica, vivono nell’instabilità del reddito e del posto di lavoro, continuamente minacciata, ma non mostrano alcuna volontà di reagire collettivamente ai soprusi, e in molti casi cadono regolarmente nelle trappole tese dal sistema. E’ il trionfo del Mercato, che impone la sua “democrazia” – la democrazia di mercato, appunto, totalitaria e onninvasiva – che si vale di comparse politiche come il partito democratico con tutti i suoi esponenti e candidati in lizza. Evocare fantasmi del passato, ormai ridotti all’impotenza, se non definitivamente dissolti – la socialdemocrazia redistributiva, la partecipazione di massa e la democrazia effettivamente praticabile (come nel caso delle primarie), il diritto del e al lavoro – ha soltanto la funzione di nascondere questa realtà manipolando l’uomo.

 

Breve nota di chiusura

Finisce qui la mia analisi, con la necessaria avvertenza che le funzioni delle primarie non direttamente legate ai quozienti e agli esiti elettorali sono di cruciale importanza, ancor più importanti del “buon fine” delle prossime politiche, che assicureranno al pd-cs un congruo “posto al sole” in termini di seggi e di potere.

 

Effetto primarie di Eugenio Orsoultima modifica: 2012-12-03T10:21:00+00:00da derosse
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2 pensieri su “Effetto primarie di Eugenio Orso

  1. perfetta disamina della strategia manipolatoria sistemica,che,ancora una volta,ha funzionato magnificamente ,come i riflessi condizionati di Pavlov,su una massa inerte abituata alle sconfitte e a dire anche grazie, da decenni di educazione da parte di partiti e sindacati.Ci vorra’ ancora tempo ma io confido nella realta’ materiale dei fatti,prima o poi si accorgeranno che le crocette sulle schede elettorali non funzionano da antitodo contro il massacro sociale,anzi gli fan da viatico.

  2. Ringrazio mirco

    Il giullare Bersani stoppa le speranze degli illusi, per una futura politica “di sinistra” che consenta di correggere l’euromontismo, e si richiama alla necessità di non raccontare storie …
    Sembrerebbe che Bersani si è richiamato, nel dire questo, addirittura al filosofo marxista francese Louis Althusser – “il ne faut pas se raconter d’histories” (non bisogna raccontarsi storie) – ma le storie, fino ad ora, le ha raccontate proprio lui, non a se stesso, ma al cosiddetto popolo di sinistra, mentendo sapendo di mentire!
    Intanto, l’alleato (o meglio, il complice) Vendola esulta “per la svolta a sinistra”, ben sapendo che non c’è stata e non ci potrà concretamente essere.
    In un editoriale di oggi, Corsera avverte che tutte le attese di future politiche redistributive a vantaggio del basso ceto (reintroduzione delle pensioni d’anzianità), le migliaia di cantieri aperti e i ritorni keynesiani non avranno luogo, perché dal rigore euromontiano non si potrà uscire.
    Se girava la fola che una connessione fra il centro-sinistra bersaniano, in Italia, i socialisti francesi di Hollande e i socialdemocratici tedeschi potrà ribaltare, in futuro, le politiche di rigore neoliberiste in Europa, questa è stata smentita “senza se e senza ma” dai media di regime, come il Corsera, e dallo stesso Bersani, che non vuole “raccontare storie” perché sa bene che dovrà continuare l’opera di Monti.
    Il popolo italiano, in poche parole, è prigioniero di quella prigione dei popoli (peggiore di quella di zarista memoria) che è l’unione europoide, e tale resterà anche quando alla presidenza del consiglio ci sarà Bersani.
    Anzi, toccherà forse a Bersani e ai suoi compari chiudere definitivamente la porta della cella e buttare via la chiave!
    Che la partecipazione al voto e la legittimazione conseguente del sistema siano un toccasana per proseguire il massacro sociale è cosa più che certa.
    L’idiotizzazione di massa della popolazione, in Italia, sembra che si sia accompagnata alla diffusione della “Sindrome di Stoccolma”, perché altrimenti non si spiegherebbe l’elevato gradimento inizialmente riscosso da Monti, o la grande “partecipazione popolare e democratica” alle primarie del pd-cs.

    Saluti

    Eugenio Orso

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