21/05/2013

Fallimento del movimento cinque stelle? (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)

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Starnazzano i media che in Italia i senza lavoro, gli “scoraggiati”, i coscritti della precarietà e del lavoro a termine indesiderati sono ormai nove milioni. Con il prossimo aumento dell’IVA, dal 21 al 22 per cento, potrebbero chiudere altre ventimila piccole aziende che non reggerebbero l’impatto dei rincari. La rata dell’imu sulla prima casa, esempio disgustoso di patrimoniale sui poveri, è stata soltanto rinviata di tre mesi. Permane il pareggio di bilancio euronazi, castrando qualsiasi possibilità concreta di alleviare le sofferenze delle masse-pauper italiane. L’esecutivo Letta è un governo – pur transitorio, a tempo, vincolato alla realizzazione di specifiche “riforme” (ma quali?) – espressione degli interessi eurofinanziari e oligarchici, non del popolo italiano nonostante le recenti elezioni politiche. Un governo benedetto da Napolitano, garante degli interessi esterni, e investito dell’impossibile missione di coniugare il rigore nei conti pubblici con il mito propagandistico crescita capitalistica, ma nella realtà dedito come il precedente a smantellare lo stato sociale, a ridurre al lumicino la spesa pubblica e a contrastare il “socialismo dei comuni”. L'ha detto chiaramente Letta, oggi, che serve molta più “europa”, e che, di conseguenza, il massacro sociale e produttivo finora perpetrato non basta. Ci sarà ancora rigore, ma la crescita resterà un mito e uno specchietto per le allodole. La germania è l’alfiere del rigore, cerca di imporlo ai dannati dell'euro, ma continua a "galleggiare" sulla crisi europea distruggendo le nostre produzioni e promuovendo le sue, e si conferma, nei confronti di una parte importante d'Europa, il grande parassita continentale e il peggior nemico degli altri europei. 

Eppure nel nuovo parlamento ha fatto irruzione il movimento delle cinque stelle, con oltre centosessanta fra deputati e senatori. Ma quali cambiamenti nella situazione concreta del paese ha determinato la presenza del movimento all’interno del sistema, sui banchi parlamentari e nelle commissioni? Per la verità quasi nessuno, a parte l’entrata in crisi del pd – massimo cartello elettorale sistemico e più devoto servo delle oligarchie eurofinanziarie – e il conseguente “affondamento” della segreteria Bersani. Ben poco, in verità. Ben poco perché il cosiddetto sistema dei partiti, oltre a impedire l’improvviso collasso di un suo importante cartello elettorale, si sta riorganizzando, e nel prossimo futuro potrà scomporsi per ricomporsi in altra forma, senza lasciare alcuno spazio a forze politiche veramente alternative.

Per quanto riguarda la questione fondamentale dell’euro, dalla quale molto discende, Grillo se n'è lavato le mani invocando, a suo tempo, un referendum. Ma ciò che veramente ha impegnato finora i parlamentari cinque stelle sono i vertici delle commissioni parlamentari e la sorte dei loro compensi e dei rimborsi. Un po’ poco per i rappresentanti di un movimento che dichiarava di voler “rivoluzionare” il paese.

Se noi due, che scriviamo queste righe, abbiamo concesso una piccola apertura di credito al movimento di Grillo, pur specificando che non sarà la soluzione miracolosa di tutti i problemi, oggi ritorniamo sui nostri passi. Constatiamo che l’unica funzione che concretamente ha avuto m5s è stata quella di “trattenere” la protesta sociale e politica dentro gli steccati liberaldemocratici e del politicamente corretto, a tutto vantaggio del sistema, che può così “ristrutturarsi”, in termini di cartelli elettorali e di maggioranze, senza dover temere la piazza e senza correggere nella sostanza le politiche rigoriste-europoidi. Del resto, è andata così anche in Grecia, con la sinistroide ma “europeista” syriza, e della stessa sostanza (pur con qualche differenza che qui trascuriamo) sono fatti i piraten ed altri simili, inani, movimentini. Dall’altre parte ci sono autentiche patologie, che rappresentano il male e non la cura, come alba dorata o lo jobbik ungherese.

Proclamiamo, qui, oggi, il fallimento del movimento cinque stelle e della spinta protorivoluzionaria, che rischia di essere assorbita nel sistema, o di restare invischiata nella tela di ragno del parlamentarismo liberaldemocratico, in uno stato che ha perduto la sua sovranità.

I prossimi mesi ci diranno se abbiamo ragione, o se vi è ancora qualche speranza che questo movimento possa scuotersi dal torpore, mutare repentinamente rotta e guidare una vera lotta di popolo, fuori e contro, politicamente scorretta e socialmente intransigente. Ma la speranza che ciò accada è già ridotta al lumicino e ben altre saranno le bandiere che in futuro guideranno la riscossa.

Avanti popolo! Forse non tutto è perduto, con o senza m5s!

 

In fede antisistemica

Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

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Berlusconiani Vs Antiberlusconiani: solito spettacolo penoso di Diego Fusaro

Pubblico un interessante articolo del filosofo Diego Fusaro (accademico influenzato dal pensiero di Costanzo Preve) che tratta dei fenomeni del berlusconismo e dell’antiberlusconismo. Molte cose corrette e condivisibili nell’analisi di Fusaro. Aggiungerei soltanto, in estrema sintesi, che sia il berlusconismo sia l’antiberlusconismo rientrano a pieno titolo nel fenomeno dell’idiotismo socialmente organizzato (indagato una prima volta da Costanzo Preve) che ha modificato in peggio la società italiana negli ultimi due decenni. Berlusconismo e antiberlusconismo non sono che facce della stessa medaglia e hanno contribuito alla trasformazione culturale e antropologica della popolazione italiana in una massa individualizzata e pauperizzata, priva di una vera coscienza politica e sociale, così come possiamo osservare oggi.

Il link di riferimento è il seguente:

http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/berlusconiani-vs-antiberlusconiani-solito-spettacolo-penoso-10634.html

Buona lettura

Eugenio Orso

 

Berlusconiani Vs Antiberlusconiani: solito spettacolo penoso

 

Diego Fusaro

 

In questi giorni si è per l’ennesima volta riproposto l’osceno spettacolo che tiene da vent’anni prigioniera la politica italiana: quel penoso conflitto tra berlusconiani e antiberlusconiani che continua a ottundere le menti, illudendole che il solo vero problema del nostro Paese sia l’incarcerazione del Cavaliere o, alternativamente, la sua santificazione in terra. Uno spettacolo patetico e, insieme, disgustoso. Se mai è possibile, per i motivi che subito dirò, l’antiberlusconismo è più spregevole dello stesso berlusconismo.

Il berlusconismo non è un fenomeno politico. È, semplicemente, l’economia che aspira a neutralizzare la politica, riconfigurandola – avrebbe detto von Clausewitz– come la continuazione stessa dell’economia con altri mezzi. Non ha nulla a che vedere con il fascismo, con buona pace della sinistra perennemente antifascista in assenza integrale di fascismo.  

Il berlusconismo è osceno, perché è di per sé oscena la dinamica, oggi dilagante, della reductio ad unum operata dalla teologia economica, ossia di quell’integralismo economico che aspira a ridurre tutto all’economia, alla produzione e allo scambio delle merci. Il berlusconismo ne rappresenta l’apice, aggiungendo a questa oscenità pittoreschi elementi da commedia all’italiana su cui è pleonastico insistere in questa sede. Ma l’antiberlusconismo è ancora più osceno.

Nella sua intima logica, l’antiberlusconismo si regge su un’esasperazione patologica della personalizzazione dei problemi. Quest’ultima si rivela sempre funzionale all’abbandono dell’analisi strutturale delle contraddizioni: ed è solo in questa prospettiva che si spiega in che senso per vent’anni l’antiberlusconismo sia stato, per sua essenza, un fenomeno di oscuramento integrale della comprensione dei rapporti sociali. Questi ultimi sono stati moralizzati o, alternativamente, estetizzati, e dunque privati della loro socialità, inducendo l’opinione pubblica a pensare che il vero problema fossero sempre e solo il “conflitto di interessi” e le volgarità esistenziali di un singolo individuo e non l’inflessibile erosione dei diritti sociali e la subordinazione geopolitica, militare e culturale dell’Italia agli Stati Uniti.

Grazie all’antiberlusconismo, la sinistra ha potuto indecorosamente mutare la propria identità, passando dall’anticapitalismo alla legalità, dalla lotta per l’emancipazione di tutti al potere dei magistrati e dei giudici, dalla questione sociale a quella morale, da Carlo Marx a Serena Dandini, da Antonio Gramsci alla Gabbanelli.

La sinistra, muta e cieca al cospetto della contraddizione capitalistica, ha fatto convergere le sue attenzioni critiche su una persona concreta (il Cavaliere), presentandola come la contraddizione vivente. In tal maniera, ha potuto cessare di farsi carico dei problemi sociali e della miseria prodotta dal sistema della produzione, illudendo l’elettorato e inducendolo a pensare che il sistema, di per sé buono, fosse inficiato dall’agire immorale e irresponsabile di un’unica persona. Quest’ultima, lungi dall’essere – nonostante i deliri di onnipotenza del caso – la causa della reificazione globale, ne è un effetto: più precisamente, si presenta come l’esempio vivente dell’illimitatezza del godimento gravido di capitale, che travolge apertamente ogni limite e ogni barriera, ogni legge e ogni istituzione che non riconosca il plus ultra desiderativo come unica autorità e come sola legge.

L’antiberlusconismo ha permesso alla sinistra di occultare la propria adesione supina al capitale dietro l’opposizione alla contraddizione falsamente identificata nella figura di un’unica persona, secondo il tragicomico transito dal socialismo in un solo paese alla contraddizione in un solo uomo. Come l’antifascismo in assenza integrale di fascismo, così l’antiberlusconismo ha svolto il ruolo di fondazione e di mantenimento dell’identità di una sinistra ormai conciliata con l’ordine neoliberale rassicurazioni di Bersani circa l’alleanza del PD con i mercati e con il folle sogno dell’eurocrazia indecorosamente chiamata Europa). Ingiustizia, miseria e storture d’ogni sorta hanno così cessato di essere intese per quello che effettivamente sono, ossia per fisiologici prodotti dell’ordo capitalistico, e hanno preso a essere concepite come conseguenze dell’agire irresponsabile di un singolo individuo. Per la sinistra oggi essere antiberlusconiani è l’alibi per non essere anticapitalisti.

Permettendo di riconvertire la passione anticapitalistica in indignazione morale, l’avversione per le regole sistemiche ingiuste in loro difesa a oltranza, l’antiberlusconismo ha, pertanto, svolto una funzione di primo piano nella celere e performativa sostituzione dell’identità precedente della sinistra con una nuova e indecorosa fisionomia, quella dell’adesione cadaverica alle leggi del mercato e del capitale.  

Se la sinistra smette di interessarsi alla questione sociale e, più in generale, alla galassia di problemi che, con diritto, potrebbero compendiarsi nell’espressione programmatica “ripartire da Marx”, con il ricco arsenale di passioni politiche che in tale figura si cristallizzano, è opportuno smettere di interessarsi alla sinistra. I recenti fenomeni di piazza ne sono l’esempio più tragico: mentre il popolo dei berlusconiani si scontrava con quello degli antiberlusconiani, le sacre leggi del mercato facevano il loro corso, sconvolgendo, ancora una volta, le nostre vite, erodendo i diritti sociali. La situazione è, una volta di più, tragica ma non seria. La prima mossa da compiere per tornare a pensare e a praticare la politica è uscire dal vicolo cieco del conflitto tra berlusconiani e antiberlusconiani.

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15/05/2013

Palpazione concupiscente e future barricate (Eugenio Orso & Anatolio Anatoli)

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I nodi stanno venendo al pettine anche per Berlusconi. Contro di lui, reggitore dei destini della patria in un ventennio surreale di declino, è più che certo l’uso politico, ottimo e abbondante, della magistratura. Mentre la società italiana sprofonda negli abissi della depressione economica e psicologica, si approssima la sentenza del “processo Ruby” e ciò che conta, nei giochi politici di sistema, è una condanna o, al contrario, un’assoluzione per Berlusconi da reati infamanti, come ad esempio la “palpazione concupiscente di minore” mercenaria, cioè in cambio di un compenso. Prostituzione minorile, con l’aggiunta della concussione, sono armi improprie per togliere dalla circolazione il cav, interdicendolo dai pubblici uffici. Vedremo fino a che punto i magistrati “politicizzati” useranno queste armi, in occasione della sentenza del 24 di giugno. La giovanissima prostituta nordafricana Karima el Marough, in arte Ruby Rubacuori (oggi però maggiorenne), sembra essere la chiave di volta di un gioco politico sporco, al massacro, che fa marameo persino alla classica divisione dei poteri del barone de Montesquieu, e che mette fatalmente in ombra con la complicità dei media, in barba alle masse depauperate e a tutti quelli “che non arrivano a fine mese”, il degrado produttivo, la sofferenza sociale e la disoccupazione dilagante nel paese. Nonostante tutto, il governo Letta-Napolitano e l’ammucchiata pd-pdl, per ora, non sembrano essere in pericolo. Berlusconi, pur a denti stretti, tuonando contro la magistratura che lo vuole liquidare, ha assunto “un comportamento responsabile”. Di conseguenza, i signori della finanza e dell’eurozona possono stare tranquilli: il controllo del paese c’è ancora, la sottomissione alla grande finanza e al rigore europoide è piena e la sovranità nazionale è perduta. Ruby o non Ruby, processi al cav o non processi, Bocassini o non Bocassini.

Dall’altra parte della barricata c’è il “populista” Beppe Grillo che si agita, perché in caso di mancata affermazione di m5s – da intendersi come totale, al 100% – in Italia ci saranno le barricate, quelle vere, nelle strade e sulle piazze. Se da un lato m5s si è incartato sulla questione delle presidenze delle commissioni parlamentari (rivelando appetiti simili a quelli del sistema dei partiti) e sulla questione autoreferenziale dei rimborsi, delle diarie e dei compensi ai parlamentari, dall’altro lato minaccia che in caso di sua mancata e piena affermazione nel paese si scatenerà la tanto temuta violenza popolare, contro la quale solo m5s può costituire un valido argine. Ma come ... m5s toglie le castagne dal fuoco al sistema, trattenendo nei recinti liberaldemocratici la protesta, e i partiti non gli danno la presidenza del copasir e/o della vigilanza rai, privilegiando false opposizioni del 2% come fratelli d’Italia! O noi o l’insurrezione, sembra intimare il buon Beppe. Ancor peggio: o noi o la rivoluzione, quella vera, quella antisistema che vorrebbe alternative radicali, cambiamenti epocali, nuovi rapporti sociali e di produzione stabiliti fra gli uomini. In ciò sta il senso dell’allarme lanciato da Beppe Grillo. Chi si aspettava qualcosa di più da parte dei cinque stelle, in funzione antisistema, ormai sarà in preda alla delusione e allo sconforto, ma non possiamo fare una colpa, di questo, a Grillo, Casaleggio e ai loro seguaci. A-classismo, a-ideologicità e pacifismo sono caratteristiche salienti di un movimento protorivoluzionario (molto proto e poco rivoluzionario, come si è visto finora), che alla fine, dopo tanto polverone in campagna elettorale, non ha fatto altro che accomodarsi sugli scranni parlamentari. La verità è che m5s, in parlamento, ha lasciato passare il direttorio Letta-Napolitano e soprattutto molti mesi, inutilmente sprecati ma preziosi per la sopravvivenza futura del paese. Nulla di fatto, dunque, con m5s, inefficace politicamente nonostante gli otto milioni di voti incassati in un sol colpo. Moltissimi italiani alla corda, giovani e vecchi, privi di tutto o ancora “in galleggiamento” sulla crisi, fra poco scopriranno che non c’è niente, per loro, all’interno del sistema. Anzi, capiranno che l’intero sistema è sempre e comunque contro di loro, nonostante la presenza di m5s. Per questo le barricate potranno materializzarsi e diventare realtà nel prossimo futuro. Su questo punto ha ragione l’inquieto Beppe Grillo, il quale sa bene che sulle future barricate non ci potranno essere le bandiere a cinque stelle.

Nel frattempo, fra la palpazione concupiscente di Berlusconi all’allora minorenne Ruby (e a molte altre giovani e giovanissime “starlet”), che potrà costare al cav una clamorosa, stroncante condanna, e le future barricate evocate da Grillo, continuano i suicidi di poveri diavoli, le chiusure aziendali, il tracollo dei consumi, della produzione e dell’immobiliare, la falcidia di posti di lavoro. Niente è cambiato, nella sostanza, dai tempi – recenti, ma ormai lontani – del governo Monti, in cui il processo di colonizzazione e trasformazione della società italiana, voluto dalle aristocrazie eurofinanziarie, ha subito una prima, fortissima accelerazione. Ruby o non Ruby, cav o non cav, Grillo o non Grillo. Senza però barricate, anche grazie a Beppe Grillo.

 

Ad infima!

Eugenio Orso & Anatolio Anatoli

10:55 Scritto da derosse | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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